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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


PROCEDURE  GOVERNATIVE  A  CARICO  DEGLI  ECCLESIASTICI


 

Il 29 luglio 1859 arriva al governatore dell’Elba lettera del governatore di Livorno:

“Governo Civile e Militare di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Lì 29 Luglio 1859

In conformità di un Dispaccio del Ministero degli Affari Ecclesiastici de 29 luglio stante partecipo a VS Ill.ma le seguenti norme per ciò che la riguarda nelle procedure governative instituite a carico degli Ecclesiastici.

1° Nelle procedure Governative a carico degli Ecclesiastici mentre verranno osservati tutti i riguardi dovuti al loro grado , dovranno essere trattati alla pari dei Laici in tutto ciò che non è propriamente esercizio del Ministero Sacerdotale.

2° Sarà data notizia immediata e riservata al Ministero degli Affari Ecclesiastici di ogni provvedimento preso riguardo alli Ecclesiastici

3°  Questa notizia dovrà essere data avanti la esecuzione del provvedimento Governativo quando si tratterà di un Sacerdote con cura di anime

E con i sensi della mia distinta considerazione ho il pregio di ripetermi

Lì 29 luglio 1859

Il Governatore

Annibaldi Biscossi”

(Affari  generali del governo dell’isola d’Elba  1859-1860.Doc 15-100.Circoalri da 1 a 42. Circolare 29.Archivio storico comune Portoferraio)

La lettura di questa circolare  evidenzia la situazione politica che si è creata con lo  stato pontificio.

Con l’armistizio di Villafranca il secolare dominio di questo stato oltre l’Appennino che si esprime  amministrativamente con le legazioni pontificie e che aveva sempre trovato un valido aiuto nell’appoggio dell’esercito austriaco vacilla sotto l’impulso al processo dell’unificazione italiana dettato
dal movimento nazionale risorgimentale.

Papa Pio IX è in manifesta opposizione a questo processo di unificazione
.
Lontano sin dal 1848 dal movimento nazionale di unificazione , in polemica con questo movimento  non solo con la componente democratico-repubblicana (Mazzini) ma anche con quella monarchico- liberal- moderata ,  cavouriana ,  a causa della legislazione antiecclesiastica messa in atto dai
governi costituzionali dl regno di Sardegna , il pontefice manifesta tutto il suo dissenso quando proprio in questo periodo del 1859-1860  gli viene sottratto gran parte del territorio dello stato pontificio.

E’ inevitabile che ciò avvenga .

Per costruire uno stato unitario italiano è necessario che sia inglobato lo stato della chiesa il quale taglia in due la penisola italiana e poi c’è Roma che deve essere capitale di questo nuovo stato unitario.

A unificazione in corso nondimeno il papa protesta contro lo smembramento che sta iniziando del suo stato perché ritiene di non poter più svolgere liberamente il suo magistero spirituale senza la piena protezione del potere temporale  e per questo lancia una Scomunica Maggiore(26 marzo 1860) nei confronti di tutti coloro che hanno concorso a quella che lui considera una usurpazione delle terre che appartengono allo stato pontificio.

Negli anni seguenti i rapporti tra la Santa Sede  e il Regno d’Italia non faranno che peggiorare.

E ciò pone l’opinione pubblica italiana in gran parte cattolica davanti al dilemma:seguire il papa solo nella sua veste di capo spirituale o seguirlo anche come capo politico?Una parte opterà per la prima soluzione mentre un’altra parte chiamati “cattolici intransigenti” sceglierà la seconda opzione non riconoscendo la legittimità del nuovo stato italiano.




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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ALLOGGIO  DI ORDINANZA AGLI  UFFICIALI  IN  VIAGGIO

 

E’ da qualche giorno che l’armistizio  di Villafranca(11 luglio 1859) è stata fatto  e con esso ha termine la seconda guerra per l’indipendenza d’Italia.

Coloro che hanno combattuto ritornano a casa e per essi il Ministero della Guerra del governo della Toscana si attiva  con una circolare che arriva al governatore dell’Elba.

“Ministero della Guerra
Circolare n° 25

Oggetto: Alloggio agli Ufficiali in viaggio

Ai Signori  Comandanti le Piazze e i Corpi militari ed ai Sig. Gonfalonieri

Ad evitare che nella occasione del ritorno in Toscana dell’Armata di spedizioni si rinnovi l’abuso altra volta verificatosi che diede luogo a molte declamazioni che in stato di marcia alcuni Uffiziali si procurassero a propria scelta lo Alloggio  ,  mentre le Comuni obbligate a somministrarlo vi aveva già provveduto  ,   il Ministero trova opportuno raccomandare che non è permesso agli Uffiziali di prescegliersi l’alloggio a piacimento ma che debbono servirsi di quello ad essi destinato da Municipi  ,  secondo  ,  che sarà indicato nel foglio di incitazione che il Commissario di Guerra o in sua vece il Comandante di Piazza rilascerà agli Uffiziali medesimi.

L’Alloggio che venisse arbitrariamente occupato andrà a total carico dell’Uffiziale e l’Amministrazione Militare dovrà tenere informato questo Ministero di qualunque contravvenzione al presente ordine.

Il Ministro Reggente

Firmato all’Originale . De Cavero(1)

 

(Corrispondenza ministeriale del governatore anni 1856  ,  1857  ,  1858  ,  1859.Anno 1859. Archivio storico comune Portoferraio)

Ho voluto riportare per intero questa circolare del ministero della guerra perché mostra  un aspetto di vita tipico del militare  ,  del soldato di ogni tempo  e di ogni luogo che ha appena terminata la guerra.

Perché gli ufficiali si prescelgono a piacimento l’alloggio ?

La risposta sta  forse nella ricerca di agio che l’alloggio di servizio non concede.
Chi ha combattuto cerca di allontanarsi dai rigori  ,  dalla disciplina e  ,  soprattutto , dai rischi e dai pericoli che il campo di battaglia ha imposti.

Quale modo migliore quello di un rientro veloce nella vita normale  attraverso un alloggio civile ?

(1) De Cavero è generale e ministro reggente il ministero della guerra

 




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FRANCESCO GIUSEPPE E NAPOLEONE  III INCONTRO A   VILLAFRANCA:
PACE  CONCLUSA  TRA FRANCESI E  AUSTRIACI

 


 

Il 13 luglio 1859 Bettino Ricasoli , ministro dell’interno nel Governo della Toscana ,  così notifica  al governatore dell’Elba la pace conclusa tra francesi
ed austriaci:

“Illustrissimo Signore

La notizia telegrafica sulla pace conclusa fra Sua Maestà dè Francesi e Sua Maestà l’Imperatore d’ Austria sebbene parli di una Federazione Italiana , non ne dice i particolari.
E’ ben naturale che su ciò siano per formarsi molte supposizioni.Finchè queste sieno mosse dal desiderio che tutti abbiamo del bene dell’Italia  , Ellanon vi scorgerà alcun pericolo per l’ordine pubblico.Ma così non potrebbe essere  , quando i partiti ne facessero un pretesto di discordia e diturbamento.Ella prevenga ogni tentativo assicurando che il Governo riposa nella lealtà del Magnanimo Protettore Re Vittorio Emanuele e nella saviezza dei Potentati che devono intervenire per regolare le conseguenze della pace secondo le necessità e i voti dell’Italia.
Il Governo ha creduto opportuno mandare a Torino persone di sua fiducia per conoscere il vero essere delle cose e per procedere in ogni cosa d’accordo col governo del Re.
Il Paese ha ora il più alto dei suoi doveri  , quello di serbare dignitosamente il suo senno e le sue forze per l’assetto definitivo dell’Italia.
Ogni atto d’impazienza e molto più ogni disordine sarebbe atto di pessimo cittadino , nemico della Patria.
Il Governo quanto più sono gravi i momenti tanto più è fermo nell’allontanare ogni pericolo delle perturbazioni di qualunque siasi specie e da qualunque parte venissero.
Ella seguiti queste determinazioni con costante operosità. Dia subito le istruzioni necessarie ai suoi subalterni ;si concerti con le persone notevoli e faccia con tutti i modi penetrare in ogni Classe di Cittadini la persuasione che l’opera diretta a ottenere condizioni da rendere la pace , quanto più è possibile , vantaggiosa alla Nazione sarebbe interrotta dalle più piccole improntitudini.
Ho l’onore di ripetermi con particolare ossequio.
Di VS Ill.ma

Dal Ministero dell’Interno
Lì 13 luglio 1859

Devotissimo Servitore

B. RICASOLI  “

(Aff gen gov 1860.Filza 2.Doc 1-100.Circolari da 1 a 42.Circolare n° 26.Archivio storico comune Portoferraio)

Dal documento traspare con evidenza l’incertezza del momento legata ad una pace la quale ”sebbene parli di una Federazione Italina , non ne dice i particolari “ e anche amarezza -“Sua Maestà dè Francesi” non degli italiani - da parte del ministro degli interni del governo toscano Bettino Ricasoli.
Come per dire che i francesi e non gli italiani hanno voluto l’armistizio.

Che cosa è accaduto ?

Due giorni prima , 11 luglio 1859 ,  a Villafranca , preceduto da una tregua di qualche giorno ,  è stato concluso l’armistizio con un colloquio tra Napoleone III “Sua Meastà dè Francesi” e Francesco Giuseppe imperatore d’Austria: finisce così la seconda guerra d’indipendenza italiana.

L’armistizio è la conseguenza di una decisione unilaterale della Francia che in guerra al fianco del Piemonte contro l’Austria ha necessità di concludere la pace per il pericolo che il conflitto si allarghi all’Europa.
La pace è poi formalizzata col trattato di Zurigo nel novembre del 1859.

Subito dopo l’incontro e il colloquio  , nella stessa giornata di 11 luglio , Napoleone III incontra a Valeggio sul Mincio , poco distante da Villafranca , Vittorio Emanuele II suo alleato ed insiste con il re piemontese per arrivare ad una decisione in questi termini:confederazione italiana sotto la presidenza onoraria del papa , cessione della Lombardia alla Francia che a sua volta l’avrebbe ceduta al Piemonte , Veneto all’Austria ma incluso nella
federazione italiana  , rientro dei sovrani filo austriaci nei ducati di Modena e Toscana con modalità pacifiche e con l’impegno a concedere una costituzione , riforme politiche nello stato della chiesa e amministrazione separata delle legazioni pontifice.

Queste proposte nello stesso giorno di 11 luglio  vengono comunicate da Vittorio Emanuele II a Cavour presidente del consiglio dei ministri dello regno piemontese.Cavour non è d’accordo poiché oltre a vedere vanificate le speranze di liberare tutto il nord d’Italia dagli Asburgo , giudica catastrofico per il prestigio del regno sardo l’ingresso dello stato piemontese nella futura confederazione a fianco dell’Austria.Emerso con il re
questo grave disaccordo e dissenso Cavour nel pomeriggio stesso dell’11 luglio decide di dimettersi
Queste proposte vengono anche comunicate all’imperatore austriaco che fa alcune controproposte ;le fortezze di peschiera e Mantova sarebbero rimaste all’Austria , per il reintro dei sovrami amci a Firenza e Modena si può ricorrere alle armi e che per i due ducati non c’è alcuna costituzione né il papa deve soffrire la separazione amministrativa delle legazione pontifice.

Napoleone III accetta le controposte e firma.

Vittorio Emanuele II si rifiuta di firmare perché abbandonare le fortezze di Peschiere e Mantova significa rendere indifendibile la Lombardia.

Il re informa Cavour su quanto sta accadendo.

Cavour parla di tradimento di Napoloene III  , invita il re a lasciare il campo alle forze francesi e austriache che avrebbero risolto per conto loro la questione italiana e accusa lo stesso re di intrighi nei suoi confronti.
Tra i due insorge una discussione dai toni molti accesi.

Il giorno dopo , 12 luglio 1859 ,   Cavour riunisce il consiglio dei ministri e delibera le dimissioni dell’intero governo.

Il re Vittorio Emanuele messo di fronte alle due alternative guadagnare la Lombardia senza piazza forti oppure continuare la guerra da solo sceglie la prima e nella stessa giornata del 12 luglio firma l’armistizio con la clausola “ per tutto ciò che mi concerne” la quale lascia intendere che il re non si impegna riguardo al corso degli eventi che si vanno profilando fuori dai confini del suo stato: i governi locali nati dai dissolti ducati di Parma , Modena
e Toscana si stanno preparando all’unione col Piemonte.




      Marcello Camici
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UNIONE AL REGNO COSTITUZIONALE DI RE VITTORIO EMANUELE II: SOLLECITO A TRASMETTERE GLI ATTI 

 





Il 12 luglio 1859 il governatore di Livorno si rivolge a quello dell’Elba chiedendo di inviare con sollecitudine atti e documenti riguardanti il voto delle comunità dell’isola d’Elba per l’unione della Toscana al regno costituzionale di re Vittorio Emanuele II:

“Governo Civile e militare Di Livorno N°1239 Ill.mo Signore Molte delle Comunità hanno già pronunziato il voto per l’unione della Toscana agli Stati d’Italia sotto il Governo Costituzionale di Re Vittorio Emanuele Secondo.Interessando ora al Governo della Toscana di conoscere le deliberazioni su questo argomento dei rimanenti Municipi ,tanto se sieno in senso affermativo quanto se negativo mi rivolgo a VS Ill.ma perché voglia procurare dai Gonfalonieri delle Comunità di Portoferraio,Marciana e Rio la sollecita trasmissione delle accennate deliberazioni insieme con gli indirizzi privati che potessero trovarsi presso di loro. Ed ho l’onore di confermarmi con distinta considerazione Lì 12 luglio 1859 Per il Governatore A. Bertini

(Affari generali del governo dell’Elba 1859-1860 .Doc 101-260. Carta 260,Archivio storico comune Portoferraio)

Il governatore di Livorno non sa che l’Elba si è già dichiarata a favore rispondendo ai solleciti arrivati da parte del ministro dell’interno Ricasoli. Questi si era rivolto al gonfaloniere di Portoferraio,dr Fabio Squarci, il 1 giugno 1859 con circolare riservata manoscritta dove esprime che il governo della Toscana è

“per una Italia unita e forte capace di difendere da sè il conquistato diritto all’Indipendenza e all’Autonomia Nazionale

e che preme al governo che il popolo toscano mostri il proprio sentimento per una Italia unita e forte auspicando che ciò avvenga con “la forma degli indirizzi”. E ciò accade con una “nomina di una deputazione per raccogliere le firme di coloro che aspirano l’unione della Toscana al Piemonte” da parte del comune di Portoferraio e degli altri dell’Elba (Portolongone e Rio) seguita poi da delibere comunali sulla “adesione per la unione della Toscana al regno di Vittorio Emanuele II”.

Il documento di poche righe,sopra integralmente riportato, che apparentemente sembra privo di importanza -una semplice nota amministrativa- è al contrario di rilievo storico perché mostra quanto al Governo della Toscana prema la conoscenza sul voto espresso “per l’unione della Toscana agli Stati d’Italia sotto il Governo Costituzionale(1) di Re Vittorio Emanuele Secondo

da parte dei municipi insieme con indirizzi di privati cittadini depositati presso i comuni. Ciò indica come il risorgimento nazionale italiano fu pensato e costruito facendo partecipare le istituzioni locali e il popolo.

(1) Il governo di re Vittorio Emanuele II è costituzionale perché il potere del monarca non è più assoluto ma è affiancato da quello di un parlamento eletto democraticamente il quale promuove e decide leggi.La monarchia costituzionale rappresenta pertanto il passaggio da uno stato assoluto ad uno liberale. 




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MINISTERO  DEGLI  AFFARI  ECCLESIASTICI: 
LASCITI  NON  SOLO PER MESSE E  SENZA SOVERCHIA FACILITAZIONE

 


 

“Governo Civile e Militare di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

E’ intendimento del Ministero degli Affari Ecclesiastici (1) di far cessare quella soverchia facilitazione stata
fin qui praticata coll’ammettere lasciti per Messe ed altre Pratiche Religiose di mera devozione da cui ne è
risultato che mentre il numero di tali messe è ormai pervenuto ad una così ingente cifra da non potersi
soddisfare,difettano dall’altro canto di congrua dotazione le Chiese Parrocchiali, e trovandosi in angustie
economiche.
Gli stabilimenti di Pubblica Beneficenza.Il perché ove sia luogo ad indurre delle discrete deroghe alle
provvide Leggi di Manomorta (2),ciò vuolsi operare conciliando la soddisfazione dell’altrui Pietà religiosa col
prevenire col sovvenire alla causa Pia là dove si manifesta più pronunziato bisogno.
Quando pertanto le pervengano domande da informare dirette ad ottenere la facoltà di poter disporre per
la celebrazione di Messe ,Feste ed altre pratiche strettamente di devozione Ella e le Autorità da Lei
dipendenti procureranno di far presentire agli impetranti la (  ) pubblicità di un rigetto informando loro al
tempo istesso di volgere con non minore profitto spirituale le elargizioni ad alleviamento della Causa Pia
Laicale ed anco Ecclesiastica ove (  ) di meglio provvedere alla strettezza delle Congrue Parrocchiali e di
rendere più agevole e completo il Servizio Pubblico Spirituale.

Lì 11 luglio 1859

Il Governatore
Annibaldi Biscossi”

(Affari  generali del  governo dell’isola d’Elba  1859-1860.Filza 2.doc 15-100.Circolari da 1 a 42.Circolare
25.Archivio storico comune Portoferraio)

 

1) Enrico Poggi è ministro del culto e  affari ecclesiastici nel governo della Toscana.(Ministero degli
Affari Ecclesistici).La dice lunga il fatto della esistenza di un ministero di questo tipo.I rapporti tra
stato granducale toscano  e stato pontificio,suo confinante,dopo la caduta della dinastìa Asburgo-
Lorena sono diventati tesi e difficili tali da meritare la nascita di un ministro con ministero ad hoc.E’
intendimento del nuovo ministero che le autorità pubbliche si adoperino affinchè elargizioni
vadano a profitto sia della Causa Pia Laicale che di quella Ecclesiastica: in questo ultimo caso con lo
scòpo di provvedere alle Congrue Parrocchiali che lo stato concede e che si trovano in ristrettezze.
2) Manomorta è termine che indica il patrimonio immobiliare di enti ecclesiastici  la cui esistenza  è
perpetua,non trasmissibile per eredità ad altri,su cui la capacità impostiva dello stato (imposta di
vendita,di successione) non si esercita o è ridotta: una condizione giuridica di privilegio.

 




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RINGRAZIARE  IDDIO  PER  LA  VITTORIA E  MOSTRARE  DI ESSERE DEGNI  DELL’INDIPENDENZA

 


Il 10 luglio 1859 al Governatore dell’Elba arriva lettera dal governatore di Livorno con allegato un dispaccio
del ministro dell’Interno , Bettino Ricasoli , datato 6 luglio 1859 ,  “onde voglia circolarlo alle autorità politiche ed  amministrative di codesto circondario e procurarne la debita osservanza”.
IL dispaccio è manoscritto ed è indirizzato al governatore dell’Elba

“Ministero dell’Interno

Al Sig. Cav Colonnello
Governatore
Portoferraio

Ill.mo Signore
Iddio benedice alle armi alleate ;la Vittoria accompagna ogni passo di Vittorio Emanuele e di Napoleone
Terzo.Questi prosperi e rapidi successi dovrebbero destare ammirazione e contento , non le gioie immoderate
e pericolose.
Appena viene un Bollettino d’un fatto d’arme glorioso in molti luoghi si attruppano che pare
abbiano in vista più il disordine che un’onesto rallegramento.essi vanno attorno con bandiere con banda
militare e tamburi.
Si esplodono fucili e pistole e si cantano inni , e si fa strepito anco nell’alta notte.In qualche
luogo ul baccano è trasceso più oltre , ai canti e agli strepiti è stata unita la gozzoviglia e questa
l’invereconda audacia di forzare il Parroco a cantare il Te Deum.
Il Governo non può tollerare questi
disordini che sono riprovevoli e dannosi in sé stessi disturbando il pubblico riposo e denaturando la gioia
nazionale  , poiché i tristi tentano di afferrare tutte le occasioni di convertire ai loro privati interessi questo
generoso slancio del sentimento nazionale.
Il decreto di S.E. il Commissario Straordinario ha per fine appunto di prevenire le riproduzioni di altri mali e
di allontanare quei  pericoli.
VS Ill.ma non solo procurerà l’immediata esecuzione di questo Decreto ma eziandio la precisa applicazione
delle Leggi e Regolamenti di polizia che si riferiscono agli abusi di sopra notati. Ed Ella voglia avere sempre
presente che l’Autorità Governativa perde la sua intrinseca ragione di essere se non procura alle Leggi la
loro piena applicazione.
Ella procurerà che i Gonfalonieri spieghino bene ai loro amministrati le ragioni del Decreto.Esso ammette la
lecita manifestazione della gioia per quei fatti che assicurano la Indipendenza Nazionale; dobbiamo esultare
per essere liberati dagli Austriaci , ma non già per essere soverchiati dai loro amici , cioè da settori d’ogni
colore ,  e dagli agitatori senza onestà. Noi dobbiano ringraziare Iddio ma non profanare le Chiese e
ingiuriare ai sacerdoti forzandoli  ad atti cui essi non possono né debbono consentire.Noi dobbiamo
mostrare di essere degni della Indipendenza col serbare la dignità delle sorti prospere  , che sapremmo
sostenere le avverse , e che siamo preparati virilmente ad allontanarle.
La prego a non stancarsi mai  a far sentire che il Governo veglierà sempre perché sotto il pretesto di
pubbliche feste non ricomincino le mene delle sette o stolte o perfide.Il Governo vuole cooperare col Paese a
far l’Italia indipendente e forte e saprà fermamente reprimere chiunque , per stoltezza o perfidia osasse anco
con tentativi dì interrompere il corso ai grandi destini della Nazionalità Italiana.
Ho l’onore di segnarmi con distinto ossequio.
Di VS Ill.ma
Lì 6 luglio 1859

Dev.mo Servitore

Ricasoli “

(Affari  generali del  governo dellisola dElba  1859-1860.Filza 2.Doc 15-100.Circolari da 1 a 42.Circolare
24.Archivio storico comune Portoferraio)




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RINGRAZIAMENTI PER  LA GUERRA  DELL’INDIPENDENZA 
ALLA  COMUNITA’  DI PORTOFERRAIO


 

Il 9 luglio 1859 il governo di Livorno fa sapere al gonfaloniere di Portoferraio che il ministero
dell’interno  , presieduto da Bettino Ricasoli  ,  lo ringrazia :

Governo Civile e Militare
di livorno

Al Sig. Gonfaloniere (1)
Comunità di Portoferraio
Ill.mo Signore

Il Ministero dell’Interno ha con dispaccio de’ 8 luglio stante approvato il partito di codesta Magistratura
Civica dè 19 Maggio p°p° con cui stanziava lire 1000 a titolo di concorso alle spesse della Guerra
dell’Indipendenza Italiana.
Incaricato il Sig. Gonfaloniere di parteciparLe questa risoluzione con le espressioni dei più sinceri
ringraziamenti per la generosa offerta preavvertita  ,  godo refertarLe le assicurazioni della mia più distinta
considerazione

Lì 9 Luglio 1859

Il Governatore
Annibaldi Biscossi”

(Corrispondenza ministeriale del governatore anni 1856  , 1857.  , 1858  , 1859.A190.Anno 1859.Archivio storico
comune Portoferraio)

 

Sempre Nello stesso giorno il governo dell’Elba ringrazia la comunità di Portoferraio:

“Governo
Civile e Militare
dell’Elba

Al Sig. Gonfaloniere
della Comunità
di
Portoferraio
Ill.mo Signore

Riscontrando la Riverita sua Offiziale del 9  andante concernente l’offerta di fila e fasce raccolte dalle
Signore Collettrici di questa Città  , mentre questo Governo bisogno di far plauso allo spirito di carità Patria
che in questa Comunità si è così manifestata a vantaggio e sollievo di coloro che il proprio sangue vanno
versando per la migliore delle cause  , quella della Nazionale Indipendenza  , sono poi a significare a V.S. Ill  , ma
che i detti generi sono già stati indirizzati alle Ambulanze dell’Armata Toscana  ,


Ho l’onore di confermarmi con stima.
Di VS Ill.ma

Portoferraio lì 9 luglio 1859

Dev.mo Servitore

G Niccolini “

(Idem come sopra)

(1) Il gonfaloniere è il dr Fabio Squarci




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PREOCCUPAZIONE  DEL  GONFALONIERE DI  RIO.
RACCOLTA DI PEZZE E FASCE  PER I FERITI DELLA GUERRA

 


 

Il 7 luglio 1859 il gonfaloniere di Rio ,  Angioletti ,   è preoccupato e scrive al governatore dell’Elba :
“Comunità di Rio

Al Sig. Cav. Governatore
Civile e Militare dell’Elba
Portoferraio

Ill ,  mo Signore
RISERVATA

Con mia Officiale dè 2 luglio corrente trasmettevo a VS Il.ma la Deliberazione di questo Consiglio Generale
emessa per la unione della Toscana ed il Regno Italico di S. M. Vittorio Emanuele II e l’indirizzo a stampa
avente lo stesso oggetto. Non essendomene stato accusato il ricevimento io debbo nuovamente pregarla a
voler avere la bontà di accusarmelo ,  per mia quiete ,  trattandosi di un affare di tanta importanza.
Ho l’onore frattanto di segnarmi con la più distinta stima ed ossequio.
Di VS Ill.ma

Rio lì 7 luglio 1859

Dev.mo Serv.re

Angioletti”

(affari  generali del  governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 260. Archivio storico comune
Portoferraio))
Angioletti sente la responsabilità  di rappresentare tutta quanta la popolazione di Rio che a grandissimia
maggioranza ha votato per l’annessione della Toscana al Piemonte.
Siamo in pieno svolgimento della seconda guerra d’indipendenza italiana . Si sta andando verso una tregua
che di lì a qualche giorno (11 luglio) porterà all’armistizio di Villafranca tra Napoleone III imperatore
francese e Francesco Giuseppe ,  imperatore austriaco.La guerra ha fatto morti e feriti. Per questi ultimi  si
mobilita la città di Portoferraio   raccogliendo  pezze e fasce .
Così scrive il gonfaloniere di Portoferraio:


Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore Civile Militare
dell’Elba

Lì 9 luglio

 

Fila e pezze per i feriti nella guerra di indipendenza

Le rimetto una cassa di legno contenente le 60 Fila e le 80 Pezze e fasce raccolte dalle Sig ,  re Collettrici in
questa Città da servire per uso dei feriti nella Guerrra della Indipendenza Italiana pregandola a volersi
compiacere inviarla a luogo del destino
Squarci “

Le “Signore Collettrici” sono quelle che il gonfaloniere ,   circa una ventina di giorni prima  ,  in qualità di
presidente della commissione diretta a raccogliere offerte per la guerra dell’indipendenza ,  aveva prescelto
pregandole ed invitandole “a volersi adoperare con zelo e perseveranza a raccogliere oggetti e pecunia
 ,  sapendo ( ) che alla preghiera dettata dal labbro femminile e patriottico niuno potrà negare l’obolo alla
Patria che invoca aiuto ad ogni suo figlio in così supremo momento”.
Questi in nomi: Marianna Bigeschi nata Mazzinghi ,  Anna Montelatici ,  Marianna Bigeschi nata
Puccini ,  Domenica Daddi ,  Elvira di Luigi Damiani ,  Eloisa Foresi.
(Copialettere del gonfaloniere  Portoferraio dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860.Anno 1859.N°
129.Archivio storico comune Portoferraio)




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PRIMO  NOSTRO  DOVERE :  CONCORRERE  ALLA  GUERRA 
PER  CONQUISTARE  L’INDIPENDENZA


 

 

Il 4 luglio 1859 una lettera manoscritta da Ricasoli (1) arriva al governatore dell’Elba:
“Ministero dell’Interno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore
di Portoferraio

Ill.mo Signore
Nessuno ignora che il primo nostro dovere è concorrere alla Guerra ,  perché in questa soltanto possiamo
conquistare l’Indipendenza.I Toscani non furono degli ultimi a raggiungere la Bandiera Nazionale  ,  e molti
Toscani si trovano nell’Esercito Italiano del Re Vittorio Emanuele ,  e molti più sono incorporati nel quinto
Corpo del valoroso Esercito Francese.Ma la Toscana non ha dato alla Guerra quel tributo che può e deve
dare.La fama delle nostre vittorie invita e sgrida quei giovani che rimangono nell’ozio ,  mentre i loro fratelli si
perigliano nelle fatiche del Campo.Bisogna rafforzare quell’invito e quel rimprovero in nome della Patria e
del suo maggiore bene.
Questo è l’oggetto per cui mi rivolgo a VS Ill.ma  ,   e Le commetto di operare ogni mezzo per eccitare la
gioventù toscana a prendere le armi sotto la Nazionale Bandiera.Ella si concerti tosto con tutte le Autorità
del suo compartimento le quali sotto la sua direzione non lascino mezzo intentato per eccitare la gioventù
toscana a prendere le armi.Ella mostri a tutti il dovere di cooperare alla liberazione della Patria; additi
l’esempio dei Romagnoli che vedemmo correre a migliaia a scriversi nei Reggimenti arruolati sotto i nostri
occhi ,  persuada della necessità che ha l’esercito di nuovi rinforzi .infiammi la Gioventù che quel entusiasmo
senza del quale un Popolo non può mai essere degno della Indipendenza.
La cosa è grave e urgente. Io ne fò la conservazione dell’Ordine  ,  la prima cosa ,   anzi Ordine e Guerra sono
cure capitali dell’uffficio a VS Ill.ma affidati.Si accinga immediatamente all’opera e mi informi
continuamente di ciò che Ella in questo proposito e dei resultati che ottiene.
In attenzione di questi ragguagli ho il vantaggio di ripetermi

Di VS Ill.ma

Dev.mo Servitore

Bettino Ricasoli

Lì 4 luglio 1859 “

 

(Affari   generali del  governo dell’isola d’Elba   1859-1860.Doc 101-260. Carta 182. Archivio storico comune
Portoferraio)

 

(1) Bettino Ricasoli fa parte del Governo della Toscana e ricopre la carica di ministro dell’interno.




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


L’ELBA  TUTTA INSIEME ESPRIME  VOTO PER L’UNIONE  AL PIEMONTE CON INDIRIZZO  COLLETTIVO A  SUAMAESTA’ RE VIITORIO EMANUELE II. OFFERTA  DI LIRE MILLE  PER  LA GUERRA DELL’INDIPENDENZA.

 



Il 3 luglio 1859 ,  Il giorno dopo che il comune di Portoferraio ha deliberato l’adesione per la unione della
Toscana al Piemonte  ,  Squarci ,   gonfaloniere di Portoferraio ,   scrive agli altri gonfalonieri dell’isola :

“Sig. Giacomo Murzi Gonfaloniere di Marciana
Sig Dr.G. Signorini Gonfaloniere di Longone
e Sig Angioletti  Gonfaloniere di Rio

Lì 3 luglio

Plebiscito

Essendo ultimata la votazione dei Cittadini delle quattro Comunità dell’Isola dell’Elba ,  diretta ad esprimere il
voto per l’unione del nostro paese alle altre province italiane sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II Re
Costituzionale  e deliberate dai singoli Magistrati come interpreti del Voto Pubblico la Unione
medesima ,  crederei opportuno se VS Ill.ma ne va d’accordo di formulare un indirizzo collettivo dei quattro
Gonfalonieri rappresentanti dell’Isola dell’Elba al prefato Monarca.
A quest’effetto sarei e pregarla a volersi trasferire in questa Città la mattina del 5 luglio corrente onde
concertare e firmare insieme l’indirizzo medesimo
Squarci”
(Copialettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860.N°119)

Dopo tre giorni ,  il 6 luglio 1859 ,   il gonfaloniere di Portoferraio scrive al governatore militare e civile
dell’Elba:

“Al Sig Cav Colonnello Governatore Militare e Civile dell’isola d’Elba a Portoferraio

Lì 6 luglio

Indirizzo a Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele

Mi reco a dovere trasmettere a VS Ill.ma onde si compiaccia inoltrarli per l’uso opportuno al Superior
Governo
1°L’indirizzo a stampa che il popolo Toscano dirige a S.M. il Re Vittorio Emanuele onde si degni accogliere il
voto che fa per la unificazione della Toscana alle altre province italiane  ,  fatto il di Lui Governo Costituzio
nale corredato di n. 519 firme autografe di quattro comunisti

2*Altro simile indirizzo con le decisioni che vi hanno fatto in forma legale ed autentica n. 614 altri Cittadini
illetterati

3°Copia autentica della Deliberazione di questo Consiglio Comunale del dì 2 luglio corrente con la quale il
Municipio di questa Città ha espresso il voto favorevole alla suddetta fusione

4°Ed infine un indirizzo speciale al prefato Monarca per lo stesso scopo umiliati al di Lui trono dai Gonfalo
nieri delle quattro comunità dell’isola




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L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


COMUNE  DI  PORTOFERRAIO: ADESIONE PER LA UNIONE
DELLA TOSCANA AL  PIEMONTE

 


COMUNE  DI  PORTOFERRAIO: ADESIONE PER LA UNIONE DELLA TOSCANA AL  PIEMONTE

Il 2 luglio 1859 le rappresentanze comunali (Gonfaloniere ,  Priori e Consiglieri)  del comune di Portoferraio
adunate  e riunite nel  consiglio generale deliberano ( deliberazione magistrale)quanto segue:

“                   Adesione per la unione della Toscana al regno di Vittorio Emanuele II

A dì 2 luglio 1859

1.
Il Gonfaloniere ha narrato : - Che essendosi effettuata la votazione ordinata con Deliberazione Magistrale
de 20 giugno prossimo passato ,  la Deputazione  a questo effetto eletta aveva compiuto l’ufficio ,  raccogliendo
all’Indirizzo a Sua Maestà .
Mille Cento Ottanta Tre sottoscrizioni e adesioni ,  esprimenti il voto spontaneo di altrettanti Cittadini di voler
fare atto di unione in un solo Stato della Toscana al Piemonte.
Su di che il Consiglio medesimo veduto lo Indirizzo a Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele II   del tenore
Veduto che 1183 firme aderire a questo Indirizzo costituiscono la quasi unanimità dei suffragi dei Cittadini
attivi presenti ,  aventi l’esercizio dei diritti civili in questo Municipio.
Considerando che questo Popolo fermo e costante nei principi di onesta libertà ha sempre dato opera a
tutto ciò che potesse compiutamente attuare il pensiero dell’unità e della Indipendenza Italiana
Considerando che la unione dei piccoli Stati d’Italia in uno Stato Nazionale e possente ,  già suggellata col
sangue di tanti Valorosi sui campi di Casteggio ,  Palestro di Magenta ,  di Solferino e San Martino dipende
ormai dal concorde volere dei Popoli fratelli.
Considerando che l’Italia in breve redenta mentre intreccia un Serto di gratitudine e di gloria all’invitto
Soldato della Sua Indipendenza ed al Magnanimo di Lui Alleato l’Imperatore Napoleone III che scenderà
sacro e venerando nella memoria dei posteri  ,  deve risoluta collocarsi sotto lo scettro di Vittorio Emanuele e
riconoscerlo Re d’Italia  ,  promettendogli obbedienza ed in ogni occasione soccorso ed aiuto .
Il Municipio di Portoferraio associandosi alla volontà autenticamente espressa dal Popolo che
rappresenta ,  emette ,  deliberando ,  il voto che la Toscana sia immediatamente riunita alle altre Province
Italiane sotto il Governo Costituzionale di Sua Maestà il re Vittorio Emanuele II.
E ciò con voti favorevoli dodici contrari nessuno”

 

(Protocollo delle deliberazioni dal 28 agosto 1858 al dì 12 settembre 1859.Per il cancelliere.E24.Carta 203)

Con questa deliberazione magistrale il comune di Portoferraio adempie agli inviti e sollecitazioni che nei
giorni precedenti erano arrivati al gonfaloniere direttamente dal governatore di Livorno e dal ministro
dell’interno Bettino Ricasoli.




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  COMUNE  DI  PORTOFERRAIO:
"ATTO  ADESIVO A QUANTO OPERATO DAL MUNICIPIO DI FIRENZE"

 


COMUNE  DI  PORTOFERRAIO: "ATTO  ADESIVO A QUANTO OPERATO DAL MUNICIPIO DI FIRENZE"

Il 3 maggio 1859 è  data storica per il comune di Portoferraio in quanto si riuniscono  in adunanza  i suoi
amministratori e ,  dopo votazione ,   aderiscono al movimento nazionale per l'indipendenza dell'Italia.

Avvengono poi adempimenti relativi al "Richiamo di Volontari per la Indipendenza Italiana".

"A dì 3 maggio 1859

 

Adunati per urgenza i Sig. Gonfaloniere  ,  Priori e Consiglieri componenti il Pubblico e General Consiglio della
comunità di Portoferraio per trattare…" segue una lista di 16 nomi con al primo posto il Gonfaloniere che è
il dr. Fabio Squarci ,  poi 5 priori e 6 Consiglieri.
Mancanti 4 consiglieri.
"Fu deferito il giuramento ai Sig.ri Consiglieri di bene e fedelmente amministrare gli affari del Comune ,  che
presero separatamente toccando le Scritture ad eccezione di Don Giovanni Taddei che lo prese tocto pector.
Furono quindi avvertiti del valore del voto.

Adesione al Movimento Nazionale avvenuto in Firenze nel dì 27 Aprile 1859 ed al Governo Provvisorio
nominato dal Municipio Fiorentino.

1. Il Gonfaloniere ha comunicato i proclami del Municipio Fiorentino e del Governo Provvisorio di
Toscana dè 27 Aprile decorso e quelli da esso in nome di questa Comunità fu pubblicato il Dì 29 e 30
di detto mese per l'oggetto di render noti a questa Popolazione gli avvenimenti della Capitale ed ha
fatto osservare che alcuni Municipi hanno aderito ai cambiamenti avvenuti.
Ha quindi proposto di fare atto adesivo a quanto operato dal Municipio di Firenze.
Il Consiglio deliberando approva il Movimento Nazionale avvenuto in Firenze il 27 Aprile prossimo
decorso e sinceramente aderisce al Governo Provvisorio nominato dal Municipio della Capitale nella
piena fiducia ,  che penetrato della propria missione ,  provvederà con energia e saviezza ai bisogni
urgenti della Patria ,  e a quanto è necessario per aiutare la magnanima Impresa del re Vittorio
Emanuele: e  ciò con voti 12 favorevoli contrari nessuno.

2. Autorizzazione al Gonfaloniere di spendere quanto occorre nelle attuali circostanze.
Infine lo stesso Gonfaloniere ha domandato di essere autorizzato nelle presenti straordinarie
emergenze ,  a spendere quanto occorre ,  sempre nella veduta dell'ordine e della quiete pubblica; e a
ciò aderirono con partito di voti 12 favorevoli ,  contrari nessuno.

3. Opinione esternata dal Municipio che nella mancanza di forza armata in questa piazza venghino (  )
le armi e munizioni ai cittadini.
Nella possibilità che questa Piazza rimanga priva di forza armata ,  si rende necessario che il
Municipio facendosi interprete  del voto generale del Paese si concertasse col Governo Locale per
quei provvedimenti di sicurezza pubblica richiesti dalle condizioni speciali della nostra Città , 
richiedendo a questo effetto armi e munizioni da consegnarsi ai Cittadini a diligenza del Municipio
stesso; ed in caso anche più urgente di richiamare gli Insulari più idonei che son tutt'ora in attività di
servizio.
E ciò aderirono con partito di voti n° 12 favorevoli ,  contrari nessuno.
E non essendovi altro da trattare si licenziarono.


 

Il Gonfaloniere                                                           Il Cancelliere

F. Squarci                                                                     (firma illeggibile) "

 

(Protocollo delle deliberazioni dal dì 28 agosto 1858 al dì 2 settembre 1859.Carta 183.Archivio storico
comune Portoferraio)

Il documento sopra riportato ,  scritto verosimilmente dal cancelliere comunitativo  ,   è di notevole rilevanza
storica per la comunità di Portoferraio.
Rappresenta infatti documento con cui il comune di Portoferraio "deliberando approva il Movimento
Nazionale avvenuto in Firenze il 27 Aprile prossimo decorso e sinceramente aderisce al Governo Provvisorio
nominato dal Municipio della Capitale"
Tratto dal protocollo delle deliberazioni dell'amministrazione comunitativa portoferraiese esso documenta
la prima riunione avvenuta "per urgenza" ,  adunanza magistrale ,  da quando ,  pochi giorni prima-quattro
giorni ,  il 29 aprile- si è instaurato nella capitale ,  Firenze ,   il Governo Provvisorio di Toscana.
Gli amministratori di Portoferraio sotto la guida del dr Fabio Squarci ,  gonfaloniere ,  sono da lui edotti sui
proclami  emanati da questo nuovo governo e quelli che da lui stesso" in nome di questa Comunità" sono
stati pubblicati " il Dì 29 e 30 di detto mese (aprile 1859) per l'oggetto di render noti a questa popolazione
gli avvenimenti della Capitale" .
Dopo aver fatto notare che alcuni municipi già "hanno aderito ai cambiamenti avvenuti" propone "di fare
atto adesivo a quanto adoperato dal Municipio di Firenze".
Ciò accade con votazione all'unanimità  dei presenti  ,  nessuno contrario: erano assenti quattro consiglieri.
Al Gonfaloniere viene data delega a "spendere quanto occorre nelle attuali circostanze" avendone lui stesso
fatto richiesta "nelle presenti straordinarie emergenze " e tutto questo "sempre nella veduta dell'ordine e
della quiete pubblica".
Il Municipio ,  in questa veduta ,  temendo che la piazza di Portoferraio rimanga priva di forza armata  ,  esprime
opinione ,  " facendosi interprete del voto generale del Paese" di concertarsi col "Governo Locale per quei
provvedimenti di sicurezza pubblica richiesti dalle condizioni speciali " della città di Portoferraio.
Il Governo Locale è rappresentato dal Governatore militare e civile dell'Elba.
E così "a questo effetto" esprime opinione richiedendo "armi e munizioni da consegnarsi ai Cittadini a
diligenza del Municipio stesso " e nel caso di più urgente bisogno "di richiamare gl'Insulari più idonei che
sono tutt'ora in attività di servizio ".
Traspare evidente come il cambiamento ,  il  risorgimento verso l'unità d' Italia ,   non avviene tramite
rivoluzione popolare ma si teme per l'ordine pubblico e la quiete pubblica perciò il municipio di
Portoferraio ritiene opportuno concertarsi col governatore militare e civile dell'Elba e consegnare armi ai
cittadini per la difesa della piazza di Portoferraio nella possibilità che questa rimanga priva di forza armata.

Sempre in data 3 maggio 1859 il Gonfaloniere di Portoferraio invia lettera ai gonfalonieri di Marciana ,  Rio e
Longone per far sapere che il Governo Provvisorio Toscano con decreto del 28 aprile decorso ha autorizzato
l'arruolamento di volontari  per la guerra d'indipendenza  ,  arruolamento che deve avvenire presso il
comando di piazza di Portoferraio:

"3 Maggio 1859

Ai Signori Gonfalonieri di Marciana ,  Longone e Rio

Richiamo di Volontari per la Indipendenza Italiana. Arruolamento di Volontari.

 


Il Governo Provvisorio Toscano con suo Decreto del 28 Aprile decorso avendo autorizzato un arruolamento
di Volontari che si riceve nei Comandi Militari di qui Città ,  quelli dell'isola d'Elba si eseguiscono presso questo
Comando di Piazza.
E nella fiducia che dei giovani di codesta Comunità rispondano alla chiamata della Patria mi faccio un
dovere sovvenire VS Ill.me che dovranno presentarsi a questo Comando di Piazza muniti di una fede di Stato
libero senza della quale potrebbero andarsi incontro all'inconveniente di arruolare persona coniugata con
grave pregiudizio della loro famiglia. A questo scopo la prego volersi concertare anche con i Parrochi addetti
a codesta Comunità onde concorrano anch'essi a munire i volontari indenni delle fedi occorrenti.
Oltre le carte di che parla la presente sono indispensabili le fedi di nascita.
Squarci"

(Copia lettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 31 ottobre 1856 al dì 22 maggio 1859.Anno 1859.Dal
66 al 68.Archivio storico comune di Portoferraio)

All'Elba dunque chi vuole arruolarsi come volontario per la guerra di indipendenza d'Italia deve recarsi al
comando di piazza di Portoferraio ,  munito di certificato di famiglia("fede di Stato") e certificato di nascita
("fede di nascita")

Il giorno successivo ,   4 maggio 1859  ,   esce un proclama in stampa del governo locale dell'Elba:

"                              IL GOVERNATORE DELL'ISOLA D'ELBA

Il numero dei Volontari che si sono presentati alle Bandiere e che continuano senza tregua ad affluirvi è tale
che il Governo si lusinga fondamente di non aver  bisogno di ricorrere ad una Leva

Lì 4 maggio 1859
IL GOVERNATORE

FINESCHI  "




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VITTORIA  RIPORTATA  DAGLI ESERCITI ALLEATI
SULLA DESTRA  DEL MINCIO

 


VITTORIA  RIPORTATA  DAGLI ESERCITI ALLEATI SULLA DESTRA  DEL MINCIO

Il 26 giugno 1859, al gonfaloniere di Portoferraio arriva dal Governatore militare e civile dell’Elba l’invito a
festeggiare:

“Governo
Civile e Militare
dell’Elba

Al Sig Gonfaloniere
Della Comunità di
Portoferraio

Ill.mo Signore

Essendo determinazione di questo Governo di solennizzare con ogni maggiore dimostrazione festiva la
vittoria riportata dagli Eserciti Alleati sulla destra del Mincio (1) contro il comune Inimico,io debbo invitare
VS Ill.ma a voler dare le opportune disposizioni affinchè la Banda Civica si porti a mezzogiorno al Consolato
Francese  e Sardo (2) ed in ogni Chiesa si annunzi col suono delle campane il fortunato evento,onde il
Popolo tutto il conosca e la nostra esultanza divida.
Mi pregio confermarmi con distinta considerazione.
Di VS Ill.ma

Portoferraio Lì 26 giugno 1859

Dev.mo Servitore

G Niccolini”

(Corrispondenza ministeriale del governatore anno1856,1857,1858,1859.A 192. Anno 1859.)

(1) Gli eserciti alleati sono quelli del  regno  sardo-sabaudo di re  Vittorio Emanuele II e di Francia con
imperatore  Napoleone III.
Questi eserciti il 24 giugno 1859 si scontrarono con quello austro-ungarico dell’imperatore
Francesco Giuseppe e lo sconfissero nella sanguinosissima battaglia di Solferino e San Martino.A
questa battaglia fece seguito una tregua di pochi giorni che sfociò nell’armistizio di Villafranca (
)luogo a metà strada fra il quartiere alleato e quello austriaco.L’armistizio pone fine alla seconda
guerra per l’indipendenza d’Italia.

(2) Portoferraio in quanto importante porto del Granducato di Toscana prima e del Governo Toscano
ora,è sede di vari consolati di potenze straniere tra cui quella francese e sardo-sabauda




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"OMAGGIO A QUEL GRAN PRINCIPIO DI UNIONE NAZIONALE”:
ISTRUZIONI  PER IL GOVERNATORE.

 


 

 

Manoscritta,su carta intestata Ministero dell’Interno,firmata Bettino Ricasoli,arriva il 25 giugno 1859 una
lettera  al Governatore dell’Elba

“Ministero dell’Interno

Al Sig. Cav. Governatore
Portoferraio

E’ noto al Ministero dell’Interno che alcuni privati Cittadini hanno diretto ai Gonfalonieri un Indirizzo nel
quale si esprimono voti per l’unione nazionale ,invitando le Rappresentanze Comunali ad avvalorarli con
Deliberazioni adesive.

In cosa di tanta importanza questo Ministero vuol togliere di mezzo ogni incertezza e dare alla SV Ill.mauna
norma sicura per governarsi in proposito.

Come fiu chiaramente colla Circolare del 19 giugno corrente,il Governo che regge la Toscana sotto la
protezione di Re Vittorio Emanuele,mentre non può arrogarsi il diritto  di definire le sorti future del Paese
deve però lasciare intere libertà ai pubblici voti di manifestarsi quando ciò sia fatto in modi civili.

Conseguenza di questo programma è appunto la trasmissione tutta privata degli  Indirizzi  alle
Rappresentanze Comunali ; ed il Governo nulla ha che dire,se alcuni cittadini insofferenti di troppo lunga e
inerte aspettativa invitano i Toscani a fare omaggio di adesione a qjel gran principio di unione nazionale che
da tutti è sentito , e che ha bisogno da tutti di essere proclamato perché se ne possa tener conto quando
sotto la spada vittoriosa di Napoleone III si decideranno le sorti d’Italia.

La SV Ill.ma dovrà provvedere soltanto che nel raccogliere adesioni all’Indirizzo e nelle deliberazioni della
Rappresentanza Comunale che vorranno avvalorarlo sia impedita ogni violenza affinchè l’atto si compia con
quella spontaneità che sola può dargli valore.Quando peraltro le Rappresentanze Comunali del Suo
Compartimento emettessero deliberazioni in proposito ,la SV Ill.ma dovrà trasmetterle a questo Ministero
secondo il consueto.

Il Governo confida che questa manifestazione nazionale dei Toscani ,sebbene promossa da privati
Cittadini,si condurrà a compimento in quei modi civili coi quali fu cominciata e che tutti sapranno usare
della presente libertà per provvedere al futuro  bene della Patria Italiana .
Mi pregio frattanto ripetermi con distinto ossequio .
Di VS ill.ma

Lì 27 Giugno 1859

Dev.mo Servitore

Ricasoli “

(Affari  generali del  governo dell’ isola d’Elba  1859-1860 .Doc 101-260.Carta 260.Archivio storico comune
Portoferraio)
Nella stessa giornata il Governatore dell’Elba provvede ad inviare a tutti i gonfalonieri dell’isola quanto
scritto dal ministro  dell’Interno Bettino Ricasoli




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I MUNICIPI  DI PORTOLONGONE  E  RIO  SI ATTIVANO PER LA FUSIONE
CHE VORREBBE FARSI DELLA TOSCANA  AL  PIEMONTE

 


Il 23 giugno 1859 è una data molto importante per i territori di Portolongone e di Rio in quanto vengono
prese decisioni importanti per far sì che la Toscana si unisca in un sol stato al Piemonte.
E’ quanto si apprende da lettere scritte dal gonfaloniere di Portolongone ,Signorini, e da quello di
Rio,Angioletti,al Governatore militare e civile dell’Elba,colonnello Niccolini.
Dalla lettera scritta dal gonfaloniere si apprende che a Rio l’iniziativa ha avuto grande successo .

“Gonfaloniere di Portolongone

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore Civile e Militare dell’Elba
Portoferraio

Ho l’onore di accusare a VS  Ill.ma ricevimento del di Lei pregiatissimo riservato Officio del 20 stante
concernente la Deliberazione da prendersi da diversi Municipi,onde i respettivi Cittadini possino manifestare
la loro opinione intorno intorno alla fusione che vorrebbe farsi della Toscana col Piemonte,
Mi è sommamente grato frattanto poter assicurare la SV che su tal proposito Il Municipio ha preso le
opportune diposizioni.
E col più profondo rispetto passo a dichiararmi .

Di VS Ill.ma
Dall’Ufficio Municipale
Lì 23 giugno 1859

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
G Signorini”

 

(Affari   generali  del  governo dell’ isola d’Elba  1859-1860.Doc 101-260.Carta 260.Archiviomstorico
comune Portoferraio)

Quanto accade a Portolongone avviene anche a Rio dove il gonfaloniere così scrive al governatore dell’Elba

“Comunità di Rio

Al Sig. Cav. Governatore
Civile e Militare
dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Accuso a SV Ill.ma il ricevimento dell’Ossequiata Sua de 20 Giugno,con la quale mi partecipa i provvedimenti
presi dal Municipio di Livorno per impedire le (  ) e regolare le sottoscrizioni di coloro che intendono di far
atto d’unione in un solo stato della Toscana al Piemonte unitamente alla Copia della Deliberazione presi in
proposito.
Anche questo Municipio nella seduta di ieri prese consimili provvedimenti e già una Deputazione incaricata
di ricevere le dette sottoscrizioni ha cominciato le sue funzioni con molto successo essendosi già presentati
circa 600 per sottoscrivere l’indirizzo a stampa che mi ha inviato.
Passo frattanto all’onore di segnarmi con la più distinta stima e ossequio.

Di VS Ill.ma
Rio  lì 23 giugno 1859
Dev.mo Serv.re

Angioletti”




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SEGUIRE  L’ESEMPIO  DEL  MUNICIPIO  DI  LIVORNO :ISTITUIRE  UNA DEPUTAZIONE CHE RICEVA  DAI  CITTADINI DICHIARAZIONI  DI  FAR 
ATTO  DI  UNIONE  AL  PIEMONTE

 


Il 20 giugno 1859 il governatore dell’Elba,colonnello Niccolini, scrive una lettera riservata al
Gonfaloniere(Squarci) di Portoferraio invitandolo a seguire quanto è stato fatto dal municipio di  Livorno
qualche giorno prima, il 16 giugno 1859.

“Governo Civile e Militare dell’Elba

Al Gonfaloniere
della Città di
Portoferraio

Ill.mo Signore

Conoscendo  quale e quanto sia il generale entusiasmo pel Re Italiana che nel Campo di Battaglia combatte
per la conquista della indipendenza d’Italia,era facile comprendere quale sarebbe stata la gara in ognuno
per essere prescelto a raccogliere in Firenze sulle numerose copie del noto foglio a stampa col quale la
Toscana vuol dichiarare solennemente all’Europa voler far parte integrante fin d’ora della Famiglia Italiana
governata dal re Vittorio Emanuele.
Quindi il rischio che la gara trascendesse in scissure e puntigli non senza offrir modo ai faccendieri di farsi
avanti pei fini loro.
Ad evitare questo possibile inconveniente (  ) saggio partito che il Municipio prendesse la iniziativa,facendosi
regolare così una operazione,che tradottasi in Piazza poteva essere causa di confusione e scompiglio,se non
pericoloso,imbarazzante.
E perciò con questo intendimento che i Componenti il Municipio Livornese adunatisi il 16 stante emisero la
Deliberazione della quale le accompagno una Copia insieme al foglio di cui è parola e che circola per ogni
parte della Toscana.
Era al seguito di omologa Officinale del Governo di Livorno,non mi resta che invitare VS Ill.ma  a penetrarsi
del bisogno che l’esempio del Municipio Livornese venga imitato dacchè per questa via può meglio e senza
disordine raggiungersi l’intento che d’altronde vorrebbesi in ogni modo conseguire. E pregandola di
accusarmi il ricevimento della presente ,passo a confermarmi
Con distinto ossequio

DI V.S. Ill.ma

Lì 20 Giugno 1859
Dev.mo Servitore

G. Niccolini “

(Corrispondenza ministeriale del governatore anni 1856,1857,1858,1859.A 192. Anno 1859.Archivio storico
comune Portoferraio)

Il 20 giugno 1859 il governatore militare e civile dell’Elba,Niccolini, con una circolare ufficiale invita il
gonfaloniere  di Portoferraio,Squarci, a imitare quanto deliberato dal Municipio di Livorno pochi giorni
prima,il 16 giugno 1859.
Alla circolare allega copia dell’estratto del libro delle Determinazioni del Magistrato della Comunità di
Livorno che porta appunto la data del 16 giugno.
L’esempio da seguire da parte del Gonfaloniere Squarci è in sintesi  questo: come il gonfaloniere di Livorno
anche quello di Portoferraio deve nominare una deputazione di cittadini residente nel Palazzo Comunale e

 

 

 

che stia “permanentemente a rappresentare la Civica Magistratura all’oggetto di ricevere le dichiarazioni di
tutti quelli che ben ( ) e spontanei intendono fare atto di  unione in un solo Stato della Toscana al
Piemonte.Qual Deputazione compiuto l’ufficio,dovrà presentare le raccolte soscrizioni alla Magistratura
medesima perché su quelle deliberi”.
Tutto questo deve essere fatto considerando “come la principale cagione delle nostre sventure sia stata fin
qui la divisione in tanti piccoli stati;e che obliando gl’interessi particolari e le tendenze egoistiche locali sia
ormai tempo di prendere a formare uno stato possente,capace di per sé stesso di ben governare e
difendersi;che a capo di questo non poteva essere dubbio chi avesse a collocarsi;poiché le azioni e i sacrifici
fatti da Vittorio Emanuele parlavano abbastanza a suo favore e gli davano sacrosanti titoli a questa
corona…..
Su di che loro coadunati  considerando che il momento è venuto per l’Italia di rialzare il Capo dal
lunghissimo servaggio sofferto;che la fortuna non si offre due volte alle Nazioni;e che se si lascia sfuggire
l’opportunità questa può non tornare mai più…considerando che la sussistenza dei piccoli stati dipende dal
volere dei più grandi e che mai non hanno vita lor propria,ma sempre da influssi e dominazione straniera
dipendono”

 

(Stralci della delibera del municipio di Livorno del 16 giugno 1859.Corrispondenza ministeriale del
governatore  anni 1856,1857,1858,1859,A 192.Anno 1859.Archivio storico comune Portoferraio)

E’ un invito questo del governatore dell’Elba che è già stato realizzato il giorno prima ( 19 giugno 1859) dal
Comune di Portoferraio quando ha eletto una deputazione di cittadini con lo scòpo di raccogliere
l’espressione di voti  di coloro che vogliono far atto di unione in un solo stato della Toscana  al Piemonte.




      Marcello Camici
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L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


NOMINA DI UNA DEPUTAZIONE PER LA RACCOLTA DI FIRME DI COLORO
CHE VOGLIONO L’UNIONE DELLA TOSCANA AL PIEMONTE

 

 

 

Il 20 giugno 1859 le rappresentanze comunali (gonfaloniere,priori,consiglieri) del  comune di Portoferraio sono adunate con una sola voce all’ordine del giorno:

“A dì 20 Giugno 1859

  1. Nomina di una deputazione per raccogliere le firme di coloro che aspirano l’unione della Toscana al

Piemonte.

 

Il Gonfaloniere ha fatto presente che molti distinti Cittadini hanno esternato il desiderio in nome di questa Popolazione di unirsi al Piemonte e riconoscere Re d’Italia Vittorio Emanuele II,costituendo le diverse province della Penisola in un Regno unito nel modo migliore che sarà possibile,capace di governarsi e difendersi.
Su di che;
Fatte le debite considerazioni
Deliberano che a conoscere in modo sicuro la volontà di questi abitanti sia nominata una Deputazione che elegge nelle persone dei Signori

  1. Candido Bigeschi
  2. Domenico Mi belli
  3. Francese Querci
  4. Augusto Romanelli
  5. Bartolommeo di Lazzaro Gavassa  e
  6. Francese Allori

Da presiedersi dal loro Gonfaloniere
Quale Deputazione dovrà risiedere nella Sala del Municipio onde ricevere le firme e dichiarazioni di tutti coloro che intendono fare atto di unione in un solo stato della Toscana al Piemonte ,la quale Deputazione dovrà presentare le raccolte soscrizioni alla Magistratura medesima perché su quelle deliberi.
E tutto ratificarono con partito di voti favorevoli 4,contrari 1.
E non essendovi altro da trattare si licenziarono.

Il Gonfaloniere                                                            

  Il Cancelliere Squarci                                                                              

Le rappresentanze comunali della città di Portoferraio con questa delibera accolgono in pieno gli inviti e la volontà  del  “Superiore Governo” espressi   nella persona di Bettino Ricasoli,ministro dell’interno,il quale con lettera riservata aveva scritto al gonfaloniere Squarci in data 1 giugno .Con questa lettera Ricasoli indicava al gonfaloniere gl’intendimenti del Governo Toscano e cioè “un’Italia unita e forte capace di difendere da sa il conquistato diritto all’Indipendenza e dell’Autonomia Nazionale”  e faceva capire che al Governo della  Toscana preme che il popolo mostri il proprio sentimento per una Italia unita e forte sotto il regno di Re Vittorio Emanuele ,auspicando che ciò avvenga con “la forma degl’indirizzi” .
Ricasoli all’interno del governo della Toscana rappresenta  l’ala di coloro che vogliono subito l’annessione col Piemonte  sotto lo scettro di SM il Re costituzionale Vittorio Emanuele II.

 

(Protocollo delle  deliberazioni  dal dì  28 agosto 1858 al dì  12 settembre 1859.Copia per il cancelliere.E24.Carta 199,200,201.Archivio storico comune Portoferraio)

 





      Marcello Camici


   

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ESPRESSIONE DI  VOTI  DA PARTE  DEL POPOLO SULL’UNIONE DELLA TOSCANA 
COLLE ALTRE PROVINCE D’ITALIA  SOTTO LO SCETTRO COSTITUZIONALE  DEL
RE VITTORIO EMANUELE: DOVERI DEGLI AGENTI  DEL GOVERNO.

 


 

Una lettera, con data 19 giugno 1859, scritta da Bettino Ricasoli,su foglio intestato “Ministero dell’Interno”,
arriva al governatore dell’Elba.E’ importante documento perché in esso si delinea la politica interna  del
neonato Governo della Toscano sottolineandone  alcuni aspetti.

“Ministero dell’Interno

Al Sig. Cav. Governatore
di Portoferraio

Ill. mo Signore
Dall’articolo pubblicato sul Monitore N° 148 VS Ill.ma vedrà quale sia il contegno che il Governo intende
osservare relativamente alla espressione dei voti sull’unione della Toscana colle altre province d’Italia,
liberate dalla dominazione e dalla preponderanza austriaca,sotto lo scettro costituzionale del Re Vittorio
Emanuele.
E’ preciso dovere degli Agenti di Governo lo uniformarsi a queste massime.Perciò eglino dovranno in vigilare
con ogni cura affinchè la espressione di questi voti non trascenda né a manifestazioni tumultuarie né a
dissidi,per cui venga meno il rispetto che ciascuno deve alla persone ,ai diritti,alle opinioni dei suoi
concittadini.
Quando gli argomenti della persuasione riuscissero inefficaci,sarebbe obbligo di VS Ill.ma di usare tutta
l’autorità di cui la Legge l’investe alfine di prevenire ogni disordine;ma anziché questo rimedio estremo
contro un male dal cui timore ci assicurano il senno e la temperanza del popolo toscano,converrà operare
molta operosità nello illuminare le menti e dimostrare quanto male ci comporrebbe l’unione fra gl’italiani
delle diverse province dividendo quelli che sono già uniti;nel mettere in chiaro come questo errore ,colpevole
in ogni tempo,sarebbe sacrilego oggi,perché impedirebbe ai Toscani  di raccogliere le forze e i pensieri verso
la guerra destinata a farci ottenere la liberazione d’Italia ,vanamente desiderata per tanti secoli,e
ricondurrebbe in trono quella Dinastia la cui ristorazione sarebbe per noi un danno ed una vergogna; avrà
cura VS Ill.ma nello stesso tempo di far conoscere come debbono essere liberissime le manifestazioni di quei
voti.
Se altri accusasse il contegno del Governo che non prende parte a questi atti,VS Ill.ma spiegherà come
coloro che ora sono incaricati del Governo della Toscana,abbiano per primo dovere di astenersi da ogni atto
che oltrepassi i limiti del mandato,che dal Re Vittorio Emanuele venne affidato al suo Commissario e nello
stesso tempo VS Ill.ma dichiarerà che essi respingono come una calunnia l’imputazione di voler contrastare
al voto della nazione ,mantenendo quelle divisioni di territorio per cui l’Italia fu impedita dal prender luogo
fra le nazioni indipendenti; o di memorare l’omaggio al re Vittorio Emanuele,il cui nome simboleggia
l’indipendenza,l’unione,la libertà dei popoli italiani.V.S. Ill.ma farà comprendere in pari tempo
come,astenendosi dall’ingerirsene,il Governo assicuri maggiore autorità e quindi maggiore efficacia a quegli
atti,che debbono esprimere  un voto dei cittadini affatto libero e spontaneo;carattere che non avrebbero


allorchè quelli venissero iniziati o suggeriti per consiglio dei Governanti anziché per azione propria dei
cittadini e della Magistrature che hanno ufficio di rappresentarli.
Ho l’onore di confermarmi con distinto ossequio

Di V,S. Ill.ma

Lì 19 Giugno 1859

Dev.mo Servitore

Ricasoli”

(Affari  generali del  governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 260.Archivio storico comune
Portoferraio)

Il documento è interessante perché dimostra come il neonato governo della toscana cerchi la
partecipazione popolare a sostegno del nuovo corso politico.




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LA STAMPA  DURANTE  LA  SECONDA  GUERRA 
PER LA  INDIPENDENZA  D’ITALIA

 


LA STAMPA  DURANTE  LA  SECONDA  GUERRA  PER LA  INDIPENDENZA  D’ITALIA

In uno stato di guerra come quello che si vive nel giugno del 1859 in Toscana, il “Superiore Governo” che
risiede a Firenze è molto attento alla stampa.Già il Governo Provvisorio Toscano con decreto del 29 aprile
1859,primo giorno del suo insediamento ,non tollera la vendita,la distribuzione e l’affissione per le vie e le
piazze di fogli scritti o stampati di qualunque specie senza il permesso dell’autorità.Poi il Governo della
Toscana,succeduto a quello provvisorio,ritorna sull’argomento con dispaccio del 13 maggio 1859 dove
esorta i vari governi locali ad impedire qualunque esorbitanza da parte della stampa periodica.
Tutto questo accade perche il “Superiore Governo” è teso a mantenere l’ordine e la quiete pubblica prima
di tutto e poi anche per controllare che idee avverse alla causa dell’indipendenza italiana possano
diffondersi.
A Portoferraio lo stampatore Alessandro Dionigi  incappa nei rigori delle leggi vigenti sulla stampa.
Lo si apprende da lettera manoscritta dal procuratore del governo di Portoferraio al governatore dell’Elba

“Al Sig.re Cav.re Colonnello Governatore
Civile e Militare dell’Isola dell’Elba

Uffizio del Procuratore del Governo
Portoferraio
Ill.mo Signore

Il Governo della Toscana ha ingiunto la rigorosa applicazione delle vigenti Leggi sulla Stampa.
Invano questo Uffizio ha più volte richiamato lo Stampatore Alessandro Dionigi ad uniformarsi
all’adempimento di ciò che dispone l’Art.5 della Legge del 17 Maggio 1848 unicamente preordinata a
garantire l’esercizio il più pronto ed efficace dell’azione competente al Pubblico Ministero.
Il contegno del Dionigi non può altrimenti essere tollerato perché dimostra uno (  ) non solo alla Legge ma
anche all’Autorità incaricata della sua applicazione.
Com’Ella rileverà dalle unite carte si pubblicavano nelli ultimi del decorso mese di Maggio alcuni Stampati i
quali oltre a non venire depositati prima della pubblicazione a quest’Uffizio mancavano altresì delle
indicazioni esplicitamente richieste dall’art 2 della predetta Legge del 17 Maggio 1848.
Sebbene la Gendarmeria col suo Rapporto attribuisca la Stampati che sopra alla Tipografia Dionigi , e credo
con verità,pur nonostante trovo conveniente di averne conferma ufficiale da VS Ill.ma a cui non può essere
ignoto,per l’azione preventiva che necessariamente avrà dovuto esercitare in proposito prima delle
pubblicazione di quelli Stampati,chi n’è stato il Tipografo.
In attesa di questa notizia per me opportuna all’effetto di perseguitare le dua contravvenzioni sopra
indicate contro chi né è stato il Colpevole,mi onoro di essere con tutto l’ossequio.

Di VS Illustrissima

C. Cesarini

Lì 16 Giugno 1859 “

(Affari  generali del  governho dell’isola d’Elba  1859-1860.Doc 101-260.Carta 255.Archivio storico comune
Portoferraio)




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LA TOSCANA INTENDE FAR PARTE DELLA FAMIGLIA ITALIANA.
IMPEGNO DEL MUNICIPIO

 


 

Ai primi di giugno del 1 859 arriva al gonfaloniere di Portoferraio ,Squarci, una lettera scritta da Bettino
Ricasoli il quale indica  gl’intendimenti del governo  toscano “un’Italia unita e forte capace di difendere da
so il conquistato diritto all’indipendenza e dell’Autonomia Nazionale” e che preme al governo che il popolo
toscano mostri il sentimento per un’Italia unita e forte con “la forma degl’indirizzi”.
Oltre al popolo si coinvolge anche i municipi affinchè si impegnino per i principi sopra enunciati.
Infatti,dopo qualche giorno,il 18 giugno 1859, il governatore di Livorno scrive a quello dell’Elba esortandolo
a coinvolgere tutti i gonfalonieri elbani  a procedere nel modo in cui ha agito il municipio di Livorno per la
conquista dell’indipendenza italiana.

“Governo civile e militare
Di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

A chi per poco conosca quale e quanto sia il generale entusiasmo pel  Re Italiano ,che,nel campo di
battaglia,combatte per la conquista dell’Indipendenza d’Italia,era facile comprendere quale sarebbe stata la
gara i n ognuno per essere prescelto a raccogliere le prime delle numerose copie del noto foglio a stampa
quivi pur circolato,col quale la Toscana vuol dichiarare solennemente all’Europa essere fermo suo
intendimento far parte integrale, fin d’ora,della Famiglia Italiana,governata da Re Vittorio Emanuele.
Quindi il rischi che la gara trasmodasse in scissure e puntigli,non senza offrire modo ai faccendieri di farsi
avanti pei fini loro.
Ad evitare questo possibile inconveniente parve saggio partito che il Municipio prendesse la
iniziativa,facendosi così a regolare con una operazione,che tradotta in Piazza,poteva esser causa di
confusione e scompiglio,se non pericoloso,imbarazzante.
E fu con questo intendimento che i Componenti il Municipio Livornese ,adunatisi il 16 stante,emisero la
Deliberazione della quale mi affretto a rimettere una Copia alla VS Ill.ma, insieme a quattro stampati del
Foglio di cui è parola e  che circola per ogni parte della Toscana acciò voglia comunicare riservatamente
l’uno e l’altro a tutti i Gonfalonieri di codesto Circondario i quali incoraggiati eziandio dalla parola sua credo
che non esiteranno imitare l’esempio del Municipio Livornese ,dacchè per questa via può meglio e senza
disordini raggiungersi lo’intento che d’altronde vorrebbesi in ogni modo conseguire.
Voglia accusarmi ricevimento della presente ed accolga frattanto le assicurazioni della mia stima

Lì 18 giugno 1859

Il Governatore

Annibaldi Biscossi”

Affari generali del governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Foglio 260. Archivio storico  comune
Portoferraio)




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TABACCO



E’ noto che il morale delle truppe è sempre stato oggetto di attenzione da parte di chi le comanda ,in ogni
tempo e luogo.
Il tabacco,insieme ad altri, come ad esempio il vino,è stato strumento per tenere alto il morale.
Non si  sottrae il  governo della Toscana che nel giugno del 1859 emette un decreto  diretto a tutti i
rivenditori  di tabacco della Toscana in virtù del quale tutti essi devono affiggere un tariffario in lingua
francese accanto a quello italiano destinato alle truppe alleate francesi.
E’ quanto si apprende da lettera manoscritta su foglio intestato “Direzione generale dell’Azienda del
Tabacco in Toscana” arrivata al governatore dell’Elba :

“Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore  civile e militare dell’isola dell’Elba
Portoferraio

Dovendo questa direzione a provvedere di una Tariffa in lingua francese simile al qui annesso esemplare
tutti i Rivenditori di Tabacchi dello Stato per mezzo dei Magazzinieri del rispettivo Circondario ,con la
ingiunzione di tenerla affissa nell’interno delle loro Taberne accanto all’altra in lingua italiana onde sono
stati sempre muniti,e tutto ciò in coerenza al disposto del Decreto del Governo della Toscana in data del 2
corrente ,cui son dovuto in dovere di rendere intesa ad ogni miglior effetto di VS Ill.ma
Ho frattanto l’onore di premunirla che il Superior Governo era stato informato del ritardo che
inevitabilmente doveva frapporsi nell’ottemperare a questa disposizione atteso che il considerevolissimo
numero dei preindicato Rivenditori  e che occorrerà ancora qualche altro giorno prime che le più lontane
Taberne sieno fornite della tariffa di cui si tratta.
E col più distinti ossequio passo all’onore di confermarmi
Di VS Ill.ma

Firenze lì 16 giugno 1859

Dev.mjo Obbl.mo serv.re

G Magini “

(Affari  generali  del  governo dell’Elba . 1859-1860.Doc 101-260.Carta 257.Archivio storico comune
Portoferraio)

La lettura del “qui annesso esemplare” ,uno stampato scritto in francese , è davvero interessante per la
conoscenza ,in dettaglio,della qualità dei tabacchi ,dell’offerta di tabacchi dello stato toscano.
Quello che è da notare è che il tariffario allegato è valido solamente nel territorio dell’Elba

“                                                            TARIFFA

Dei prezzi  per i quali si deve vendere al Pubblico i Tabacchi dell’Amministrazione Generale in Toscana così
all’ingrosso che in dettaglio,solamente nel territorio dell’isola dell’Elba

Qualità dei tabacchi
IN  POLVERE   (Parigi.Olanda.S Vincenzo.Rapè superiore.Pizzichino.Forzato d’Ungheria.Strasburgo.Caradà.


Nobille. Cappuccina.Foglietta.Puro Fine.Scaglietta.Brasile.Marcubinoi.Albania.Fermentato
mezzano.)

PER LA PIPA (Gerengè.Fino.Odinaire et Bouts de Cigare)

SIGARETTE  .Qualità Superiore 1° e 2°

SIGARI   . Qualità Superiore 1°.2°.3°”

Accanto ad ogni qualità di Tabacco è scritto il relativo prezzo in moneta francese(franchi) e in moneta
toscana(lira toscana).Per il tabacco in polvere e per la pipa,il prezzo è relativo all’acquisto di una libbra e di
una oncia,per le sigarette e i sigari per l’acquisto di cento pezzi e di un pezzo.
In fondo al tariffario è “TARIFFA per la vendita al Pubblico dei Sigari dell’Avana e di  altre qualità straniere”.
Sono otto le qualità di questi sigari dell’Avana posti in vendita e per ogni qualità è riportato in moneta
toscana e francese il prezzo per l’acquisto di cento pezzi e di un pezzo.
Il Tariffario porta la data del 10 giugno 1859 e la firma del direttore generale dell’amministrazione dei
tabacchi dello stato toscano “Visto il Direttore Generale. G. MASSAI”

(Idem come sopra)




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ARRUOLAMENTO E TRASPOSTO DEI VOLONTARI.
ACCOLLO DI SPESA DA PARTE DEI COMUNI

 

Siamo nel pieno dello svolgimento della seconda guerra per l’indipendenza italiana:il 4 giugno 1859 c’è
stata la battaglia di Magenta e le truppe alleate sardo-francesi hanno sconfitto quelle austro-ungariche. Lo
sforzo bellico dello stato  toscano  è forte.
Esso si fa  sentire anche all’Elba nell’arruolamento e trasporto di volontari che dall’isola accorrono per
andare a combattere per la Causa Italiana.Lo si apprende da quanto scrive il gonfaloniere di Portoferraio ,dr
Squarci,al commissario di guerra

“N° 111

Al Sig. Commissario di Guerra
A Portoferraio

Lì 13 Giugno1859

L’arruolamento e il trasporto dei 30 volontari dei quali il Padrone Del Bono reclama il nolo,furono eseguite
sotto l’influenza del Decreto del Governo Provvisorio del dì 28 Aprile decorso,e conseguentemente quel nolo
è a carico dell’Amministrazione Militare,non ptendo darsi alla Circolare del Ministero dell’Interno de 13
Maggio pp° un’effetto retroattivo  per doversi sopportare da questo Municipio.
Tantoho dovuto doverle significare in replica alla di Lei Officio del 27 Maggio ultimo decorso per di Lei
norma ,non essendo giusto che il Del Bono che eseguì un ordine di questo Comando di Piazza debba più a
lungo aspettare il pagamento delle mercede dovutali

Squarci”

(Copialettere del gonfaloniere di Portoferraio dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860.)

 

 

Lo sforzo bellico per sostenere la guerra impegna lo stato toscano dal punto di vista economico.
C’era stato già un decreto del governo provvisorio toscano a  questo proposito .Ora ,succeduto a quello
provvisorio,il nuovo governo della Toscana per trovare soldi  interviene con un altro decreto che sblocca le
finanze locali dei comuni a sostegno della spesa bellica.

“Governo civile e militare
Di Livorno

Al  Sig Cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Trasmetto a VS Ill.ma Copia di un Decreto con cui il Governo della Toscana dispone che le Comunità
debbano anticipare le spese occorrenti alle Truppe Toscane e Alleate ogni qual volta passini per il loro
Territorio,tenendone separato conto per averne in seguito rimborso dal pubblico Erario.Ella vorrà darne
comunicazione ai Gonfalonieri del di Lei Circondario perché le disposizioni nel Decreto stesso contenute
abbiano la debita esecuzione ; e frattanto le ripeto le (  ) della mia distinta considerazione

Livorno lì 13 Giugno 1859
Il Governatore
Annibaldi Biscossi”

Ecco il decreto (copia) allegato

“                                                         IL GOVERNO DELLA TOSCANA

Considerando che nel presente stato di Guerra le Comunità per i frequenti passaggi di Truppe si trovino
indotte nella necessità di fare spese impreviste e straordinarie le quali come è ragionevole si debbano
anticipare dalle Amministrazioni Comunali,così è giusto che facciano carico allo Stato

DECRETA

Articolo 1.Le Comunità anticiperanno tutte quelle spese che dovranno farsi ogni qual volta truppe
toscane o alleate passini per il loro Territorio.Di queste spese sarà tenuto conto separato
nell’Amministrazione Comunale ,e  a tempo opportuno saranno rimborsate dal Pubblico Erario

Articolo 2. Per far fronte a tali spese le Comunità potranno contrarre imprestati ,previa l’approvazione,
caso per caso, del Ministro dell’Interno

Articolo 3. Il Ministro dell’Interno è incaricato dell’esecuzione del presente Decreto

Dato lì 10 giugno 1859

Il Commissario Straordinario
Bon-Compagni

Il Ministro dell’Interno

Bettino Ricasoli

Concorda con l’Originale esistente nell’archivio della Segreteria del Governo della Toscana

Il Segretario Generale
Bianchi”

 

(Affari  generali del Governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 256.Archivio storico comune
Portoferraio)




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INFORMAZIONI E INDAGINI   SUI  GONFALONIERI  DELL’ELBA

 

Il 12 giugno 1859 il governatore di Livorno scrive a quello dell’Elba perché vuole sapere quali gonfalonieri
oltre ad essere buoni amministratori “riuniscano uno spirito ed una volontà ferma di secondare in ogni
rapporto le volontà del governo”:

“Governo civile e militare
di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Le variate condizioni dei tempi e più specialmente la imminente attuazione della Riforma Municipale hanno
richiamato il Governo della Toscana a considerare   quanto importi che a Capi delle Rappresentanze
Comunali trovinsi persone le quali alla capacità di ben amministrare le cose del Comune riuniscano uno
spirito ed una volontà ferma di secondare in ogni  rapporto le vedute del Governo.A questo scòpo il Governo
vuole essere assicurato con la maggiore sollecitudine ed esattezza ,se veramente in tutti gli attuali
Gonfalonieri compresi nel di Lei Circondario concorrono gli accennati requisiti,e La invita perciò ad assumere
precise e fiduciarie notizie biografiche sopra ciascuno di essi ed a comunicarmele al più presto.
Non debbo poi dissimularle che ove taluno comparisse meno atto a corrispondere alla missione cui il
Governo intende,siamo oggi chiamati,converrà sia rimosso dall’ufficio per sostituire altro Oggetto che meriti
intera fiducia. Ed Ella vista nei singoli casi l’opportunità di questa misura è fin da ora autorizzata a
rassegnare nel solito sistema le relative sue proposizioni.
Frattanto Le rinnovo le proteste della mia più distinta considerazione

Lì 12 Giugno 1859

Il Governatore
Annibaldi Biscossi”

(Affari  generali del  governo dell’ isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 248.Archivio storico comune
Portoferraio)

Nessuna risposta arriva al governatore di Livorno che con lettera del 20 giugno chiede al governatore
dell’Elba sollecito e categorico riscontro alla sua richiesta:

“Governo civile e militare
di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello


Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Codesto Governo non avendo fin qui data replica alle mie Officiali del 28 maggio p°p° e 17 giugno
stante,relative la prima ad un reclamo contro il Gonfaloniere di Longone, e la seconda alle informazioni
intorno ai Gonfalonieri delle Comunità dell’Elba,invito al S.V. Ill.ma a porgermi sollecitamente categorico
riscontro nell’atto che rinnovo le assicurazioni della mia distinta stima
Lì 20 Giugno 1859

Il Governatore
Annibaldi Biscossi “

 

(idem come sopra)

Ma continuando a non avere alcuna  nessun risposta, il governatore di Livorno  sollecita ancora in data 20
giugno. In questo ulteriore sollecito   si viene a sapere che è  proprio il ministro dell’interno dello stato
toscano,Ricasoli, a voler avere informazioni  sui gonfalonieri elbani:

“Ill.mo Signore
Essendo VS Ill.ma tuttora in ritardo a trasmettermi le informazioni di codesta isola con la mia Officiale de 12
stante e 20 Giugno cadente ,ed avendo io ricevuto pressanti sollecitazioni da S.E. il Ministro dell’Interno, La
invito a corrispondere a questo suo dovere a corso di posta,aggiungendo alle informazioni le prescrizioni per
quelli dei detti Funzionari che convenisse cambiare…”

(Idem come sopra)

 

Il governatore di Livorno dopo aver richiesto al governatore dell’Elba le informazioni riguardanti i gonfalonieri dell’Elba e dopo averle anche sollecitate (12 e 20 giugno 1859) , le ottiene . Dapprima con una lettera del 29 giugno con la quale il governatore dell’Elba afferma che il ritardo è dovuto alla”natura delicata delle indagini da praticare” e poi finalmente con lettera a lui inviata dal governo dell’Elba in data 2 luglio 1859.

In questa lettera il governatore elbano,Niccolini,risponde finalmente al quesito postogli e cioè valutare quali gonfalonieri elbani “alla capacità di ben amministrare le cose del Comune riuniscano uno spirito di secondare in ogni rapporto le vedute del Governo”. Ebbene, il dr Fabio Squarci per Portoferraio e Giacomo Murzi per Marciana, vanno bene,non altrettanto è il gonfaloniere di Longone e di Rio

“…se non possiede il dr Squarci quel rigore e quella energia che nel rappresentante di un libero Comune vorrebbesi oggidì riscontrare ,non cessa però di essere sensibile alle migliori influenze né minimamente io temo che non sia per prestarsi ,e con ogni sua possa,a quell’indirizzo che al Superiore Governo piacerà di dare alle cose Municipali… …la stessa opinione io nutro circa il Gonfaloniere di Marciana ed in questa parte discordando dal pre Informante (il Delegato del Governatore) ho l’onore di remissivamente proporre che sia mantenuto per ora in quella carica.Vuolsi è vero che sia il Murzi da nessun principio veramente regolato edd atto a prestarsi a favorire ogni ( )Governo,mosso probabilmente dall’ambizione che gli rende gradito l’ufficio e gli fa più temere la perdita di quello che del proprio carattere.Ma da cotale ( ) ed appunto per queste ragioni non è temere un avversamento ,anzi Egli si presterà di buon grado alla influenza Governativa , e poiché la costituzione di un Gonfaloniere appartenente a Marciana Alta ,dal Delegato proposta,risveglierebbe le antiche mai sopite gare fra l’alta e la bassa Marciana le quali converrà meglio a tempo opportuno troncare come un nodo gordiano,anziché aumentarne l’immenso sviluppo con minore complicazione ,così io venni nell’opinione che,a mantenere la tranquillità,che fortunatamente regna in quella parte dell’isola al mio governo affidata,meglio convenisse per ora nulla rimuovere …per la Comunità di Rio apprezzando la proposizione del delegato sono del preordinato parere che,dispensato il Gonfaloniere attuale, Avv. Adolfo Angioletti,possa sostituirviglisi Rinaldo Giannelli ….il Gonfaloniere di Longone ha chiesta la sua dimissione e i rilievi ( ) sviluppati dal Preinformato(Il Delegato del Governatore)confortano a proporne la correzione ….in luogo del dimissionario Sacerdote Signorini ,io propongo a V.E. il Maggiore Giuseppe Danesi,Ufficiale in ritiro,uomo onesto e dabbene,perito di amministrazione ,di spirito imparziale ed animato da principi patriottici e da tendenze Napoleoniche avendo servito sotto il primo Impero. Ho l’onore Il Governatore dell’Elba Niccolini”

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 248.Archivio storico comune Portoferraio) Ricevute queste informazioni , il governatore di Livorno le invia al ministro dell’interno,Ricasoli ,perché erano state richieste proprio da lui. Dopo qualche giorno, 8 luglio,il governatore di Livorno avvisa quello dell’Elba delle decisioni prese dal governo della Toscana:

“Governo civile e militare di Livorno Al Sig. Cav Colonnello Governatore dell’Elba Portoferraio Ill.mo Signore Con decreto dè 5 stante mese mentre il Governo della Toscana dispensava dall’Ufficio di Gonfaloniere della Comunità di Rio l’Avv.to Adolfo Angioletti nominava in di lui luogo Rinaldo Giannelli. E con altro decreto del giorno stesso accogliendo la domanda di don Guglielmo Signorini il Governo predetto lo ha dispensato dalla carica di Gonfaloniere della Comunità di Longone .nominando a sostituirlo il maggiore Giuseppe Danesi. VS Ill.ma resta invitata a far procedere alle relative partecipazioni e godo rinnovarle i sensi della mia più distinta considerazione.

Lì 8 Luglio 1859 Il Governatore Annibaldi Biscossi” (Idem come sopra) Il Governatore dell’Elba non tarda a “procedere alle relative partecipazioni” dal provvedimento governativo ed uno dei neo nominati gonfalonieri ,dopo avere ricevuto le partecipazioni,così ringrazia il governatore dell’Elba :

“Al Signor Giuseppe Niccolini Governatore dell’Elba Portoferraio Ill.mo Signor Governatore Accuso il ricevimento dell’Offiziale di V.S.Ill.ma colla quale mi significa che il Governo della Toscana con Venerato Decreto del 5 corrente si è degnato conferirmi l’onorevole Carica di Gonfaloniere della Comunità di Rio,che disimpegnerò per quanto mi sarà dato con tutto zelo e rettitudine.

Di VS Ill.ma Marina di Rio lì 14 luglio 1859. Dev.mo Obbl.mo Serv.re Rinaldo Giannelli” (Idem come sopra)

Alla fine del 1859 questi sono i gonfalonieri dell’Elba:
Dr Fabio Squarci a Portoferraio
Giacomo Murzi a Marciana Maggiore
Giuseppe Danesi a Longone
Rinaldo Giannelli a Rio

Essi sono alla guida delle amministrazioni comunali elbane che di lì a poco saranno sottoposte come tutte quelle dello stato toscano ad una importante riforma delle rappresentanze comunali (riforma municipale)voluta e sostenuta da ministro dell’Interno e poi presidente del consiglio del governo toscano,Bettino Ricasoli.


      Marcello Camici


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VICE CONSOLI DI SUA MAESTA’ IL RE DELLE DUE SICILIE

 

A Portoferraio e a Longone sono residenti i vice consoli di Sua Meastà il Re delle Sicilie (1). Con lettera riservata di 11 giugno 1859 il Governo di Livorno vuole sapere da quello dell’Elba:
“Governo Militare e civile di Livorno
Al Sig. Cav Colonnello Governatore dell’Elba Portoferraio


Riservata
Ill.mo Signore
Occorre a questo Governo di essere informato con la massima precisione e a un tempo con la possibile prontezza qual contegno i Vice Consoli di S.M. il Re delle due Sicilie ,residenti in Portoferraio e Longone che sono i Signori
Agostino Boccini e Giovanni Poch,
abbiano tenuto nel disimpegno delle loro funzioni posteriormente al mutato ordine politico in Toscana,onde dedurre da esso se mostrano opinioni favorevoli od avverse alla Causa Italiana e al sistema di ben ordinata libertà.
Invitando la VS Ill.ma ad occuparsi subito di raccogliere prontamente tali informazioni e poi comunicarmele,godo ripetere le assicurazioni della mia perfetta stima.
Livorno 11 Giugno 1859 Il Governatore Annibaldi Biscossi”

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Filza 3.Doc 101-260.Carta 246.Archivio storico comune di Portoferraio)


La questione è di non poco conto .
Il governo dello stato toscano che combatte per l’indipendenza d’Italia, la “Causa Italiana”,vuole sapere se rappresentanti di uno stato sovrano ,il regno delle due Sicilie,presenti all’Elba nei porti dello stato toscano di Portoferraio e Longone,in qualità di vice consoli,si comportano come alleati o come avversari.
Il governo dell’Elba ,nella persona del colonnello Niccolini,così risponde a quello di Livorno (Annibaldi Biscossi governatore)il 22 giugno:


“Al Cav. Governatore Civile e Militare Di Livorno
22 Giugno 1859 Eccellenza
Per corrispondere alla commissione che VE mi favoriva colla Sua riservata Officiale del 11 Giugno cadente,incaricai questo Delegato di Governo a raccogliere con riservatezza notizie intorno al contegno e alle opinioni dei V Consoli di S.M. il Regno delle Due Sicilie residenti in Portoferraio e Lungone che sono Agostino Boccini e Giovanni Poch e pervenutami la replica mi affretto ( ) alla distinta considerazione della
E.V. aggiungendo che niun fatto è stato mai dedotto a questo Governo a carico dei predetti due V. Consoli che li faccia ritenere come avversi all’attuale ordine di cose.
Ho l’onore Niccolini”

(Idem come sopra)


(1) Uno stato a monarchia assoluta nato con il congresso di Vienna che si estende nel meridione d’Italia e comprende Abruzzo,Molise,Puglia Campania,Sicilia,Calabria Basilicata e una parte del Lazio dove confina con lo stato pontifico.




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GIOVANI  SPINTI  DA  AMOR  PATRIA

 


Il 9 giugno 1859 una lettera dall’Accademia del Teatro di Portoferraio (1) arriva al Governatore dell’Elba:
“Ill.mo Sig Governatore Civile e Militare dell’isola dell’Elba.

Mi faccio un dovere di rendere intesa Vostra Signorìa ill.ma,che alcuni giovani di questa Città spinti da Amor
Patrio ,hanno avanzata dimanda a quest’Accademia onde le sia concesso l’uso del Teatro per darvi alcune
Rappresentanze il di cui introito è destinato a profitti delle spese della presente Guerra Italiana;al che
l’Accademia ha aderito con però che vi sia il consenso del Governo Locale.
E col più profondo ossequio e rispetto ho l’onore di confermarmi
Di VS Ill.ma
Dall’Accademia del Teatro di Portoferraio
9  giugno 1859

Dev.mo Obbl.mo Servitore
Loppi”
(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Filza 3.Doc 101-260.Carta 243.Archivio storico
comune Portoferraio))

Il 10 giugno 1859 il governatore dell’Elba scrive  a quello di Livorno chiedendo di approvare il permesso di
aprire il teatro,permesso che lui ha concesso dopo la domanda fatta da alcuni giovani.
In data 11 giugno 1859 così risponde il governatore di Livorno a quello dell’Elba:
“Ill.mo Signore
Non ho da fare contrarie osservazioni al permesso di di VS Ill.ma concesso ad aprire codesto Teatro onde,a
cura di una Società di Dilettanti,ed osservate le prescrizioni consuete,darvi alcune Rappresentanze con
cedere il profitto a prò della Guerra che si combatte per la Indipendenza Italiana.
Lì 11 giugno 1859

Il Governatore”

(idem come sopra)

Le “rappresentanze”ebbero luogo ed anche successo.
E’ quanto si apprende dalla lettera scritta dall’avv Luigi Hutre al governatore dell’Elba:

“Ill.mo Signore
Mi gode l’animo di partecipare VS Ill.ma che la rappresentanza,la quale ebbe luogo nella decorsa sera nel
nostro Teatro,fu accolta con giolive dimostrazioni dal nostro cortese pubblico, e questi si mantenne nei
termini dell’ordine.
Colgo questa circostanza per rassegnarmi  con tutto l’ossequio.
Portoferraio 13 giugno 1859
Dev.mo Servitore

Luigi Hutre”

(idem come sopra)

(1) Si tratta della “Accademia dei Fortunati” . Il teatro è quello noto oggi col nome “Dei Vigilanti”





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VITTORIA  DI  MAGENTA.SALVE DI CANNONE E ILLUMINAZIONE NOTTURNA 
DELLA CITTA’ DI PORTOFERRAIO

 


 

Il 4 giugno 1859 a Magenta le truppe franco-piemontesi sconfissero quelle austriache.
Il  7 giugno 1859,il gonfaloniere di Portoferraio,Squarci, scrive al Governatore dell’Elba per chiedere il
seguente permesso:

“Al Sig. Governatore militare e civile
Dell’isola d’Elba
Portoferraio

 

Ill.mo Signore

Interprete del Pubblico Voto,il Municipio seguendo l’esempio della Capitale e della Città di
Livorno,gradirebbe che la vittoria di Magenta fosse salutata con una salve di ventun colpo di cannone.
A quest’effetto a voler abbassare gli ordini opportuni ond’abbia luogo alle ore dodici meridiane di questo
giorno.
Colgo la favorevole opportunità (  ) con tutto l’ossequio.
Di VS Ill.ma
Dal Palazzo Comunale

Portoferraio Lì 7 giugno 1859

Dev.mo Obbl.mo Servitore
Squarci”
( Affari Generali  del governo dell’isola d’Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 235.Archivio storico comune
Portoferraio)

Sempre nello stesso giorno 7 giugno,il Gonfaloniere Squarci invia altra missiva al governatore per chiedere
il seguente permesso:

“Al Sig. Governatore militare e civile
Dell’isola d’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore
Sempre nell’intendimento di  solennizzare,conforme si è fatto sul Continente,la prima vittoria della Guerra
della nostra indipendenza,riportata dall’esercito Italo-Franco a Magenta,il Municipio si propone invitare con
Avviso Pubblico ad illuminare in questa sera la Città.
Nel porgo preventivo avviso a VS Ill.ma onde si compiaccia,se lo crede al proposito ,ordinare che anche le
fabbriche del Governo siano illuminate .
E con profonda stima ho l’onore ne ripetermi
Di VS Ill.ma
Dal municipio di Portoferraio
Lì 7 giugno 1859
Dev.mo Obbl.mo Servitore


Squarci”

(Idem come sopra))

 

Il governatore appena ricevuta la richiesta del gonfaloniere ne fa subito partecipe il governatore militare e
civile di Livorno il quale così risponde dopo due giorni

“Governo Militare e civile di
Livorno

Al Sig. Cav Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Questo Governo non ha che osservare in contrario alle manifestazioni di gioia che hanno avuto luogo in
codesta Città nel dì 7 giugno stante occasionalmente alla notizia della vittoria di Magenta riportata dagli
Eserciti Alleati.
Tanto in riscontro della stimata sua del 7 predetto,mentre Le rinnovo le assicurazioni della mia perfetta
stima
Livorno Lì 9 Giugno 1859

Il Governatore
Annibaldi Biscossi”

 

(Idem come sopra)




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GUERRA   ALL’AUSTRIA

 


GUERRA   ALL’AUSTRIA

La seconda guerra per l’indipendenza d’Italia è in pieno svolgimento e il 30 maggio 1859  all’Elba,dal
governo  di Livorno, arrivano ordini  al Governatore dell’isola per ritirare l’ exequatur al vice console
austriaco residente nel porto di Portoferraio e all’agente  consolare austriaco residente in Longone:

“Governo civile e militare
di Livorno

Al Sig Cav Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio
Ill.mo Signore

A seguito della dichiarazione contenuta nel Monitore de 27 di questo cadente mese il Governo Toscano
avendo presa la determinazione di ritirare l’exequatur ai Consolo Austriaci residenti nei Porti Toscani ,io Le
commetto Sig Governatore di significare questa risoluzione al Vice-Console Austriaco residente in codesta
Città ed all’agente consolare parimente Austriaco residente in Longone onde vi si uniformino
completamente ,chiedendo loro riscontro della fattoli significazione e dopo averlo ricevuto porgendone a
me avviso per ogni ulteriore norma.
Le rinnovo le proteste della mia perfetta stima.

Livorno 30 Maggio 1859

Il governatore
Annibaldi  Biscossi”

 

 

(Affari  generali del  governo dell’isola d’Elba 1859-1860. Doc 101-260.Carta 222.Archivio storico comune di
Portoferraio)

Dopo qualche giorno,il 4 giugno ,c’è la battaglia di Magenta (1) .
Altri ordini arrivano dal governo di Livorno a quello di Portoferraio perché sia impedito ai disertori
dell’esercito austriaco di entrare nel territorio toscano.

“Governo Civile e Militare
di Livorno

Al Sig. cav. Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio

 


Ritenuto per norma generale che dev’essere possibilmente impedito ai Disertori Austriaci l’ingresso nel
Territorio Toscano il Superior Governo centrale ha dato le disposizioni necessarie onde siano respinti ove
costoro si presentassero alle Frontiere.Ma per il caso che venissero non ostante a penetrarvi io invito VS
Ill.ma a dare rispetto al suo Circondario a dare positive istruzioni  perché capitandovene siano arrestati e
messi in stato di custodia indagando subito e assicurandosi se veramente siano Disertori come si
annunziano o non piuttosto esploratori,e di tutto poi rendendomene conto per dipendere dalle disposizioni
che il Governo della Toscana stimerà di prendere al riguardo di costoro.
E le ripeto le assicurazioni della mia più perfetta stima.
Livorno lì  4 Giugno 1859

Il Governatore

Annibaldi  Biscossi”

 

(Affari  generali del governo dell’isola d’Elba 1859-1860. Doc 101-260.Carta 230. Archivio storico comune di
Portoferraio)

 

1) Magenta è un comune nel territorio della Lombardia.Qui il 4 giugno 1859 le truppe franco-
piemontesi  sconfissero quelle austriache.

 

 




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SUA MAESTA’ IL RE VITTORIO EMANUELE
I TOSCANI MOSTRINO  I LORO SENTIMENTI ALL’ITALIA

 



Il governo della Toscana amministra lo stato toscano sotto il protettorato di re Vittorio Emanuele II.
Su carta intestata “Ministero dell’Interno”  , governo della Toscana ,  il ministro Bettino Ricasoli (1)scrive a
mano al Gonfaloniere di Portoferraio  , Squarci , una lettera ( circolare riservata) in data 1 giugno 1859.
In questa lettera manoscritta  traspare  come Ricasoli ,  ministro dell’interno del governo della Toscana ,  sia
fautore della  perdita dell’autonomia della Toscana  per “un’Italia unita e forte capace di difendere da sé il
conquistato diritto all ‘Indipendenza e dell’Atonomia Nazionale”

Questa la lettera manoscritta:

“  Ministero dell’Interno

Ill.mo Signore

L’ammirazione e la riconoscenza che tutti gl’Italiani sentono per S.M. il Re Vittorio Emanuele , e il desiderio
che tutti hanno di vedere la Nazione Italiana stringersi intiera al suo Magnanimo Difensore  , ha indotto molti
in Toscana ad esprimere sentimenti e questi Voti in un Indirizzo che si va coprendo di sottoscrizioni e del
quale si acclude Copia alla presente Circolare.
E’ bene che la S.V. sappia la mente del Governo a questo riguardo per avere una norma sicura in una
materia sulla quale troppo pericoloso sarebbe che il Governo e i Cittadini si fraintendessero.
Gl’intendimenti del Governo sulle sorti future della Toscana non possono ormai esser messi in dubbio da
alcuno.
Egli vuole un’Italia unita e forte capace di difendere da sé il conquistato diritto all’Indipendenza e
dell’Autonomia Nazionale e a questo grande scòpo intende che i Toscani in pari modo concorrano .
Che se il Governo che regge il Paese sotto il protettorato del Re Vittorio Emanuele non vuole né deve
arrogarsi il diritto d’imporre alla Toscana il suo Programma , non per questo avrà meno accètta tutte le
manifestazioni , le quali varranno al porre in chiaro la concordanza dei pubblici voti  coi suoi intendimenti
 , perché da questi al Governo e ai Toscani verrà forza ed autorità per raggiungere quel fine comune che solo
è degno di tanti sacrifici e che solo può riparare ai danni del passato e dar sicurtà all’avvenire ..“

Nella lettera che Bettino Ricasoli scrive a mano al Gonfaloniere di Portoferraio(Squarci)  , dopo aver indicato
gl’intendimenti  del governo  toscano (“un’Italia unita e forte capace di difendere da sé il conquistato diritto
all’Indipendenza e dell’Autonomia Nazionale” )continua affermando che preme al governo   che il popolo
toscano mostri il proprio sentimento per una Italia unita e forte ed auspica che ciò avvenga con “la forma
degl’Indirizzi”.
Con ciò il Ricasoli intende dire che i cittadini devono indirizzare a Re VIttorio Emanuele dichiarazioni della
loro volontà per una Italia unita e forte.
Il  Governo Toscano dà a queste espressioni  molta importanza perché dimostrano non solo che ha al suo
fianco il consenso popolare ma anche per dimostrare all’Europa che i toscani desiderano fare parte della
famiglia italiana.
Non poca cosa se si tiene conto che l’Italia pochi decenni  prima è uscita fuori dal  congresso di Vienna
come semplice “espressione geografica”.

“…Però qualunque valore possano avere gli argomenti che consigliano  ad aspettare preme al Governo che i
Toscani mostrino all’Italia che i loro sentimenti non discordano da quelli dei loro fratelli e che non tardano a
(  ) il rimanente della Nazione sul modo col quale essi pure intendono di avviarsi al suo finale ordinamento.
Inoltre la forma degl’Indirizzi  , come è la più civile , così sembra la più conveniente al Governo;il quale
vedrebbe con rammarico che i voti popolari si esprimessero con tumultuari dimostrazioni riprovevoli sempre
quando il libero il procedere per altra via (oggi) che potrebbe venire danno alla Patria.
Dopo queste considerazioni la SV comprenderà agevolmente come sia nelle intenzioni del Governo il favorire
questi indirizzi  , il quale consuona con la sua politica di Nazionalità unita e forte.
L’Autorità pubblica dovrà opporsi soltanto quando si volessero macchiare di violenza un’atto che ha tutto il
suo valore dalla libertà , e quando alle manifestazioni nazionali altre se ne volessero opporre di contraria
tendenza , le quali il Governo è deciso a combattere per non rinnegare il principio nazionale da cui li deriva il
potere , che vuole esercitare non per una sterile conservazione di vecchiumi municipali , ma per concorrere alla
grande opera della liberazione e della costituzione dell’Italia.
Mi pregio frattanto di professarmi con ossequio
Di VS Ill.ma

Lì 1 Giugno 1859

Dev. Servitore

Ricasoli”

(Affari  Generali  del  Governo  dell’Elba   1859-1860.Filza 3.Doc 101-260. Carta 260)

 

(1) Bettino Ricasoli(1809-1880). Uno dei protagonisti  della’ rivoluzione toscana’  del 1859 e poi ,
insieme al popolo , del risorgimento d’Italia.

 

 

 




      Marcello Camici
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COINVOLGIMENTO  DEI  PARROCI  PER  INFORMARE 
LA  POPOLAZIONE  DOPO  LA  MESSA PARROCCHIALE

 


COINVOLGIMENTO  DEI  PARROCI  PER  INFORMARE  LA  POPOLAZIONE  DOPO  LA  MESSA PARROCCHIALE

Il governo della Toscana è seriamente preoccupato affinchè i suoi atti governativi vengano portati
all’attenzione di tutti anche nei luoghi più remoti . A questa preoccupazione si aggiunge l’altra e cioè quella
che la lettura di questi atti governativi sia “accompagnata da conveniente esplicazione”.
Per raggiungere questi obiettivi pensa  di coinvolgere i parroci .
Il rapporto con la Chiesa(lo stato pontificio è ai confini di quello toscano) dal nuovo governo della Toscana è
tenuto in grande considerazione come dimostrato dal fatto che è stato creato il ministero degli atti
ecclesiastici.
Tale coinvolgimento  del clero operato dal governo toscano era già  avvenuto pochi giorni prima  con alcune
direttive per il clero per l’inserimento nella messa della colletta detta “pro tempore belli.”
Ora  il governo toscano vuole  coinvolgere i parroci per informare la popolazione sugli atti governativi ma
non sempre ciò accade.
E’ quanto si apprende dal carteggio , manoscritto ,  tra il governatore militare e civile di Livorno con quello di
Portoferraio.

“Governo civile e militare
Di Livorno

Al Sig Cav Colonnello
Governatore dell’Elba
Portoferraio
Ill.mo Signore

Ha usato fin qui il Governo di trasmettere ai Parroci per mezzo delle Superiori Autorità  ecclesiastiche alcuni
di quelli atti che si volevano divulgati per le popolazioni Rurali le più discoste dai centri delle Giurisdizioni
politiche e civili.
In questi casi si raccomandava ai Parrochi stessi di affiggere alle porte delle Chiese gli Atti Governativi che
loro venivano trasmessi e di farne lettura accompagnata da conveniente esplicazione , dopo la Messa
Parrocchiale. Ha potuto convincersi il Governo che queste raccomandazioni non sempre trovano quella
corrispondenza che si desidera , tanto che manca sovente l’effetto di quella pubblicità che vorrebbesi per tal
modo ottenere.
Valutando i vantaggi che possono ricavarsi per assicurare la quiete pubblica , specialmente nelle Campagne ,
da una pronta e universale cognizione di ciò che preme al Governo , che tutti sappiano , e volendo adoperare i
mezzi che sono in potere del Governo stesso senza cercare cooperazioni volontarie d’autorità estranee che
possono fallire allora che sarebbero più necessarie , prevengo la SV Ill.ma che quando riceverà Proclami o
altre Dichiarazioni Governative delle quali si vuole la maggiore pubblicità possibile , oltre le solite affissioni
nei Capi Luoghi potrà valersi del Delegato e Gonfaloniere del suo Circondario per procurarne l’affissione alla
Porta delle Chiese o in altro luogo del pari cospicuo in ogni Parrocchia del proprio Circondario.
Il Governo sarà sempre riconoscente a quei Parrochi che vorranno illuminare i loro Popolani facendo note e
spiegando le disposizioni governative nell’interesse della quiete e della concordia pubblica;non sapendo
bene che il concorso a quest’opera  , sebbene degno del  loro ministero non può loro essere imposto , (   )
meglio di rivolgersi alle Autorità Politiche , le quali di concerto colle Municipali si daranno ogni cura di far
giungere la parola del Governo in ogni angolo dello Stato , acciò la malizia dei fautori di parte non abbia


modo di speculare sull’ignoranza delle popolazioni lontane dai centri e però dalla vera cognizione dei fatti e
degli intendimenti Governativi.
Sia augura il Governo anche in questo provvedimento di essere efficacemente secondato dalla SV Ill.ma
lasciando al suo prudente arbitrio la scelta dei mezzi più atti a raggiungere lo scòpo che Le è stato richiesto.

Livorno 30 Maggio 1859

Il Governatore

Annibale Bigazzi”

 

(Affari  generali del governo dell ‘Elba 1859-1860. Doc 15-100.Circolari 1-42.Circolare n 21.Archivio storico
comune Portoferraio)




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SPESE  PER  LA  GUERRA  D’INDIPENDENZA

 


 

Fineschi , governatore militare e civile dell’Elba ,  il 30 maggio 1859 scrive al gonfaloniere di
Portoferraio , Squarci ,  una “officiale” dalla quale traspare in modo evidente quanto ogni guerra costi anche
su piano economico a tutta la comunità che la sostiene.
Un aspetto questo  che passa spesso in secondo piano rispetto all’altro quello dei costi in perdita di vite
umane ma che pur esso ha  importanza.
La “officiale” affronta infatti i problemi  economici sorti In questa seconda guerra dell’indipendenza italiana
e come  il governo superiore vi fa fronte.

“Governo civile e militare
dell’Elba

Al Sig.re Gonfaloniere
della Comunità
di Portoferraio

Ill.mo Signore

Per di Lei notizia e regola e perchè si uniformi  in ciò che Le spetta a quanto colla medesima di ieri prescritto ,
mi affretto a trascriverLe una officiale del Superiore Governo di Livorno in data de’ 24 cadente  pervenutami
ieri

= Molte Amministrazioni Comunali dovendo anticipare le spese per i Volontari dello Stato Romano che si
recano in Toscana onde essere arruolati nel 2° Corpo dell’Armata Italiana che si sta quivi organizzando , han
no  , in mancanza di assegni speciali per questo titolo , esauriti i fondi destinati per i bisogni propri dei
Municipio e taluno è stato anche sussidiato dalla Cassa della respettiva Prefettura.
Ad impedire che resti disturbato il regolare andamento di tali amministrazioni il Governo Superiore trova
necessario che i loro rappresentanti si rivolgano senza ritardo a misura che commettono simili spese  , al
Sig.re Marchese Gualtiero il quale come Le veniva annunziato con Circolare de’ 15 stante riveste la qualità
d’Intendente Generale  del detto Corpo d’Armata  , onde averne pronto rimborso ,  e reintegrare nel caso vi sia
luogo , la Prefettura , mediante tanti Buoni  pagabili dalla Depositeria in conto del credito che su quella è stato
aperto al prefato Sig.re Gualtiero per la somma di un Milione di Lire.
Per regolarizzare poi i versamenti delle somme generosamente offerte al Governo dai Municipi per
concorrere alle spese della Guerra occorre che i versamenti stessi siano dai Camarlinghi eseguite nella casse
dove sogliono pagare i contributi  della Tassa Prediale  , avvertendo però di distinguere con separate
quietanze i sopradetti dagli altri che facessero delle somme ricevute dalle Commissioni incaricate di
raccogliere le oblazioni di privati cittadini=

Comunicandole quanto sopra passo a confermarmi con distinta considerazione.
Di VS Ill.ma

Portoferraio Lì 30  Maggio 1859

Devot.mo Srvitore

Fineschi”


(Corrispondenza ministeriale del governatore anni , 1856 , 1857 , 1858 , 1859. Anno 1859. Archivio storico
comune Portoferraio)

La Tassa prediale  , chiamata “tangente”è imposta diretta sugli immobili , censi e  livelli stabilita dal governo
granducale con reparto per ogni dipartimento (erano 4 i dipartimenti dello stato granducale toscano ancora
presenti  pur essendo il granduca fuggito e sostituito da un governo toscano).
All’interno di ogni dipartimento , per ogni singola comunità compresa dentro il dipartimento , era poi ripartita
la cifra relativa alla tassa prediale da pagarsi da parte dei soli possidenti tramite il “dazzaiolo”  , registro nel
quale era segnato accanto al nome del contribuente la rispettiva quota d’imposta  , la tassa prediale.

Il Camarlingo è impiego comunitativo ( comunale) con funzione di cassiere , percettore di tutte le entrate
comunali.




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


LA  BANDIERA  ITALIANA  NEGLI  UFFICI  PUBBLICI DELL’ELBA

 


 

Dopo che con decreto emanato nel dì 11 maggio 1859 il Governo della Toscana ha ordinato che tanto per
l’esercito quanto per la marina da guerra e mercantile l’unica bandiera dello stato sarà da qui innanzi la
bandiera tricolore italiana , il 29 maggio 1859  , dal governatore dell’Elba arrivano al gonfaloniere di
Portoferraio  ordini su come procedere ad esporre la bandiera tricolore.

Sono norme interessanti da leggere perché molte ancor oggi sono  vigenti.

“Governo civile e militare
dell’Elba

Al Sig. Gonfaloniere
di Portoferraio

Ill.mo Signore

Con circolare del 28 Aprile decorso venne ordinato che fossero tolti gli stemmi Granducali dalle Fabbriche
che se ne trovano corredate. Premendo adesso che sia supplito in altro modo , il Ministero dell’Interno ha (  )
necessario distinguere le Fabbriche in due categorie  , cioè quelle che hanno Uffizi di risultanza
Governativa;quelle in cui hanno sede gli Uffizi direttamente Comunali.
Le Fabbriche della 1° Classe debbonsi  pure distinguere in quelle in cui ha sede il Governo superiore locale e
nelle altre in cui sta un Uffizio qualunque.
A queste fabbriche senza distinzione dovrà apporsi sull’ingresso principale la denominazione dell’Uffizio che
vi ha stanza; ma quelle che servono al Governo Superiore Locale vi si terrà inoltre la Bandiera Italiana.
Rispetto poi alla fabbriche ove ha sede l’Uffizio Municipale si approva lo Stemma delle rispettive Comunità
con la iscrizione del nome della Comunità stessa e anche vi si terrà la Bandiera Italiana , con facoltà bensì di
non tenerla salvo nei giorni di  solenni Commemorazioni religiose o politiche.
L’asse della bandiera da apporsi nell’uno e o nell’altro caso deve essere dipinto coi tre colori nazionali e
dovrà nel secondo caso resta fissa al suo posto per modo da non esserne mai remossa.
Analogamente a queste norme la prego a dare in proposito istruzioni occorrenti rispetto agli Uffizi che la
riguardano e passo a ripetermi con ossequio.
DI VS Ill.ma

Lì 29 Maggio 1859
Dev.mo Serv.re

Fineschi”

( Corrispondenza  ministeriale  del Governatore anni  1856 , 1857 , 1858 , 1859. Anno 1859.Archivio storico
comune di Portoferraio)
Fineschi è il cognome del governatore militare e civile dell’Elba.


Questa corrispondenza tra governatore e gonfaloniere di Portoferraio è molto interessante perché
consente di conoscere da quando all’Elba la bandiera tricolore è  iniziata a sventolare negli uffici pubblici.




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L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


MESSA IN REQUIEM PER I CADUTI DI CURTATONE  ,  MONTANARA  E GOITO  " MORTI PUGNANDO PER LA CONQUISTA DELL' INDIPENDENZA ITALIANA "

 

La magistratura comunitativa di Portoferraio il 28 maggio 1859 scrive alla massima autorità dell’Elba , il
governatore militare e civile.
Lo fa per cmomemorare quanto accaduto undici anni prima : forte è lo slancio patriottico del momento
legato agli eventi  della seconda guerra d’indipendenza  italiana. Infatti , undici anni prima ,  il 29 maggio
1848 ,  era avvenuta  la battaglia di Curtatone e Montanara durante la prima guerra  d’indipendenza italiana.
Era accaduto un fatto straordinario : Leopoldo II , asburgo lorena ,  granduca di Toscana in questa guerra
d’indipendenza  , costretto dagli eventi  , aveva il 17 aprile 1848 emanato  un decreto di tre articoli dove
ordinava che la bandiera dello stato granducale toscano era sostituita con la bandiera tricolore italiana con
sovrapposto lo Scudo granducale.
Sotto la nuova bandiera tricolore  granducale toscana combattè contro gli austriaci , insediati nel Lombardo-
veneto , il battaglione dei volontari universitari pisani.389 studenti  universitari pisani  su 621 iscritti (due
terzi di tutti gli studenti) si arruolarono partendo per una avventura che si sarebbe conclusa in un bagno di
sangue:il corpo di spedizione toscano subì gravi perdite :168 morti , 500 feriti ,  circa 1200 prigionieri.Questo
corpo di spedizione toscano era comandato dal generale portoferraiese Cesare De Laugier (distintosi nella
campagna di Russia del 1812) ed includeva parecchi elbani.Tra questi  Eugenio Bigeschi , futuro gonfaloniere
di Portoferraio , il  cadetto   Stanislao Bechi che si meritò sul campo la promozione ad ufficiale e la medaglia
al valor militare: il Bechi fu fucilato dai russi nel 1863 combattendo per la guerra per l’indipendenza di quel
popolo  oppresso dalla Russia. Il più valoroso di tutti fu l’artigliere Elbano Gasperi protagonista assoluto
della battaglia di Curtatone e Montanara.   Nella  battaglia non fu sconfitto l’esercito austriaco  ma le
ingenti perdite bloccarono gli austriaci dando così il tempi all’esercito piemontese di riorganizzarsi e
sconfiggere poi le truppe nemiche nella battaglia di Goito.
La commemorazione di questi prodi caduti pugnando per l’indipendenza dell’Italia è molto sentita proprio
perché è di nuovo guerra per la causa dell’indipendenza.
E , il tempo a disposizione per la preparazione della messa in requiem  è davvero poco.
La magistratura comunitativa di Portoferraio nella stessa giornata  in cui arriva l’ordine dal governatore
dell’Elba è convocata con urgenza : una seduta con un solo argomento all’ordine del giorno.
E’ quanto risulta dal copialettere del gonfaloniere:

“A dì 27 maggio 1859

1. Commissione per concordare l’occorrente col Parroco per la solenne messa di requiem per i prodi
Toscani morti a Curtatone e Montanara e Goito pugnando per al conquista della Indipendenza
Italiana

Letta la Officiale del Governo dell’Elba  , ricevuta in questo giorno , con la quale si fa apprendere che il giorno
30  del cadente mese alle ore 10 e ½ anti merid. Nella Chiesa Arcipretale di questa città , venendo celebrata
una solenne Messa di Requiem per i prodi di Toscana morti a Curtatone e Montanara non che per quelli che
lasciarono la vita a Goito pugnando per la conquista dell’Indipendenza Italiana , invitava il Sig. Gonfaloniere
ad intervenire in forma pubblica insieme ai componenti il Municipio alla detta funzione.


Quindi unendosi ad altri due componenti la Civica Magistratura la invitava a tenere i necessari concerti col
Sig Parroco Arciprete perché tanto lo addobbo della Chiesa sia decente ed adattato alla circostanza quanto
perché tutto proceda con ordine e dignità.
A proposizione del sig. Gonfaloniere si nominarono per gli effetti indicati i Signori Francese Angiolo Foresi
sostituto di Gonfaloniere  , Michele Coppi Priore e Domenico Mibelli Consigliere sostituto Priore.
E giratoil partito riportò voti favorevoli 5 , contrari nessuno.
E non essendovi altro da trattenere si licenziarono.”

 

(Protocollo delle deliberazioni dal dì 28 agosto 1858 al dì 12 settembre 1859.Carta 197.Archivio storico
comune Portoferraio)

Il giorno dopo , 28 maggio ,  il gonfaloniere Squarci  invia lettera al governatore dell’Elba :

"Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore Militare e Civile
dell'isola d'Elba
a  Portoferraio

Lì 28 maggio 1859

Morte di Curtatone.Messa in requiem

In coerenza dell'invito contenuto nella officiale di VS Ill.ma pervenuta mai il giorno di ieri  , la Magistratura fu
sollecita a convocarsi per urgenza e nominare nel suo seno una Commissione composta dai Signori
Francesco Angiolo Foresi  , ss. Gonfaloniere , Michele Coppi , Priore ,  e Domenico Mibelli , Priore Supplente , perché
la officiale indicata ricevesse il dovuto sfogo per ciò che riguarda al concerto da tenersi con questo Signor
Parroco Arciprete , onde l'addobbo della Chiesa per la solenne Messa di Requiem di Requiem  da celebrarsi
per i prodi Toscani morti a Curtatone , Montanara e Goito pugnando per la conquista dell'Indipendenza
Italiana sia decente a adatto alla circostanza. Nel rimanente poi sarà mia cura di invitare la Rappresentanza
Comunale perché intervenga in forma pubblica all'ora indicata all'ora indicata alla  funzione .
Mi pregio intanto
Squarci"

(Copia lettere del Gonfaloniere  di Portoferraio   dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860. N 96.Archivio
storico comune Portoferraio)

Ed ecco i nomi  degli invitati a far parte della rappresentanza comunale alla messa in requiem

"Ai  Signori

Agostino Boccini
Michele Coppi
Marc'Antonio Papuccio
Priori

Domenico Mibelli
Luigi di Lazzaro Gavassa
Priori Supplenti

A Portoferraio
Lì 28 Maggio


Morti di Curtatone. Inviti alla Messa di Requiem

Resta invitata VS Ill.ma a portarsi la mattina di lunedì 30 del cadente mese di Maggio alle ore dieci precise a
questa Residenza Comunale per quindi in seguito di conveniente invito ricevutone dal Governo dell’Elba
 , trasferirsi in forma pubblica nella Chiesa Parrocchiale per assistere alla solenne Messa di Requiem da
celebrarsi per i prodi toscani morti a Curtatone Montanara e Goito  , pugnando per la conquista della
Indipendenza Italiana; prevenendola che mancando senza giustificare la di Lei impotenza incorrerà nella
Multa stabilita dalle vigenti leggi in materia.
E con stima

Squarci”

(idem come sopra. N 97-100)\\

 

 

Il Gonfaloniere di Portoferraio Squarci continua la sua opera per organizzare una solenne messa in requiem
per i prodi toscani morti  a Curtatone , Montanara e Goito “pugnando per la conquista della indipendenza
italiana”.
Così scrive al maestro direttore della banda civica:

“Al Sig Maestro
Direttore
della Banda Civica
Lì 28 Maggio

Questo Civico Magistrato d’invito Superiore dovendosi trasferire in forma pubblica in questa Chiesa
Parrocchiale  la mattina di lunedì 30 cadente del mese di Maggio per ivi assistere insieme all’Autorità
Governativa al celebrarsi per i prodi Toscani morti a Curtatone Goito e Montanara  pugnando per la
conquista della Indipendenza Italiana ;io La invito a trasferirsi alle ore dieci precise della mattina suddetta in
questo Palazzo Pretorio col Corpo Musicale in tenuta per quindi  trasferirsi secondo il consueto all’indicato
Tempio , ove potrà far eseguire delle adatte Sinfonie durante il Divin Sacrifizio per il che Ella come Direttore
terrà in precedenza gli opportuni concerti col Reverendo Sig. Parroco Arciprete.
Voglio sperare che la Società tutta si mostrerà in questa circostanza compiacente e zelante e frattanto
esternandole i miei ringraziamenti mi è piacevole ripetermi con stima

Squarci”

 

(Copialettere  del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860.  N 102.Archivio
storico comune Portoferraio)

La solennità della messa in requiem  viene partecipata  alla componente civile della società di Portoferraio
perché il Gonfaloniere invia inviti anche agli impiegati civici:

“Il sottoscritto Gonfaloniere invita i Sig.ri Impiegati Civici qui appresso notati nella mattina del dì 30 Maggio
cadente alle ore 10 precise in questa Residenza Municipale per quindi trasferirsi col Magistrato in forma
pubblica nella Chiesa Parrocchiale per assistere all’Autorità Governativa alla solenne Messa di Requiem per
celebrare i caduti Toscani morti a Curtatone Montanara e Goito pugnando per la conquista
dell’Indipendenza Italiana.
Sigg.  Avv Luigi Hutre
“  “ Dr Michele Mattigni  chirurgo condotto
“  “ Dr Pietro (  )                   “”      “      “
“  “ Dr Francesco Leoni      “        “       “
“  “ Dr Torello Filippi           “       “        “


“  “  Biagio Guadagni       Maestro

Sig.      Pasquale Salvatore      Maestro
Don Franco Gasparri    “
Don Aurelio Carli           “
Jacopo Fazzi                    Archivista
Benedetto Montelatici    Segretario

 

Squarci “

 

(Idem come sopra. N. 103)

Infine il Gonfaloniere si rivolge al governatore della reverenda Misericordia di Portoferraio per avere aiuto
nell’addobbo funebre.

“Sig Governatore della
Reverenda Misericordia
di Portoferraio

Ne dì 30 del cadente mese dovendosi celebrare una Messa di Requiem in questa Chiesa Arcipretale per i
prodi Toscani morti a Montanara e Curtatone e mancando a questa Curia i parati ed altri oggetti per
l’addobbo funebre nella mia qualità di Gonfaloniere e Capo della Commissione a tal uopo costituita prego
VS Ill.ma a volersi compiacere ordinare che mi vengano per l’oggetto che sopra , somministrati alcuni parati
neri ed altro restando io garante della restituzione.

Squarci”

 

(Idem come sopra. N 104)

 

 




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PROBLEMI  CONNESSI  CON  L'ARRUOLAMENTO  DEI  VOLONTARI  PER  LA GUERRA  D'INDIPENDENZA

 



Il 27 maggio 1859 il governatore di Livorno scrive a quello dell'Elba manifestando tutta la sua
preoccupazione per quanto riguarda l'arruolamento di volontari per la guerra dell'indipendenza che
provengono dall'estero in particolar modo dalla romagna pontificia.
La preoccupazione è legata al fatto che se esclusi dal servizio militare per mancanza di moralità o per difetti
fisici possano dedicarsi al brigantaggio.
A questi soggetti deve essere impedita la dispersione nei piccoli paesi  e nelle campagne dove è più facile
che compromettano la sicurezza delle persone e delle cose .
A questi soggetti  privi di regolare recapiti "ne sia curato con ogni mezzo il sollecito e sicuro rinvio alla
Frontiera" nell'interesse superiore dell'ordine  ,  della quiete  ,  della sicurezza pubblica.

 

"Governo Civile e Militare
di Livorno

 

Al Sig. Cav Colonnello
Governatore dell'isola d'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

E' nell'interesse superiore dell'ordine  ,  della quiete  ,  della sicurezza pubblica che v'ha ora bisogno di richiamare
tutta la speciale attenzione delle Autorità Governative sui non pochi Individui che dall'Estero e
particolarmente dalla Romagna Pontificia si recano in Toscana onde arruolarsi come Volontari per
combattere la Guerra per la Indipendenza Italiana.
Su costoro  ,  quante volte restino esclusi dal Servizio Militare sia per difetto di moralità sia per causa di fisiche
imperfezioni  ,  la vigilanza della Polizia deve essere quanto mai solerte e attiva  ,  quando riuscisse minore il
bisogno  ,  il brigantaggio ne sarebbe disgraziatamente la dolorosa conseguenza e a questo importa
assolutamente ovviare.
E' dunque necessario che senza perderli un momento di vista   ,  sia spiegata sul conto loro pronta ed energica
l'azione Governativa  ,  che soprattutto ne venga impedita la dispersione per le campagne e i piccoli paesi
  ,  dove più facilmente che nei Capoluoghi potrebbero compromettere la sicurezza delle persone e delle cose e
che infine siccome Individui mancanti di oggetto plausibile di mezzi di sussistenza e privi di regolare
Recapiti  ,  ne sia curato con ogni mezzo il sollecito e sicuro rinvio alla Frontiera

Lì 27 maggio 1859

Il Governatore
Annibaldi Bigazzi”

(Affari generali del  Governo dell’Elba 1859-1860. Doc.101-260. Carta 221.Archivio storico comune
Portoferraio)




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L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


BOLLETTINI DI GUERRA  NON CORRETTI. PROVVEDIMENTI PER UNA CORRETTA COMUNICAZIONE.

 


 

Nonostante lo slancio patriottico di tutta la popolazione a sostegno della guerra dell'indipendenza ,
chiamata anche guerra nazionale ,  qualcosa non funziona specialmente per quanto riguarda la stampa dei
bollettini di guerra estratti dal Monitore.(la gazzetta ufficiale dell'epoca)
Il 24 maggio 1859 il governatore di Livorno così scrive a quello di Portoferraio:

"Governo di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

E' informato il Governo che si stampano in codesta città bollettini delle notizie di guerra estratti dal
Monitore e si rendono al pubblico.
Questo abuso non può essere tollerato per buone ragioni di ordine pubblico e perché si crede sufficiente la
pubblicità delle notizie che viene dal Monitore. Debbo invitare pertanto al SV Ill.ma ad in vigilare perché
venga rispettata questa proibizione del Superio Governo facendo (  ) tutti gli Stampatori  e Librai e chiunque
altro ancora a non prestarsi alla vendita di Bollettini e alla diffusione di tali notizie redarguendone i contrav
ventori a norma delle leggi veglianti.
Pregandola di riscontro alla presente mi pregio ripetermi con distinta stima.

Livorno 24 maggio 1859

Il Governatore

Annibaldi   Bigazzi "

(Affari generali del  governo dell'Elba 1859-1860.Doc 15-100. Circolari 1- 42.Circolare 19.Archivio storico
comune Portoferraio)

Per motivi  etici ,  e di ordine pubblico , il problema di una corretta informazione al popolo per quanto sta
succedendo al fronte della guerra per l'indipendenza è di cruciale importanza per il governo della Toscana.
Infatti il 25 maggio , giorno successivo all'arrivo della circolare del governo di Livorno ,  al governatore
dell'Elba  perviene una circolare ministeriale del ministro dell'Interno Bettino Ricasoli

"                                                                            ill.mo Signore

Ora che si combatte la guerra nazionale  , il Governo intende agevolmente con quale ansietà le popolazioni
aspettino le notizie  ,  e come il Monitore che spesso non è in tempo ad inserire negli esemplari inviati nelle
Province i Bollettini dell'esercito che sono trasmessi a Firenze nelle ore pomeridiane , soddisfaccia
imperfettamente al bisogno di avere pronta e frequente cognizione dei fatti della guerra.Il Governo fa
giusto giudizio della pubblica impazienza e senza recedere dai principi già dichiarati dal Ministero


dell'Interno con la Circolare del dì 12 Maggio cadente crede suo dovere di appagarla in quel modo che può
essere compatibile con quel savio riserbo imposto dalle ragioni militari e dalle condizioni politiche della
Patria.
Il Governo dunque di qui innanzi ogni volta che riceverà notizie di fatti di guerra  di qualche importanza le
trasmetterà subito per Telegrafo ai Prefetti , i quali le faranno senza indugio stampare ed affiggere nei luoghi
ov'è maggiore la frequenza del Popolo. Con questo provvedimento intende peraltro il Governo che cessi
l'abuso introdotto in alcune Città di pubblicare notizie della guerra che non rivestano alcun carattere di
autenticità e che possono recare disturbo nelle famiglie che hanno i loro congiunti nelle file dell'esercito
nazionale e turbare improvvidamente le quiete pubblica.Sappiano i cittadini che il Governo riceve sempre
regolarmente i Bollettini ufficiali dell'esercito e che da questi soltanto si può apprendere con sicurezza
quanto accade sui Campi ove si decidono le sorti della Nazione.Quando per parte del Governo non si fa
nessuna pubblicazione  , ognuno pensi che ciò è per la semplice ragione che nulla è avvenuto.
Voglia la SV Ill.ma provvedere con tutto l'impegno alla fedele esecuzione di quanto di sopra è prescritto sulla
immediata pubblicazione dei Bollettini che le verranno trasmessi e faccia conoscere ai suoi amministrati
queste Disposizioni Governative che si raccomandano all'opinione illuminata dei cittadini per produrre
l'effetto che si desidera.
Mi pregio frattanto di confermarmi con particolare ossequio.

Di VS Ill.ma

Dal Ministero dell'Interno Li 25 Maggio 1859

Devotissimo Servitore

BETTINO  RICASOLI "

(idem come sopra .Circolare 20.Aechivio storico comune Portoferraio)




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"IL GIOCO DELLA TOMBOLA PER LA CAUSA NAZIONALE"

 


Nelle filze d'archivio del copia lettere del Gonfaloniere di Portoferraio si trova manoscritto un documento in
data 22 maggio 1859.
E' importante in quanto manifesta la mobilitazione di tutta la citta di Portoferraio nel sostenere la guerra
per l'indipendenza con una tombola di beneficenza.
IL sindaco  Squarci richiede al governatore militare e civile dell'Elba l'autorizzazione.

Al Sig Governatore Civile e Militare dell'isola dell'Elba a Portoferraio.

Domandata l'autorizzazione di fare una tornata tutte le Domeniche a vantaggio della guerra
dell'Indipendenza.
Mentre la Commissione che ho l'onore di presiedere istituita in ossequio alla Circolare del Ministero
dell'Interno del dì 13 Maggio 1859 stava studiando il modo di raccogliere nuovo denaro ai bisogni della
guerra della nostra indipendenza in questa ristretta Città  ,  la quale aveva per mezzo di private persone
contribuito generosamente al medesimo scòpo con le Oblazioni servite a vantaggio dei Volontari   ,   è scesa
nell'unanime parere che facendo una Tombola nelle ore pomeridiane di ogni domenica  ,  su la Piazza d'Armi  ,  si poteva sperare di raccogliere delle somme non lievi   ,  relativamente al numero di questi Abitanti.

Il sistema da usarsi sarebbe quello stesso che durante il Carnevale si stila in Teatro   ,  con la sola differenza
che invece il terzo retribuito all'Impresa Teatrale  ,  si preleverebbe la metà degli incassi a favore della Causa Nazionale.

Col mezzo della Tombola VS Ill.ma non può ignorarlo si sono condotte a fine in Toscana opere di grande
rilievo e di pubblica utilità   ,  come a modo di esempio la Chiesa per il Soccorso in Livorno e le Statue che (  ) il Loggiato degli Uffizi in Firenze.
Insista pertanto che nessun interesse pubblico può pareggiare in importanza quello a cui tutti dobbiamo
concorrere  ,  onde possa conseguire la tanto sospirata e combattuta Indipendenza della Patria  ,  così ho luogo di lusingarmi   ,  che fatta astrazione di ogni altra considerazione   ,  che starebbe contro l'ideato espediente della Commissione  ,  prego VS Ill.ma di autorizzare la Tombola di cui si tratta  ,  al quando creda nelle emergenze in cui versa l'Italia di non avere (    ) per farlo  ,  al procurarseli con la maggiore possibile
sollecitudine.
Non debbo toccarle  ,  che la Commissione nell'atto che dà opera ad altri mezzi per fare denaro  ,  avrebbe
stabilito di dar principio alla Tombola  ,  previo il Superiore Permesso  ,  il 29 maggio corrente  ,  per proseguire tre al mese.

Colgo l'opportunità favorevole per confermarmi con tutto l'ossequio
Di VS Ill.ma


Squarci

(Copialettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 22 Maggio 1859 al dì 5 Dicembre 1860. A. 1859 . N° 79)

 

Lo slancio patriottico della commissione presieduta dal gonfaloniere non cessa.

Sempre in data 22 maggio anche le confraternite della città vengono sollecitate dal gonfaloniere ad elargire
qualcosa per la guerra dell'indipendenza  ,  quale "oblazione patriottica".

 

Sig.ri Governatori della Rev.nda Misericordia e della Confraternita del SS Sacramento a Portoferraio

Le Accademie di questa Città  ,  che hanno per scòpo della loro Istituzione  ,  l'onesta (  ) del pubblico e dei
privati  ,  si sono associati allo slancio patriottico di questi abitanti votando delle somme per servarsi nella
Cassa del Camarlingo Comunale onde impegnarsi a vantaggio della Guerra della nostra Indipendenza

.La Commissione eletta dal Magistrato Comunitativo supponendo e spero non invano che codesto Sodalizio c
he
fa professione di opere pie religiose  ,  non vorrà essere da meno delle accennate Accademie  ,  col mio mezzo prego VS Ill.me a vedersi impiegare presso i fratelli (della SS Misericordia e della Confraternita del SS
Sacramento)congregati in corpo  ,  a voler elargire una somma che tanto più sarà accetta e meritoria verso la
Patria  ,  quanto più sarà degna e proporzionata ai mezzi di cui può disporre.

Le prevengo nel tempo stesso che la Commissione oltre l'obbligo assunto di raccogliere le oblazioni
patriottiche  ,  ha pur quello di rendere di pubblica ragione con le stampe i nomi dei contribuenti.
Mi creda con immutata stima


Squarci

(Idem come sopra.N. 80-81)

 




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COMMISSIONE PER LE OFFERTE ELARGITE ALLA GUERRA
DELLA INDIPENDENZA ITALIANA

 


Il 20 Maggio 1859 il Gonfaloniere di Portoferraio (Fabio Squarci) informa Sua Eccellenza il Ministro dell'Interno a Firenze (Bettino Ricasoli) che il 19 maggio andante è stata istituita a Portoferraio una commissione per la raccolta delle oblazioni per la guerra nazionale .

Al tempo stesso viene informato il ministero che il comune di Portoferraio ha stanziato lire mille quale offerta per la guerra dell'indipendenza italiana.

"A Sua Eccellenza il Ministro dell'Interno a Firenze A seguito della Circolare di Vostra Eccellenza il 13 del corrente mese di maggio , questo Civico Magistrato nella sua tornata del 19 andante con analoga Deliberazione ha nominato una Commissione diretta a raccogliere le singole offerte per la Guerra dell'Indipendenza Italiana;qual Deputazione io rendevo di pubblica ragione con ( ) avviso che ho l'onore di rimettere qui in copia alla Eccellenza Vostra; e contemporaneamente il Magistrato stesso ha stanziato la somma di lire mille a carico della Cassa Comunale per l'oggetto su indicato.
Ho l'onore frattanto di dichiararmi L'avviso è nel registro Avvisi sotto il n. 10 Maggio 1859 "

(Copialettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 31 ottobre 1856 al dì 22 maggio 1859.Anno 1859 .Copialetttere n. 76)

La commissione istituita dal comune di Portoferraio il 19 maggio 2016 , decide di scegliere alcune signorealle quali il gonfaloniere chiede di volersi adoperare per la guerra dell'indipendenza "sapendo che alla preghiera dettata dal labbro femminile e patriottico niuno potrà negare l'obolo alla Patria" Il 22 Maggio 1859 il gonfaloniere di Portoferraio , presidente della commissione diretta a raccogliere offerte per la guerra dell'indipendenza ,  scrive alle signore :

" Signore Marianna Bigeschi nata Mazzinghi Anna Montelatici nata Senno Marianna Bigeschi nata Puccini Domenica Daddi Nata Gasparini Elvira di Luigi Damiani Eloisa Foresi nata Bracci A Portoferraio Il Sesso cui Ella appartiene si è sempre e dovunque distinto per opere pie. VEDERE Un'opere eguaglia quella che è diretta a sopperire ai bisogni della Comunità quando combatte per raggiungere col mezzo della guerra la propria indipendenza. Mentre il sesso forte animoso combatte sul campo , le gentili Signore , le Donne di ogni condizione , debbono prestarsi a raccogliere denaro , garze file o quant'altro è indispensabile ai bisogni di una guerra. A questo fine la Commissione da me presieduta , l'ha prescelta e la prega a volersi adoperare con zelo e perseveranza a raccogliere oggetti e pecunia , sapendo per (VEDERE )che alla preghiera dettata dal labbro femminile e patriottico niuno potrà negare l'obolo alla Patria che invoca aiuto ad ogni suo figlio in così supremo momento. Abbia in questa mia l'attestato anticipato della riconoscenza della Commissione la quale molto si ripromette dalla di Lei opera e frattanto mi dò il piacere di dichiararmi Di Lei Signora Squarci"

(Copialettere del gonfaloniere di Portoferraio dal dì 22 maggio 1859 al dì 5 dicembre 1860 .Anno 1859. Copialettere n da 82 a 87 ) 




      Marcello Camici
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    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


" SUL TEMA  DEI RESTAURI DELLE  FABBRICHE  PARROCCHIALI  "
( MINISTERO DEGLI ATTI ECCLESIASTICI .   GOVERNO  TOSCANO)

 

 

Il 20 maggio 1859 perviene da Firenze al governatore militare e civile dell'Elba una circolare
ministeriale , manoscritta.
E' inviata dal ministero degli  atti ecclesiastici del governo toscano.
Per quanto riguarda il restauro delle fabbriche parrocchiali , Il ministero  dapprima passa alla disamina delle
cose che  non vanno e poi enuncia una serie di provvedimenti e norme da tenersi  per ovviare a fatti che
"tornano in danno dell'erario dello Stato"

                                                                  Ill.mo  Signore

La esperienza del decorso decennio ha dovuto richiamare l'attenzione del Ministero degli Atti Ecclesiastici
sul tema dei restauri delle Fabbriche Parrocchiali che fa loro esclusivamente carico.
Ha riscontrato che rispetto alla Case Canoniche  non di rado è rimasta confusa col vero bisogno le maggiori
comodità e talvolta il lusso ; e rispetto alle Chiese non sempre  si è stati contenti di una sufficiente capacità
ed ampiezza di esse ma si è voluto ampliarle  ed ornarle oltre la necessità  ;  e senza alcun riguardo a quella
ragionata economia con cui incombe al Ministero  di usare dell'assegnamento per titolo di Restauri , portata
nel Bilancio dello Stato per le Chiese di patronato del Governo  , il qual Patronato sotto questo rapporto non è
investito di obblighi maggiori di quelli spettano al Patronato privato.
Ha veduto il Ministero ridotta a quasi  consuetudine nei Parrochi nuovi la domanda dei restauri delle Chiese
delle quali sono stati investiti e sovente prima che siano sistemati gl'interessi coi predecessori e loro eredi:
cosicchè sotto speranza e con la  fiducia di essere soccorsi dal parte del Governo , sono più (  ) con quelli (  ) ,
e nei restauri poi effettuati con l somme del Governo ricevute sono rimasti compresi quelli che erano da
effettuarsi con le somme ottenute dai predecessori e ciò con incompetente aggravio dello stesso Governo.
Ha dovuto riscontrare la molta(  ) nelli stessi Parrochi , per qualunque benché minima lesione delle
fabbriche , ad aver ricorso al Governo per riparazioni e provvedimenti immemori  dell'obbligo loro
incombente della conservazione e manutenzione . Gli si è fatto innanzi , particolarmente nelle edificazioni
nuove , od ex integro , il doloroso spettacolo della rovina delle Fabbriche poco dopo la loro ricostruzione  con
sacrifizio immenso nonché disastro del Governo che ne aveva sostenuta la spesa. Ed ha dovuto infine vedere
che  , in generale , gl'Ingegneri  , specialmente in fatto di progetti di ricostruzioni nuove , curanti forse
soverchiamente l'interesse dell'Arte , non hanno tenuto conto di quella semplicità e modestia che son proprie
delle Chiese e Canoniche di campagna e con cui  unicamente spetta  al Governo di provvedere"

(Affari generali  del  governo dell'Elba 1859-1860   . Doc 15-100-Circolari 1-42. Circolare 18.Archivio storico
comune di Portoferraio)

Questa prima parte  della circolare ministeriale evidenzia  le cose che non vanno sul "tema  dei restauri
delle fabbriche parrocchiali"
Tutta una serie di rilievi che , in sintesi ,   sono :
A) le case canoniche dove  le maggiori comodità e talvolta il lusso non di rado sono rimaste confuse col vero
bisogno ;
B) per le chiese si è voluto ornarle ed ampliarle oltre la necessità  ;
C) il patronato pubblico è stato investito di obblighi maggiori di quelli che spettano al privato senza alcun
riguardo a quella ragionata economia con cui incombe al  ministero di usare dell'assegnamento per titoli di
restauro  ;


D) i nuovi Parrochi che chiedono restauri delle chiese di cui  sono stati investiti ,  prima che siano sistemati gli
interessi  dei loro predecessori e ciò con competente aggravio di spese del governo  ;
E)molti parrochi ricorrono all'aiuto del governo per qualunque benché minima lesione per riparazione e
provvedimenti di loro incombenza  ;
F) particolarmente per le edificazioni nuove od ex integro è presente il doloroso spettacolo della rovina
dopo la loro ricostruzione con disastro per l'economia del governo che aveva sostenuto le spese ;
G) specialmente in fatto di progetti di ricostruzioni nuove sono gli ingegneri che non hanno tenuto conto di
quella semplicità e modestia che son proprie delle chiese e  canoniche di campagna

 

"CHI ASCESE CONTRO SUA VOGLIA A QUESTI ALTI SEGGI AI TEMPI CHE CORRONO FECE ATTO
D'ABNEGAZIONE  CIVILE  PER  AMORE DEL  PUBBLICO BENE " (ENRICO POGGI)

 

 

Questa è la seconda parte della lettera   scritta il 20 maggio 1859 al governatore militare e civile dell'Elba
dal"devotissimo servitore" Enrico Poggi , neo ministro di Giustizia e Grazia del gabinetto di governo di
Toscana formato dal commissario straordinario Boncompagni .
Il Poggi  volendo far conoscere "gl'intendimenti e le vedute" che gli serviranno da guida nell'esercizio del
ministero di cui è stato chiamato a far parte  ,   così continua:


"Ogni opinione è rispettata , ogni modo d'intendere e d'apprezzare l'andamento delle cose pubbliche è
libero , purchè il Magistrato dopo aver con retta coscienza compiuto il dover suo si conduca nel consorzio
sociale col senno e colla temperanza che si conviene a chi è insignito di un Sacerdozio Civile.
Vano è che raccomandi a Giudici zelantissimi l'osservanza severa della disciplina la quale rende più
appariscente e più sensibile agli occhi di chiunque la rettitudine dei giudicati ; non che quella maggiore
speditezza nella risoluzione degli affari conciliabile con la gravità degli studi e con le prescrizioni degli ordini
veglianti.
Attendano i Procuratori Generali presso le Corti ed i Procuratori del Governo presso i Tribunali di prima
istanza a fare osservare con scrupolo le Leggi e a curare la repressione dei delitti. I tempi sono difficili per
essersi di nuovo commossi ed agitati gli affetti e le passioni politiche. Ma non si perdano d'animo ,
conciòsiacosache  queste non possono produrre gravi sconcerti nell'interno dello Stato , prevalendo
nell'universale un sentimento che tiene in freno le passioni smodate e le costringe a tacere ; quello di
cooperare tutti in qualche modo  , non foss'altro col silenzio o con la buona condotta , al riscatto della patria
comune.
Pensino altresì che sconcertare i disegni dei pochi malevoli  , se pur vi fossero , diretti a turbare l'ordine
pubblico , basterebbe proclamarli al cospetto della società  nemici d'Italia , perché queste sole parole
varrebbero a condannarli all'animavversione ed alla ignominia pubblica , quasi fossero nella condizione degli
antichi romani cittadini che disonorandosi con macchinazioni contro la patria venivano puniti con
l'interdizione dell'acqua e del fuoco.
Ma quando il caso d'agire si presentasse  , si mostrino fermi e rigorosi nell'eseguire le leggi  , si adoperino con tutta l'energia possibile e che con tutti i mezzi che sono a loro disposizioni per reprimere ogni disordine
 , perché il Governo è risoluto a non tollerare che da nessuna parte né sotto verun pretesto venga alterata la
tranquillità e la quiete del paese.
Chi ascese contro sua voglia a questi alti seggi ai tempi che corrono fece atto d'abnegazione civile per
amore del pubblico bene ;  né vi fu portato da preconcetti desideri ,  o dalle lusinghe di un potere che spinoso
sempre è a questi dì spogliato eziandio di quello splendore e di quelle dolcezze che possono talvolta
adescare i meno esperti. Vi è dunque diritto  e diritto incontrastabile ad esigere da ogni ordine di cittadini il
sacrificio sull'altare della patria d'ogni risentimento , d'ogni rancore privato , delle rimembranze del passato e delle speranze dell'avvenire che meglio arridono ai particolari desideri di ciascuno , per accettare di buon
animo il presente stato e contribuire a mantenerlo ;  finchè la Provvidenza non ci riconosca meritevoli di
quelle migliori sorti a conseguir le quali ne ha aperto visibilmente la via.
Difficile e delicata è la condizione dei Pretori , massime di quelli che risiedono in piccole città , nelle terree  e

castella , dove l'autorità giudiciaria si dee le più volte esercitare in mezzo a passioni ed interessi più vivi , più in conflitto fra loro , più rumoreggianti all'interno del santuario della giustizia , di quello non accade nei grandi centri di popolazione.
A loro è più particolarmente raccomandabile una previdente sagacia ed una temperanza nei modi
congiunta a quella fermezza d'animo che rivela il proposito di adempiere  ai propri doveri senza lasciarsi
senza lasciarsi preoccupare da nessun pensiero né da alcuna cura di quel che avverrà quando l'atto della
giustizia è compiuto.Ogni Magistrato che si diporta in tal guisa e che alla prudenza unisce lo spirito di
conciliazione , non può ,  non incontrare in breve il genio dei suoi amministrati , non può non vincere la
contrarietà e le resistenze d'ogni maniera e meritarsi l'approvazione di tutti i buoni.
Il Governo che ha già spontaneamente mostrato   di curare , con una debita sebben parziale riparazione di
piccolissimo aggravio alla Finanza dello Stato , la dignità e il decoro dell'ordine giudiziario , fida nella
saviezza , nella coscienza e nello zelo del Magistrati d'ogni grado , i quali vorranno dar nuovi saggi per
crescere sempre più nella pubblica estimazione ,  e per assicurare la rigorosa osservanza delle Leggi  e la
imparziale amministrazione della giustizia.
Molti bisogni rimarrebbero ancor  a soddisfare potendo le istituzioni giudiciarie e le Leggi che a quelle più
strettamente si riferiscono essere suscettive di miglioramento pel comun bene ; ma i presenti tempi se
permettono di prepararsi allo studio delle riforme non consentono d'operare cambiamenti di qualche
importanza.
Il Governo è sollecito di conoscere tutte le necessità dell'ordine di cose ora esistente  , aspettando dalla
vittoria della Causa nazionale l'opportunità di provvedervi.
Di VS Illustrissima

Dal Ministero di Giustizia e Grazia
Lì 20 Maggio 1859

Devotiss. Servitore

ENRICO  POGGI"

(Affari  generali del  Governo dell 'Elba 1859-1860 .Doc 15-100.Circolari 1-42.Circoalre 15.Archivio storico
comune Portoferraio)




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L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


ORDINI  DEL GOVERNATORE DELL'ELBA  AL COMUNE DI PORTOFERRAIO

"CHI ASCESE CONTRO SUA VOGLIA A QUESTI ALTI SEGGI AI TEMPI CHE CORRONO FECE ATTO
D'ABNEGAZIONE  CIVILE  PER  AMORE DEL  PUBBLICO BENE " (ENRICO POGGI)

 


Il 20 maggio 1859 ,  giorno immediatamente successivo a quello in cui  il comune di Portoferraio ha
deliberato la istituzione di una commissione per la raccolta delle oblazioni per la guerra della indipendenza
ed esso stesso ha deciso di stanziare una somma di mille lire ,  così  il governatore dell'Elba , colonnello
Fineschi ,  scrive al gonfaloniere di Portoferraio , dr Fabio Squarci.
La massima autorità pubblica dell'Elba interviene ed evidenzia l'attenzione che viene rivolta dal "Superior
Governo" a quanto sta accadendo nell'isola : raccolta di denaro per sostenere le spese della guerra
d'indipendenza.
Attenzione che non è scevra da preoccupazione : la raccolta deve procedere con ordine secondo i decreti
del "Superior Governo" in particolare del Ministero degli Interni.
Tutta questa raccolta di oblazioni  rende  ancora più evidente come la  guerra dell'indipendenza  per la
causa nazionale sia partecipata dalla popolazione dell'isola.

"Governo
civile e militare
dell'Elba

Al Sig.re Gonfaloniere
della Comunità di
Portoferraio

Ill.mo Signore

Avendo il Superior Governo della Toscana con Decreto de' 13 stante pubblicato nel Monitore Toscano del 17
detto N° 116 , disposto che la regolare esazione delle offerte fatte dai pubblici Impiegati di ogni ordine come
dai Cittadini  , debba essere fatta a cura delle Amministrazioni o Dipartimenti dello Stato da cui i primi
rilevano , e dalle Comuni per i secondi , io m'affretto d'ordine del Ministero dell'Interno  , ad invitare la SV Ill.ma a dare le disposizioni opportune perché una tale esazione abbia luogo nei modi e per gli effetti indicati , nel citato Decreto per tutti quegli Impiegati , Istituti , e categorie di persone , che rilevano da codesto Comune per eseguire poi il versamento delle somme raccolte nella Casse espressamente designate col Decreto medesimo.
E con distinta stima mi confermo.
Di VS Ill.ma
Portoferraio lì 20 Maggio 1859

Devot.mo Servitore

Fineschi"

(Corrispondenza ministeriale del Governatore  anni 1856 , 1857 , 1858 , 1859. Anno 1859.Archivio storico
comune Portoferraio)

Questa è la seconda parte della lettera   scritta il 20 maggio 1859 al governatore militare e civile dell'Elba
dal"devotissimo servitore" Enrico Poggi,neo ministro di Giustizia e Grazia del gabinetto di governo di
Toscana formato dal commissario straordinario Boncompagni .
Il Poggi  volendo far conoscere "gl'intendimenti e le vedute" che gli serviranno da guida nell'esercizio del
ministero di cui è stato chiamato a far parte ,  così continua:

"Ogni opinione è rispettata,ogni modo d'intendere e d'apprezzare l'andamento delle cose pubbliche è
libero,purchè il Magistrato dopo aver con retta coscienza compiuto il dover suo si conduca nel consorzio
sociale col senno e colla temperanza che si conviene a chi è insignito di un Sacerdozio Civile.
Vano è che raccomandi a Giudici zelantissimi l'osservanza severa della disciplina la quale rende più
appariscente e più sensibile agli occhi di chiunque la rettitudine dei giudicati;non che quella maggiore
speditezza nella risoluzione degli affari conciliabile con la gravità degli studi e con le prescrizioni degli ordini
veglianti.
Attendano i Procuratori Generali presso le Corti ed i Procuratori del Governo presso i Tribunali di prima
istanza a fare osservare con scrupolo le Leggi e a curare la repressione dei delitti. I tempi sono difficili per
essersi di nuovo commossi ed agitati gli affetti e le passioni politiche. Ma non si perdano d'animo,
conciòsiacosache  queste non possono produrre gravi sconcerti nell'interno dello Stato,prevalendo
nell'universale un sentimento che tiene in freno le passioni smodate e le costringe a tacere;quello di
cooperare tutti in qualche modo ,non foss'altro col silenzio o con la buona condotta,al riscatto della patria
comune.
Pensino altresì che sconcertare i disegni dei pochi malevoli ,se pur vi fossero,diretti a turbare l'ordine
pubblico,basterebbe proclamarli al cospetto della società  nemici d'Italia,perché queste sole parole
varrebbero a condannarli all'animavversione ed alla ignominia pubblica,quasi fossero nella condizione degli
antichi romani cittadini che disonorandosi con macchinazioni contro la patria venivano puniti con
l'interdizione dell'acqua e del fuoco.
Ma quando il caso d'agire si presentasse ,si mostrino fermi e rigorosi nell'eseguire le leggi ,si adoperino con
tutta l'energia possibile e che con tutti i mezzi che sono a loro disposizioni per reprimere ogni disordine
,perché il Governo è risoluto a non tollerare che da nessuna parte né sotto verun pretesto venga alterata la
tranquillità e la quiete del paese.
Chi ascese contro sua voglia a questi alti seggi ai tempi che corrono fece atto d'abnegazione civile per
amore del pubblico bene; né vi fu portato da preconcetti desideri, o dalle lusinghe di un potere che spinoso
sempre è a questi dì spogliato eziandio di quello splendore e di quelle dolcezze che possono talvolta
adescare i meno esperti. Vi è dunque diritto  e diritto incontrastabile ad esigere da ogni ordine di cittadini il
sacrificio sull'altare della patria d'ogni risentimento,d'ogni rancore privato,delle rimembranze del passato e
delle speranze dell'avvenire che meglio arridono ai particolari desideri di ciascuno,per accettare di buon
animo il presente stato e contribuire a mantenerlo; finchè la Provvidenza non ci riconosca meritevoli di
quelle migliori sorti a conseguir le quali ne ha aperto visibilmente la via.
Difficile e delicata è la condizione dei Pretori,massime di quelli che risiedono in piccole città,nelle terree  e

castella,dove l'autorità giudiciaria si dee le più volte esercitare in mezzo a passioni ed interessi più vivi,più in conflitto fra loro,più rumoreggianti all'interno del santuario della giustizia,di quello non accade nei grandi
centri di popolazione.
A loro è più particolarmente raccomandabile una previdente sagacia ed una temperanza nei modi
congiunta a quella fermezza d'animo che rivela il proposito di adempiere  ai propri doveri senza lasciarsi
senza lasciarsi preoccupare da nessun pensiero né da alcuna cura di quel che avverrà quando l'atto della
giustizia è compiuto.Ogni Magistrato che si diporta in tal guisa e che alla prudenza unisce lo spirito di
conciliazione,non può, non incontrare in breve il genio dei suoi amministrati,non può non vincere la
contrarietà e le resistenze d'ogni maniera e meritarsi l'approvazione di tutti i buoni.
Il Governo che ha già spontaneamente mostrato   di curare,con una debita sebben parziale riparazione di
piccolissimo aggravio alla Finanza dello Stato,la dignità e il decoro dell'ordine giudiziario,fida nella
saviezza,nella coscienza e nello zelo del Magistrati d'ogni grado,i quali vorranno dar nuovi saggi per
crescere sempre più nella pubblica estimazione, e per assicurare la rigorosa osservanza delle Leggi  e la
imparziale amministrazione della giustizia.
Molti bisogni rimarrebbero ancor  a soddisfare potendo le istituzioni giudiciarie e le Leggi che a quelle più
strettamente si riferiscono essere suscettive di miglioramento pel comun bene;ma i presenti tempi se
permettono di prepararsi allo studio delle riforme non consentono d'operare cambiamenti di qualche
importanza.
Il Governo è sollecito di conoscere tutte le necessità dell'ordine di cose ora esistente ,aspettando dalla
vittoria della Causa nazionale l'opportunità di provvedervi.
Di VS Illustrissima

Dal Ministero di Giustizia e Grazia
Lì 20 Maggio 1859

Devotiss. Servitore

ENRICO  POGGI"

(Affari  generali del  Governo dell 'Elba 1859-1860 .Doc 15-100.Circolari 1-42.Circoalre 15.Archivio storico
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PORTOFERRAIO:   IL COMUNE DELIBERA  PER LA GUERRA NAZIONALE

 


Il 19 maggio 1859 gli amministratori del comune di Portoferraio sono adunati .
E' gonfaloniere il dr Fabio Squarci.
Si prendono importanti decisioni  per la guerra nazionale che impegnano la comunità a spendere denaro
per i bisogni della guerra: si stanzia mille lire che il comune di Portoferraio mette  a disposizione.
Inoltre è istituita una commissione per la raccolta delle oblazioni per la guerra nazionale e si dà parere
favorevole al pagamento anticipato al figlio di Grandolfi , Alessandro ,  partito volontario per la guerra.

"Adunati i Sigg. Gonfaloniere e Priori rappresentanti la Civica Magistratura di Portoferraio in pieno numero
di sei per trattare…"

1. ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE PER RACCOLTA OBLAZIONI PER LA GUERRA NAZIONALE

 

"1. Il Municipio di Portoferraio
Veduta la Circolare del ministero dell'Interno del dì 13 Maggio stante e secondando i generosi propositi
Dei Cittadini che spontaneamente e senza impulso Governativo fino da molti giorni si erano adoperati
A raccogliere oblazioni ai bisogni della guerra nazionale
Ha istituito ed istituisce una Commissione di cui il Gonfaloniere è presidente composta dai Signori:

Dott Fabio Squarci Gonfaloniere
Dott Giorgio Manganaro
Dott Michele Mattiozzi
Fulvio Corsi
Francesco di Gaetano Foresi
Luigi Bracci e
Pietro Cinelli

La Commissione ha l'incarico di raccogliere le oblazioni in denaro fatte per una volta soltanto e a rate
settimanali , o mensili , le quali saranno pagate alla Segreteria del Municipio o nelle mani dei componenti la
commissione.
Le somme offerte ed esatte saranno subito versate nella Cassa Comunitativa.
Nella Cassa medesima saranno versate le somme raccolte e da raccogliere nelle Note di sottoscrizione
circolate a cura del dr. Giorgio Manganaro nei diversi Paesi di questa Isola fino dal 23 Aprile p.p. ;  e così
prima del rivolgimento nazionale accaduto in Firenze il 27 di detto mese.
Sarà pure versato nella stessa Cassa Comunale l'avanzo delle somme raccolte il 29 Aprile e giorni seguenti
dai Sig.ri  Dr. Gemelli , Fossi , Mattiozzi e Mibelli Talete , riuniti in Comitato per supplire alle spese necessarie
per l'invio dei volontari sul Continente.
Il Camarlingo noterà in apposito Registro le somme raccolte e quelle che di mano in mano pagherà dietro
presentazione dei Buoni nominativi rilasciati dal Gonfaloniere.
Il nome dei Contribuenti con le rispettive oblazioni sarà pubblicato a cura del Presidente della Commissione.
E girato il partito riportò voti favorevoli cinque , contrari uno."

 


2.OFFERTA IN DENARO PER LA GUERRA D'INDIPENDENZA

"2. Offerta della Comunità di lire mille per concorrere alle spese della Guerra di Indipendenza
fatto conoscere dal Sig. Gonfaloniere che varie Comunità del Granducato avevano fatto una offerta per
concorrere alle Spese della Guerra della Indipendenza  ,  e per conseguenza anco la loro Comunità
doveva seguire l'esempio delle medesime.
A proposizione del Sig Gonfaloniere vien proposta la Offerta di Lire Mille per la Guerra della Indipenden
za .
E girato il partito riportò voti favorevoli sei , contrari nessuno"

 

5.RIMBORSO SPESE AD UN VOLONTARIO PARTITO PER LA GUERRA D'INDIPENDENZA

"5. Annuenza alla domanda di Grandolfi per il pagamento anticipato della prestazione per il posto Miliani
per mesi nella circostanza di essersi portato alla guerra della Indipendenza .
Letta una lettera del Sig. Gio Batta Grandolfi nello interesse del suo figlio Alessandro di 12 maggio
stante con la quale si fa conoscere che fin dal primo del corrente mese  , accesso da santo amore di
Patria , abbandonò il Pubblico Studio di Siena per arruolarsi come volontario nelle Truppe Toscane
durante la Guerra dell'Indipendenza.
Che le spese alle quali è andato incontro e ai bisogni in cui si trovano al principio della loro carriera i
giovani  non assuefatti alla dura vita del soldato l'obbligavano a domandare che il Magistrato ordinasse
all'erede di Gio Batta Miliani il pagamento anticipato della prestazione dei residuali due mesi , con quel
più.
Annuirono alla domanda medesima  , salva la Superiore approvazione per voti favorevoli sei , contrari
nessuno.

A dì 19 maggio  1859 "

 

(Protocollo  deliberazioni dal   28agosto 1858 al 2 settembre 1859.Carta 185 , 186 , 187 , 188.Archivio storico
comune Portoferraio)




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LA  CONCORDIA "CHE UNISCE  IN  UN  SOLO  VOLERE  I  PENSIERI  E  GLI  ATTI  DI  QUANTI   AMANO SINCERAMENTE  LA  PATRIA"    (Bettino Ricasoli)

 


Il 18 maggio 1859 Bettino Ricasoli , ministro dell'Interno del Governo provvisorio Toscano ,  scrive al governo
dell'isola d'Elba nella persona del governatore che è il colonnello Fineschi.
Pochi giorni prima gli aveva scritto enunciando i principali punti della sua fede politica e le norme della sua
condotta governativa.
Il pensiero e l'azione sono tese verso l'indipendenza d'Italia che è il bene massimo che bisogna perseguire.
Questa seconda lettera è' interessante in quanto fa conoscere il pensiero di Bettino Ricasoli sulla stampa e
sui motivi per i quali lui , come ministro del'interno dello stato toscano , ne ha sospeso la libertà.
Scrivendo al governatore , la più importante carica amministrativa dell'Elba , è evidente che il ministro vuol
far conoscere a tutti i cittadini il perché del suo operare ed agire.

"Ill.mo Signore

Fra le ragion di ben operare , una , anzi principale , è quella della concordia che unisce in un solo volere i
pensieri e gli atti di quanti amano sinceramente la patria.
Questa felice disposizione degli animi , mentre distrugge i calcoli dei nostri nemici , ci assicura la stima delle
Nazioni benevoli all'Italia.Se è dovere di tutti mantenerla con ogni studio  ,  è dovere mio il difenderla contro
ogni palese o coperto attentato. In questo concetto tutto quello che influisce sulla pubblica opinione
richiama la mia sollecitudine  , perché il buon andamento della cosa pubblica vi trovi un aiuto e non un
ostacolo.

La saviezza del Governo provvisorio col suo decreto del 29 Aprile decorso  ,  stabilì già che i severi ordini  , i
quali infrenano la stampa periodica , fossero mantenuti ;  perché se quelle discipline sarebbero certamente
esorbitanti in tempi normali tornano però utili oggi , che la comune patria versa in gravissime condizioni.io
debbo richiamare su questo argomento tutta l'attenzione della SV affinchè le leggi esistenti sieno applicate
 , né si comincia con una tolleranza abusiva ad autorizzare una licenza colpevole.
Io stimo la stampa periodica uno degli strumenti più efficaci  della presente civiltà , ed i governi che non la
opprimono .ma se ne vantaggiano , stimo che facciano opera savia e prudente. Ma nelle attuali necessità dei
tempi stimo del pari che in un paese come è il nostro commosso dalla aspettazione di grandi eventi , la
stampa possa facilmente divenire una fonte di civili discordie.
E' dunque dovere degli scrittori d'intendere questo pubblico bisogno e sacrificare al bene della patria ogni
privata vanità e ogni privato interesse ;   come è dovere dell'autorità il far sentire sempre ed ovunque  che
ogni infrazione delle Leggi  non sarà più tollerata.L'esempio del Piemonte che per voto del Parlamento e col
suffragio della pubblica opinione ha sospeso temporaneamente la libertà di stampa , non deve essere citato
indarno alla Toscana.
Mi auguro che la SV Ill.ma ammonirà in questo senso gli Scrittori e gli Editori di Giornali , niuno vi sarà che
rifiuti di aderire a questi sentimenti , che debbono esser quelli di ogni buon italiano.

Verrà il tempo delle libere discussioni: ora è il tempo dell'operare virile , con quella concordia che sola può
sgomentare i nemici e mostrarci degni di migliori destini. Ove per altro contro ogni mia ragionevole
aspettativa , glia ammonimenti non bastassero , la SV Illustrissima  applichi pure in tutto il suo rigore la
Legge , sicuro di trovare in me e nell'opinione pubblica quell'appoggio che non sarà mai per mancare
all'autorità che opera risolutamente per il solo fine di giovare al bene della patria.

Di VS Illustrissima
Dal Ministero dell'Interno.lì 18 Maggio 1859

Devotis. Obbligatis. Servo

B. RICASOLI"

(Affari  generali del  governo dell'Elba 1859-1860.Doc 15-100.Circolari 1-42. Circolare 16.Archivio storico
comune Portoferraio)




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


PUBBLICO  INSEGNAMENTO: "MEZZO  POTENTE  A  FECONDARE  IL  POLITICO  RISORGIMENTO"(COSIMO RIDOLFI)

 


Il  17 maggio 1859 arriva alla più alta carica pubblica dell'Elba , il governatore militare e civile ,  una lettera di
Cosimo Ridolfi , neo ministro  della istruzione pubblica   , per far conoscere   come intende l'insegnamento il
nuovo governo della Toscana.Si rivolge al governatore per esporre quelle massime che saranno la sua guida
"nell'alta direzione del pubblico insegnamento e che desidero sieno ben comprese e  seguite da tutti i miei
cooperatori".
Attuali ho trovato parole e concetti espressi da Cosimo Ridolfi.

"Illustrissimo Signore

Il Ministero della Pubblica Istruzione  , che mi è stato affidato , riuscirebbe per me un incarico troppo gravoso e tutte le sollecitudini per provvedere al pubblico insegnamento rimarrebbero senza frutto , se io non fossi
coadiuvato dal concorde e premuroso consenso da coloro da cui dipendono immediatamente i dispensatori
veri del pane dell'intelletto. Perciò a Lei mi rivolgo per esporre quelle massime che saranno la mia guida
nell'alta direzione del pubblico insegnamento e che desidero siano ben comprese e seguite da tutti i miei
cooperatori.
Negli anni che io stesso ho speso nell'insegnare sia nelle umili scuole del popolo , anni che io rammemoro con
vanto e compiacenza ,  e  di quelli che ai maestri presiedono , onde io possa sperare che essi tutti debbano
aver fede nelle mie premure pel loro bene ;   e debbano insieme riguardare i provvedimenti che da me sian
presi pel buon ordinamento e incremento della pubblica istruzione , come dettati non solo da  considerazioni
speculative ma ancora dall'osservazione e dall'esperienza.
Taccio volentieri dell'abbandono in cui per tanti anni è stata lasciata fra noi la pubblica istruzione in quei
primi e secondi gradi , che sono la necessaria preparazione agli studi maggiori e che danno la prima forma
alla mente e al cuore. Taccio del pari l'incuranza in cui si tenne l'insegnamento delle scienze morali , che
tanto contribuisce  a formare l'uomo e il cittadino ,  danni che qui solo rammento per deplorare gli amari
frutti che ne abbiamo raccolti , e per indicare con quanto zelo e  quanta saviezza dobbiamo adoperarci a
spargere da un lato nella novella generazione i semi della sapienza con quelli della virtù e dall'altro con uno
spirito nuovo infuso nell'alto insegnamento  ,  a riparare nei giovani già adulti  ,  alla mancanza di quella
precedente istruzione educatrice che non poterono avere.
Non vi è oggimai chi di buona fede possa credere nell'utilità della ignoranza pel buon governo degli Stati , e
pel prò della morale e civile convivenza ;   come non vi è chi possa credere che i doni del Creatorenon possano essere da noi custoditi e usati , e che l'uomo fatto ad immagine divina diverrebbe più perfetto avvicinandosi ai bruti.Ma tale scempiezza che pur sarebbe una bestemmia , non merita confutazione: e se un dubbio degno di essere considerato può elevarsi contro l'istruzione è il timore che dessa inasprisca e non sani le piaghe morali della società e faccia la gioventù presuntuosa di sé e poco credente.
Il che vuol dire che si teme dell'istruzione non accurata , dell'istruzione non compiuta.
Ora questo timore va dileguato col porgere un'istruzione che miri al tempo stesso a formare l'intelletto e la
coscienza , un'istruzione che abbracci tutto l'uomo  , che sia una continuazione e un compimento
dell'educazione della famiglia. La Scuola e la Chiesa debbono cooperare concordi in questo grande ufficio  ; 
le scienze  , le lettere , le arti  , la religione debbono stringersi insieme  e tutte concorrere a svolgere nell'animo quelle potenze , di che vi stanno i germi , vivificandoli con quell'alito che dà  il senno al sapere , la temperanza agli affetti , la santità alle morali virtù.


Or l'istruzione è così intesa dal nuovo Governo della Toscana  ;  così sarà promossa e diretta da me ;  così mi
preme che sia considerata e compartita da tutti i miei collaboratori ;   e così condotta l'istruzione sarà tanto
più salutare quanto più ampia , quanto più diligente , più perseverante , più affettuosa.
Il Magistero è una seconda paternità ed è insieme un Sacerdozio ;   e coloro che vi attendono debbon ciascuno
nel loro grado ritrarre la gravità  , la giustizia e l'amore di un Padre assennato , l'esemplarità del Sacerdote
venerando.
I giovani progrediscono sempre negli studi quando vi è comunicazione di validi affetti fra gli insegnanti e gli
alunni.
Allora la scuola diventa una seconda famiglia , l'ammaestramento un'educazione.Allora spariscono i mali
dell'istruzione leggera , dello studio sbadato , della sommissione forzata , dell'insegnamento che non educa.
Costituire ordinatamente , ampliare e perfezionare la pubblica istruzione è dovere e interesse di tutte le parti
d'Italia , qual mezzo potente a fecondare il politico risorgimento. Ma alla Toscana ne corre obbligo più
speciale  ;   a lei che conserva il tesoro della lingua , vincolo e prova della italiana nazionalità ;   a lei che può dir suoi l'Alighieri , Michelangelo e Galileo. Cessiamo d'essere minori dei padri nostri ;   prepariamo una gioventù che li faccia rivivere imitandoli , e sia esempio in Italia della saggezza congiunta agli spiriti liberi e
generosi ;  della fortezza unita ai gentili affetti delle lettere , delle scienze e delle arti strette  colla solida
religione.

Di VS Illustrissima

Dal Ministero dell'Istruzione Pubblica
Lì 17 Maggio 1859

Devotissimo Servitore

COSIMO  RIDOLFI" (1)

 

(Affari   generali del  Governo dell'Elba 1659-1860- Doc . 15-100-Circolari 1-42.Circolare n. 17.Archivio
storico comune Portoferraio)

(1) Cosimo Ridolfi (1794-1865) agronomo e politico prima nel granducato di Toscana e poi nel regno

d'Italia.Come agronomo studiò e lavorò per ammodernare l'agricoltura in Toscana creando anche
una cassa di risparmio che favorisse gli investimenti in agricoltura ,  cassa ancora oggi esistente col
nome di Cassa di risparmio di Firenze.

 




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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RIMBORSO E  ANTICIPAZIONE SPESE  AI VOLONTARI DELLO STATO ROMANO

 


Siamo in pieno svolgimento della seconda guerra per l'indipendenza d'Italia  e Portoferraio nella persona
del gonfaloniere è invitata dal Ministero dell'Interno del governo provvisorio toscano al rimborso e ad
anticipare le spese ai volontari  che "per il caso di qua transitassero o si raccogliessero volontari dello Stato
Romano".
Per il Granducato di Toscana, l'Elba rappresentano  terra di confine col vicino stato pontificio.
L'invito arriva al gonfaloniere di Portoferraio tramite il governatore militare e civile dell'Elba il 17 maggio
1859 ed è un fatto molto importante perché evidenzia la partecipazione di Portoferraio alla guerra
d'indipendenza,partecipazione e coinvolgimento già presenti con la partenza di volontari elbani che si sono
arruolati per la guerra d'indipendenza.

"Governo civile e militare
dell'Elba

Al Sig. Gonfaloniere
della Comunità  di
Portoferraio

Ill.mo Signore

Il Governo della Toscana ha riconosciuto nel Sig. Marchese E.A. Gualtiero la qualità di Intendente Generale
del secondo Corpo dell'Armata italiana nell'Italia Centrale,di cui lo ha rivestito il Governo di S. M.
Sarda,concedendogli al tempo stesso i fondi occorrenti alle spese di formazione e mantenimento del
predetto corpo.
Queste disposizioni vengono partecipate a VS Ill.ma d'ordine del Ministero dell'Interno per il caso che ndi
qua transitassero o si raccogliessero volontari dello Stato Romano destinati più specialmente a riempire i
Quadri del secondo Corpo dell'Armata Italiana,senza ritardo siano informati doversi rivolgere al prefato
Intendente Generale,cha ha la sua residenza in Firenze,per rimborso spese fatte, e per le anticipazioni che
potessero occorrere alfine di far fronte alle spese prevedibili per questo oggetto,come per ogni relativa
istruzione quante volte possa abbisognare.
Ho l'onore di confermarmi con distinta stima

Di VS. Ill.ma

Portoferraio 17 maggio 1859
Dev.mo Serv.re

Fineschi " (1)

 

(Corrispondenza ministeriale del governatore 1856-1859.Anno 1859.Archivio storico comune di
Portoferraio)

(1) Fineschi è il governatore militare  e civile  dell'Elba




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RIFORMA DELLE RAPPRESENTANZE  MUNICIPALI : "PIETRA ANGOLARE  DELL'EDIFIZIO AMMINISTRATIVO"    (BETTINO  RICASOLI).

 


Il 12 maggio 1859 all'indomani della sua nomina a ministro dell'interno nel Governo Provvisorio
Toscano , Bettino Ricasoli  , in  una lettera al prefetto , di cui ho scritto ,  esprime i punti principali della sua fede
politica e le norme della sua condotta governativa .Nell'affermare  che "l'indipendenza d'Italia è il bene
massimo che bisogna perseguire " Ricasoli indica nella concordia di pensiero e d'opera ("una virile
concordia di tutti i cittadini") e in una "più efficace ingerenza di tutti gl'impiegati" ,  due cose necessarissime
per raggiungere l'indipendenza.
In un documento d'archivio che ho rinvenuto Ricasoli fa ben capire perché intende parlare di"più efficace
ingerenza di tutti gl'impiegati": egli ha in mente una riforma per un buon sistema amministrativo
municipale.
Questo documento su carta stampata è scritto da Ricasoli al presidente del Consiglio di Stato del
granducato di Toscana in data 17 maggio 1859:

"Al Cav Commendatore Presidente del Consiglio di Stato

Illustrissimo Signor Presidente

Ora che il Consiglio di Stato per il decreto del dì 15 corrente è posto in condizione di rendere  quei servigi che
il Governo ha ogni buona ragione di ripromettersi dalla dottrina e dal senno pratico dei suoi
componenti , ricorro senza indugio al suo aiuto per cosa di molta importanza valendomi delle facoltà
concesse ai Ministri dalla recidiva Legge del 15 Maggio 1848.
Ella al pari di me , Signor Presidente , in quale stato deplorabile si trovino oggi le Rappresentanze Municipali
Toscane , senza capacità amministrative e senza alcun appoggio nella pubblica opinione , uscite come sono
dal caso delle borse cieche ed inintelligenti.Ho dovuto persuadermi che nulla si può tentare nella riforma
delle Pubbliche Amminstrazioni di cui lo Stato abbisogna , senza prima ordinare un buon sistema
municipale , che dovunque , e massime tra noi , è la pietra angolare dell'edifizio amministrativo.
Sarebbe dunque mia intenzione di rimettere in vigore il Regolamento Comunale del 1849nche fece buona
prova tra noi per quattro anni e che migliore l'avrebbe fatta in seguito se fosse stato nella parte più
sostanziale improvvidamente abolito.
Non vorrei peraltro che anche quella breve esperienza fosse stata indarno , e che oggi si richiamasse avita
una legge senza correggerla in quelle parti che furono riconosciute imperfette. E come il Consiglio di Stato
nelle sue Decisioni ha formata una giurisprudenza interpretativa  , così mi sembra che niun altro saprebbe
meglio indicare dove e come quella Legge voglia essere modificata.
Prego pertanto al SV a volersi compiacere di far noti questi miei concetti ai Signori Consiglieri che
compongono la Sezione dell'Interno , ed al Consigliere in servizio straordinario Ambrogio Piovacari  , giacchè
ad essi vorrei affidato l'esame di un affare così grave e che tanto importa il mio Ministero.Sapute che
abbiano questi signori Consiglieri le mie intenzioni , facciano senza indugio i loro particolari studi sulla
materia , ed in seguito concerteremo il giorno in cui dovrà tenersi la prima adunanza , alla quale , come alle
successive , amo di essere presente , per far tesoro di tutto quello che la discussione collegiale potrà
insegnarmi.
Colgo di buon animo questa opportunità che mi si presenta per professarmi con particolare estimazione

Di V.S. Illustrissima


Dal Ministero dell'Interno , lì 17 Maggio 1859

Devotissimo Servitore

BETTINO  RICASOLI"

 

(Affari generali del  Governo dell'Elba 1859-1860. Doc 15-100.Circolari da 1 a 42. Circolare 14.Archivio
storico comune Portoferraio))

Tutto ciò sfocierà dopo qualche mese , nel settembre ,  nella legge del 4 settembre 1859 in cui il Governo
della Toscana  , di cui Ricasoli è diventato presidente del consiglio dei ministri , nella formazione delle
rappresentanze comunali (gonfaloniere , priore , consigliere) elimina  il metodo  dell'imborsazione ( tratta  a
sorte  degli amministratori comunali)  e lo sostituisce con quello della elezione.

"                                            IL  GOVERNO DELLA  TOSCANA

Su parere della Consulta di Governo;
Considerando essere conveniente sostituire nella formazione delle Rappresentanze Comunali al modo della
tratta  , quello dell'elezione

DECRETA

Art 1. Le Rappresentanze comunali di che nell'Art 1° del Regolamento  del 28 settembre 1855 sono formate
nel modo seguente:
I Consiglieri sono eletti per via di schede segrete a scrutinio di lista dai Contribuenti chiamati dal presente
decreto all'ufficio di elettori.
Perché si abbiano valide elezioni sarà necessario che vi concorrano almeno la metà degli elettori iscritti e
resteranno eletti quelli che raccoglieranno la metà più uno dei voti dati…….

Dato in Firenze lì quattro settembre milleotocentocinquantanove

Il Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell'Interno

B. RICASOLI

Il Ministro della Pubblica Istruzione
C. RRIDOLFI

Visto:Per l'apposizione del sigillo
Il Ministro di Giustizia e Grazia
E. POGGI"

(Primo articolo dei sedici che costituiscono la legge 4 settembre 1859)

 

Una legge che ha importanza davvero molto rilevante in quanto introduce il principio elettivo .
D'ora in poi le rappresentanze comunali  non usciranno "dal caso delle borse cieche ed inintelligenti" e , da allora , le rappresentanze comunali  in Toscana sono elette .




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PROSPETTO  DEGLI EMIGRATI CHE SONO ARRIVATI DOPO L'AMNISTIA

 


Il 2 maggio del 1859 un decreto di amnistia per reati politici è stato emanato dal Governo Provvisorio
Toscano.
Dopo pochi giorni,il 15 maggio, arriva scritta dal governatore di Livorno a quello di Portoferraio una lettera :

"Governo                                                                    n° 803
di
Livorno

Al Sig Governatore
dell'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

E' a notizia del Ministero dell'Interno che di recente abbia fatto ritorno in Toscana un gran numero di
Emigrati ,alcuni dei quali sarebbero anche rientrati tumultuosamente e senza prestarsi alle spiegazioni e
verificazioni giustamente richieste dalle Autorità.
Nell'interesse dell'ordine interno e per impedire che il benefizio dell'Amnistia concessa dal Governo
Provvisorio Toscano col Decreto del 2 Maggio corrente non si estenda a persone che non abbiano diritto di
profittarne,sarebbe necessario conoscere quali individui siano rimpatriati al seguito dell'enunciato
Decreto.A questo effetto io mi rivolgo a VS Illustrissima pregandola a procurarmi l'indicato prospetto degli
Emigrati che hanno fatto ritorno in codesto Circondario non trascurando di notare le loro abitudini,
occupazioni e mezzi di sussistenza.In attenzione di ciò passo a ripetermi con distinto ossequio.
Di VS Illma
Livorno 15 maggio 1859

Dev.mo Servitore

A Bargagli"

(Affari generali del  governo dell'Elba 1859-1860. doc 101-260.Carta 194.Archivio storico comune
Portoferraio))

 

Il giorno dopo , in data 16 maggio,il governatore dell'Elba incarica il giusdicente locale di indagare .
Questi,il giusdicente,in data 18 maggio, così scrive al Governatore dell'Elba:

"Al Sig Tenente Colonnello
Governatore dell'isola dell'Elba
In Portoferraio

Nessun individuo rilevante da questa Giurisdizione Governativa è stato colpito da condanne .misure
politiche per delitti e respettivamente per defezioni politiche né alcun Elbano altronde ha emigrato da
questa Isola per altra causa o ragione politica.
Laonde non era né è da attendersi il rimpatrio di veruno di siffatti individui né consta d'altra parte che sia
intervenuto quivi qualsiasi emigrato al seguito del Benefizio d'Amnistia"

(idem come sopra)

Ricevute tali informazioni il governatore dell'Elba rassicura con poche righe quello di Livorno:

"Sig. Governatore
di Livorno

Lì 19 maggio 1859

Tra la popolazione dell'Elba nessun individuo ha mai emigrato per causa politica; quindi non è avvenuto
alcun rimpatrio dopo la pubblicazione dell'amnistia ordinata dal Governo Provvisorio con decreto 2 Maggio
corrente.
Risulta anche non esservi introdotto in questo Circondario alcun emigrato appartenente ad altra località
della Toscana"

(Idem come sopra)

 

I documenti relativi a questo scambio epistolare tra i governatori di Livorno e dell'Elba sono interessanti
poiché fanno sapere che nel circondario di governo dell'isola d'Elba  non esistono individui che hanno
subito condanne per motivi politici.

 




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IMPEDIRE  QUALUNQUE  ESORBITANZA DA PARTE DELLA STAMPA .
SCRUPOLOSA E SAGACE SORVEGLIANZA   SUI  FORESTIERI.ISTRUZIONI AI GONFALONIERI PER LA RACCOLTA DI OFFERTE PER LA SPESA DELLA GUERRA.

 


Il 13 maggio 1859 dal Governatore di Livorno arriva lettera a quello di Portoferraio perché uniformi il suo
Circondario Governativo alle prescrizioni del Superiore Governo della Toscana  sulla stampa e sull'arrivo di
forestieri.

"Governo di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Onde VS Ill.ma possa conformarsi per quel che riguarda codesto Circondario Governativo alle recenti
prescrizioni del Superior Governo della Toscana per la conservazione dell'ordine pubblico   , io Le trascrivo il
tenore del seguente dispaccio.
DISPACCIO

"Nell'interesse del mantenimento dell'ordine pubblico importa impedire qualunque esorbitanza per parte
della stampa periodica pubblica la quale verificandosi porterebbe senza dubbio ad imbarazzi e ad
inconvenienti cui bisogna ad ogni modo prevenire.Ella quindi è vivamente impegnata a non perdere d'occhio
le pubblicazioni che in questa materia si fanno in codesta Città e a spendere i mezzi tutti che sono a
disposizione dell'Autorità Governativa  tanto per far argine ad ogni intemperanza come per reprimerla se
per avventura avesse a lamentarsene alcuno .
Sulla partita pure dei forestieri è necessario che venga portata ogni più scrupolosa e sagace sorveglianza
essendo essenzialissimo di ovviare a che si introducano in Toscana individui dai quali possa rimanere
alterato e compromesso l'attuale ordine di cose. Conseguentemente fa d'uopo che sui passaporti  sia
esercitata la sorveglianza  stessa con la maggiore possibile diligenza ed assiduità   , ma senza però qulle
molestie e quelle vessazioni   , che mentre non raggiungono lo scòpo  , servono a indisporre inutilmente il
Forestiere.

(Affari Generali del Governo dell'Elba 1859-1860.Doc 15-100.Circolari da 1 a 42. Circolare n. 12.Archivio
storico comune Portoferraio )
Quanto sta accadendo è un attento controllo del "Superiore Governo" del granducato di Toscana che si
trova in stato di guerra contro l'Austria. I vari governi locali con a capo i governatori  sono gli attuatori di
questa politica.
Al governatore dell'Elba arrivano spesso da parte del governatore di Livorno avvisi con lettere per impedire
l'introduzione e la diffusione nel territorio toscano di libri  , giornali  , stampati perché ritenuti eversivi.
Eccone alcuni" Ciò che debba la Toscana all'Italia"; "Addio al Papa"; Esortazioni di un Italiano a suoi
Compatrioti". (Affari generali del  Governo dell'Elba 1859-1860.Doc 101-260.Fascicolo Circolari per la
proibizione di giornali  , libri e stampe 1858-1859.Archivio storico comune Portoferraio )


Ancora in data 13 maggio 1859 arriva al governatore dell'Elba  dal governatore di Livorno lettera
manoscritta che accompagna una circolare in stampa del Ministero dell'Interno del Governo Provvisorio di
Toscana  che porta il visto di Bettino Ricasoli.ministro dell'interno. La  circolare è indirizzata ai Gonfalonieri
"per istruzioni alla loro condotta" in merito alle Commissioni  che hanno per oggetto di raccogliere le spese
per la guerra d'indipendenza

"Illustrissimo Signore

Il nobile slancio dè Toscani a concorrere nella impresa della Indipendenza va sempre più masnifestandosi   , edè consolabile come si stabiliscono dovunque Commissioni all'oggetto di raccogliere le generose offerte per ls spese della Guerra   , specialmente per i Giovani valorosi che accorrono sotto la bandiera nazionale.

Molte
Commissioni sono già istituite e molte vanno ad istituirsi .Il potere Municipali disciplini le più utili e più
regolari.Quindi è che ogni Gonfaloniere deve essere Presidente nato di ciascuna Commissione e il
Camarlingo dev'essere il Cassiere che corrisponderà direttamente con la Depositeria.

Per le spese necessarie
a pagare il viaggio dei volontari fino al luogo di deposito ove sono diretti è autorizzato il Gonfaloniere a rilasciare un buono nominativo su Camarlingo Comunale.Sarà poi ufficio del Gonfaloniere di trasmettere mese per mese al Ministero dell'Internoi il Rendiconto della Commissione.
Ho l'onore di segnarmi con distinto ossequio.
Dal Ministero dell'Interno Li 13 Maggio 1859

Devotissimo Servitore

E. Magherini

Visto B. Ricasoli "

(Affari Generali del  Governo dell'Elba 1859-1860.  doc 101-260.Carta 193.Archivio storico comune
Portoferraio)




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LA  NUOVA  BANDIERA DEL GRANDUCATO DI TOSCANA

 


Il 12 maggio 1859 su carta intestata del governo di Livorno il primo consigliere priore Carega così scrive al
governatore dell'Elba:

"Sig. Cav. Governatore
dell'Elba
Portoferraio

Illustrissmo Signore

Il Governo della Toscana con suo Decreto emanato nel dì 11 Maggio stante ha ordinato che tanto per
l'Esercito quanto per la Marina da Guerra e Mercantile  , l'unica bandiera dello Stato sarà da qui innanzi la
Bandiera Tricolore Italiana.I tre colori Nazionali saranno disposti in liste verticali nell'ordine seguente:
- il verde all'asta - il bianco in mezzo - il rosso fuori.
Prego quindi la S.V. Illustrissima a volere di questa superiore disposizione informare tutti i Capitani e padronidi Bastimenti della nostra Marina perché vi si uniformino ,  ed Ella provvederà perché in coerenza alla medesima sieno regolarmente anche tutte le Spedizioni già concesse dalla legittima Autorità  ,  e tuttora in corso , ritenuto che non debba farsi luogo al pagamento di nuove tasse , quando le carte di navigazione non fossero per anche scadute.
E pregandola di accusarmi il ricevimento della presente , mi pregio di ripetermi con distinto ossequio
Di V.S. Illustrissima
Dal Governo di Livorno
Lì 12 Maggio 1859

Devotissimo Servitore
Per il Governatore

Cav. Priore  Alessandro Carega
Primo Consigliere"

(Affari  Generali del  Governo dell'Elba  1859-1860.Filza 3.Doc 101-260. Carta 190.Archivio storico comune
di Portoferraio )
Dopo l'istituzione della bandiera tricolore si passa ad individuare i luoghi dove deve essere esposta e le
modalità.
Il Governatore di Livorno così scrive a quello di Portoferraio il 21 maggio 1859:

"Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell'Elba


Portoferraio

Con Circolare del 28 Aprile decorso venne ordinato che fossero tolti gli stemmi Granducali dalle Fabbriche
che se ne trovano corredate.Premendo adesso che sia supplito in altro modo  , il Ministero dell'Interno ha
stimato necessario distinguere le Fabbriche in due Categorie; cioè quelli che hanno Uffizi di risultanza
Governativa;quelli in cui hanno sede gli Uffizi direttamente Comunali.
Le Fabbriche della prima classe debbansi pure distinguere in quelle in cui ha sede il Governo Superiore
Locale e nelle altre in cui sta un uffizio di Amministrazione Pubblica qualunque. A queste Fabbriche senza
distinzione dovrà apporsi sull'ingresso principale la denominazione  dell'Uffizio che vi ha stanza ;ma a quelle che servono al Governo Superiore Locale vi si terrà inoltre la Bandiera Italiana.
Rispetto poi alla Fabbriche ove ha sede l'uffizio Municipale si apporrà lo Stemma della rispettiva Comunità
con l'iscrizione della Comunità stessa ,  e anche vi si terrà la Bandiera Italiana , con facoltà bensì di non tenerla salvo che nei giorni di solenni commemorazioni religiose o politiche.
L'asta della Bandiera da apporsi nell'uno o nell'altro caso deve essere dipinta coi tre colori nazionali e dovrà nel secondo caso resta fissa al suo posto per modo da non esserne mai rimossa.
Analogamente a queste norme La prego a compiacersi di dare in proposito le istruzioni occorrenti rispetto al Suo Circondario ed io frattanto ho l'onore di segnarmi con distinto ossequio

Livorno 21 Maggio 1859

Il Governatore di Livorno

Annibale Bargagli "

(Idem come sopra)

 

Questo avvenne: la nuova bandiera iniziò a sventolare nelle Fabbriche di Stato dell'Elba.
Il 22 maggio 1859 un biglietto raggiunge la divisione del Genio di Portoferraio "perché somministri la
bandiera tricolore" ai seguenti uffici pubblici presenti in Portoferraio

Bandiera ai seguenti Uffizi
   1.                                                 
1° Commissario di Guerra
2° Uffiziali Militari
3° Divisione del Genio
4° Quartiere della Gendarmeria

    2. Alle amministrazioni civili
1° Ufficio del registro
2° Uffici delle Rendite
3° Ufficio del Tabacco
4° Ricevitoria del Lotto 

(idem come sopra)

 

Il 24 maggio 1859 dall'ufficio di sanità (porto )di Portoferraio:

"Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore Militare e Civile dell'Elba
Portoferraio


Ill.mo Signore

Nel riscontrare a VS Ill.ma della pregiata di Lei Officiale di ieri , riguardante la nuova Bandiera Toscana , il di cui contenuto mi sono fatto dovere partecipare ai Deputati Sanitari di quest'isola , passo  confermarmi col più distinto ossequio.
Di VS Ill.ma
Portoferraio 24 Maggio 1859
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

G. Sperandio"

(Idem come sopra)

 

Il 31 maggio 1859  il governatore dell'Elba così scrive all'amministrazione delle Regie Rendite di
Portoferraio:

"Governo militare e civile dell'Elba
Portoferraio

Al Sig. Ministro Principale
Delle Rendite dello Stato

Ill.mo Signore

Dopo il decreto che ordinava la remozione degli stemmi Granducali , il Ministero dell'Interno ha stabilito che d'ora innanzi tutte le Fabbriche nelle quali ha sede una Amministrazione Pubblica in luogo della Bandiera debbano avere sulla porta principale d'ingresso la iscrizione della denominazione dell'Uffizio.
Tanto Le partecipo affinchè si uniformi a questa disposizione mentre passo a presentarmi con distinto
ossequio.
Di VS Ill.ma

Lì 31 Maggio 1859

Dev.mo Servidore"

(Idem come sopra)

Il 1 giugno 1859 l'amministrazione postale di Portoferraio così scrive al governatore:

"Sig. Cav. Colonnello Governatore
Civile e Militare
dell'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

Nell'accusare a VS Ill.ma il pregiato di Lei Officio del 31 Maggio perduto debbo assicurarla che non
mancherò di uniformarmi a quanto in essa mi viene prescritto.
Di VS Ill.ma
Dall'Amministrazione Postale di Portoferraio
Lì 1 Giugno 1859


Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Per l'Amministratore assente

Bartolini"

(idem come sopra)
Anche il governatore della Confraternita Misericordia  , avvocato Hutre , vuol far esporre la nuova bandiera
alla confraternita e il Commissariato di guerra così scrive al governatore

"Al Governo Civile e Militare dell'isola dell'Elba

Lì 18 Giugno 1859

Quest'Uffizio scrivente , non avendo facoltà di (  ) la domanda per fornire una bandiera a richiesta dell' avv.
Hutre , come governatore della Confraternita , trasmette a codesto Governo la domanda suddetta per
ottenere la debita determinazione.

Il Commissario

G. Gonella "

I documenti sopra riportati  sono  importanti perché fissano  con precisione la data in cui il tricolore ha
iniziato a sventolare in Toscana  (11 maggio 1859) e  , in particolare ,  negli uffici dell'amministrazione
pubblica  , militare e civile , presenti all'Elba.
In realtà il tricolore era già bandiera dello stato granducale.
Il 17 aprile  1848 il granduca Leopoldo II , durante la prima guerra dell'indipendenza d' Italia  , aveva decretato
il tricolore bandiera dello stato granducale ma con sovrapposto lo Scudo granducale.
Quello che accade il giorno 11 maggio 1859 è che lo scudo granducale scompare e rimane solo il tricolore (1)

(1) In pg 9 di "Pagine ignorate di storia dell'Elba. Isola nota in tutto il mondo perché Napoleone ne
 fuggì via". Spot line Editore.Portoferraio

 




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


LETTERA DI BETTINO RICASOLI  AL   PREFETTO : "LA INDIPENDENZA E'
IL BENE MASSIMO CHE BISOGNA PERSEGUIRE"

 


Il 12 maggio 1859 una lettera scritta da Bettino Ricasoli (1) arriva al prefetto.

In essa il neo ministro dell'interno del Governo Provvisorio Toscano enuncia i principali punti della sua fede
politica e le norme sulla sua condotta governativa.

La lettera  ,  in carta stampata ,  ritrovata nella filza degli affari generali del governatore dell'isola d'Elba 1859-
1860 ,  è molto interessante :Ricasoli è uno degli artefici dell'unità d'Italia.
E' riportata integralmente.

Per la sua lunghezza è divisa in due parti.

"Circolare N° 11

Illustrissimo Signore

Chiamato dalla fiducia onorevolissima di S.E. il Commissario (2) di S. M. il Re Vittorio Emanuele a reggere il Ministero dell'Interno nel Governo della Toscana ,  credo mio debito di rendere note le principali norme
direttive cui intendo conformarmi nel difficilissimo ufficio che assumo in questi solenni momenti ,  guardando solo all'obbligo che ognuno ha di consacrarsi solo all'Italia.
Essa è nel gran cimento che deciderà del suo avvenire ,  poiché il costituirsi in Nazione o divenire tutta schiava dell'Austria che ci opprime ,  dipende solamente dal cacciarla o non cacciarla di là dalle Alpi ,  e per sempre.
Questa impresa fondata nella ragione e nella giustizia è benedetta visibilmente dalla Divina Provvidenza che ha suscitato a sostenerla due fortissimi Campioni ,  il re di Sardegna e l'Imperatore dei Francesi ,  i quali collegarono indissolubilmente l'altezza della mente  ,  la generosità dell'animo e la fortezza del braccio per dare all'Italia la Indipendenza.
Questo è lo scòpo cui deve intendere con ogni sforzo ciascun italiano.
La Indipendenza è il bene massimo che bisogna conseguire: per conseguirlo non v'è sacrificio cui non si
debba andare incontro risolutamente;la perdita della vita stessa non è un sacrificio;quindi è che il pensiero d'essere Italiano e di voler essere indipendente è il mio pensiero dominante e confido che sia tale in tutti coloro che cooperano meco nella pubblica cosa.
La Toscana ha in modo solenne manifestato il sentimento nazionale italiano che era in Lei e che pur non
voleva riconoscere.E' ormai tempo che le forze di questo Paese si dispieghino tutte quante.
Il Governo Granducale ,   o le spengeva ,  o le ammolliva ,  o le disperdeva. Il nostro nazionale Governo deve accenderle ,  corroborarle ,  riunirle. L'antica civiltà si unifichi colla nuova ;le gloriose tradizioni del passato sieno agguagliate dalle virili opere del presente ,   e il sentirsi Toscani ci faccia degni e fermissimamente risoluti ad essere Italiani.
I cuori si purifichino con la religione ,   le menti si illuminino con la scienza ,  le destre si fortifichino con le armi.
La virtù ,  il senno ,  la ricchezza ,  il lavoro tutto cospiri a farci intrepidi ne' travagli prodighi dell'opera e della vita ,  prudenti negli uffizi ,  saggi nei consigli ,  e soprattutto fortissimi a respingere i desideri
intempestivi ,  aspettando con la prima virtù cittadina con la tranquillità incrollabile in mezzo ai pericoli ,  il compimento dell'alto destino serbato solo ai Popoli che sanno fare e patire cose forti.
Sebbene cure principali del Governo debbano essere il costante mantenimento dell'ordine e l'efficace
cooperazione alla Guerra dell'Indipendenza ,  niun altra parte della buona amministrazione sarà da me
negletta…

Dal Ministero dell'Interno

Lì 12 Maggio 1859

Il Ministro dell'Interno

BETTINO  RICASOLI"

 

Questa lettera ,di cui sotto  si riporta integralmente la seconda  ed ultima parte ,è stata scritta il 12 maggio
1859 da Ricasoli il giorno dopo che è stato nominato ministro degli Interni  in un gabinetto di governo
formato da  Carlo Boncompagni inviato in Toscana come commissario straordinario da Vittorio Emanuele II
dopo che il Governo Provvisorio Toscano,costituitosi il 28 aprile 1859, aveva offerto al re piemontese la
dittatura sullo stato granducale toscano.

 

"Il cessato regime granducale non era un governo,perché non secondava le forze morali del Paese,perché
non aveva un sistema di sagge massime politiche,non aveva un complesso di ben congegnate istituzioni
pubbliche.
Tale non sarà il governo nazionale.
Egli rialzerà prima di tutto il sentimento morale. Non v'è saldezza di governo ove negli uffizi non sia il
Cittadino governato dalla Coscienza  e miri soltanto al suo privato vantaggio; ed ove le azioni non siano
guidate dalla giustizia delle Leggi e dei governanti. In questa guisa potranno rifiorire le scienze,le lettere e le arti; su queste basi l'industria sarà feconda perché proba; e il lavoro sarà produttivo perché non dissipatore; con questa norma le pubbliche amministrazioni procederanno con moto equabile e regolare non scompagnato da quella giusta rapidità nel disbrigo degli affari che gli amministrati hanno sempre diritto di esigere dagli amministratori;né mancherà quella concordia di pensiero e d'opera,che rende veramente efficace e benefica l'azione del Governo.
A questo alto indirizzo che viene dal nuovo essere di tutta l'Italia niun Paese può meglio corrispondere
quanto la Toscana per l'antica sua civiltà equabilmente diffusa,per una terra fortunata ove ogni sasso ha
una memoria,e dove ogni Città e ogni Castello ha possidenti,negozianti e operai provvisti di capitali
materiali e morali.
Questa è la Terra nella quale i Comuni antichi gettarono le fondamenta  dei moderni.
Ora devesi operare la istituzione di Municipj con l'animo e con l'intento nazionale.Ogni Città e ogni Castello ricevano il comune impulso,provvedano ai propri bisogni senza credere che i bisogni universali sono loro estranei. Essi non sono altro che parte di un gran tutto e perché questi si muovano nella sfera in cui sono attratte dalla formazione della nazionalità,è necessario che gli uomini più autorevoli delle varie Comunità col consiglio e con l'esempio persuadano e dirigano gli altri.Ora  chi non può andare in campo vada nel palazzo del Comune: in ambo i luoghi si opera alla stessa impresa;là col valore delle armi qua con l'operosità civile.
Allora davvero l'animo nazionale sarà fatto grandissimo perché composto dell'animo di più Cittadini uniti
insieme in un solo volere.
Sarà mia cura il provvedere alle tante istituzioni locali che la carità e il senno dei nostri maggiori
fondarono.Esse saranno ritirate,ove occorra,alla loro origine,i loro patrimoni saranno vigilati,l'azione loro
sarà rinvigorita.Ogni maniera di instituti di pubblica beneficenza saranno(quanto più presto consentono itempi) richiamati a quel provvido reggimento che migliora e benefica,perché congiunge all'opera politica lo spirito consolatore della carità.
Guai se un movimento sociale sì vasto sì armonico fosse minimamente disturbato ! Il disturbo anche piccolo di una parte avrebbe un effetto dannosissimo sul tutto.Ad impedire questi mali che è facile più prevenire cheriparare,due cose io principalmente stimo necessarie.Una virile concordia di tutti i Cittadini;una più efficace
ingerenza di tutti gl'impiegati.La concordia non deve solo calpestare le misere passioni del proprio nido,ma deve informarsi al gran sentimento della nazionalità e alla tremenda prova della guerra.
Bisogna stringersi tutti come fratelli,ma armati di senno quanto di ferro per attutire la tendenza e gli affetti men degni di questa Italia che sta per compiere il voto di tanti secoli.

Chiunque non sa immolare i suoi privati interessi non sa essere italiano.

La seconda cosa necessarissima è l'ingerenza degl'Impiegati.
Essi non devono essere gli strumenti servili di un governo  assoluto che gli salarii come domestici ,ma
dignitosi sostenitori d'un principio moralmente politico ,cooperatori zelanti,perché coscienziosi ,d'un
governo nazionale e mantenitori severi ed animosi dell'ordine pubblico e della puntuale osservanza delle
Leggi. Essi non devono essere pezzi materiali d'una macchina dispotica,né timidi blanditori di male
passioni,ma forze vive,e compagni intelligenti d'un reggimento sapientemente liberale e perciò stesso non regolato dal capriccio ma dalla ragione e dalla Legge.
Ecco i punti principali della mia fede politica e le norme della mia condotta governativa.

Io la prego Sig. Prefetto a considerarle attentamente per conformarsi ad Esse  e trasmetterle e commentarle ai suoi dipendenti. Mi confido di trovare in Lei e in loro pieno consenso e così la certezza
che provvederemo
insieme al massimo bene della Toscana e dell'Italia.

Dal Ministero dell'Interno
Lì 12 Maggio 1859

Il Ministro dell'Interno

BETTINO  RICASOLI "

Quando Ricasoli scrive questa lettera ha cinquanta anni.
Davanti a lui sta per dischiudersi un periodo  della storia del risorgimento  d'Italia in cui sarà protagonista
come presidente del consiglio dei ministri del Regno d'Italia per ben due volte.La prima dal giugno 1861 al
marzo 1862 succedendo a Camillo Benso,conte di Cavour; la seconda dal giugno 1866 all'aprile 1867
succedendo ad Alfonso La Marmora.
Nella lettera  che scrive nelle vesti  di una carica così importante da lui assunta per la prima volta (era stato
gonfaloniere di Firenze) traspare con evidenza quanto i biografi tramandano su di lui: la profonda religiosità
e l'influenza del pensiero di Cesare Balbo e Massimo D'Azeglio.

 

(Affari generali  del Governo dell'Elba  1859-1860.Doc 15-100.Circolari da 1 a 42.Circolare n 11.Archivio
storico comune Portoferraio)

(1) Bettino Ricasoli(1809-1880).

All'interno del Governo Provvisorio Toscano Ricasoli con Salvagnoli  rappresenta la corrente che tende alla
immediata fusione col Piemonte mentre Ridolfi e Poggi sostengono una linea autonomistica dello stato
toscano .

(2)   Carlo Boncompagni è stato nominato dal re Vittorio Emanuele II commissario straordinario della
Toscana. Dalla Toscana  il 27 aprile 1859 il granduca Leopoldo II è fuggito  e il governo provvisorio toscano
si è insediato  il 28 aprile. Il giorno 11 maggio 1859 Boncompagni forma un gabinetto di governo costituito
da personaggi locali toscani  tra i quali Bettino Ricasoli è ministro dell'interno.

 




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PRECISAZIONI  SULL'ARRUOLAMENTO  DEI  VOLONTARI

 


PRECISAZIONI  SULL'ARRUOLAMENTO  DEI  VOLONTARI

Il 7 maggio 1859 il primo consigliere Carega così scrive dal governo di Livorno a quello di Portoferraio

"Governo di Livorno       N.749

Al Sig. Cav. Governatore
Dell'isola d'Elba
Portoferraio

Ill.mo Signore

E'notizia del Superiore Governo Provvisorio che il Piemontese Colonnello Gigli si adopera  e rendere volontari nella Città di Chiusi per inviarli nello Stato Sardo.
L'arruolamento dei Toscani non può farsi che dalle Autorità Toscane e secondo le regole e norme in maniera determinate.
Il fatto come sopra esposto essendo pertanto illegale ed importando che non si rinnovi  su altre località io debbo trasmettere a VS Il.ma l'ordine di vegliare affinchè in codesto Circondario non si faccia luogo
all'inconveniente sù lamentato prevenendola che per ciò che riguarda il fatto del colonnello Gigli sono state prese a cura del Ministero della Guerra le convenienti misure e opportune disposizioni repressive.
Mi onoro confermarmi con distinto ossequio.
Di VS Ill.ma

Livorno 7 Maggio 1859

Devotissmo

Carega
1° Consigliere "

 

(Affari Generali del  Governo dell'Elba 1859-1860.  Doc 101-260. Carta 182.Archivio storico comune
Portoferraio))
Quanto sopra viene il giorno dopo (8 maggio) subito comunicato dal governatore dell'Elba al gonfaloniere
di Portoferraio
"Governo
Civile e Militare
dell'Elba

Al Sig.re Gonfaloniere
della Comunità di
Portoferraio


Ill.mo Signore

Essendo noto al Superiore Governo esservi nel Paese persone non Toscane che arruolano Volontari Romagnoli e Toscani  , VS Ill.ma è invitata ad informarsi alle seguenti  norme  dettate in proposito dal prelodato Superior Governo con Dispaccio del scorso.
Coloro che si faranno arruolatori senza giustificare tale ufficio con regolare documento scritto , saranno trattati secondo le veglianti Leggi.
Gli Arruolatori Esteri benché approvati  non possono iscrivere i sudditi Toscani e al bisogno dovranno essere avvertiti che sarebbero anche essi trattati secondo le Leggi Veglianti.
Le Amministrazioni Governative e i Municipi possono fare le spese relative a questi arruolamenti purchè la domanda venga fatta regolarmente e ne terranno conto separato.
I Volontari non Toscani devono recarsi al Deposito di Arezzo o a quello di Marradi ed in caso che si rifiutino ad andarvi saranno fatti accompagnare al confine di Massa e Carrara.
Frattanto passo a confermarmi con distinta stima

Di VS Ill.ma
Portoferraio 8 Maggio 1859

Dev.mo Servitore

Fineschi"

(Corrispondenza ministeriale del governatore  1856-1859.Carta      )

Queste norme e precisazioni indicano un timore esistente nel governo provvisorio toscano: la possibilità
che nell'arruolamento dei volontari per la guerra dell'indipendenza dell'Italia si infiltrino volontari  che
provengono da stati stranieri per conto dei quali poi agiscono contro la "causa nazionale
dell'indipendenza".




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CAMBIO  DEL  GOVERNATORE  DELL'ELBA

 



L' Elba partecipa in modo rilevante agli avvenimenti che portano lo stato toscano ad affiancarsi al regno
sardo di re Vittorio Emanuele II nella seconda guerra di indipendenza italiana.
Il Governatore Fineschi che ha sostituito da poco Facdoulle al comando civile e militare dell'Elba è
richiamato nella capitale , Firenze ,  perché c'è bisogno che uno "sperimentato  ufficiale superiore "sia ad
immediata disposizione del comando generale dell'esercito toscano.

"Al Sig. Colonnello
Lorenzo Fineschi

Ill.mo Signore

Il Governo Provvisorio chiamando VS Ill.ma a Firenze è stato determinato dal bisogno che non può a meno di verificarsi nelle attuali circostanze di avere nella Capitale uno sperimentato Uffiziale Superiore  , il quale sia ad immediata disposizione del General Comando nel caso che il Generale in capo Ulloa debba recarsi altrove.
VS vedrà nella scelta che di Lei fa il Governo una prova di distinta stima.

 

Firenze 6 maggio 1859

Ubaldino  "

(Affarri  generali  del Governo dell'Elba 1859-1860.Filza 3. Doc 101-260.Carta 173.Archivio storico comune
di Portoferraio)

La lettera inviata dal Superiore Governo a  quello lcale dell'Elba , giustifica il motivo della scelta da parte del
governo provvisorio .Tutto questo viene anche notificato , nello stesso giorno (6 maggio 1859) dal Comando
generale dell'esercito toscano all'Uffiziale Superiore Fineschi , governatore militare e civile dell'Elba ,  con una
precisa lettera d'ordine

"Comando Generale
Dello
Esercito Toscano

Al Governo dell'Elba
Portoferraio

Firenze Lì 6 maggio 1859

Il Governo Provvisorio Toscano  , considerando che le circostanze attuali esigono nel caso di assenza del
Generale in Capo da Firenze , che un Uffiziale Superiore sia ad immediata disposizione del General Comando ha in questo stesso giorno decretato quanto appresso:
Il Colonnello Lorenzo Fineschi è richiamato a Firenze ed è messo a disposizione del Comando Generale
D'Ordine


Il Segretario
Gio Battista Magini

 

 DECRETO

---Il Governo Provvisorio Toscano---

Considerando che le circostanze attuali esigono nel caso di assenza del Generale in Capo da Firenze che un Uffiziale Superiore sia ad immediata disposizione del General Comando

Decreta

Il Colonnello Lorenzo Fineschi è richiamato a Firenze ed è messo a disposizione del Comando Generale

Firenze sei Maggio Milleottocentocinquantanove
Ubaldino Peruzzi
V. Malenchini
A. Danzini

Concorda con l'originale ed in fede"

(Idem come sopra.Carta 172"Governo Provvisorio Toscano.Proclami ed altre carte relative". Archivio storico
comune di Portoferraio)

A succedere  al governo dell'Elba al colonnello Fineschi ,  viene nominato Giuseppe Niccolini

"Comando Generale
Dello
Esercito Toscano

Al Governo Civile e Militare dell'Elba
Portoferraio

Il Governo Provvisorio Toscano ha nel 6 maggio stante decretato quanto appresso.
Il Tenente Colonnello Cav.Giuseppe Niccolini comandante la Piazza di Orbetello , che per le prove di bravura
date nella Campagna del 1848 si è acquistato speciali titoli di considerazione ,  è nominato alla carica di
Governatore Civile e Militare dell'Elba col trattamento che vi è annesso.
Tanto si comunica a codesto Governo
D'Ordine

Il Segretraio
Gio Battista Magini"




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DISPOSIZIONI  IN  MATERIA  DI  STAMPA. 
TRASMISSIONE DELLA DELIBERA DI ADESIONE DEL COMUNE DI PORTOFERRAIO  AL GOVERNO  PROVVISORIO TOSCANO.

 



Il 4 maggio 1859 il Governatore di Livorno scrive a quello di Portoferraio perché all'Elba "in materia di
stampa " vengano applicate disposizioni.

"Circolare n.° 8

Governo di Livorno

Al Sig. Cav. Colonnello
Governatore dell'Elba
a  Portoferraio

Ill.mo Signore

Il Governo Provvisorio Toscano col suo Decreto del 29 Aprile decorso ha tenute ferme e in pieno vigore le
disposizioni tutte che in materia di Stampa vigevano anteriormente a quelle contenute nel Decreto del 21
Marzo 1859 sulle pubblicazioni politiche rimasta oggi abolita.
Di qui la necessità che non venga ulteriormente tollerata che in alcuni luoghi si va commettendo a quella
delle disposizioni del 10 luglio 1849 relativa alla vendita , distribuzione e affissione per le vie e per le Piazze di fogli scritti o stampati di qualunque specie , senza il permesso dell'Autorità.
Ond'è che richiamando su questo punto ,  d'ordine del prelodato Superior Governo tutta l'attenzione di VS
Ill.ma io La impegno a spendere per il Suo Circondario quando ve ne sia il bisogno i mezzi che reputerà
efficaci  , non esclusa una censurazione ai Librai e agli Attendenti al Commercio Librario , a che la citata
disposizione sia mantenuta nella sua piena osservanza , nella veduta e nel fine sempre di ovviare a
quell'inconvenienti ai quali un rilassamento in materia (che per certo non rientra nelle intenzioni del
Governo) potrebbe facilmente condurre.
Mi confermo con distinto ossequio.

Di Vs ill.ma

Lì 4 Maggio 1859

Dev.mo Servitore

A. Bargagli"

(Affari Generali del  Governo dell'Elba  1859-1860.Doc 15-100. Circolari da 1 a 42. Circolare n 8.
Archivio storico comune di Portoferraio).

Annibale Bargagli è il governatore militare e civile di Livorno.
Siamo in tempo di guerra(seconda guerra di indipendenza dell'Italia): da qui le decisioni e le direttive sulla
stampa.

Sempre nello stesso giorno  , 4 maggio 1859 , il Gonfaloniere di Portoferraio , Fabio Squarci ,  trasmette in via
formale  ai componenti del Governo Provvisorio Toscano , in Firenze  ,  copia  autentica della unanime


deliberazione del comune di Portoferraio , avvenuta il giorno prima ,  "colla quale a nome di questo popolo ha
fatto piena adesione al Governo Provvisorio nominato dal Municipio fiorentino".

"N° 69

Ai Signori componenti il Governo Provvisorio di Toscana a Firenze

Lì   4 Maggio 1859

Adesione al Governo Provvisorio

Mi reco a dovere di trasmettere in Copia autentica alle SS.LL. Ill.me la unanime Deliberazione  di questa
Rappresentanza Comunale del dì 3 Maggio stante colla quale a nome di questo Popolo ha fatto piena
adesione al Governo Provvisorio nominato dal Municipio fiorentino.
E mentre rassegno loro la mia devozione per tutto ciò che potrà occorrere nell'interesse pubblico passo
all'onore di confermarmi con tutto il rispetto

Squarci"

(Copialettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 31 Ottobre 1856 al dì 22 maggio 1859.Anno
1859.N°69.Archivio storico comune di Portoferraio)  .

La trasmissione in copia autentica dell'adesione del comune di Portoferraio al Governo Provvisorio è atto
importante in quanto rende ufficiale quanto accaduto nella storica data del 3 maggio 1859 , giorno in cui la
rappresentanza comunale portoferraiese ha fatto piena adesione al nuovo governo succeduto a quello
granducale asburgo lorenese.

************************************************************** incolla il testo **************************************************************




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COMUNE  DI  PORTOFERRAIO:
"ATTO  ADESIVO A QUANTO OPERATO DAL MUNICIPIO DI FIRENZE"

 


Il 3 maggio 1859 è  data storica per il comune di Portoferraio in quanto si riuniscono  in adunanza  i suoi
amministratori e , dopo votazione ,  aderiscono al movimento nazionale per l'indipendenza dell'Italia.

Avvengono poi adempimenti relativi al "Richiamo di Volontari per la Indipendenza Italiana".

"A dì 3 maggio 1859

 

Adunati per urgenza i Sig. Gonfaloniere  , Priori e Consiglieri componenti il Pubblico e General Consiglio dellacomunità di Portoferraio per trattare…"

segue una lista di 16 nomi con al primo posto il Gonfaloniere che è il dr. Fabio Squarci , poi 5 priori e 6 Consiglieri. Mancanti 4 consiglieri.


"Fu deferito il giuramento ai Sig.ri Consiglieri di bene e fedelmente amministrare gli affari del Comune , chepresero separatamente toccando le Scritture ad eccezione di Don Giovanni Taddei che lo prese tocto pector.Furono quindi avvertiti del valore del voto.

Adesione al Movimento Nazionale avvenuto in Firenze nel dì 27 Aprile 1859 ed al Governo Provvisorio
nominato dal Municipio Fiorentino.

1. Il Gonfaloniere ha comunicato i proclami del Municipio Fiorentino e del Governo Provvisorio di
Toscana dè 27 Aprile decorso e quelli da esso in nome di questa Comunità fu pubblicato il Dì 29 e 30
di detto mese per l'oggetto di render noti a questa Popolazione gli avvenimenti della Capitale ed ha
fatto osservare che alcuni Municipi hanno aderito ai cambiamenti avvenuti.
Ha quindi proposto di fare atto adesivo a quanto operato dal Municipio di Firenze.
Il Consiglio deliberando approva il Movimento Nazionale avvenuto in Firenze il 27 Aprile prossimo
decorso e sinceramente aderisce al Governo Provvisorio nominato dal Municipio della Capitale nella
piena fiducia , che penetrato della propria missione , provvederà con energia e saviezza ai bisogni
urgenti della Patria , e a quanto è necessario per aiutare la magnanima Impresa del re Vittorio
Emanuele: e  ciò con voti 12 favorevoli contrari nessuno.

2. Autorizzazione al Gonfaloniere di spendere quanto occorre nelle attuali circostanze.
Infine lo stesso Gonfaloniere ha domandato di essere autorizzato nelle presenti straordinarie
emergenze , a spendere quanto occorre , sempre nella veduta dell'ordine e della quiete pubblica; e a
ciò aderirono con partito di voti 12 favorevoli , contrari nessuno.

3. Opinione esternata dal Municipio che nella mancanza di forza armata in questa piazza venghino (  )
le armi e munizioni ai cittadini.
Nella possibilità che questa Piazza rimanga priva di forza armata , si rende necessario che il
Municipio facendosi interprete  del voto generale del Paese si concertasse col Governo Locale per
quei provvedimenti di sicurezza pubblica richiesti dalle condizioni speciali della nostra Città ,
richiedendo a questo effetto armi e munizioni da consegnarsi ai Cittadini a diligenza del Municipio
stesso; ed in caso anche più urgente di richiamare gli Insulari più idonei che son tutt'ora in attività di
servizio.
E ciò aderirono con partito di voti n° 12 favorevoli , contrari nessuno.
E non essendovi altro da trattare si licenziarono.


Il Gonfaloniere                                                           Il Cancelliere

F. Squarci                                                                     (firma illeggibile) "

 

(Protocollo delle deliberazioni dal dì 28 agosto 1858 al dì 2 settembre 1859.Carta 183.Archivio storico
comune Portoferraio)

Il documento sopra riportato , scritto verosimilmente dal cancelliere comunitativo  ,  è di notevole rilevanza
storica per la comunità di Portoferraio.
Rappresenta infatti documento con cui il comune di Portoferraio "deliberando approva il Movimento
Nazionale avvenuto in Firenze il 27 Aprile prossimo decorso e sinceramente aderisce al Governo Provvisorio nominato dal Municipio della Capitale"

Tratto dal protocollo delle deliberazioni dell'amministrazione comunitativa portoferraiese esso documenta
la prima riunione avvenuta "per urgenza" , adunanza magistrale , da quando , pochi giorni prima-quattro
giorni , il 29 aprile- si è instaurato nella capitale , Firenze ,  il Governo Provvisorio di Toscana.
Gli amministratori di Portoferraio sotto la guida del dr Fabio Squarci , gonfaloniere , sono da lui edotti sui
proclami  emanati da questo nuovo governo e quelli che da lui stesso" in nome di questa Comunità" sono
stati pubblicati " il Dì 29 e 30 di detto mese (aprile 1859) per l'oggetto di render noti a questa popolazione
gli avvenimenti della Capitale" .

Dopo aver fatto notare che alcuni municipi già "hanno aderito ai cambiamenti avvenuti" propone "di fare
atto adesivo a quanto adoperato dal Municipio di Firenze".
Ciò accade con votazione all'unanimità  dei presenti  , nessuno contrario: erano assenti quattro consiglieri.
Al Gonfaloniere viene data delega a "spendere quanto occorre nelle attuali circostanze" avendone lui stesso
fatto richiesta "nelle presenti straordinarie emergenze " e tutto questo "sempre nella veduta dell'ordine e
della quiete pubblica".

Il Municipio , in questa veduta , temendo che la piazza di Portoferraio rimanga priva di forza armata  , esprime
opinione , " facendosi interprete del voto generale del Paese" di concertarsi colGoverno Locale per quei
provvedimenti di sicurezza pubblica richiesti dalle condizioni speciali " della città di Portoferraio.
Il Governo Locale è rappresentato dal Governatore militare e civile dell'Elba.
E così "a questo effetto" esprime opinione richiedendo "armi e munizioni da consegnarsi ai Cittadini a
diligenza del Municipio stesso " e nel caso di più urgente bisogno "di richiamare gl'Insulari più idonei che
sono tutt'ora in attività di servizio ".

Traspare evidente come il cambiamento , il  risorgimento verso l'unità d' Italia ,  non avviene tramite
rivoluzione popolare ma si teme per l'ordine pubblico e la quiete pubblica perciò il municipio di
Portoferraio ritiene opportuno concertarsi col governatore militare e civile dell'Elba e consegnare armi ai
cittadini per la difesa della piazza di Portoferraio nella possibilità che questa rimanga priva di forza armata.

Sempre in data 3 maggio 1859 il Gonfaloniere di Portoferraio invia lettera ai gonfalonieri di Marciana , Rio e
Longone per far sapere che il Governo Provvisorio Toscano con decreto del 28 aprile decorso ha autorizzato
l'arruolamento di volontari  per la guerra d'indipendenza  , arruolamento che deve avvenire presso il
comando di piazza di Portoferraio:

"3 Maggio 1859

Ai Signori Gonfalonieri di Marciana , Longone e Rio

Richiamo di Volontari per la Indipendenza Italiana. Arruolamento di Volontari.


Il Governo Provvisorio Toscano con suo Decreto del 28 Aprile decorso avendo autorizzato un arruolamento di Volontari che si riceve nei Comandi Militari di qui Città , quelli dell'isola d'Elba si eseguiscono presso questo Comando di Piazza.
E nella fiducia che dei giovani di codesta Comunità rispondano alla chiamata della Patria mi faccio un
dovere sovvenire VS Ill.me che dovranno presentarsi a questo Comando di Piazza muniti di una fede di Stato libero senza della quale potrebbero andarsi incontro all'inconveniente di arruolare persona coniugata con grave pregiudizio della loro famiglia. A questo scopo la prego volersi concertare anche con i Parrochi addetti a codesta Comunità onde concorrano anch'essi a munire i volontari indenni delle fedi occorrenti.
Oltre le carte di che parla la presente sono indispensabili le fedi di nascita.


Squarci"

(Copia lettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 31 ottobre 1856 al dì 22 maggio 1859.Anno 1859.Dal
66 al 68.Archivio storico comune di Portoferraio)

All'Elba dunque chi vuole arruolarsi come volontario per la guerra di indipendenza d'Italia deve recarsi al
comando di piazza di Portoferraio , munito di certificato di famiglia("fede di Stato") e certificato di nascita
("fede di nascita")

Il giorno successivo ,  4 maggio 1859  ,  esce un proclama in stampa del governo locale dell'Elba:

                         

             IL GOVERNATORE DELL'ISOLA D'ELBA

Il numero dei Volontari che si sono presentati alle Bandiere e che continuano senza tregua ad affluirvi è tale
che il Governo si lusinga fondamente di non aver  bisogno di ricorrere ad una Leva

Lì 4 maggio 1859
IL GOVERNATORE

           FINESCHI 




      Marcello Camici
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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


AMNISTIA PER REATI POLITICI. ATTENZIONE ALL'ARRIVO
E AL MOVIMENTO DEI FORESTIERI



Il Governo Provvisorio Toscano ha emanato un decreto di amnistìa per reati politici commessi nel territorio
dello stato toscano e "combatte per espellere il massimo principio di ogni disordine , la conquista degli
stranieri e il predominio di una Potenza che con la forza ha per tanto tempo impedito l'ordinamento
naturale e vero della nazione":questa "Potenza" è l'Austria.
Da Firenze , con queste parole , Celestino Bianchi  , segretario generale del Governo Provvisorio Toscano ,  il 3
maggio 1859 si rivolge al governatore militare e civile dell'Elba che governa il territorio dell'Elba.
Lo fa perché l'Elba è luogo "in prossimità di frontiera"dello stato toscano , luogo dove pertanto potrebbero
presentarsi "individui non compresi nell'Amnistia".

"Circolare n°7

Ill.mo Signore ,
Un Decreto d'Amnistìa venne pubblicato dal Governo Provvisorio a favore di quegl'individui che furono
accusati di delitti o trasgressioni politiche.Rimangono per conseguenza esclusi da questa Amnistia i
condannati o prevenuti per ragioni o trasgressioni comuni.

VS Ill.ma sa che presso le nazioni più libere l'azione delle Leggi è più rispettata e forte che negli Stati
governati dispoticamente; che il regno della libertà è il regno dell'ordine  ,  e che l'indipendente e inviolabile esercizio del potere dei Magistrati è uno dei più grandi acquisti della moderna civiltà. Ogni rilassamento in proposito contraddirebbe ai più urgenti bisogni del paese in questi giorni nei quali l'Italia non che voler rallentare i vincoli che sono necessario fondamento della Società , combatte per espellere il massimo principio di ogni disordine , la conquista degli stranieri  , e il predominio di una Potenza che con la forza ha per tanto tempo impedito l'ordinamento naturale e vero della nazione.

Pertanto alla esecuzione regolare del sopraccennato Decreto importa che la VS Ill.ma si ponga in grado di
conoscere quali individui appartenenti al suo Compartimento possano invocare il benefizio dell'Amnistia ,  e il titolo del delitto per cui sono stati colpiti con pronunzia condannatoria o sotto la prevenzione del quale si sono allontanati dalla Toscana.
Sarà quindi cura di VS di dare immediatamente alle competenti autorità di frontiera le istruzioni e
disposizioni opportune , perché , ove si presentassero individui non compresi nell'Amnistia  , sieno
convenientemente avvertiti della vera loro situazione di fronte al Governo: situazione che li porta
necessariamente o ad essere respinti dalla Toscana o ad essere trattati secondo il disposto delle nostre
Leggi  , VS potrà anche a tale oggetto e in quanto possa occorrere , porsi in corrispondenza e in accordo con le altre Prefetture.

Il Governo Provvisorio richiama inoltre l'attenzione di VS Ill.ma sopra l'arrivo e il movimento  dei forestieri.
Le
istruzioni che esistono a riguardo a questa materia vogliono essere specialmente osservati in quanto
provvedono a quell'ordine che è necessario alla sicurezza sociale in qualunque forma di governo e in
qualunque tempo ,  e più in questo , nel quale anche quella parte d'Italia che godeva delle franchige
costituzionali limita temporaneamente l'esercizio di esse per poter con più sicurezza raggiungere più alto
scòpo , l'indipendenza della nazione.

Perciò fa d'uopo vigilare sull'introduzione nel Territorio Toscano di Esteri privi di carte regolari
massimamente se si abbiano fondati timori che la loro presenza possa compromettere l'ordinato indirizzo
della cosa pubblica.Ciò deve essere eseguito con modi lontani da ogni giusto rimprovero di vessazione o
molestia non necessaria:ma nello stesso tempo l'azione del Governo deve essere ferma e decisa nel non
permettere che nascano moti né di ritorno verso il passato né per indirizzarsi ad altra nuova via fuori di
quella che dal criterio e dal consenso delle nazioni oggi ne viene chiaramente additata.
VS Ill.ma userà a riguardo dei Forestieri scevri da qualunque censura o sospetto quelle medesime
facilitazioni che finora si sono praticate specialmente riguardo al loro ingresso in Toscana dai luoghi situati in prossimità delle Frontiere.

La parola della Legge non può raggiungere il suo scòpo senza le rette disposizioni dell'animo e della mente
di chi ha l'incarico e il dovere di applicarle con civile prudenza e fermezza.
Se il Governo ha fiducia che l'opinione pubblica  , non meno che il senno e l'opera di V.S. Ill.ma , varranno a far sì che l'ordine e la libertà vadano di pari passo , come inseparabili appaiono questi due principi alla mente

umana , se non è offuscata da tristi passioni.
E pregando ad accusarmi ricevimento della presente , passo all'onore di dichiararmi

Della S.V. Ill.ma
Firenze 3 Maggio 1859

Devotiss. Servitore

Celestino Bianchi
Segr.Gen. del Governo Provvisorio Toscano

Visto: U. Peruzzi "

 

(Affari generali del Governo dell'Elba 1859-1860.Filza 2. Doc 15-100."Circolari da 1 a 42".Archivio storico
comune Portoferraio).




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


DIRETTIVE  PER  IL  CLERO : INSERIMENTO NELLA MESSA DELLA COLLETTA
PRO  TEMPORE BELLI.

 


 

Il 3 maggio del 1859 il Governo Provvisorio Toscano scrive lettera ai parroci di tutto il granducato.
La lettera arriva anche all'Elba.
Appena arrivata ,  è spedita ,   ad opera del governatore militare e civile dell'Elba ,   ai parroci dell'isola.

"Circolare n° 6

Illustrissimo e Reverendissimo

Nell'atto che il Governo Provvisorio della Toscana affretta e moltiplica i preparativi e nulla trascura di quanto possa contribuire al successo della guerra che si combatte per'Indipendenza dell'Italia ,  egli non potrebbe contare sul presidio delle forze terrene ,   se non dovesse anche confidare  dell'assistenza divina.

Animato da questo sentimento il Governo Provvisorio si rivolge alla S.V. Illustrissima e Reverendissima perché si degni ordinare che in tutte le chiese della sua Diocesi ,  da qui avanti e fino alla paceconclusa,  si inserisca nella Messa la colletta "Pro tempore belli".

Ma quanto è naturale e giusto che il popolo Toscano in quest'ora suprema si prostri davanti a Dio ,  nelle mani del Quale sono le sorti delle battaglie ,  altrettanto è desiderabile che le dimostrazioni religiose ,  alle quali potessero dar motivo gli eventi della guerra ,  riescano gravi,  ordinate ,  solenni ,  rispondano in tutto alla grandezza dei fatti che si maturano ,  e a quel sentimento di umile gioia e di profonda riconoscenza colla quale l'uomo riferisce a Dio l'adempimento di ogni suo desiderio.

Con questo intendimento dunque e a fine d'impedire che sotto pretesto di religione si turbi l'ordine pubblico ,  con riunioni inopportune e tumultuarie ,  il Governo Provvisorio invita la S.V. Illustrissima e Reverendissima a non permettere che nessuna insolita funzione religiosa si celebri nella sua Chiesa senza avere prima deliberato coll'Autorità governativa.

Il Governo Provvisorio coglie di buon animo questa prima occasione che gli si offre di mettersi in comunicazione coll'Episcopato Toscano per significare alla S.V. Illustris. e Reverendiss. Quanto nell'adempimento dei suoi gravi e difficili doveri Egli conti sull'attiva sincera cooperazione del Clero.

E veramente a confermare il buon spirito del quale le popolazioni toscane hanno dato finora prova così luminose ,  nulla potrà tanto valere quanto lo zelo perseverante del Clero custode e maestro d'una dottrina che si chiama Cattolica od Universale  ,  perché sovrasta a tutte le fazioni politiche ,  perché si concilia con tutte le forme che la civile società degli uomini può rivestire nelle diverse e mutabili condizioni dei luoghi e dei tempi; di una dottrina che tutte quelle forme penetrando dello spirito suo ,  può tutte ugualmente santificarle;che i fatti in qualunque modo avviati e proseguiti ,  ma irrevocabili ,  può sempre indirizzare e condurre a buon fine.

Nella speranza che la S.V. Illustr. E Reverend. Vorrà degnarsi di accuasre il ricevimento della presente ,  nella maggiore venerazione passo a segnarmi

Della S.V. Illustrissima e Reverendissima

Firenze 3 Maggio 1859

Devotiss. Serv.re

Celestino Bianchi

gret. Gen. Del Governo Provvisorio Toscan
Visto: U Peruzzi "

(Affari generali del  Governo  dell'Elba 1859-1860.Doc 15-100."Circolari da 1 a 42".Archivio storico comune Portoferraio)

 

 

Celestino Bianchi è segretario generale del Governo Provvisorio Toscano e U. Peruzzi è uno dei tre componenti il direttorio di questo nuovo governo.
Il documento è molto interessante perché mette in evidenza quanto la nuova amministrazione dello stato Toscano (Governo Provvisorio Toscano insediatosi immediatamente dopo la fuga da Firenze del granduca) voglia coinvolgere il clero : non bisogna dimenticare che il clero risponde al papa che è capo di uno stato ,  quello pontificio ,   confinante col toscano.

Teme  il Governo Toscano Provvisorio che
 "sotto pretesto di religione si turbi l'ordine pubblico con riunioniinopportune e tumultuarie".

Da qui non un ordine ma un invito ad ogni parroco affinchè non permetta
 "che nessuna insolita funzionereligiosa si celebri nella sua Chiesa senza aver prima deliberato     coll'Autorità governativa" .

E' questa la prima occasione con la quale il Governo Provvisorio Toscano si mette in comunicazione col clero toscano: ce ne saranno altre.





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ARRUOLAMENTO  DI  IMPIEGATI  CIVILI DELLO  STATO NELL'ESERCITO  TOSCANO  PER  L'INDIPENDENZA ITALIANA

 


 

Il Governo Provvisorio della Toscana non solo decreta per disciplinare l'arruolamento di volontari ma anche
dispone affinchè gli impiegati civili dello stato che lo desiderino possano far parte dell'esercito toscano che
va a combattere per la indipendenza italiana.
Celestino Bianchi che è segretario generale del commissario straordinario Buoncompagni così scrive al
governatore militare e civile dell'Elba:

"   Circolare n° 5

Illustrissimo Signore


Nell'intendimento di secondare il desiderio espresso da alcuni Impiegati Civili di far parte dell'Esercito
Toscano per cooperare al conseguimento della Indipendenza Italiana  , il Governo Provvisorio ha creduto
opportuno disporre:

1. Gl'Impiegati Civili potranno arruolarsi nell'Esercito alle condizioni cui è subordinato l'arruolamento
    dei Volontari

2. I Capi dei Dicasteri e Uffizi Governativi della Toscana raccoglieranno le domande dirette  a questo
    patriottico scòpo dai rispettivi Impiegati e le invieranno senza indugio corredate del loro parere al
    Governo Provvisorio

3. Nell'informare queste domande dovranno i Capi di Dicasteri e Uffizi Governativi avere in mira che il
    regolare andamento del servizio non sia per ricevere danno alcuno dalla mancanza dell'Impiegato
    che ha domandato di arruolarsi

4. Sarà conservato agl'Impiegati che si arruolano lo stipendio di cui si trovano forniti.Ma se per un
    eventuale aomento di lavoro nel loro rispettivo Uffizio si renderà necessario il soccorso di estranei
    emanuensi , la mercede a questi dovuta non dovrà far carico all'Erario e sarà tolta dallo stipendio
    dell'Impiegato o dagl'Impiegati di quello stesso Uffizio che hanno assunto il servizio militare

5. Terminata la capitolazione questi Impiegati Civili torneranno ad occupare nel rispettivo Uffizio il
    posto che loro si competerà secondo l'anzianità di servizio.

Invitandola a volersi informare a questa disposizione , ho il piacere di dichiararmi.

Dalla Residenza del Governo Provvisorio

Lì 2 Maggio 1859

Il Segretario Generale

C. Bianchi

Visto U. Peruzzi "

(Affari generali del Governo dell'Elba 1859-1860. Filza 2.Doc 15-100. Circolari da 1 a 42.Archivio
storico comune  Portoferraio)

Ubaldino Peruzzi è uno del triumvirato , del direttorio che insieme a Vincenzo Malenchini e
Alessandro Danzini fa parte del Governo Provvisorio Toscano , direttorio  che in Firenze si è
costituito la sera del 27 aprile 1859 preso atto della mancanza di un governo legittimo dopo che il
granduca Leopoldo II è fuggito.


Il documento è importante ed interessante poiché  evidenzia come il Governo Provvisorio Toscano
pur incoraggiando l'arruolamento di volontari per la guerra della indipendenza italiana non
dimentica il bilancio dello stato e il suo buon funzionamento quando si tratta di impiegati statali
che chiedono come volontari di arruolarsi per combattere.
Pur conservando  lo stipendio a questi volontari  che per "patriottico scòpo" si arruolano
nell'esercito e pur garantendo loro che torneranno ad occupare l'uffizio "terminata la
capitolazione" ,  il Governo Provvisorio fa subito presente che nel caso che per la loro assenza si
verificasse un aumento di lavoro tale che "renderà necessario il soccorso di estranei emanuensi" la
"mercede" di questo soccorso sarà a carico dell'Impiegato o degli Impiegati di quello stesso uffizio
che hanno assunto il servizio militare.
Queste norme evidenziano , se ce ne fosse bisogno , come il "patriottico scòpo" fosse presente in
Toscana:pochi non furono infatti gli impiegati che  , nonostante il rischio cui vanno incontro
riguardante  la incolumità personale e quello di vedersi decurtare lo stipendio ,  si arruolano
volontari per combattere la guerra per la indipendenza italiana.




      Marcello Camici
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INSEDIAMENTO  DEL  NUOVO GOVERNATORE  DELL'ELBA: SITUAZIONE


 

Il nuovo governatore civile e militare dell'Elba , Lorenzo Fineschi , che con decreto del 29 aprile 1859 il
governo provvisorio toscano ha nominato alla carica di governatore  civile e militare dell'Elba in
sostituzione di Facdoulle ,  il 1° maggio 1859 scrive al Governo Provvisorio Toscano dicendo di aver assunto il
comando del governo civile e militare e che è partita dall'Elba  la seconda divisione del primo battaglione di
fanteria:

"Al Governo Provvisorio di
Toscana

1° Maggio 1859

Sono giunto ieri 30 Aprile in Portoferraio col mezzo del Vapore il Giglio.
Ho trovato in letto malato il Sig.re Colonnello Facdoulle che non può mettersi in viaggio e resta.
Il Dr. Giuseppe Bandi era stato scarcerato ,  ed è partito per Livorno con 31 Volontari sopra un legno
espressamente noleggiato.
Il Vapore il Giglio è partito questa mattina con la 2° Divisione del 1° Battaglione di Fanteria.
Ho assunto il Comando del Governo Civile e Militare di questa Isola.
Il Governatore

Fineschi"

(Affari generali del  Governo dell'Elba 1859-1860.Doc 101-260. Carta 174.Archivio storico comune
Portoferraio)
Sempre nello stesso giorno il neo governatore dell'Elba scrive al comandante in capo dell'esercito toscano ,
generale Ulloa , avvisandolo dello stato precario in cui resta la difesa della piazzaforte di Portoferraio:

"A Sua Eccellenza il Sig. Generale Ulloa Comandante in Capo dell'Esercito Toscano
1°Maggio 1859

Prevengo l'E.V. di aver assunto questa mattina il Comando del Governo Civile e Militare dell'Isola d'Elba.
Ho trovato a letto malato il Sig.re Colonnello Facdoulle che resta non potendosi mettere in viaggio a
sentimento medico.
Col Vapore il Giglio è partito questa mattina per Livorno la 2° Divisione del 1° Battaglione di Fanteria.
Domani 2 Maggio partirà egualmente la 1° Divisione del 4° Battaglione.

E il 3 Maggio l'altra divisione.
Non resta nella Piazza che il solo effettivo di 115 Artiglieri , facendo rispettosamente osservare non essere bastanti a supplire a tutti i servizi di Guardia dei Forti essendovi anche un Bagno di Cento Forzati da osservare.

Il Governatore

Fineschi"

Il governo provvisorio toscano si prepara alla guerra contro l'Austria a fianco degli eserciti alleati di re
Vittorio Emanuele II  e Napoleone III  , imperatore dei francesi e  , per tale scòpo , richiama le truppe presenti
sul territorio toscano.
L'importanza di questi documenti è legata al fatto che dimostrano come l'Elba contribuisca alla seconda
guerra d'indipendenza italiana fino a tal punto da rimanere sguarnita di truppe.
Infine due righe del governatore mettono in evidenza la figura del dr. Giuseppe Bandi , noto
garibaldino , che , dopo essere stato incarcerato per la sua adesione alla causa nazionale
dell'indipendenza , ora , con le mutate condizioni politiche è stato scarcerato e con 31 volontari  elbani va a
combattere.




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RICHIAMO DI VOLONTARI ELBANI  PER LA INDIPENDENZA ITALIANA
E RIMOZIONE DELLE ARMI DAGLI UFFICI PUBBLICI

 



Il 30 aprile 1859 il Gonfaloniere di Portoferraio così scrive agli altri gonfalonieri dell'Elba:

Signori Gonfalonieri di
Marciana
Longone e Rio

Lì 30 aprile 1859

Le rimetto accompagnato dalla presente il Proclama da me affisso in conformità del Decreto del Governo
Provvisorio di Toscana dè 28 Aprile 1859 diretto a richiamare i giovani che volontari desiderano concorrere alla Guerra dell'Indipendenza a venire ad iscriversi per inviarli sotto la bandiera: per cui se anche costà vi fossero dei giovani che desiderano far parte di quelli che partiranno di qui si compiacciano subito inviarli qua per poterli unire agli altri che dovranno marciare

Squarci  "

(Copialettere del Gonfaloniere di Portoferraio dal dì 31 ottobre 1856 al dì 22 maggio 1859.Anno 1859 dal
numero 63 al 65.Archivio storico comune Portoferraio)

Nella stessa giornata , 30 aprile ,  il governatore dell'Elba scrive a quello di Livorno dal quale aveva ricevuto
l'invito  "a dare le disposizioni necessarie perché da tutti gli Uffizi del Compartimento siano tolte le armi
granducali" rassicurandolo:

"Al Cav. Comandante Governatore di Livorno

Eccellenza

I proclami che V.E. mi ha rimessi colla sua minuta officiale dè 28 Aprile sono mostrati subito nei soliti modi , pubblicati e affissi nei vari paesi di questa isola e mi riesce ( )assicurare che finora l'ordine pubblico non è stato minimamente alterato.
Ho l'onore di compiacermi col più distinto ossequio"

(Affari  generali del  Governo dell'Elba 1859-1860.Carta 172.Archivio storico comune Portoferraio)

Il Governatore dell'Elba ha infatti così ordinato  ai gonfalonieri e ai comandanti militari dei circondari di
Longone e Marciana:

"Ai Gonfalonieri di
Marciana
Lungone e
Rio ed ai
Comandanti Militari
Circondari di Lungone e Marciana

30 Aprile 1859


Ill.mo Sig.

Dal Governo Provvisorio della Toscana essendo stato ordinato la rimozione delle armi da tutti gli Uffici con
quelle precauzioni consigliate dalla prudenza procedendo nel modo più quieto possibile .
Debbo ordinare VS
Ill.ma di dare le disposizioni occorrenti perché stanotte le armi che sono in cotesti Uffizi vengano rimosse

(Idem come sopra)

E le armi sono immediatamente rimosse dagli uffici pubblici dell'Elba.
Infatti , sempre in data 30 aprile , il governatore dell'Elba così scrive a quello di Livorno:

"Al Cav. Comandante Governatore
Di Livorno

30 aprile 1859

Eccellenza

Mi è pervenuta stamane la Officiale di VE per (  )e già le armi granducali erano state remosse dagli Uffizi di questa Città e subito sono stati circolati gli ordini ( ) di altri Presidi dell'Isola , nel modo ordinato col Dispaccio del Governo Provvisorio , che VE mi ha partecipato"

(idem come sopra)

Quanto sta accadendo all'Elba indica che le più alte autorità di governo e amministrative , governatore e
gonfalonieri , hanno recepito  le direttive del governo provvisorio toscano.
Le direttive sono tese a mantenere l'ordine costituito e pubblico-da qui la richiesta di rimozione di ogni
arma dagli uffici pubblici per il timore che ne venga fatto uso per sommosse - e a "richiamare i giovani che
volontari desiderano concorrere alla Guerra dell'Indipendenza a venire ad iscriversi per inviarli sotto la
bandiera"




      Marcello Camici
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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
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INDIPENDENZA DELL'ITALIA NOSTRA PATRIA

 


Nel 1859 in Toscana è presente il granducato retto dalla dinastia Asburgo Lorena , dominante dal 1737.
La dinastìa è imparentata con gli Asburgo , titolari dell'impero Austro-Ungarico. Questo impero controlla il Lombardo-Veneto e si contrappone alle aspirazioni di egemonia nazionale dei Savoia e del regno di Sardegna.
Nel 1859 , alla vigilia dello scoppio della seconda guerra d'indipendenza italiana sia il governo sabaudopiemontese che quello austro-ungarico fanno pressioni sugli stati italiani per attirarli nel proprio schieramento , ma uno di questi , il Granducato di Toscana e il suo granduca Leopoldo II , si proclama neutrale nonostante i vincoli parentali con la casa regnante austriaca.
Nel granducato di Toscana sono all'opera molti sostenitori della causa dell'unità italiana(liberali , monarchici , repubblicani , mazziniani)e rappresentanti le fasce sociali più significative ,  compresi molti ufficiali dell'esercito granducale.
Di questi sostenitori della "causa nazionale"esistono segnalazioni da parte autorità granducali , segnalazioni che , nel marzo 1859 ,  arrivano anche all'Elba. " Governo di Livorno Al Sig. Cav. Colonnello Governatore dell'Elba Portoferraio Riservata Ill.mo Signore Avrebbe il Superiore Governo fondato motivo per dubitare che si voglia fare in Toscana una qualche associazione per spingere ad arruolarsi nelle Truppe Piemontesi un numero di Toscani sufficiente a far supporre che anche in Toscana si desideri la guerra contro l'Austria. Ora mentre il R. Governo crede che debbasi trascurare di occuparsi del fatto singolo di tutti quegli Individui che spinti da un proprio esaltamento andassero ad arruolarsi in Piemonte , ritiene che non debba rimanere indifferente , quando alcuno cercasse di fare arruolamenti pel Piemonte sia con attrattive sia con denari. In questo secondo caso sarebbe a prendersi in esame il fatto , e deliberare , se trattandosi di un titolo di un delitto compreso nel Codice Penale convenisse denunziare l'Arruolatore al Tribunale o adottare contro il medesimo alcuna misura di Polizia. Il quale esame non potendo essere instituito che dal Governo Centrale , debbo pregare VS Ill.ma al seguito di richiesta del R. Ministero dell'Interno a volermi informare che di tutto quello che in simil rapporto potesse essersi verificato o verificarsi in appresso nel Circondario alle sue cure affidato.


 Ho l'onore di confermarmi con distinto ossequio Di VS Ill.ma Livorno il Primo Marzo 1859 Dev.mo Servitore Bargagli" (Affari generali del governo dell'Elba.1859-1860.Doc 101-260. Carta 115.Archivio storico comune Portoferraio) Annibale Bargagli è il governatore militare e civile di Livorno. Altre segnalazioni di sostenitori della causa dell'unità nazionale arrivano al governatore militare e civile dell'Elba dalla prefettura di Grosseto. "Prefettura di Grosseto Al Sig. Cav. Colonnello Governatore dell'Elba Portoferraio Ill.mo Signore E' partito da Massa Marittima ove abitualmente dimora e si è diretto a cotest' isola il notissimo canonico Don Bartolomeo Nardelli che spiegò nel 1848-49 quali fossero i suoi principi politici. Questa polizia avendo fondato motivo di ritenere che lo scòpo della gita sia l'aprire in patria una lista di reclutamento di Giovani pel Piemonte , io ne dò avviso a VS Ill.ma per quelle misure che riterrà convenienti. E passo all'onore di confermarmi con distinto ossequio Di VS Ill.ma Lì 6 marzo 1859 Dev.mo Obbl.mo Serv.re Menigoni" (Affari generali 1859.Doc da 15 a 100.Archivio storico comune Portoferraio).


 Il mese successivo , aprile 1859 ,  la situazione politica subisce nello stato granducale toscano una accelerazione legata al fatto che nell'esercito granducale serpeggia la tendenza e la voglia di "combattere sino all'ultimo sangue per l'Indipendenza dell'Italia nostra Patria".
Un foglio viene fatto circolare tra gli uomini di truppa dell'esercito granducale che arriva anche alle truppe di stanza all'Elba .
Questo foglio recante le parole "combattere sino all'ultimo sangue per l'Indipendenza dell'Italia nostra Patria" è allegato ad una lettera del 27 aprile 1859 che il governatore dell'Elba scrive da Portoferraio al Comando Generale delle truppe granducali:

"Questo Governo rende rispettosamente conto all'Eccell.mo Comando Generale che ieri per il corso ordinario della Posta pervennero in questa Città alcune copie di un foglio stampato col quale si è inteso di manifestare i sentimenti e le tendenze delle RR Truppe in quanto al partito che prenderebbero ove scoppiasse la guerra fra l'Austria e il Piemonte…" (Affari generali del governo dell'Elba.1859-1860.Doc 101-260.Carta 167. Archivio storico comune Portoferraio)


Alla lettera di cui sopra il governatore dell'Elba allega il seguente foglio fatto circolare tra le truppe di stanza a Portoferraio e recante la firma "soldati toscani":


" FRATELLI TOSCANI !

La grand'ora è vicina: perciò noi vogliamo che voi sappiate quali sono i nostri sentimenti. Noi pure siamo soldati Italiani e ci crediamo in dovere di combattere sino all'ultimo sangue per l'Indipendenza dell'Italia nostra Patria. Sì , è suonata l'ora da noi tanto desiderata di vendicare i nostri fratelli morti da prodi nella grande giornata di Montanara e Curtatone.
Sì , poiché lo vogliamo ,  presto saremo al fianco dei nostri fratelli d'arme i Piemontesi che tanta gloria acquistarono alla Russia sui campi di Crimea(1)  e che vendicheranno con noi la fatale giornata di Novara!(2)

Perciò Toscani uniamoci e preghiamo l'Altissimo che ci dette per Patria la più bella terra del mondo , la terra di ogni arte , di ogni scienza , di ogni civiltà , affinchè benedica le nostre armi nella Guerra Santa per noi Italiana , nella guerra per il riacquisto di quella libertà che Dio dette ad ogni uomo e di quella Indipendenza a cui ha diritto ogni Nazione.
 Guai però a chi tenta di impedire la grande impresa della rigenerazione d'Italia. Le armi nostre saranno sempre contro i nemici d'Italia in Città e in Campo. Fratellanza dunque come voi diceste di Milizia e di Popolo.

 Ecclesialità mai ! Sia distrutta l'Austria. Viva l'Italia ! Firenze 23 Aprile 1859 Soldati Toscani"


 (Idem come sopra) Questo proclama a firma "soldati toscani" diretto ai "fratelli toscani" esprime la volontà dell'esercito granducale di combattere a fianco dell'esercito sardo contro gli austro-ungarici , chiamando esplicitamente "patria" l'Italia.

 

1) Guerra di Crimea(1853-1856). 2) Battaglia di Novara.23 marzo 1849. Prima guerra d'indipendenza italian




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)


 27 APRILE 1859 NASCITA DEL GOVERNO PROVVISORIO TOSCANO

 


Dopo il proclama dei "soldati toscani" dell'esercito granducale del 23 aprile 1859 , il giorno dopo  , il 24 aprile , alcuni reparti schierati fingono di non udire il comando di presentare le armi al granduca che a Firenze si reca al duomo per la celebrazione liturgica.
 
Il 25 aprile , in alcune caserme è spezzato il busto del granduca e lacerato il ritratto del comandante dell'esercito granducale , generale Ferrari.Vi sono frenetici contatti fra i capi dei vari schieramenti a favore dell'unificazione italiana , guidati dal barone Bettino Ricasoli.
 
Il 26 aprile 1859 l'impero austro-ungarico dichiara guerra al regno di Sardegna: inizia la seconda guerra d'indipendenza italiana. Durante la notte di questo giorno in Firenze vi è una riunione dei capi degli schieramenti politici favorevoli all'unificazione italiana.

Il 27 aprile una gran folla discende in piazza a Firenze per sostenere il regno di Sardegna nella sua guerra contro l'Austria inveendo contro quest' ultima.
Il granduca Leopoldo II , trincerato in palazzo Pitti coi suoi ministri convoca il principe Neri Corsini , dichiarando che è disposto a formare un nuovo governo , schierarsi contro l'Austria e concedere una costituzione.
Il principe Corsini si reca presso la sede diplomatica del regno di Sardegna dove sono riuniti i capi della rivolta della piazza.
Torna dal granduca con un ultimatum che è chiaramente inaccettabile , col quale si chiede:abdicazione del sovrano , destituzione del Ministero e del Generale che con gli ufficiali dell'esercito granducale si sono pronunciati contro il sentimento nazionale , un'alleanza col Piemonte , il comando delle truppe al generale Ulloa , l'adeguamento dell'ordinamento toscano a quello sardo.
Leopoldo II lascia Firenze con la famiglia.
Si rifiuta di abdicare anche se virtualmente sale al trono Ferdinando IV. Non riconosce più il suo governo ma non ne crea un altro. La sera stessa del 27 aprile 1859 il municipio di Firenze preso atto della mancanza di un governo legittimo nomina un Governo Provvisorio Toscano formato da Ubaldino Peruzzi , Vincenzo Malenchini e Alessandro Danzini.
Sorto senza aver incontrato alcuna opposizione armata da parte del cessato governo granducale ha innanzi a sé il complesso problema di assicurare il funzionamento dell'amministrazione statale : emana perciò subito decreto col quale stabilisce i rapporti fra il nuovo governo e le amministrazioni centrali , conferma sia legislazione vigente che i funzionari in carica E' chiamato provvisorio perché è nell'animo dei membri del governo unire la Toscana al regno sabaudo di Re Vittorio Emanuele II è perciò di breve durata:gli stessi suoi componenti lo considerano puramente e semplicemente un governo di fatto costituito per i bisogni della pubblica sicurezza.

 Infatti , il giorno dopo  , il 28 aprile  , il Governo Provvisorio Toscano offre la dittatura a re Vittorio Emanuele II il quale però ritiene opportuno non accettare vista la fluidità della situazione internazionale e anche la posizione non chiara di Napoleone III , imperatore di Francia , fondamentale alleato del regno sardo nella guerra contro l'Austria. Vittorio Emanuele II si limita solo ad accordare la sua protezione e nomina commissario straordinario della Toscana Carlo Boncompagni , suo ambasciatore presso nella cessata corte granducale al quale affida funzioni di capo di stato senza menomare la sovranità toscana. La situazione internazionale non permette infatti al governo sardo di procedere all'annessione.
Cavour rispondendo all'indirizzo del Governo Provvisorio sostiene che la Toscana mantenga una amministrazione indipendente , pur affidando al re il comando supremo di tutte le truppe in modo da aiutare a condurre a buon fine la guerra. Il Boncompagni dopo aver invano tentato di formare un direttorato di tecnici  ,  l'11 maggio 1859 mette fine al governo provvisorio formando un gabinetto di governo costituito da personaggi locali toscani tra cui il barone Bettino Ricasoli al ministero dell'interno  , Cosimo Ridolfi agli esteri ed istruzione pubblica , Enrcio Poggi al Culto , Raffele Busacca alle finanze commercio e lavori pubblici , il piemontese Paolo De Cavero alla guerra e  , comandante dell'esercito ,  il generale Girolamo Calà Ulloa. Celestino Bianchi diviene segretario generale del commissario straordinario.

Nel governo così formato Ricasoli rappresenta la corrente che tende alla immediata fusione col Piemonte mentre Ridolfi e Poggi quelli che rappresentano la corrente autonomista. La sovranità Toscana rimane intatta ma in realtà non esiste più un granducato in quanto Leopoldo II che  ,  dopo essere fuggito da Firenze ,  si è rifugiato a Vienna alla corte asburgica , abdica il 21 luglio 1859 a favore del figlio Ferdinando IV il quale nè si insedia né abdica né cede formalmente i poteri. Il 16 agosto 1859 l'Assemblea Toscana , eletta il 7 dello stesso mese , approva all'unanimità un documento proposto dal marchese Lorenzo Ginori Lisci modificato da una commissione  , documento che recita: "L'Assemblea dichiara che la dinastìa Austro-Lorenese , la quale nel 27 aprile 1859 abbandonava la Toscana , senza ivi lasciare forma di governo , e riparava nel campo nemico , si è resa assolutamente incompatibile con l'ordine e la felicità della Toscana. Dichiara che non vi è modo alcuno per cui tale Dinastìa possa ristabilirsi e conservarsi senza oltraggio alla dignità del Paese ,  e senza offesa ai sentimenti delle popolazioni , senza costante e inevitabile pericolo di vedere turbata incessantemente la pace pubblica e senza danno d'Italia. Dichiara conseguentemente non potersi né richiamare né ricevere la Dinastìa Austro-Lorenese a regnare sulla Toscana"
Il 28 aprile 1859 , dal Governatore militare e civile di Livorno , Annibale Bargagli , arriva una lettera al governatore dell'Elba in Portoferraio.

"Sig. Cav. Colonnello Governatore dell'Elba Portoferraio Ill.mo Signore Dagli acclusi due proclami pubblicati ieri in Firenze vedrà VS Ill.ma come in forza degli avvenimenti politici colà verificatisi si trovi al Supremo Potere un Governo Provvisorio per la Toscana e vedrà altresì dal proclama oggi pubblicato in questa Città come sia stato riconosciuto il Governo Locale , nel di cui compartimento è compresa anche codesta Isola. Invitando pertanto la SV Ill.ma a far dare immediata pubblicità nei consueti modi ai Proclami predetti , non manco di raccomandarLe di vegliare con tutto l'impegno a che l'ordine pubblico non resti minimamente alterato. Si compiaccia intanto di accusarmi il ricevimento della presente ed ho l'onore di confermarmi con ossequio distinto. Di VS Ill.ma Livorno 28 aprile 1859 Dev.mo Servitore Bargagli"

(Affari generali del governo dell'Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 172.Archivio storico comune Portoferraio)

Il governatore di Livorno invita quello di Portoferraio "a far dare immediata pubblicità nei consueti modi " a questo proclama da lui allegato alla lettera , proclama pubblicato ieri  , 27 aprile 1859 ,  in Firenze , invitandolo a"vegliare con tutto l'impegno a che l'ordine pubblico non resti minimamente alterato" . Questo è il proclama che il governatore dell'Elba rende noto alle autorità dell'isola e alla popolazione :

"Illustrissimo Il Governo Provvisorio , che la necessità delle cose condusse a reggere la Toscana , ha già fatto quanto era in lui per tutelare l'ordine pubblico; ed è lecito di riconoscere che la civiltà del popolo Toscano ed i generosi spiriti onde tutti siano animati per la guerra d'Indipendenza , gli hanno reso facile a conseguire con la sola persuasione ciò che spesso neppure la forza basta ad ottenere.
Perché peraltro questi buoni effetti che già si ebbero in Firenze e nelle altre principali dello Stato , si estendano e si conservino  , il Governo crede suo dovere di aggiungere agli Atti Legislativi che già fecero aperti i suoi propositi  , queste più speciali dichiarazioni dirette a tutte le Autorità costituite  , dalle quali esso si augura cooperazione efficace.
Il Governo provvisorio prese a reggere lo Stato perché non si disfacesse nell'anarchia , e intende serbarlo intatto a colui che S.M. RE VITTORIO EMANUELE manderà tra breve a costituirvi un'ordinamento per cui la Toscana si mostri com'è , e come si sente di essere , parte nobilissima della patria italiana , e come tale , valida cooperatrice nell'impresa Nazionale , che si apparecchia.
Ogni questione di riordinamento interno viene riserbata al giorno in che la grande impresa sarà compiuta.
Queste speciali condizioni di origine e di scòpo  , fanno al Governo un Sacro dovere di non procedere ad innovamenti intempestivi , ma di serbarsi così delle persone come delle istituzioni tutto quanto potrà essere comportato dal nuovo ed improvviso atteggiamento politico della Toscana.
Però la SV si studi di rassicurare i timorosi  ,  ed accettando il concorso leale di tutte le opinioni oneste  , mantenga la concordia degli animi , tanto necessari a condurre a bene il nuovo ordine di cose. In quest'opera di conciliazione e di resistenza all'anarchia , il Governo crede di poter contare sul patriottismo di ogni ordine di persone ; e però di questi suoi intendimenti prega la SV a rendere intesi tutti coloro che hanno dipendenza dalla sua Autorità  , invitandoli ad adoperarsi ciascuno nella sfera delle sue attribuzioni ad impedire quei disordini che spesso derivano più da mala intelligenza delle cose che da pensata malignità.
L'Italia è ora in uno di quei momenti supremi nei quali le nazioni sentono i propri destini ed apparecchiano tutte le forze per conseguirli. Chi si facesse turbatore di questa aspettazione solenne che precede il gran giudizio della Armi , sarebbe parricida.
Il Governo ha ogni buona ragione di sperare che non siavi in Toscana chi non rifugga da tanta scelleraggine. Abbiamo l'onore di confermarci. Di VS Ill.ma Firenze. Dalla Residenza del Governo Provvisorio Lì 28 Aprile 1859 Devotissimi Servitori Ubaldino Peruzzi Vincenzo Malenchini Alessandro Danzini "

(Idem come sopra) (Affari generali del Governo dell'Elba1859-1860.Doc 15-100.Circolari 1-42.Archivio storico comune di Portoferraio )

Peruzzi , Malenchini , Danzini costituiscono il 'triumvirato' che è a capo del Governo Provvisorio Toscano. Carlo Boncompagni è "colui che S.M. RE VITTORIO EMANUELE manderà tra breve a costituirvi un'ordinamento per cui la Toscana si mostri com'è …." 




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FINE DEL GRANDUCATO DI TOSCANA ASBURGO LORENA
L'ALBA DELL'UNITA' D'ITALIA ALL'ELBA E A PORTOFERRAIO (1859-1860)

MANTENERE L'ORDINE PUBBLICO

 


 

Il 29 aprile 1859 il Governatore militare e civile di Livorno scrive a quello di Portoferraio:
 "Al Sig. Governatore dell'Elba Portoferraio

 Ill.mo Signore Mi reco premura a partecipare a VS Ill.ma il tenore di un dispaccio in data di ieri che mi ha diretto il Governo Provvisorio Toscano per quel che riguarda codesto Circondario Governativo voglia dare le opportune disposizioni per la immediata esecuzione delle prescrizioni contenute in detto dispaccio non senza raccomandarle di fare in modo che tutto avvenga con calma e regolarità .  
Il Governo Provvisorio Toscano fermo nell'intendimento col quale è stato formato che è quello di mantene re l'ordine pubblico fino a che sia disposto altrimenti del Paese , temendo che la Popolazione possa altrimenti trascorrere ad atti rumorosi , La invita a dare le disposizioni necessarie  , perché da tutti gli Uffizi di codesto Compartimento siano tolte le armi granducali nella notte immediatamente successiva al ricevimento della presente e più quietamente possibile  , provvedendo a coprire con tappeti o con bandiere quelle che per qualsivoglia causa non potessero essere rimosse.  
Si compiaccia poi darmi conto dell'esito che avrà avuto l'operazione come sopra comandata ed intanto io mi confermo con ossequio distinto.
 Di VS Ill.ma Dal Governo di Livorno lì 29 Aprile 1859 Dev.mo Servitore Bargagli"

(Affari Generali del Governo dell'Elba 1859-1860.Doc 101-260.Carta 172 .
"Governo provvisorio Toscano.Proclami ed altre carte relative".
Archivio storico comune Portoferraio.

 Sempre lo stesso giorno ,  il 29 aprile ,   il governatore dell'Elba ,  Facdoulle ,   è messo in stato di disponibilità e il tenente colonnello Fineschi è nominato alla carica di Governatore Militare e Civile dell'Elba. E' quanto si apprende dal comando generale dell'esercito toscano.
 "Comando Generale dell'Esercito Toscano Al Governo Civile e Militare dell'Elba Portoferraio
 Firenze Lì 29 Aprile 1859
Il Governo Provvisorio Toscano - Decreta- Articolo 1 Il Colonnello Odoardo Facdoulle Governatore Militare e Civile dell'Elba è posto in stato di dispo nibilità. Articolo 2 Il Tenente Colonnello Lorenzo Fineschi ,  Capo dello Stato Maggiore Generale è promosso al grado di Colonnello di Fanteria  ,   e nominato alla predetta carica di Governatore Militare e Civile dell'Elba col trattamento annesso al grado e posto D'Ordine Il Segretario Gio Battista Mangini "
(Idem come sopra)


Il governatore militare e civile del Circondario Governativo dell'Elba ,  Facdoulle ,   ricevute le istruzioni di cui sopra emana un proclama stampato rivolto ai cittadini dell'Elba


" CITTADINI
Mentre io sono tanto contento del contegno dignitoso che avete tenuto ,  della conservazione dell'ordine e della quiete del Paese ,  perlochè mi chiamo felice di trovarmi fra Voi;   mentre si aspettano gli ordini per regolare l'andamento del Governo di questa Isola ,  non so trattenermi dall'esortarvi a conservarvi lieti e tranquilli ora che glia avvenimenti di Firenze fanno ritenere essere la Toscana abilitata a prepararsi a prender parte alla Guerra della  INDIPENDENZA ITALIANA.
Fidando nel vostro senno e nell'amore che avete per l'ordine  ,   e per la quiete del Paese ,  sono lieto di proseguire a reggere il governo di questa isola.

Portoferrajo lì 29 Aprile 1859 Il Governatore FACDOULLE "
(Idem come sopra)




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

PENSIONE  GRANDUCALE: NECESSARIE  INFORMAZIONI  PER   OTTENERLA


PENSIONE  GRANDUCALE: NECESSARIE  INFORMAZIONI  PER   OTTENERLA
(PRIMA PARTE )

Nel 1816 Filippo Giusti da Capoliveri supplica che gli sia mantenuta la pensione mensile ottenuta sotto il
governo francese , riammettendolo al godimento pensionistico.
Il governatore dell'Elba incarica il Potestà competente di prendere le dovute informazioni.
Il Potestà è un amministratore della giustizia periferica che dipende dall'Auditor Vicario (giudice).
Con la restaurazione  , all'Elba esiste un auditor vicario per tutta l'isola  , con sede a Portoferraio ,  e due
Potestà uno a Lungone e l'altro a Marciana.
Il 5 maggio 1816 Pietro Calamandrei , potestà ,  dal tribunale di Longone invia una lettera al governatore
dell'Elba ,  in risposta alla richiesta di informazioni per la pensione di Filippo Giusti.
La lettera  evidenzia quali e quante fossero "le necessarie informazioni" per ottenere la pensione
granducale.
E' da notare che vengono fornite dal Potestà , cioè da un "giusdicente" che è un giudice alla dirette
dipendenze dell'Auditor Vicario. Sono informazioni riguardanti lo stato di famiglia , la salute , luogo e fedel
servizio , possedimenti , condotta morale ecc).
Tali informazioni rappresentano anche una finestra di conoscenza sulla vita che era svolta a quei tempi.

"MEMORIA INFORMATIVA PER S.E. IL SIG. GOVERNATORE GENERALE DELL'ISOLA D'ELBA

In esecuzione degli ordini partecipatemi con la venerat.ma di VS Eccellenza del dì 19 Aprile  decorso , ho
preso le necessarie informazioni sulla persona di Filippo Giusti di Capoliveri che ha supplicato per ottenere la continuazione della pensione che come marinaro francese reso per ferite incapace al servizio , ha goduto fino all'epoca del governo toscano in quest'isola e tanto dal di lui aspetto qunato dall'ispezione delle di lui carte che egli ha rilasciate in mie mani e che io ho l'onore di compiegare a Vostra Eccellenza  e più ancora dalle notizie che ho potuto avere altronde , ho rilevato che Filippo Giusti figlio del fu Andrea , di anni trentacinque , di condizione contadino , nativo di Capoliveri essendo stato requisito come Coscritto in tempo non ben noto  , ha servito in qualità di marinaro sul vascello imperiale Francese il Borea , ove avendo riportatoin un combattimento un colpo di mitraglia alla gamba sinistra per cui rimasto ed è tuttora impedito nell'articolazione di piede , fu congedato come invalido nel dì undici settembre 1807 e con Decreto Imperiale del 9 maggio 1808 gli fu assegnato a contare   dal primo gennaio di detto anno le pensione mensuale di quattordici franchi con più due franchi al mese per ciascheduno figlio che fosse al di sotto dell'età di anni dieci.

Egli ha un piccolo effetto livellare nella comune di Capoliveri composto di sei centi di vigna , metà di cui
spetta al di lui fratello Salvatore Giusti , ma ei ne gode il frutto intero perché Salvatore essendo partito come Coscritto da circa sette anni a questa parte , non si è più avuto nuove di lui.
La moglie di Filippo Giusti s'industria a lavare , e travaglia nella vigna unitamente al marito , il quale
peraltro , attesa ( ) claudicazione ed immobilità dell'articolazione del piede destro , non ha benché sano e
gagliardo l'attività necessaria ai lavori di agricoltura; s'industria bensì a fare qualche trasporto con bestie a soma ma gli conviene esercitando questo mestiere , viaggiare sempre a cavallo.
Della di lui condotta morale non vi sono riscontri in sinistro  , a mia notizia , meno oltre una procedura da lui subita nel Tribunale di Portoferraio nel corso del primo trimestre del presenta anno , non so per quale
addebito per cui gli fu fatto in quel Tribunale il Precetto della sera e di presentarsi ogni quindici giorni fino a nuovo ordine avanti a me per render conto della sua persona.

Lo Stato di sua famiglia composta di quattro figli incapaci di guadagnarsi la sussistenza per la loro tenera
età , mentre Stella-Rosa è nata il primo aprile 1806  , Marta-Clarice è nata il 20 giungo 1810 , Agata è nata il 3
febbraio 1813 ed Innocenza-Luisa è nata il dì 3 aprile 1815 e così tre sono sotto l'età di dieci anni , lo renderebbe meritevole di qualche riguardo in proposito della continuazione della Pensione che domanda e che ha riscossa per tutto aprile 1815.
Richiamato io peraltro  da Vostra Eccellenza ad esternare il mio parere in questo proposito , proporrei che
non concorrendo a favore di Filippo Giusti delle circostanze specialissime per accordargli con privilegio
singolare la domandata pensione , si dovesse in linea di Giustizia distribuire praticare verso di lui il sistema medesimo che è stato praticato generalmente con tutti gli altri in stato d'invalidità ritornati dalle armate o dalle flotte francesi .

I documenti sopra indicati che Le compiego unitamente alla supplica inviatami sono:
1. Un certificato di visita rilasciato al Giusti nel 1 settembre 1807 dall'Uffizio  della Marina di Tolone
2. Il congedo definitivo rilasciato al Giusti nel dì 11 settembre 1807 Dal Commissario della Marina di
    Tolone
3. L'Estratto di Decreto del Ministero della Marina Francese de 9 Maggio 1804 che accorda al Giusti la
    pensione come invalido marinaro

Ed ho l'onore di risegnarmi al più profondo rispetto.
Di VS Eccellenza

Dal Tribunale di Longone
Lì 5 maggio 1816

Um.mo Dev.mo Serv.re

Pietro Calamandrei Potestà"

(Affari generali del  Governo dell'isola d'Elba anno 1816.Filza 1.Carta 98.Archivio storico comune
Portoferraio)

Ottenute le necessarie informazioni la massima autorità governativa militare e civile  , cioè il Governatore
dell'Elba , invia tutta la documentazione a Firenze.

Ecco un esempio.
Si tratta  di un militare , supplicante la pensione.
Così  , Strasoldo , Governatore ,  procede per la richiesta della pensione.

"A.I. e R.

Tommaso Cacioli  di Portoferraio domanda con le annesse preci una Pensione mensuale in vista del servizio da Esso prestato nella Guardia urbana di questa Città per 25 anni nell'epoche le più disgraziate per questa Città e segnatamente durante l'assedio del 1801.
Sussiste per le fonti d'informazione che egli ha prestato servizio per il tempo nelle indicate qualità e che si
distinse in vari riscontri pericolosi per il suo coraggio ed attaccamento alla buona causa.
Trovandosi alla (  ) di una numerosa famiglia non riesce assolutamente dalla sua (  )per vivere , nella
circostanza è nell'età di anni 57 ed ha sofferto nella vista.

Um.mo Dev.mo Serv.re

Strasoldo"

(Affari generali del Governo dell'isola d' Elba  anno 1816. Filza 5.Carta 249.Archivio storico comune
Portoferraio)


Avute  le necessarie informazioni relative ad una supplica di un suddito per ottenere la "pensione
mensuale" il governo granducale procede a concederla.
La modalità di assegnazione  accade con "sovrana determinazione" tramite  "benigno rescritto" di Sua
Altezza Imperiale e Reale.
E' quanto si apprende per l'assegnazione della pensione supplicata da alcuni militari in stanza a
Portoferraio.
Così scrive Strasoldo , governatore militare e civile dell'Elba ,  al comandante militare delle truppe granducali
in Portoferraio:

"Sig.Maggior Fabbroni Comandante Militare
Spedita 9 marzo 1816

S.A.I. e R. (Sua Altezza Imperiale e Reale) con benigno rescritto dè 10 febbraio caduto si è degnata
accordare ai sotto notati individui di questa Città in considerazione del loro lungo servizio militare le
appresso pensioni mensuali sulla cassa Depositeria. VS Ill.ma si scompiacerà di partecipare ai nominati
individui tali sovrane determinazioni ed io sono frattanto con perfetta e distinta stima.."

(Affari generali del  Governo dell'isola d'Elba anno 1816. Filza 1.Carta 3.Archivio storico comune
Portoferraio)

Accompagna la lettera il "benigno rescritto" a firma L. Spadini dove sono indicati i nomi cui S.A.I. e R. si è
degnata accordare una pensione mensile , rescritto che il comandante militare in Portoferraio , maggiore
Fabbroni , consegna ai soggetti cui è stata riconosciuta la pensione.

"Ill.mo Sig.re Sig.re Pron. Colend.mo

Sua Altezza Imperiale e Reale con Rescritto dè 10 febbraio caduto si è degnata di accordare ai sotto notati
individui di codesta Città , in considerazione della loro avanzata età del lungo e fedel servizio prestato nel
militare , le appresso Pensioni mensuali sulla Cassa della Reale Depositeria:
a Domenico Trilli già Caporale dei Veterani e a Francesco Petrucciani  , al primo lire venticinque e al
Petrucciani lire ventidue e soldi dieci.
A Andrea Tesi e Pietro Antonio Giuliani lire venti per ciascheduno parimente in pensione.
Partecipo a VS Ill.ma tali Sovrane Determinazioni per di Lei notizia e con distinto ossequio mi confermo

Di Vs Ill.ma

Firenze dall'Imp. e Reale Seg.ria di Guerra
Lì 13 Marzo 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
L. Spadini "

(idem come sopra)




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

INDIVIDUI DA ARRESTARE E SOGGETTI INDESIDERATI

 



Con una ordinanza , nel luglio del 1815 ,  il Re di Francia , restaurato sul trono dopo la sconfitta di Napoleone
Bonaparte , fa un elenco di nomi ,  divisi in due parti , prima e seconda lista ,  nei confronti dei quali devono
essere presi provvedimenti.
Nella prima lista sono i nomi di  individui che resisi rei di tradimento devono essere arrestati .
Nella seconda lista quelli che devono essere indirizzati al commissariato in Firenze.
L'ordinanza del re di Francia nasce "in seguito dei concerti che hanno avuto luogo tra le Corti d'Austria , di
Russia , della Gran Bretagna e di Prussia e tra la Corte di Francia".
Come "estratto dell'ordinanza del Re di Francia"la lista è inviata al conte A. Fantoni commissario regio
straordinario per l'Elba e Piombino.

INDIVIDUI  DA  ARRESTARE. MANDATO  DI  CATTURA

"Riservata

Ill.mo Sig.Sig. Pron.Colend.mo

In seguito dei concerti che hanno avuto luogo tra le Corti d'Austria , di Russia , della Gran Bretagna e di
Prussia e tra la Corte di Francia e dietro le relative comunicazioni fatte all'I. e R. Governo , dei provvedimenti che devono essere presi sopra in quarantacinque individui compresi nella ordinanza di S.M. il Re di Francia de 24 luglio 1815 , della quale qui invio accompagno un Estratto.
Vengo pertanto superiormente incaricato di dare le convenienti di spiegazioni perché sia adempiuto
all'oggetto contemplato per ciò che riguarda il nostro Granducato ; ed è per questo che io mi rivolgo a VS
Ill.ma perché voglia compiacersi di dare i suoi ordini per l'arresto immediato di qualunque dei diciassette
individui notati nella prima Lista  , con (  ) la pena di rendermene avvisato  , nel caso che fossero capitati o per capitare in codesta Città o in altra parte del di Lei Governo e perché capitandovi qualunque degli altri ventotto Individui nominati nella Seconda Lista , siano subito diretti alla volta di questa Città per presentarsi al Commissariato di Quartiere S. Croce , dove riceveranno gli ordini ulteriori.
Ho l'onore di essere con perfetta e distinta stima Di VS Ill.ma

Dalla Segreteria dell'I. e R. Governo
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Lì 21 novembre 1815

Nomi"

(Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 18i5 al 16 marzo 1816 .Filza
3. Carta 355.ASCP)

Allegato alla lettera di cui sopra è l'"ESTRATTO dell'Ordinanza del Re di Francia"in cui sono indicati nomi e
cognomi contro cui devono essere presi provvedimenti.Si tratta di soggetti che hanno collaborato
strettamente con Napoleone Bonaparte .

"ESTRATTO DELL'ORDINANZA DEL  RE  DI  FRANCIA"
Ordinanza del Re di Francia del 24 luglio 1815



Art 1. I Generali ed Uffiziali che si sono resi rei di tradimento verso il Re avanti l'epoca del 23 marzo o che hanno a mano armata attaccata la Francia e il Governo che con violenza han potuto usurpare ed ottenere
una qualche autorità , saranno arrestati e tradotti davanti a dei Consigli di Guerra secondo la competen
za della respettiva loro divisione cioè…"

(idem come sopra)

Segue la prima lista in cui si trovano nomi di generali noti alla storia  hanno combattuto a fianco di
Napoleone Bonaparte come Ney , Bertrand , Drouot , Cambronne , Lavallette ed altri ancora "che con violenza
han potuto usurpare ed ottenere una qualche autorità" , che devono essere arrestati immediatamente.
Usurpatori tutti ,  come lo stesso Napoleone che con la restaurazione è chiamato nelle corti europee il "gran
usurpatore"

"Art. 2 Gli Individui di cui seguono i nomi (sono ventotto nomi che compongono la seconda lista ) esciranno
nel termine di sei giorni dalla città di Parigi all'interno della Francia nei luoghi che saranno loro indi
cati dal nostro Ministro della Polizia Generale ,  e dove i medesimi resteranno sorvegliati , ivi aspettan
do che le Camere deliberino quali di loro dovranno uscire dal Territorio del Regno e quali saranno
rilasciati alla Potestà dei Tribunali per il loro processo.
Saranno immediatamente arrestati quelli che non si portassero al luogo che verrà loro assegnato dal
nostro Ministro della Polizia Generale"

(Idem come sopra)

Il commissario straordinario Fantoni ricevute le istruzioni di cui sopra scrive all'intendente dell'isola
d'Elba , Balbiani ,   e al Comandante d'armi in Piombino incaricandoli "a dare le convenienti disposizioni per
l'arresto immediato di qualunque dei diciassette individui notati nella prima delle due liste…" non
omettendo di rendergliene immediatamente conto " e senza la minima dilazione avvisato nel caso che
fossero capitati o per capitare in codesta città".
Per gli altri ventotto individui della seconda lista ordina che devono essere subito spediti a Firenze , al
commissariato di S. Croce.

Dopo la caduta di Napoleone  ad  un soggetto compromesso con l'imperatore è negato il soggiorno all'Elba.
La sua permanenza sull'isola   è indesiderata da parte del governo granducale restaurato.
E' Andrè Pons de  l'Herault direttore delle miniere.(1)
Su segnalazione dell'imperiale e regia segreteria di Stato in Firenze , nell'ottobre del 1815 di lui si occupa la
Presidenza del Buon Governo con lettera indirizzata a Fantoni , commissario regio straordinario per l'Elba.

"Ill.mo Sig.Sig. Pron. Col.mo

Su segnale del Biglietto dell'I. e R. Segreteria di  Stato in data de 25 cadente sono autorizzato a far intendere
al Sig. Pons Francese che le circostanze non permettono che egli rimanga ulteriormente nell'Isola dell'Elba e
che se gli aggrada di dimorare negli Stati Granducali gli resta per mezzo di prescegliere altro luogo per suo
soggiorno nell'interno della Toscana.
VS Ill.ma promuoverà pertanto di fare in modo che il Sig. Pons si uniformi prontamente e si farà rendere
conto preciso per rendermene immediatamente inteso della di lui partenza dall'Isola e del luogo ove venisse
a stabilirsi in Terra ferma , onde far invigilare sulla sua condotta.
Sono con distinta stima
Di VS Ill.ma
Dalla Presidenza del Buon Governo
Firenze Lì 25 ottobre 1815

Um.mo Obbl.mo Serv.re

Ant. Puccini"

 

 (Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 355.Archivio storico comune Portoferraio)

Il  Fantoni con lettera del 29 ottobre 1815 scrive all'Intendente Balbiani dettandogli i precisi ordini
ricevuti relativi all'allontanamento dall'Elba di Pons de l'Herault.
Pons de l'Herault  chiede allora al  Presidente del Buon Governo il permesso di trattenersi qualche giorno
sull'isola per metter in ordine i suoi affari e far sì che la sua famiglia fosse in grado di portarsi in continente.
Il Fantoni concede l'autorizzazione dando "disposizioni convenienti alla veduta di buona polizia nella sua
breve dimora" per assicurarsi che questo francese non crei problemi.

(1) Autore di "Souvenirs et anedoctes de l 'Ile d'Elbe ". Pelissier editore.Parigi 1897




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

VINCENZO  FORESI E CRISTINO  LAPI


 

Foresi (1)  , macellaio , benestante , ha aiutato Napoleone a fuggire dall'Elba prestando denaro e mezzi.
Lapi    (2)  , medico ,  già maire di Portoferraio , è nominato da Napoleone governatore generale
dell'Elba , all'ultima ora ,  quando sta per lasciare l'isola.
Foresi e Lapi , due personaggi che hanno avuto stretti rapporti con l'imperatore.
Ora , in virtù dell'art 100 del trattato di Vienna , il granducato di Toscana è restaurato anche all'Elba e
l'imperiale e regio governo ne prende possesso il 10 settembre del 1815 tramite il commissario regio
straordinario conte Agostino Fantoni con solenne cerimonia.
Il giorno dopo tutte le autorità costituite e i pubblici funzionari prestano giuramento di fedeltà.
Di lì a poco i due personaggi sopra ricordati , Lapi e Foresi  ,  devono il primo "rendere discarico del suo
operato dipendentemente dalla cariche ricoperte" e il secondo è obbligato "a porre nel più chiaro lume i
suoi affari".
E' accaduto che il restaurato governo granducale è interessato a compiere "investigazioni fatte per
rintracciare i generi spettanti al Governo come provenienti dalla passata Amministrazione ed appartenenti
a Napoleone Bonaparte nell'Isola dell'Elba".
Queste "investigazioni"richiamano l'attenzione del governo granducale "sul sistema tenuto da Cristino Lapi
e da Vincenzo Foresi e sulle loro pretenzioni di Credito"
E' quanto si apprende dall'imperiale e regia segreteria di stato che nel novembre del 1815  scrive al Fantoni
le seguenti "Supreme Disposizioni":

 

"Ill.mo Sig Sig Pron. Colen.mo

Sua Altezza Imperiale e Reale cui è stato reso conto del resultato delle investigazioni fatte per rintracciare I
generi spettanti al Governo  ,  come provenienti dalla passata Amministrazione ed appartenenti a Napoleone
Bonaparte nell'Isola dell'Elba , avendo riconosciuto che l'interesse dello Stato richiama principalmente a delle
Ispezioni di maggior rilievo sul sistema tenuto da Cristino Lapi e da Vincenzo Foresi e sulle loro pretenzioni di
Credito , non meno che sulle Partite di Debito , di cui possano essi esser tenuti a conto , con Dispaccio de 23
corrente ha ordinato , che venga intimato a detto Lapi di portarsi a Firenze nel termine di quindici giorni per
render discarico del suo operato e discutere e liquidare le sue pretenzioni avanti l'Avvocato Regio e del
Soprintendente all'Uffizio delle Revisioni e Sindacati incaricati di prendere in esame di concerto tutte le carte
relative all'Amministrazione di detto Lapi per riferire il resultato a S.A.I. e R. con quelle proposizioni che
crederanno giuste , eque e convenienti.
Avanti i medesimi Avvocato regio e Soprintendente dovrà il Foresi giustificare le ragioni concernenti gli
interessi che lo riguardano e che formano debito contro di esso a favore dello Stato di che parimente
conosceranno i prelodati Ministri.
Nel rimanente a vantaggio del Governo tutti quelli Effetti e Generi che sono stati confiscati e riconosciuti di
proprietà del Governo stesso , l'I. e R.A.S. accorda benignamente che siano sciolti dal sequestro e rilasciati
alla libera disposizione dei Possessori attuali gli altri Effetti descritti nell'Ingiunta Nota S , senza pregiudizio
delle ragioni del Governo in quanto il valore di detti Effetti potesse essere compensato con qualche
pretenzione di Credito.
Finalmente ha approvato S.A.I e R. che venga recuperato dalle mani di Vincenzo Foresi il piombo da esso
denunziato in libbre 10.000 e che attesa la buona fede , con cui Egli ne fece la compra venga al medesimo
restituito il prezzo pagato a lire 1666.13.4
In esecuzioni di tali Supreme Disposizioni VS Ill.ma parteciperà l'occorrente a chiunque vi abbia
interesse , dando gli ordini opportuni , onde tutto sia regolato nel modo sopraespresso e prevenendo il Lapi e il
Foresi che in caso di loro morosità a dedurre le loro ragioni sarà provveduto alle dichiarazioni che
resulteranno di giustizia alle quali dovranno esattamente uniformarsi.
Ho l'onore di essere col più distinto ossequio

Di VS Ill.ma
Dall'Imperiale e Reale Segreteria di Stato
Lì 24 novembre 1815
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

GB Nomi

Visto  N. Corsini"

 

(Affari generali del Commissario Straordinario dell'isola d'Elba dal 1°settemebre 1815 al 16 marzo
1816.Filza 3. Carta 347.ASCP)

Il "visto " di Neri Corsini certifica l'importanza della vicenda: Neri Corsini è ministro dell'interno.

Ricevuto tale ordine , il Fantoni  si affretta ad avvisare gli interessati che devono presentarsi a Firenze per
rendere discarico del loro operato.
Lapi non è presene all'Elba  ma è a Livorno.
Il Fantoni scrive (26 novembre 1815) all'Auditor del Governo (giudice)di Livorno invitandolo ad  ingiungere a
Lapi "di recarsi nel termine di tredici giorni a Firenze per rendere discarico del suo operato…"
Foresi si trova all'Elba.
A lui  , direttamente ,  il Fantoni si rivolge con lettera (10 dicembre 1815) intimandogli che deve presentarsi a
Firenze davanti all'Avocato Regio e al Soprintendente (ufficio Revisioni e Sindacati)  e termina"…incaricato
di dar gli ordini opportuni per l'adempimento di tali Supreme Disposizioni debbo altresì prevenirla che in
caso di morosità per la sua parte a dedurre le sue ragioni , sarà proceduto alle dichiarazioni che resulteranno
di giustizia , alle quali dovrà esattamente uniformarsi
Fantoni

Mi chiamo notificato dalla presente
Piombino dicembre 1815
Visto: Foresi "

(Idem come sopra)

La restaurazione all'Elba fu eseguita con clemenza , senza particolari "persecuzioni"  nei confronti di coloro
che erano stati compromessi col governo di Napoleone Bonaparte.
La vicenda di Lapi e Foresi è forse l'unica vengono attuate "Supreme Disposizioni".

 

(1 )Vincenzo Mellini
"L'isola d'Elba durante il governo di Napoleone I"
Stab. Tip. del 'Nuovo Giornale'. Firenze.1914

(2) Giovanni Livi
"Napoleone all'isola d'Elba"
Fratelli Treves Editori.Milano.1888




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

1816: L'ISOLA D'ELBA E' SPROVVISTA DI GENERI ALIMENTARI DI PRIMA NECESSITA'


Il carteggio di cui si va a trattare rivela come agli inizi del 1816 , dopo il governo di Napoleone Bonaparte , la
popolazione dell'Elba giaccia in stato di penuria riguardo ai generi alimentari di prima necessità.
E' una lettera dell'auditor Vicario (giudice ) al governatore militare e civile dell'Elba a rivelare questa
situazione.
Il governatore venutone  a conoscenza si attiva rivolgen

dosi all'imperiale e  regia segreteria di guerra in
Firenze chiedendo di intervenire tenendo conto della particolare situazione insulare.
Sollecita  e positiva è la risposta del governo granducale che evidenzia la grande importanza strategica e
l'attenzione cui è sottoposta l'Elba da parte di detto governo da poco restaurato sull'isola.

LETTERA  DELL'AUDITOR  VICARIO  AL  GOVERNATORE DELL'ELBA

"Eccellenza

Credo mio dovere il far presente a V.E. che la modica quantità di sussistenza ed in specie di generi
frumentari attualmente esistente in questa Isola congiunta a diverse particolari circostanze ne fa temere in
avvenire la deficienza nel quantitativo almeno necessario al fabbisogno.
Questo timore è fondato sopre solide ragioni .
Pochi sono gli speculatori di questo genere nell'Isola e questi non hanno capitali per farne della provvista nel
Continente , che in piccolo dettaglio e per brevissimo tempo.
Non è molto (   ) che siano supportati nell'Isola i generi medesimi di Speculatori…
23 marzo 1816
Cornacchini"

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba anno 1816.Filza 1.Carta 12.ASCP)

L'Auditor Vicario continua affermando che la penuria  di generi alimentari presenti sull'isola è da imputarsi
anche ai "gravosi diritti di ancoraggio ai quali vengono sottoposti i bastimenti" e poi anche per il fatto che
sia "interdetta per qualche tempo la comunicazione col continente" per la comparsa di "legni Barbareschi
che infestano questi mari"

Non perde tempo il Governatore , Strasoldo ,  ad attivarsi.
Nello stesso giorno , 23 marzo 1816 , nel quale ha ricevuto la lettera dell'Auditor Vicario scrive a Firenze
all'imperiale e regia segreteria di stato.
E' lettera molto interessante perché spiega i motivi per i quali la popolazione elbana è priva di generi
alimentari di prima necessità , A) i rifornitori di viveri locali , chiamati speculatori , "sono privi di capitali" , B) , i
rifornitori  , speculatori , del continente "non trovano il loro conto a venire all'Isola dell'Elba per motivo di
gravosi diritti d'ancoraggio ai quali vengono sottoposti I Bastimenti  a differenza del Porto di Livorno"  , C)
comunicazioni col continente rese difficili dalla presenza di "legni Barbareschi" (pirati del nord Afarica)

LETTERA  DEL GOVERNATORE   STRASOLDO ALL'IMPERIALE  E REGIA  SEGRETERIA DI STATO

Dopo aver ricordato che il commissariato di guerra dell'Elba ha inviato nota per il mantenimento
dell'approvvigionamento per tre mesi  delle guarnigioni della piazza di Portoferraio e Longone così continua

"…il mio dovere mi richiama di far presente al R. Governo l'istanza che mi rinnova il Commissariato di
Guerra per ottenere la Sovrana Determinazione in questo emergente che la savienza del R. Governo non può
non ravvisare importante de indispensabile che altronde l'Isola sprovvista di generi di prima necessità per il
consumo giornaliero di questa Popolazione.
Su questo particolare l'Auditore di Governo con sua lettera di questo giorno mi fa presente che la modica
quantità di sussistenza di generi frumentari attualmente esistenti  in quest'isola fa temere la deficienza
nel quantitativo necessario al puro bisogno della Popolazione per le seguenti ragioni.
In primo luogo pochi sono i speculatori di questo genere e questi sono privi di capitali.
In secondo luogo l'esperienza dimostra che gli speculatori del continente e gl'esteri non trovano il loro conto
di venire all'Isola dell'Elba per motivo di gravosi diritti d'ancoraggio ai quali vengono sottoposti i Bastimenti
a differenza del Porto di Livorno e dal riscontro che risulta dal registro si osserva quanti Bastimenti  di meno
sono approdati in questi porti da che è stato imposto il nuovo dazio d'ancoraggio a carico del Regio Erario è
in pregiudizio al Commercio di quest'Isola.
Dandosi che resti impedita per dei giorni la comunicazione con il Continente per cagione del mare ,  come pur
troppo spesso accade e questi meschini Speculatori che sono anche venditori  in dettaglio privi di Bastimenti
(  ) a resistere al mare agitato , restano talmente privi di provviste da non poter far (  ) il pane neppure per le
loro famiglie.
V.E. comprende che sopra negozianti di simil sfera v'è da contar ben poco.
Conviene altresì avvertire che non può riguardarsi per remoto il caso che resti interdetta per qualche tempo
la comunicazione col Continente per causa dei Legni Barbareschi e che restino interdette le provenienze.
(  ) si rende il dimostrare le funeste conseguenze ed i gravi disordini che sarebbero per divenire.
Tutti questi riflessi portano a dimostrare la necessità di un provvedimento e precauzione con eccezione di
Regole al Sistema vegliante nel Granducato , valutando la specialità delle circostanze di quest'isola ed il R.
Governo (  ) nella sua Saviezza l'importanza dell'oggetto"

(idem come sopra)



Dopo che l'Auditor Vicario (giudice) ha informato il governatore dell'Elba , Strasoldo , "della modica quantità
di sussistenza ed in specie di generi frumentari" esistente sull'isola , il governatore con lettera del 23 marzo
1816 ,  indirizzata all'imperiale  e regia segreteria di stato in Firenze  , evidenzia i motivi per i quali all'Elba
scarseggiano tra la popolazione i generi alimentari di prima necessità.
Termina la lettera dicendo che tale situazione è a rischio "di gravi disordini che sarebbero per divenire" e
chiede un provvedimento "con eccezione di Regole al Sistema vegliante del Granducato , valutando la
specialità delle circostanze di quest'Isola".


La risposta  arriva presto dall'imperiale e regio dipartimento degli affari esteri di Firenze.

PROVVEDIMENTO DEL REGIO  GOVERNO  CONTRO  LA PENURIA DI GENERI ALIMENTARI DI  PRIMA
NECESSITA'

"Ill.mo Sig Sig.Pron.Colend.mo

Riscontrando il pregiato di Lei Dispaccio dei 23 stante mi faccio sollecito a prevenire a VS IL.ma che l'I. e R.
Governo ha definitivamente approvate delle disposizioni in virtù delle quali verrà al più presto provvisto
all'approvvisionamento di codesti Forti.
Non si dubita che una tale misura porrà nel tempo stesso di supplire  a quelle momentanee mancanze di
viveri che fossero per manifestarsi fra gli abitanti in qualche punto dell'Isola  , poiché in tal caso potrà
erogarsi per i bisogni più urgenti una parte delle provvisioni militari da reintegrarsi con tutta
facilità , mediante la sopravvenienza di viveri , che avrebbe luogo tosto che fossero cessati quei passeggeri
impedimenti , che interromper potessero le comunicazioni col Continente.
Questo sistema mentre da un lato offre i mezzi di supplire alle angustie , in cui potesse per qualche breve
intervallo trovarsi in difetto di viveri una qualche porzione degli Abitanti dell'Isola , presenta dall'altro lato il
vantaggio di non vedere vulnerate le massime stabilite dalla vegliante Legislazione in materia annonaria ,  e
delle quali il Governo conosce troppo l'utilità e l'importanza per poter ammettere che vi sia derogato.
Ho l'onore di essere col più distinto ossequio e perfetta stima.
Di VS Ill.ma

Dall'I. e R. Dipartimento degli Affari Esteri

Lì 28 marzo 1816

Dev.mo Obbl.mo Servitore"

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba.Filza 1. Carta 12.ASCP)

La risposta da parte del governo centrale è pronta e risolutoria : si ordina che "potrà erogarsi per i bisogni
più urgenti una parte delle provvisioni militari… a quelle momentanee mancanze di viveri che fossero per manifestarsi fra gli abitanti in qualche punto dell'Isola".

Questa vicenda dell'isola d'Elba che è priva di generi alimentari di prima necessità  mette in evidenza
l'importanza e l'attenzione che , ai massimi livelli ,  il Granducato di Toscana riserva per il territorio dell'isola
d'Elba"valutando la specialità delle circostanze di quest'Isola."




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

PROSPETTO  DELLA  QUANTITA' E  IMPORTARE  DEI  GENERI  NECESSARI  PER ASSICURARE UN  APPROVVIGIONAMENTO DI TRE MESI NELLE  PIAZZE DI PORTOFERRAIO E LUNGONE PER UNA FORZA DI 1750 UOMINI DI TRUPPA


 

Il carteggio di cui si va a parlare  ha come protagonisti Spadini(segreteria di guerra in
Firenze) , Caciolli(commissario di guerra in Portoferraio).
E' relativo alle spese di  mantenimento per tre mesi di "una forza di 1750 Uomini di Truppa" nella
piazzaforte di Portoferraio  e di Longone.
E' interessante perché fa conoscere A) il costo di questo mantenimento da parte del regio erario , B) la
modalità con cui il governo procede a fornire il mantenimento , C) entra  nei dettagli  della "specie di generi"
dell'approvvigionamento della truppa e cioè sulla qualità dei generi alimentari ritenuti necessari al
nutrimento degli uomini di  truppa.
Nel gennaio del 1816  l'Imperiale e regia Segreteria di guerra di Firenze  chiede notizie a Caciolli ,
commissario di guerra a Portoferraio ,  perché "sia sollecitamente stabilita la fornitura di pane per le Truppe
stanziate nell'Isola dell'Elba" :

"Ill.mo Sig. Sig.re Pron.Colen.mo

Preme  all'Imperiale e R. Governo che sia sollecitamente stabilita la fornitura di pane per le Truppe stanziate nell'Isola dell'Elba , e che sia nel tempo stesso assicurato un approvvigionamento di viveri  per le piazze di Portoferraio e  Lungone corrispondente al mantenimento per tre mesi delle rispettive guarnigioni , con l'aumento dei Cannonieri Guardacoste , che potrebbero in caso di bisogno essere richiamati , VS Ill.ma procederà immediatamente a riunire le offerte di quelli tra codesti Negozianti che fossero nel caso di accudire a questa intrapresa  , e farà senza ritardo conoscere a questa Imperiale e R. Segreteria i rispettivi loro nomi e le condizioni che ciascuno di loro farà per presentargli.
E con distinta stima mi confermo

Di VS Ill.ma
Dall'Imperiale e R. Segreteria di Guerra
Lì 30 gennaio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

L. Spadini"

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba anno 1816.Filza 1. Carta 12.ASCP)

Nel mese  successivo la risposta di Caciolli da cui si evince la modalità con cui il governo procede al
mantenimento e cioè tramite fornitori locali , negozianti dell'Elba ,  i quali fanno offerte di prezzo sulla base
delle richieste avanzate dal commissariato di guerra:

"Al Sig. Ten.te Colonnello Luigi Spadini
Segreteria del Dipartimento di Guerra
Firenze                                                                                                       10 Febbraio 1816

Mi  fò un dovere di dare discarico alla Commissione ingiuntami da VS. Ill.ma con la pregiatissima Sua dè 30 del codesto gennaio rispetto alla fornitura del parere e all'approvvigionamento per tremesi da farsi nella Piazze di Portoferraio e Lungone.
Già le offerte per la fornitura corrente del pane e dei combustibili furono inviate a codesta Segreteria di
Guerra prima del 25 Novembre in ordine alle Notificazioni del 3 di detto mese , ciò non ostante ho invitato gli attuali provvisori Impresari a rinnovarle qui compiegate ho l'onore di trasmetterle a VS Ill.ma pregandola sollecitarne la risoluzione perché i fornitori possano fare le necessarie provviste.
Per assicurare il proposto approvvigionamento qui compiegato unisco un prospetto della quantità e specie
dei generi che occorrerebbero in tre mesi per il mantenimento di una forza di 1750 Uomini di Truppa e del loro importare calcolato sopra i prezzi del minor Offerente.
Le offerte di tre Negozianti dell'Isola che si assumerebbero di fare l'approvvigionamento di cui si tratta per passarsi alla consegna del Commissariato di Guerra  , fra le quali ritrovo la più equa quella del Sig. Giovanni Fontana .
Rispetto alla forza che in caso di una sorpresa del nemico potrebbe riunire nelle due Piazze e alla quantità e specie di generi di prima necessità da depositarsi per tale approvvigionamento vi concorre il sentimento di questo Comandante Superiore sig. Maggiore Fabbroni il quale ho consultato in proposito.
Secondo però il parere del precisato Sig. Maggiore Fabbroni questo approvvisionamento si potrebbe ridurre a un terzo meno , giacchè mi sembra che basti un deposito  di viveri capace a mantenere tutta la forza dell'isola per soli due mesi per prevenire il caso di qualunque sorpresa per la parte dei Barbareschi.
In quanto al pagamento dei  Generi di approvvigionamento il Sig. Fontana condiscenderebbe a riceverlo in tanti Mandati o tratte pagabili quindici giorni dopo le rispettiva consegna purchè non sieno sulla Cassa del Commissariato di Guerra di Livorno.
E nell'attendere le Supreme Determinazioni in tal proposito , in specie per la sollecita risoluzione delle
forniture correnti , pieno della solita stima e rispetto passo all'onore di confermarmi"

Caciolli , commissario di guerra in Portoferraio ,  nella  risposta a Spadini , segreteria di guerra in Firenze) che
chiede di conoscere quantità e qualità dell'approvvigionamento necessario per il  mantenimento per tre
mesi  di 1750 uomini di truppa , "unisce un prospetto della quantità e specie dei generi che occorrerebbero in
tre mesi per il mantenimento di una forza di 1750 Uomini di Truppa e del loro importare calcolato sopra i
prezzi del minor Offerente".
Tale prospetto è molto interessante perché entra nei dettagli  della specie di generi alimentari usati per
nutrire gli uomini della truppa e relativo costo.

"Prospetto della quantità e importare del Generi necessari per assicurare un approvvigionamento di tre
mesi nelle Piazze di Portoferraio e Lungone per una forza  di 1750 uomini di Truppa

Sacca 1750 farina del peso di # 160 a sacco a lire 37.10 lire 65625.0.0

Minestre

# 25000 . Riso a lire 32 il cento--------------------------------------------Lire        8000.0.0
# 18750 . Pasta a lire 40.5  id  ----------------------------------------------------  7546.17.6
#13125.  Fagioli a lire 29.15 il sacco di #170-----------------------------------   2296.17.6

Condimento

#10937.1/2  Carne secca e lardo di maiale a lire 58.3-------------------------- 6361.19.7
#2187.1/2    Olio da condire a lire 63 il dì di #88------------------------------      1566.1.0
#6562.1/2   Sale a lire 5 il cento----------------------------------------------------    328.2.6

Bevande

#26250. di Acquavite a lire 50 il cento------------------------------------------- 13912.10.0
#26250. di Aceto a lire 13 il Barile di #1331/3------------------------------------  2559.7.6

Combustibili

#787500. Legna a lire 7 il migliaio-----------------------------------------------    5512.10.0
#220.  Olio da lumi a lire 57 il Barile di lire 88------------------------------------   1425.0.0
#1500. Candele di sego a lire 56 il cento--------------------------------------------  840.0.0
                                                                                                       --------------------------
                                                                                          SOMMA        115974.5.7
                                                                                                       ================ 

 

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba anno 1816.Filza 1.Carta 12.ASCP)

Farina , riso , pasta , fagioli , carne secca e lardo di maiale , olio da condire , sale , acquavite , aceto:questi i generi alimentari che fanno parte dell'approvvigionamento alimentare degli uomini di truppa.
Il prospetto che segue indica come questi generi alimentari vanno a comporre la "razione" alimentare:

"                               Composizione della Razione

Pane-------------------------------------------------------------- "  %   28
Minestra di Pasta o Riso ------------------------------------    "    "    4
Detta di fagioli-------------------------------------------------   "    "    6
Condimento di lardo o d'olio-------------------------------      "    "    1
Sale-------------------------------------------------------------   "    "   1/2
Acquavite-------------------------------------------------------  "    "     2
Aceto------------------------------------------------------------- "     "    2
Legne------------------------------------------------------------  "    "    5
Olio circa-------------------------------------------------------    "     "   4

(Idem come sopra)

Nella razione sono comprese le "Legne" in dotazione ad ogni singolo uomo di truppa per cuocere e
riscaldare.




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

ACCADEMIA  DEI  FORTUNATI.
APERTURA  DEL  NUOVO  TEATRO  PER  IL  PROSSIMO  CARNEVALE

 


 

Nel  settembre del 1815 Balbiani , intendente dell'Elba , scrive  al conte Agostino Fantoni , commissario
straordinario granducale per l'Elba:

"Ill , mo Sig.re Sig. Pron. Col.mo

Gl'Accademici del nuovo teatro di Portoferraio mi hanno fatto conoscere che desidererebbero di aprire il
medesimo per il ventisei dicembre prossimo ,  a me hanno domandata l'opportuna autorizzazione.
Prego VS Ill.ma a compiacersi di darmi su di ciò i di Lei ordini al più presto possibile  , affinchè i Sig.ri
Accademici abbiano il tempo sufficiente di procurarsi una compagnìa comica nel continente.
Ho l'onore di ripetermi col maggiore rispetto.
Di VS Ill.ma

Portoferraio Lì 25 settembre 1815

Dev.mo Obb.mo Serv.re
L'Intendente dell'isola

Balbiani"

(Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816).Filza
3.Carta 353.ASCP)

A questa lettera così risponde Fantoni:

"All'Intendente dell'isola d'Elba

Autorizzo VS Ill.ma a permettere nella prossima stagione l'apertura di codesto Teatro , colla (  ) che questa Licenza non può essere riguardata come una Sanzione di quel Corpo Morale.
Le ingiungo anzi di farsi presentare e rimettere nelle mie mani senza dilazione le Leggi , Regolamenti e
Capitali di questa Società , essendo io incaricato dall'I. e R. Governo di sottoporli alla Sovrana Approvazione.

Fantoni"

(idem come sopra)

Dopo aver così risposto all'intendente Balbiani , il Fantoni  , dopo pochi giorni , nell'ottobre del 1815 , scrive a
Firenze al Presidente del Buon Governo dove esprime le sue perplessità sul "Corpo Morale" dell'Accademia
dei Fortunati in quanto non si è presentato al nuovo governo né si è sottoposto  alla "Sovrana
Approvazione" :

"Al Presidente del Buon Governo
Lì 27 ottobre 1815

Nel tempo che l'ex-Imperatore Napoleone governava l'isola d'Elba fu costruito ed eretto in Portoferraio un
nuovo Teatro formato da alcuni Accademici che si denominarono =I Fortunati =
Ora questi Accademici desiderando di aprire nel prossimo Carnevale il loro Teatro con una Compagnia
Comica di Strioni ma ne domandano il permesso non solo col mezzo del Sig. Intendente di quell'isola , quanto
ancora con l'intercessione del Sig. Comandante Fortini , il quale mi fa osservare che una simil domanda può essere esaudita , non solo alla veduta di accordare un onesto divertimento a quella popolazione , ma di procurare ancora un sollievo agli Uffiziali della Guarnigione in un Paese ove mancano tutte le risorse della Società.
I
n quanto a me non avrei difficoltà di accordare il domandato permesso  , perché fatta attenzione al
disposto della vegliante Notificazione dè 26 ottobre 1814 sul Regolamento dei Teatri , osservo che l'art. X
rilascia alla facoltà del Commissario Regio l'accordare la permissione di aprire il Teatro due volte l'anno
compreso il Carnevale.
Ma questa permissione o Licenza potrà essere riguardata , accordandola , come una Sanzione di quel Corpo Morale di cui l'attual Governo non conosce neppure l'istituzione che ignora le Leggi per cui ha vita , che non ha riconosciuto né ha sottoposto all'opportuna Sovrana Approvazione i Regolamenti , i Capitali ,  le Convenzioni  di questa qualunque siasi società ?
Nello stato di perplessità in cui mi trovo a questo proposito prima di accordare o denegare il domandato
permesso sarei a pregare VS Ill.ma di comunicarmi le sue istruzioni facendoli osservare che qualora nella sua saviezza Ella giudichi che non vi possa essere inconveniente alcuno nell'aderire alle istanze di questi
Accademici senza preventivamente conoscere i Regolamenti per impetrare la Sanzione Sovrana
converrebbe che si degnasse farmi conoscere con sollecitudine li suo sentimento affinchè nella favorevole ipotesi , possano avere il tempo sufficiente per procurarsi una Compagnia Comica sul continente"

(Idem come sopra)

 

Le perplessità di Fantoni vengono dissipate nel dicembre del 1815 dalla Presidenza del Buon Governo che
così scrive all'Intendente dell'Elba:

"All'Intendente dell'isola d' Elba
Ill.mo Sig.Sig.re Pron.Colend.mo

Resta VS Ill.ma autorizzata a permettere nella prossima Stagione di Carnevale lì apertura di codesto
Teatro , colla (  ) che questa Licenza non può essere riguardata come una Sanzione di quel Corpo Morale.
Ed in questo proposito avrà la bontà di mettersi a portata d'istruzioni delle Leggi e Regolamenti e Capitali di questa Società onde io possa sottoporgli alla Sovrana approvazione.
Ho l'onore di essere con perfetta e distinta stima
Di VS Ill.ma
Dalla Presidenza del Buon Governo
Lì 2 dicembre 1815

Dev.mo Obb.mo Serv.re

Bruni"

(idem come sopra)

Grazie all'intervento del  conte Agostino Fantoni , commissario regio straordinario  , l'Accademia dei
Fortunati ,  non fu chiusa ma potè sopravvivere e continuare la propria attività  insieme al suo teatro che
ancora oggi è presente a Portoferraio .
Nonostante non avesse adempiuto agli obblighi di legge previsti dal nuovo governo granducale succeduto a
quello di Napoleone , l'Accademia dei Fortunati  è autorizzata a permettere l'apertura del teatro nella
prossima stagione di carnevale senza che per questo "corpo morale" tale licenza possa far scattare alcuna
sanzione per la mancata osservazione di leggi e regolamenti.
La presidenza del buon governo concede  tutto il tempo all'Accademia dei Fortunati di " mettersi a portata
d'istruzioni delle Leggi e Regolamenti" affinchè possa essere sottoposta alla sovrana approvazione.




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

SUPPLICA  PER  RICHIESTA  DI  GRAZIA  PER  AMPLIARE  LA  CASA  IN VIA ' LA  PORTA  DI  TERRA '


 

La vicenda di Biagio Sbarra , "possidente , nativo ed abitante in Portoferraio" ,  che sul finire del 1815 e  nei
primi mesi del 1816 vuole innalzare la sua casa confinante col “Muro Castellano” di Portoferraio ,  è davvero
interessante e merita essere ricordata.
Biagio Sbarra vuole ampliare la sua casa che essendo situata vicino alle " Mura Castellane" in via 'La porta di
Terra' trova il diniego delle autorità.
E’ una  supplica la quale  evidenzia il modo con cui ogni suddito del granduca a lui si rivolge direttamente
quando chiede qualcosa.
La supplica  mostra il modo con cui il suddito “umilissimo servo” si rivolge a Sua Altezza Imperiale e Reale
e , “prostrato al regio trono”  ,  supplica la “innata bontà” del granduca per ottenere la grazia per edificare.
La supplica mostra inoltre la caparbietà con cui lo Sbarra persegue il proprio fine nonostante diversi pareri
contrari.
Dapprima Biagio Sbarra ,  “devotissimo e obbligatissimo servitore “  , si rivolge a Fantoni , commissario regio
straordinario granducale all’Elba:

“All’Ill.mo Sig.Sig.Pron.Colen.mo
Il Sig Conte Fantoni Cavaliere dell’Ordine di S. Giuseppe e Commissario Straordinario dell’isola dell’Elba

Sig.re

Biagio Sbarra di Portoferraio Possidente A’l’onore di esporle che fin dal Governo Passato aveva la
permissione verbale di poter alzare un Piano di due Stanze sopra la sua medesima casa situata in Via La
Porta di Terra confinante le  Mura Castellane del Governo ,  e detto aumento di stanze per ricovero della
propria famiglia che in oggi è aumentata.
Tali Permissioni si sono concesse ad altri Cittadini non ostante tempi più pericolosi.
Oggi che si gode la tranquillità e lontani da qualunque (  )  , Prega il Supplicante di ordinare a chi aspetta  una Tal Permissione.

Portoferraio il 18 ottobre 1815

Di Vs Ill.ma
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Biagio Sbarra"

(Affari generali del Commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3. Carta 517.ASCP)

Il giorno seguente , 19 ottobre 1815 , una lettera dello stesso tenore è spedita anche a Balbiani , Intendente
dell'Elba.
Il Balbiani chiede parere al signor Calderai  , Commissario di Polizia a Portoferraio , il quale risponde con una
memoria consegnata a Cortini , comandante della Piazza.
Il Cortini così scrive al Balbiani nel dicembre del 1815:

"Ill.mo Sig.Sig. Pron. Col.mo


Il Signor Calderai Commissario di polizia in questa Città mi presenta in di Lei nome l'unita memoria
dicendomi  che VS Ill.ma gradiva di averne il suo sentimento. Corrispondendo a questa richiesta devo fargli sentire che la dimanda di Biagio Sbarra non può essere ammessa essendo contrario alla sicurezza delle Fortificazioni il lasciar alzare delle Case , che ne debilitano la difesa e ne favoriscono l'avvicinamento.
L'essere oggi in pace non è una ragione per accordare delle (  )  , che potrebbero rendersi in altri tempi assai perniciose e nel caso di cui si tratta l'Autorità Militare non potrà mai prestarsi al conseguimento della
dimandata grazia.
E con la stima più distinta ho l'onore essere Di VS Ill.ma

Portoferraio Lì 4 dicembre 1815

Dev.mo Um.mo Serv.re

C. Cortini"

(Idem come sopra)

Lo Sbarra non si dà per vinto.
Si rivolge direttamente con supplica a Sua Altezza Imperiale e Reale.
In data 8 gennaio 1816 su carta bollata del costo di lire 7.13.4 e portante il timbro "Bollo Straordinario
Firenze" così supplica in veste di "umilissimo servo e suddito":

"Altezza  Imperiale  e  Reale

Biagio Sbarra , nato e domiciliato a Portoferraio  , umilissimo Servo e Suddito dell'A.V.I. e R. riverentemente espone come il medesimo ritrovandosi una numerosa famiglia e la di lui abitazione non essendo sufficiente per la medesima.
Supplica umilmente l'A.V.I. e R. volergli benignamente degnare d'accordare al Supplicante di alzare la
propria casa  , posta in questa Città in via Porta di Terra e corrispondino le finestre sopra la Darsena senza
impedire per altro = il marciapiede detto delle Tonde = .acciò possa riparare a di lui comodi necessari come a quelli della sua famiglia.
Chiede la Grazia
Portoferraio 8 gennaio 1816

Biagio Sbarra supplica umilmente quanto sopra "

(Idem come sopra)

Dopo questa supplica , il commissario regio straordinario per l'Elba , Fantoni ,  con Minuta al Sig. Cavaliere
Ferdinando Alliata dell'I. e R. Consiglio di Finanze " in Firenze ,  scrive il 25 gennaio 1816:

"                                         A.I. R.

Biagio Sbarra , Possidente , Nativo ed Abitante in Portoferraio  , domanda che piaccia a V.A.I. e R. di
permettergli di rialzare una di lui casa situata in questa medesima Città nella via di Porta di Terra e
confinante col Muro Castellano.
Egli suppose di averne ottenuto il permesso dal cessato Governo e di non averne ancora approfittato per
mancanza di tempo.
Io dubito molto della verità della di lui asserzione giacchè non produce alcun documento giustificativo.
Ma comunque sia non può negarsi che il lasciare alzare le abitazioni dei Particolari sulle fortificazioni di una Piazza pregiudica alla sicurezza  delle fortificazioni medesime debilitandone la difesa
Tale è ancora l'opinione dei Capi Militari che ho a questo proposito interpellati e quindi mi credo in dovere di proporre a V.A.I e R: di rescrivere  le Preci del Supplicante

=Agli Ordini =

E profondamente inchinato al Regio Trono ho la gloria di essere
Di V.A.I. e R.

Portoferraio lì 22  gennaio 1816"

Il 10 febbraio 1816 Federico Alliata risponde al Fantoni dall'imperiale e regio consiglio di finanze in Firenze:

"S.A.I e R.  ha ordinato Rescriversi  = Agli Ordini =
Lì 10 febbraio 1816
F.Alliata

Biagio Sbarra , possidente  una casa in via "La Porta di terra" a Portoferraio ,   sul finire dell'anno 1815 ,
supplica le autorità competenti per ottenere la grazia di poter ampliare la sua casa che si trova vicino alle
mura castellane. Avendo ricevuto diniego si rivolge con supplica direttamente al Sua Altezza Imperiale e
Reale  , il granduca di Toscana
La"Sovrana Risoluzione" è che la supplica viene non accettata : è "rescritta agli ordini".
Biagio Sbarra non demorde
Ne produce un'altra diretta ancora al Granduca e sempre in carta bollata (bollo da lire 7.13.4)in data 16
giugno 1816.

"                                     Altezza  Imperiale  e  Reale

Biagio Sbarra di Portoferraio  , Umilissimo Servo e Suddito dell'A , V.I. e R. rispettosamente rappresenta; che
fin dal memorabile episodio di questa Città del 1801 li fu atterrata una Casa dal fuoco  del Campo Nemico
situata nella Strada di Porta di Terra e corrispondente per la parte di dietro (  ) delle Mura.(1)
L'Oratore dopi il suddetto assedio fece riparare in parte la medesima Casa , ma non come lo meritava atteso
le sue critiche circostanze. Nel mese di febbraio prossimo passato si accinse  a far riattare la ridetta Casa
nello stato primiero e ciò con ordine del Sig. Ingegnere Giovanni Pacini ma con estremo dispiacere dopo aver
postato il travaglio a buon posto , il comando della Piazza li ha fatto smettere il travaglio con diversi pretesti
e fra gli altri con quello che appoggia le sue ( ) alle mura Castellane , cosa che non sussiste , appoggiandola
alle mura del Casamento del Mellini di una maggiore elevatezza della sua , come ha avuto luogo di far
osservare a questo Sig. Governatore Strasoldo e che ne è rimasto persuaso.
Il supplicante intanto avendo già fatto una spesa enorme e non avendo dove ricoverarsi con la sua famiglia
prostrato al Regio Trono , Supplica l'innata bontà e Clemenza  dell'A.V.I.e R. a volersi degnare di ordinare che
possa tirare al suo termine la suddetta Casa altrimenti sarebbe rovinato per sempre
Chiede la grazia

Portoferraio LI 16 Giugno 1816
"

(Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 517.ASCP)

Tale Supplica non viene accettata .
Ritorna indietro da Firenze giungendo nelle mani del governatore dell'Elba  , Strasoldo.
Costui allora chiede il parere dell'ingegnere delle Regie Fabbriche , Pacini
Il Pacini così scrive a Strasoldo il 26 luglio 1816:

"                  Eccellenza

Esaminato quanto riteneva opportuno in ordine al rialzamento della Fabbrica di Biagio Sbarra , sono in
dovere di rappresentare alla E.V. di non aver ravvisato alcuna difficoltà per cui debba inibirsi al suddetto di
proseguire l'incominciato Lavoro.
Se la contigua Fabbrica del Sig. Mellini non avverà verun danno alla Fortificazione , nè pure il dimandato
rialzamento , può esserle pregiudicevole.
Questo è il mio ingenuo parere che sottopongo al di Lei alto discernimento , nell'atto  stesso che con ogni
considerazione passo pieno d'ossequio all'onor di segnarmi.Dell'Eccellenza Vostra

Portoferraio dallo Scrittoio dell'II e RR. Fabbriche  lì 26 luglio 1816.
Um.mo Dev.mo ed Obbl.mo Servidore

Giovanni Pacini"

(Idem come sopra)

 

 

Il carteggio finisce qui.
Non sappiamo come sia andata a finire la vicenda e cioè se a Biagio Sbarra sia stato concesso o impedito di
costruire vicino alle Mura Castellane ,  come voluto dall'autorità militare per la quale  tale costruzione
pregiudica "alla sicurezza delle fortificazioni medesime debilitandone la difesa".
Una cosa è certa: sulle Mura Castellane di Portoferraio si è costruito , come oggi possiamo vedere.
Forse ,  perché è  caduto il  divieto di costruirvi da parte delle autorità militari in seguito al venir meno dello
scòpo difensivo delle mura ?

 

(1)  Il "Campo Nemico" sono le truppe francesi che misero sotto assedio Portoferraio bombard



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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

MATRIMONIO  CLANDESTINO  DI  MILITARI  SENZA  LA PREVENTIVA  AUTORIZZAZIONE  DELLA  GRAZIA SOVRANA

 



Tutto ha inizio quando quando Fabbroni , comandante della terza compagnia di stanza nella piazzaforte di
Portoferraio ,  su "questo importantissimo oggetto" (matrimonio clandestino) informa Strasoldo , governatore
militare e civile dell'Elba.
"Eccellenza
Sono in dovere di render conto all'E.V. come il Sig. Arrighi Vicario Generale di questa Città si permette contro
i veglianti Regolamenti e Disposizioni di S.A.I. e R. di accordare dei permessi  ai militari di sposare
clandestinamente come è successo il 27 febbraio scorso tra il furiere Cerboni della Terza Compagnia del
Battaglione che ho l'onore di comandare e la ragazza Luisa Catalani di Longone.
Prego l'E.V.di prendere questo importantissimo oggetto le disposizioni che crederà più convenienti , per
richiamare detto Sig Arrighi al suo dovere  , facendogli sentire che qualunque sia il motivo che l'abbia indotto
ad accordare questo permesso non era nelle sue facoltà , trattandosi di Militari senza la debita
autorizzazione dell'Imperiale e Regio Governo.
Prevengo poi all'E.V. che non mi son potuto disimpegnare di partecipare quest'affare al Sig. Tenente
Colonnello Comandante della 2° Brigata mio diretto Superiore , per suo e mio discarico.
Accetti l'E.V. le proteste le più sincere (  ) .
Rispetto e venerazione con cui ho l'onore di essere
Dell'E.V.

P.ferraio 9 aprile 1816

Dev.mo Um.mo Serv.re

I. Fabbroni "

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba anno 1816. Filza 1. Carta 88.ASCP)

La segnalazione diviene davvero "importantissimo oggetto" come chiede il Fabbroni.
Dopo solo due giorni , Strasoldo scrive all'Auditor Vicario ( giudice) una lettera riservata:

" Riservata

Confido a VS Ill.ma una lettera di questo Sig Maggiore Fabbroni con la quale mi si dà conto che il Sig. Vicario
Arrighi accorda senza difficoltà il permesso a dei Militari , senza preventiva autorizzazione dei loro
superiori , di contrarre dei matrimoni clandestini.
Prego VS Ill.ma a voler prendere (  ) cognizione di quest'affare  , interpellando quando occorra l'istesso Sig.
Vicario ,  e di ritornarmelo quindi col resultato delle sue indagini e col suo savio sentimento"

(Idem come sopra)

Nel frattempo , anche il Dipartimento del Regio Diritto in Firenze ,  è stato informato della celebrazione di
matrimoni clandestini di Militari ad opera del Vicario Arrighi in Portoferraio.


E' quanto si apprende con lettera scritta a Strasoldo il 24 aprile 1816 proprio dalla Segreteria del Regio
Diritto.
"ill.mo Sig.Sig ,  Pron. Col.mo

L'I.e R. Governo è stato informato che il Canonico Arrighi di Portoferraio , nonostante che prevenuto , che non
poteva accordarsi  ad alcun militare di unirsi in matrimonio senza la preventiva Grazia Sovrana , si è (  )
permesso di autorizzare il Matrimonio del Foriere Cerboni colla Fanciulla Luisa Catalani ,  ed il matrimonio è
stato contratto nascostamente in Capoliveri  nel 17 febbraio decorso.
Quindi è che con Biglietto dell'I. e R. Segreteria di Stato dè 22 corrente mese mi viene ingiunto di
commettere a VS Ill.ma di avere a sé il Sacerdote Arrighi e di fargli sentire che in Toscana non sono permessi
i matrimoni segreti , né possono essere autorizzati i matrimoni dei Militari senza la preventiva Grazia , e che
perciò contravvenendo a simili Disposizioni potrebbe esporsi a delle disgustose conseguenze.
Mentre partecipo a VS Ill.ma per il conveniente adempimento questo Sovrano Comando , La prego a
compiacersi di accusarmi il ricevimento della presente nell'atto che passo a dirmi con distinzione  firma ed
ossequio
Dalla Segreteria del Regio Diritto
Lì 24 Aprile 1816

Dev.mo Obbl.mo Servitore

Magnani"

(Idem come sopra)

Il sacerdote Arrighi di Portoferraio ha celebrato il matrimonio di alcuni militari senza che questi abbiano
avuto il permesso dai loro superiori .Secondo i "veglianti regolamenti"  un militare per potersi sposare deve
aver avuto permesso con "Sovrana Grazia".
Il maggiore Fabbroni,comandante della compagnia dove avvengono i fatti informa il governatore
dell'Elba.Nel frattempo anche la segreteria del regio diritto in Firenze  chiede informazioni al governatore.
L'Auditor Vicario (giudice) di Portoferraio viene perciò attivato  dal governatore militare e civile
dell'Elba,Strasoldo , di far luce su "questo affare" .

Giuseppe Cornacchini,Auditor Vicario,così scrive a Strasoldo :

"Eccellenza

Le informazioni da me prese per il reclamo presentato a V.E. da questo Sig. Comandante Fabbroni e a me
confidate colla pregiatissima lettera dè 11 Aprile ultimo mi hanno hanno fatto conoscere che il Vicario
Generale nell'aver accordata la facoltà per la celebrazione del matrimonio tra Spirito Cerboni e la ragazza
Luisa Catalani di Longone non trascurò di rilevare che lo stesso Cerboni non era addetto al servizio militare e
l'atto curiale che le unisco in copia ne somministra un convincente riscontro.
Per sicurezza maggiore ho creduto bene i testimoni adibiti nell'atto medesimo e dal loro deposto oltre la
conferma dell'esame da essi subito nella Curia Ecclesiastica è venuto e resultare dal Catalani fu asserito
nella divisata circostanza che Egli (Spirito Cerboni ndscr. ) era semplice Segretario di un Capitano e che non
faceva parte del Corpo militare.
Sull'altro articolo dell'annesso reclamo riguardante il contegno ritenuto dalla predetta Curia nel permettere
questo matrimonio mi conviene osservare che valutabili e delicate si ravvisano le circostanze per le quali fi
accordata ai Coniugandi la dispensa dalle proclame e che verosimilmente non erano ad essa note le Leggi
veglianti in proposito  nel Gran Ducato.
Stando le cose in questi termini a me sembra poter concludere che l'operato del predetto Vicario Generale
non sia redarguibile riguardo al primo articolo ed altresì molto scusabile attese le circostanze in quanto al
secondo.
Crederei non di meno necessario che possa il medesimo avvertito ad esser prudente e circospetto a ad
uniformarsi in avvenire alle Leggi ed Ordini veglianti in questa interessante e delicata materia.
Passo all'onore di confermarmi col più rispettoso riverente ossequio.
Di VS Eccellenza

Portoferraio 5 maggio 1816
Um.mo Dev.mo Serv.re

Giuseppe Cornacchini"

(Affari generali del Governo dell'isola d'Elba anno 1816.Filza 1.Carta 88.ASCP)
Il governatore Strasoldo dopo aver ricevuto queste informazioni dopo due giorni,il sette maggio,scrive al
segretario  del regio diritto in Firenze per metterla al corrente della situazione:

"Segretario del R. Diritto
Spedita 7 maggio 1816


Al momento che mi previene il pregiatissimo foglio di VS Ill.ma in data del 24 Aprile decorso,avevo pure io
avuta notizia del contegno tenuto da questo Sig. Vicario Arrighi nell'autorizzare il matrimonio segreto del
Cerboni colla giovinetta Catalani ed avevo incaricato il Sig. Auditor Vicario di prender memoria cognizione e
colle debite cautele di questo fatto onde pormi in grado di darne conto a VS Ill.ma con piena cognizione di
causa .
Il Sig. Auditor Vicario mi ha ora ritornato in tale affare prevenendomi di non verificarlo che avnati la Curia
Ecclesiastica fu dal Cerboni a da due testimoni asserito che egli era semplice Segretario di un Capitano e che
non faceva parte del Corpo Militare e che d'altronde il Vicario Arrighi non aveva assicurato di rilevare la
detta circostanza il che risulta dall'atto curiale che ho l'onore di trasmetterle in copia.
Quanto all'altro addebito di aver permesso che il matrimonio sifacesse segretamente vengo avvertito
dall'istesso Sig. Vicario che convivono alcune delicate e valutabili circostanze che potranno far sembrare
opportuna la dispensa della solita denuncia accordata alla predetta Curia alla quale mancano
verosimilmente noti gli ordini veglianti in proposito nel Granducato.
Per questo in tale stato di cose l'operato del predetto Vicario piacesse valutare con redarguibile riguardo al
primo articolo e scusabile anche quanto al secondo attese le rilevate circostanze ho creduto non di meno
necessario di avvertirlo di essere più circospetto e ad uniformarsi in avvenire alle Leggi e Ordini veglianti in
questa interessante e delicata materia (  ) così anche a quanto dispongono gli ordini comunicatimi da VS
Ill.ma
E col più profondo ossequio."

 

(Idem come sopra)

Il giorno dopo,8maggio 1816,così Strasoldo scrive all'Auditor Vicario (giudice) mettendo la parola  fine a
tutta la vicenda di questo "importantissimo affare " della celebrazione del  matrimonio  clandestino tra il
"furier"  Cerboni  e la "Fanciulla Catalani" di Longone :

"Valutando i rilievi contenuti nella pregiata Sua del 5 andante relativamente agli addebiti stati dati a questo
Vicario Arrighi in proposito del matrimonio tra il Furier Cerboni e la Fanciulla Catalani,approvo che Ella lo
abbia a sé e lo avverta ad essere in avvenire più prudente e circospetto e ad informarsi alle Leggi e Ordini
veglianti nel Granducato in materia di matrimoni.
Tale è anche l'intenzione del Sig. Segretario del R. Diritto a cui era già pervenuta la notizia del fatto in
questione.
E con distinta stima  sono"

(idem come sopra)




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

DOTE  MARITALE

 


 

Nel 1816 sono  in essere "nella Comune di Longone  delle Doti  in benefizio " volute da Don Diego D'Alarcon
destinate a donne che si maritano le quali,però, "fossero rivestite di quelle tali qualità richieste dal
fondatore delle medesime".
E' quanto si apprende da una lettera scritta dal commissario regio straordinario Fantoni  all'Auditore Vicario
(giudice).Erano infatti insorti reclami: malgrado l'avvenuto matrimonio ancora la "Somma Dotale" non era
stata erogata.
Fantoni così scrive all'Auditor Vicario perché si attivi "per regolarizzare quest'affare":

" Ill.omo Sig. Sig. Pron. Col.mo

Minuta all'Auditor Vicario di Portoferraio spedita lì 24 gennaio 1816

Il fu tenente Generale D. Diego D'Alarcon istituì nella Comune di Longone delle Doti in benefizio di alcune
fanciulle,le quali,maritandosi,fossero rivestite di quelle tali qualità richieste dal fondatore delle medesime.
Diversre fra quelle che sono state graziate di simili Doti hanno reclamato e reclamano il pagamento non
ancora conseguito della corrispondente Somma Dotale,malgrado l'effettuato matrimonio.
Io pongo a VS Ill.ma a portare il conveniente esame sulla primitiva istituzione di queste Doti ,facendosi
rappresentare la Deposizione Testamentaria del Fondatore per riconoscere in seguito se nel sistema
d'Amministrazione dei Capitali,se nella distribuzione dei frutti si è proceduto colla dovuta giustizia e
regolarità.
Stimo quindi opportuno di trasmetterle le istanze che alcune Ricorrenti mi hanno in diversi tempi presentate
affinchè possa verificare i titoli che competono alle medesime e fare quelle proposizioni che nella di Lei
saviezza giudicherà le più opportune per regolarizzare quest'affare in cui mi sembra che per il passato abbia
regnato la confusione e il disordine.
Sono intanto con distinta stima

Di Vs Ill.ma

Portoferraio lì 24  gennaio 1816

Dev.mo Serv.re

Fantoni  "

(Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 516.ASCP)

Non sappiamo  quali fossero le qualità di cui dovevano esser "rivestite" le donne che si maritano a Longone
per ottenere la dote maritale e neppure   come andò a finire  la controversia relativa al reclamo per il
mancato pagamento della "Somma Dotale, malgrado l'effettuato matrimonio"




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

10  OTTOBRE  1815  : IL GRANDUCATO  PRENDE   POSSESSO  DELLA  VILLA  DI  NAPOLEONE  BONAPARTE  A S.  MARTINO

 


10  OTTOBRE  1815  : IL GRANDUCATO  PRENDE   POSSESSO  DELLA  VILLA  DI  NAPOLEONE  BONAPARTE  A
S.  MARTINO

“..Nello sperone formato dalla confluenza del fosso di S. Martino e del Colle-Grande  ,  sorgeva all’altezza di
108 metri circa sul livello del mare   ,  una casetta  ,  e lì presso una chiesina intitolata a S. Martino  sorta forse
prima del 1290.
Doveva essere questa la chiesa parrocchiale di un paese del quale non è rimasto neppure il
nome  ,  quantunque esistano ancora le tracce della sua acropoli sulla collina detta di Castiglione.La casetta e
la chiesa distanti ambedue da Portoferraio non più di cinque chilometri e circondate da vigne e da boschi
appartenevano a Giuseppe del fu Giuliano Manganaro  ,  tenente nel Battaglione franco  ,  uno dei maggiorenti
di quella città.
Da quella casetta centro del grandioso anfiteatro formato dai monti circostanti rivestiti da folte macchie   ,  si
scorgeva in tutti i più minuti particolari la città capitale dell’isola   ,  la sua rada  ,   i bastimenti  in essa
ancorati  ,  l’entratura del golfo e lo sbocco settentrionale del canale di Piombino.
Nelle prime escursioni nei dintorni di Portoferraio  ,  Napoleone   ,  vista quella vallata ricca di boschi  ,  di vigneti e
di acque potabili  ,  sparsa di agresti abituri popolati da agricoltori dai costumi gentili e ospitali  ,  e promettitrice
di quieti silenzi  ,  nonostante la vicinanza della città  ,   e notata quella casetta   ,  così ben collocata   ,  che sembrava
offrire un asilo di pace e di tranquillità si sentì attratto invincibilmente dalla dolcezza del luogo e si propose
di porvi stanza e dia acquistare la casetta  ,  le vigne e i boschi che le facevano corona .Fu per altro incerto se
comprare quella tenuta in nome suo   ,  oppure della Principessa Paolina  ,   o di suo marito.Finalmente risolse di
comprarla in proprio  ,   e ordinò al Lapi  ,  direttore del Demanio imperiale   ,  di farne l’acquisto  ,  esentando
peraltro il contratto dalla tassa di registro…”(1)
Nacque così la “maison rustique” che oggi fa parte  del complesso architettonico conosciuto come villa
napoleonica di S. Martino.
La proprietà era dunque proprio di Napoleone Bonaparte e il dr. Lapi   ,  in quanto direttore del demanio
imperiale  ,   era stato coinvolto  dall’imperatore stesso durante l’acquisto.
Dopo la caduta di Napoleone  ,   il Lapi  venne coinvolto dal governo granducale restaurato all’Elba   ,  nella sua
presa di possesso di questa proprietà  di Napoleone.
In data 5 ottobre 1815 una lettera al conte Fantoni  ,  commissario regio straordinario per l’Elba  ,  è scritta da
Firenze dal sig Luigi Poirot con annesso visto di Neri Corsini:

“Ill.mo Sig.re Sig.re Col.mo

In replica alla officiata di VS Ill.ma del 1° ottobre  ,   e dietro il resultato degli esami  ,  verificazioni delle quali Ella
rese conto in un suo rapporto indirizzato a S.E. il Consigliere Direttore della R. Segreteria di Finanze mi credo
autorizzato ad ordinarle di prendere formale possesso della Tenuta di S. Martino come spettante al R.
Demanio di codesta Isola.
Se nonostante le (   ) fatte dal detentore della medesima esso crederà dovere promuovere qualche istanza vi
sarà luogo a prenderla in seguito nel dovuto esame  ,  ma frattanto non può ritardarsi la presa in possesso di
quello fondo per interesse e a nome del Demanio dello Stato.
Vanno comunicandosi le notizie opportune sulle alienazioni e concessioni fatte dal passato Governo nel
Principato di Piombino…

Di VS Ill.ma

Firenze Lì 5 ottobre 1815


Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Luigi Poirot

Visto N. Corsini”

(Affari generali del Commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2. Carta 198.ASCP)

Questa lettera del 5 ottobre 1815 che esorta il Fantoni a “non ritardarsi la presa in possesso di quello fondo
per interesse ed a nome del Demanio dello Stato” e che lo invita ad agire senza indugio alcuno   ,  senza tener
conto di eventuali istanze contrarie da parte del “detentore”  ,  (Napoleone Bonaparte) è seguita da
immediata iniziativa da parte del Fantoni che così scrive all’intendente dell’isola d’Elba che è Balbiani:

in nome e per interesse del Demanio dello Stato del Palazzo e delle Terre annesse formanti
la Tenuta di S. Martino già appartenenti all’Ex- Imperatore Napoleone (  ) allego e nomino V.S. Ill.ma
all’effetto di rappresentarmi ed in mia vece trasferendosi in quel luogo   ,  assistere e sottoscrivere l’atto che a
tale effetto sarà fatto redigere nelle forme legali e consuete  ,  per le quali cose le do con la presente piena e
speciale autorizz“All’Intendente dell’isola d’Elba
Lì 9 ottobre 1815

Essendomi stato ordinato dal nostro I. e R. Governo per il canale della R. Segreteria di Stato di prendere
formale possesso azione.

Fantoni”

(Idem come sopra)

E’allertato anche il Dr. Lapi che così scrive al Fantoni il giorno 9 ottobre 1815:

“Illustrissimo Signore
Conforme dei di Lei Ordini contemplati nella lettera che VS. Ill.ma mi ha fatto l'onore di scrivermi  ,  domani
alla ore 8 mi renderò in S. Martino.
Ho l'onore di dichiararmi con tutto il rispetto

Portoferraio Lì 9 ottobre 1815

Suo Um.mo Serv.re

Cristino Lapi"

(Idem come sopra)

Quanto sopra scritto dal dr. Lapi è avvenuto realmente.
Infatti il 10 ottobre 1815 il Fantoni  scrive al dr. Lapi dell’avvenuto “formale possesso () quest’oggi in nome
del R. Demanio “:

“Al Sig. Cristino Lapi
Spedita lì 10 ottobre 1815

Ill.mo Signore

In conseguenza del formale possesso (  ) quest’oggi in nome del R. Demanio delli Stati di Toscana del palazzo
e Terre formanti la Tenenza di S. Martino  ,  già di spettanza dell’ex Imperatore Napoleone  ,  è mio dovere


d'invigilare alla'amministrazione di tali Beni  ,   e di adottare quei provvedimenti che meglio convengono agli
interessi del R. Governo.
Trovando quindi (  ) economici della amministrazione Toscana e non corrispondente alla importanza di tali
beni l'ulteriore esistenza di un Intendente con l'annuo assegno di 6250 franchi sono nella dispiacente
necessità di parteciparla che da questo medesimo giorno cessano in Lei tutte le facoltà conferite con
Decreto dell'ex- Imperatore Napoleone in data dei 26 febbraio 1815 che originalmente Ella conserva nelle
sue mani.
Il Sig. Giuseppe Cantini ha quello  ,  che ho provvisoriamente incaricato della principale amministrazione dei
detti effetti ed Ella fornirà di consegnare a lui tutti i libri ed altre carte qualunque che appellano agli effetti
medesimi.
Prego VS Ill.ma di accusarmi il ricevimento della presente e con distinta stima mi presento.
Di VS Ill.ma
P. ferraio lì 10 ottobre 1815.

Fantoni "

(Affari generali del Commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2. Carta 209.ASCP)




 (1) In pag 46 e 47 de “L’isola d’ Elba durante il governo di Napoleone I” Vincenzo Mellini.Stab. Tip.
     Del “Nuovo Giornale”.1914




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)

PALAZZINA  DEI  MULINI :  SUA  DESTINAZIONE  A  SEDE  DEL  GOVERNATORE  MILITARE E CIVILE DELL’ELBA

 


La palazzina dei Mulini in Portoferraio prima che arrivasse Napoleone Bonaparte era sede dell’Auditore del
Governo(Giudice) , del comandante di artiglieria e del comandante del Genio.Il governatore abitava nel forte
della Stella.(1)
Napoleone arrivato all’Elba , dopo una prima dimora provvisoria nel palazzo municipale ,   scelse la palazzina
dei Mulini  come sede e sua abitazione  ,  trasformandola (1).
Dopo la sua fuga  , rientrato in Parigi , il 7 giugno 1815 fu data comunicazione  alla amministrazione comunale
di Portoferraio che “Sua Maestà il nostro Augusto Sovrano si è degnato di donare alla Comune di
Portoferraio il palazzo che abitava e la di lui biblioteca per il Pubblico Vantaggio” e a Giuseppe Ninci il
còmpito della custodia provvisoria di questa biblioteca "per il Pubblico Vantaggio" (2 , 3).
Restaurato all’Elba il governo Asburgo Lorena  ,  con Motuproprio del 13 gennaio 1816  , Ferdinando III
nomina a governatore militare e civile dell’isola d’Elba il Tenente Generale conte e cavaliere Rambaldo
Strasoldo di Villanova.
Viene scelta come sua abitazione la Palazzina dei Mulini ma problemi esistono per quanto riguarda le
condizioni in cui si trova la struttura , la quale è inabitabile.
Infatti ,  nello stesso giorno in cui viene emanato il Motuproprio di nomina di Strasoldo a governatore
militare e civile dell’Elba (13 gennaio 1816) ,  Gio Pacini , in Firenze ,  dalle Regie Fabbriche ,  così scrive a
Fantoni commissario regio straordinario per l’Elba :

“Ill.mo Sig.Sig. Pron. Col.mo

Molti sono i guasti che si osservano nella R. Palazzina dè Mulini che occupava Napoleone al tempo del di Lui soggiorno all’Isola. In conseguenza degli Ordini cò quali VS Ill.ma si è compiaciuto onorarmi ho distesa una breve Perizia da cui rilevasi la spesa di Lire 594.16.8 che abbisogna pè i lavori indispensabili che conviene eseguire onde renderla abitabile.
Molti altri ve ne occorrerebbero ma siccome Ella m’impose di prender di mira il poco necessario e la cassa di questo R. Scrittoio trovasi in uno stato passivo , ho tralasciato di farne menzione.
Se il R. Governo non pensa di proposito a spedir del denaro prevedo che converrà desistere dal
travagliare , giacchè quel poco che si fa in confronto al molto che occorre bisogna farlo a debito o prevalersi dè denari del Capo Mastro con discredito dell’Uffizio.Si saranno spese ormai quattromila Lire e qua non son pervenute che duemila.Lascio dunque considerare a VS Ill.ma com’è possibile di andare avanti nella maniera che Le rappresento.
La Cassa di questo R. Scrittoio avrebbe bisogno proporzionatamente d’esser più ricca di qualunque altra non solo per i molti Lavori che è d’uopo intraprendere ma per la difficoltà eziandio di ricevere a tempo debito l’opportune somme e perché una partita di Lire novemila all’Isola fa la stessa figura che una di sei mila in un altro luogo  , stante il prezzo maggiore delle manifatture e dei materiali.
Io mi son fatto dovere di far sentire tutto ciò al Sig ,  Direttore Nuti affinchè Egli pure pensi il modo di
provvedere .
E con la più alta considerazione passo rispettosamente all’onore di segnarmi
Di VS Ill.ma
Dallo Scrittoio delle RR Fabbriche lì 13 gennaio 1816

Um.mo Dev.mo Serv.re

Giò Pacini “

 

(Affari generali del commissario straordinario dell'isola d'Elba dal 1°settembre  1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 297.ASCP)


Per la nuova sede del governatore dell’Elba , la palazzina dei Mulini , problemi esistono non solo per renderla
abitabile ma anche per l’arredamento .
Così infatti  dalla segreteria di stato di Firenze ,  scrive il Nomi  al Fantoni:

 

“Ill.mo Sig.re Sig. Pron. Colend.mo

Essendo ormai prossima la partenza per codesta isola del Tenente Generale Conte Strasoldo nuovo
governatore della medesima  , devo prevenire VS Ill.ma che esso ha destinato che le facessi premura per
l’ammobiliamento della sua abitazione  , che gli ultimi ordini destinano nello Stabile delle Mulina e siccome questo ammobiliamento deve formarsi cogli oggetti provvisoriamente presi da vari Militari  , Esso
bramerebbe , che questa operazione fosse già compìta al di Lui arrivo , onde non essere obbligato  a farlo da
sé.
Ella comprende facilmente i motivi di un tal desiderio e non dubito che gli troverà giusti e che gli seconderà con tutto l’impegno.
Al posto di Segretario del Governo è stato già nominato l’avvocato Giovanni Goretti attualmente impiegato
nella Presidenza del Buon Governo.
E col più distinto ossequio mi confermo.
Di VS Ill.ma
Dalla I. e R. Segreteria di Stato
Lì 10 febbraio 1816
Um.mo Dev.mo Serv.re

V.o  N. Corsini”

(Idem come sopra))

 

Tutti questi problemi vennero risolti e così la “reggia” di Napoleone diventa la sede della massima autorità:
il governatore militare e civile dell’Elba.
La proprietà resta al comune di Portoferraio che però non ne gode il possesso.
Devono trascorrere molti anni prima che il Municipio ferraiese rivendichi questo possesso.
Ciò accade nel settembre 1860.
Nell'adunanza del consiglio generale del comune di Portoferraio del 5 settembre 1860 al punto 4
dell'ordine del giorno si legge:

"4. Incarico al Sig. Gonfaloniere di fare le pratiche opportune presso il Governo di S.M. per il conseguimento della proprietà della Palazzina Imperiale.

Letta una Memoria compilata in esecuzione del Partito Consiliare del dì 6 agosto ora decorso diretta a
giustificare la proprietà Comunale della Palazzina che fin qui ha servito di residenza del Governatore
Militare e Civile dell'Isola dell'Elba.
Veduti diversi documenti che stanno in appoggio delle ragioni sviluppate con la memoria medesima del
tenore.
Il Consiglio dopo breve discussione dell'affare ha deliberato che a cura del Sig. Gonfaloniere siano fatte
presso il Governo di S.M. le pratiche per conseguire il godimento e proprietà della Palazzina Imperiale dei
Mulini appoggiando le Istanze del Municipio alle ragioni sviluppate con la suddetta Memoria che il Consiglio stesso adotta in ogni sua parte  , salvo a dedurne altre occorrendo ,  e ciò con partito di voti favorevoli 14 ,   contrari 1."

 

(Protocollo delle Deliberazioni dal dì 6 agosto 1860 a tutto il dì 11 aprile 1861.Carta 26-27.ASCP)

 

Il Gonfaloniere è il dottor Eugenio Bigeschi.

 

 

 

(1) In pg 48 de “L’isola d’Elba durante il governo di Napoleone I”.Vincenzo Mellini.Firenze .Stab. Tip.
      del ‘Nuovo Giornale”.1914
(2) In pg 130 “E dopo Napoleone?” A. Gasparri .Riv.Ital. St.Nap. anno XXVII.1990
(3) "La biblioteca di Napoleone 1° all'isola d'Elba nei mesi seguenti la fuga".A. Palombo .Riv. It. Studi
      Nap. Anno XXXIII.Nuova serie 1/2000. Pg 147-154




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
GOVERNATORE. COMMISSARIO REGIO. AUDITORE DI  GOVERNO. VICARIO  REGIO.          ISTRUZIONI  GENERALI PER  L’ALTA  POLIZIA.

 


Nel Motuproprio del 17 novembre 1815 ,  con cui si  istituisce  il governatorato dell’isola d’Elba,era
chiaramente scritto che il nuovo Governatore Militare e Civile espleterà le proprie funzioni in materia di
alta Polizia “secondo le istruzioni che gli verranno in appresso comunicate”.
Nell’aprile del 1816 arrivano queste istruzioni che valgono per tutto il territorio granducale.
Esse sono rivolte anche ai commissari regi agli auditori di governo e vicari regi.
Gli auditori di governo e i vicari regi erano giudici nei quali ancora non erano separate le funzioni
amministrative da quelle prettamente giuridiche.
Avevano infatti competenze giudiziarie tanto civili che criminali ,   di consultori legali dei governatori e degli
uffici provinciali dello stato nonché di consultori per le decisioni che prendevano direttamente gli uffici di
governo centrali.
A capo dell’attività di polizia  era il presidente del buon governo con sede a Firenze.

Istruzioni Generali per i Governatori e Commissari Regi del Gran-Ducato

1. Tutti i Governatori e Commissari Regi saranno soggetti alla Direzione Superiore del Presidente del
Buon Governo nelle materie di Polizia ed in quelle di competenza della Potestà Economica ed esso si
regolerà a norma delle attribuzioni spettanti al suo posto rendendo conto per mezzo dell’I. e R.
Segreteria di Stato di quegli affari che eccedono le sue facoltà ordinarie per attendere la Sovrana
risoluzione

2. Lo Stabilimento dei Commissariati non diminuisce in alcuna parte le facoltà  Giudiciare,Governative
e di Polizia dei respettivi Vicari Regi

3. Siccome però i Governatori e i Commissari Regi assumono il carattere di Superiori Locali del
rispettivo Governo e Commissariato nelle materie di buon governo e di Polizia,i Vicari Regi e gli altri
Giusdicenti si metteranno in corrispondenza col respettivo Governatore e Commissario in tutti quei
capi e per tutti quegli affari che eccedono le loro competenze ,  ovvero esigano un provvedimento
Straordinario

4. I Governatori e Commissari in vigileranno al buon ordine e al miglior sistema di amministrazione
facendo presenti gli abusi ed inconvenienti che venissero a loro cognizione e indicando i
provvedimenti necessari per ripararvi ,  ricondurre la regolarità e promuovere il bene delle
popolazioni.

5. Fermo stante,come è stato detto,le ordinarie facoltà dei Vicari Regi negli affari spettanti alla
Potestà Economica ; essi risolveranno quelli di loro competenza e quando eccedono le dette loro
facoltà ordinarie,rimetteranno gli atti col loro parere al Governatore o Commissario a cui è
attribuita la facoltà di risolverli dentro i limiti della Carcere per un mese,delle staffilate,dell’esilio per
sei mesi dal Governo o Commissariato e delle multe che non eccedono le Lire Cento.

6. Nella propria Giurisdizione criminale il governo di Siena,di quello di Pisa,e dei Commissariati  ,  gli
affari di polizia fino alla competenze dei Vicari Regi ,  potranno dai respettivi Auditori di Governo e
Commissari Regi delegarli per il disbrigo al Cancelliere Criminale ,  il quale avrà parimente sotto la

dependenza dell’Auditore di Governo o del Commissario Regio la Direzione della Cancelleria
Criminale per ciò che concerne il servizio ordinario.

7. Gli affari superiori alle dette competenze saranno risoluti economicamente dal Governatore ,  sentito
sempre l’Auditore di Governo e dal Commissario Regio dentro i limiti come sopra prescritti e qualora
gli atti e le circostanze presentassero soggetto di maggiore coercizione il Governatore o
Commissario ne renderanno conto alla Presidenza del Buon Governo cui spetterà di risolvere o
partecipare l’occorrente

8. Dalle risoluzioni economiche dei Governatori e Commissari Regi potrà aversi ricorso al Presidente
del Buon Governo che nel concorso di gravi circostanze avrà facoltà di sospendere anche
l’esecuzione fino alla causa conosciuta

9. Il Governatore e i Commissari Regi dovranno tenere in buona regola un Protocollo di risoluzioni di
Polizia e rimetterne mensualmente una copia al Presidente del Buon Governo

10. Lo stesso Protocollo si terrà da tutti i Vicari Regi i quali ne rimetteranno una Copia ogni mese al
Governatore o Commissario Regio i quali ne faranno la trasmissione alla Presidenza del Buon
Governo con le opportune avvertenze.

11. Né i Governatori né i Commissari Regi avranno facoltà di dispensare dall’osservanza di qualunque
articolo di Regolamento Generale di Polizia o di Buon Governo se non ne saranno autorizzati
espressamente e letteralmente dal regolamento stesso ed in questo caso dovranno per il canale
della Presidenza del Buon Governo partecipare le loro disposizioni

12. Non ostante la corrispondenza del Vicari Regi con il respettivo Governatore o Commissario potranno
essi rivolgersi direttamente al Presidente del Buon Governo in tutti i casi di urgenza ed ogni volta
che lo reputino espediente al buon servizio senza omettere di darne parte contemporaneamente al
Governatore o Commissario Regio

13. I Vicari Regi rimetteranno i consueti rapporti settimanali al respettivo Governatore o Commisario da
cui verranno rimessi nel loro originale al Presidente del Buon Governo con quelle osservazioni che
stimeranno espedienti da aggiungervi

14. Gli Auditori di Governo di Siena e di Pisa e  i Commissari Regi invieranno alla Presidenza il
settimanale della propria Giurisdizione Criminale riunendovi quelle approvazioni che potessero
resultare opportune dai rapporti particolari dei Giusdicenti del respettivo compartimento

15. Il Regolamento generale sulle Carceri come tutte le veglianti Istruzioni su qualunque articolo di
spese di Giustizia e di polizia,resteranno inalterabili in tutte le parti e continuerà immediata e
diretta la corrispondenza del Tribunali colla Presidenza o col regio Fisco

16. In  questi rapporti amministrativi non lasceranno però i Governatori e Commissari Regi  di portare la
più scrupolosa vigilanza per dar conto d’ogni minimo inconveniente.

17. Tutti i Vicariati non compresi nel Compartimento di alcun Governo o Commissariato rimarranno in
comunicazione immediata col Presidente del Buon Governo il quale continuerà a tenere la direzione
a forma dei regolamenti e Istituzioni attualmente vegliant
i.

 

Lì 9 Aprile 1816

V.o N. Corsini
V.o  G.B. Nomi

Concorda con l’originale

G. Bologna “

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3.Carta 170.ASCP)




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
GOVERNATORE  MILITARE  E CIVILE  DELL’ELBA. ISTITUZIONE E NOMINA

 


Ne 1815 ,restaurato all’Elba il granducato di Toscana, Il conte Agostino Fantoni, commissario straordinario
per l’Elba e Piombino, propone al governo granducale di inviare all’Elba un governatore con funzione sia
militare  che civile  che deve risiedere a Portoferraio,da scegliersi tra i militari  “affinchè ,riunendo il
comando della guarnigione e delle truppe nell’isola al politico,potesse con maggiore facilità e prontezza
prendere le necessarie disposizioni per tutto ciò che ha rapporto alla guerra e per gli oggetti sanitari “.
Le proposte del Fantoni sono accolte.
Infatti con Motuproprio del 17 novembre 1815 ,Ferdinando III Asburgo Lorena ordina l’istituzione all’Elba di
un governatore militare e civile:


“Sua Altezza Imperiale e Reale volendo che il sistema Governativo e Giudiziario dell’Isola d’Elba sia regolato e stabilito in modo conforme a quello che si pratica nel rimanente del Granducato ordina e comanda che il Governo e i Tribunali dell’isola rimangono determinati come appresso
Sarà destinato un Governatore Civile e Militare il quale risiederà in Portoferraio e avrà le incombenze
governative tanto per gli Affari Civili che per quelli Militari tenendone corrispondenza diretta con l’I.e R.
Segreteria di Stato ,Finanze e Guerra eccetto che per gli affari di sanità de quali renderà conto per il canale
del Governatore di Livorno.
Spetteranno al medesimo Governatore le ingerenze di alta polizia dependentemente dal Presidente del
Buon Governo secondo le istruzioni che gli verranno in appresso comunicate …”


(Affari generali del Commissario straordinaro dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 398.ASCP)
Nel Motuproprio non solo si istituisce il governatorato ma se ne delineano subito le funzioni (Affari Civili e
Militari) per le quali il Governatore avrà come interlocutori diretti la Segreteria di Stato,delle Finanze e della
Guerra siti in Firenze mentre per gli Affari di Sanità (marina mercantile e da guerra) l’interlocutore diretto
sarà il Governatore di Livorno.
Il governatore ha anche funzione suprema ed ingerenza per quanto riguarda gli affari di alta polizia
nell’intero territorio dell’Elba corrispondendo perciò colla Presidenza del Buon Governo ,che è l’organo
centrale della polizia in Toscana ,sito in Firenze.
Verranno in seguito comunicate istruzioni precise per lo svolgersi di queste funzioni di “alta Polizia”
Dopo aver istituito il governatorato per l’Elba, Sua Altezza Imperiale e Reale,seguendo le indicazioni del
Fantoni,nomina ,il 13 gennaio 1816,un militare quale governatore militare e civile:


“Sua Altezza Imperiale e Reale volendo profittare dello zelo distinto,lunga esperienza e capacità del Tenente Generale Conte e Cavaliere Rambaldo Strasoldo lo nomina al posto di Governatore Militare e Civile dell’isola d’Elba con tutte le attribuzioni,obblighi ed incombenze che sono annesse a detto Posto e che saranno più specialmente determinate e con l’annua provvisione di lire ottomilaquattrocento oltre l’abitazione in natura.
Gli assegna di più per titolo espresso dei trattamenti che sarà in caso di fare in qualche occasione
straordinaria l’annua somma di lire duemila da pagarsi queste con le altre lire ottomilaquattrocento dalla
Cassa dell’I. e R. Depositeria,con che gli cessi la Pensione o altro appuntamento da esso attualmente
goduto.

Dato lì 13 gennaio 1816

Ferdinando
V.o Fossombroni
GB Nomi

Concorda con l’originale et in fede
GB Nomi”
Idem come sopra)

 

Dopo che con Motuproprio di Sua Altezza Imperiale e Reale del 17 novembre 1815  è stato istituito il
Vicariato di Portoferraio , nel dicembre successivo , si passa alla nomina dell’Auditor Vicario e di tutti i ministri
del Vicariato con la disposizione sulla loro “provvisione “ e sulle funzioni dell’Auditor Vicario.

NOMINA DELL’  AUDITOR VICARIO E DI TUTTI I MINISTRI DEL VICARIATO DI PORTOFERRAIO

“Sua Altezza Imperiale e Reale nomina Giuseppe Cornacchini dal Vicariato di lari al posto di Auditor Vicario
di Portoferraio con l’annua provvisione di lire tremilaseicentocinquanta e con l’assegnazione inoltre di un
terzo del prodotto degli emolumenti del Tribunale , dichiarando che questo Vicariato dovrà essere
annoverato tra quelli della terza classe.
Permuta Vincenzo Tozzini dal posto di Notaro da Modigliana a quello di Cancelliere Criminale dello istesso
Tribunale di Portoferraio , con l’annua provvisione di lire mille novecento cinquanta ,  ed un sesto degli
emolumenti prodotti;Luigi Baldassarri dalla Potesterìa di Albiano al posto di Cancelliere Civile dello istesso
Tribunale  , con l’annua provvisione di lire mille cinquecento ed un sesto degli emolumenti come sopra.
Permuta parimente Gio Vanti Buozzi dalla Potesterìa di Chianni a quella di Marciana con l’annua
provvisione di lire mille novecento sessanta ed inoltre la metà degli emolumenti del Tribunale.
Promuove l’attual secondo Coadiuvatoredel Tribunale di Pisa Pietro Calamandrei alla Potesterìa di Lungone
con l’annua provvisione di lire millenovecento sessanta e la degli emolumenti come sopra.
Le indicate provvisioni verrano pagate dalla Cassa della Real Depositerìa e ciascheduno degli impiegati
suddetti avrà gli obblighi  , attribuzioni ed incombenze annesse al respettivo impiego.
Vuole infine Sua Altezza Imperiale e Reale che i sopra indicati Ministri si trasferiscono impreteribilmente
e si ritrovino per il dì 20 del corrente Dicembre al nuovo Posto cui sono destinati.

Dato Lì sei dicembre milleottocentoquindici.

Ferdinando
V.o Fossombroni
G.B.Nomi

Concorda col suo originale in fede

C. Salvi “

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 398.ASCP)

 

PROVVISIONE E FUNZIONI  DELL’AUDITOR VICARIO

“Copia scritta dalla Segreteria di Stato al presidente del Buon Governo
Lì 29 Dicembre 1815

Mentre l’I.e R. Governo Consiglio va occupandosi di fissare con istruzioni uniformi per quanto le circostanze
locali lo permettano le attribuzioni dei Governatori e dei Commissari Regi , essendo attualmente importante
di dare una qualche norma all’Auditor Vicario dell’isola d’Elba per esercitare la sue funzioni VS Ill.ma potrà
compiacersi di comunicare ad esso le seguenti provvisorie disposizioni.
Ritenute nell’Auditor Vicario le competenze istesse che hanno tutti i Vicari regi in materia di
Polizia , egualmente che nella amministrazione della Giustizia Criminale , egli nella mancanza o assenza del
Governatore ne eserciterà le incombenze  e allorchè il Governatore si trovi al suo posto l’Auditor Vicario sarà
il Consultore di Egli in tutti gli affari di qualche entità che interessano la Polizia e il Governo Civile.
Negli Affari da (   ) in via Economica ,  che eccedono la competenza dell’Auditor Vicario dovrà procedersi di un
Attuario alle opportune verificazioni e l’Auditor Vicario rimetterà il Processo Economico col suo parere al
Governatore  , da cui dipenderà la risoluzione ed in mancanza del Governatore lo stesso Auditor Vicario
pronunzierà il Decreto di resoluzione.
Il Governatore o l’Auditor Vicario in sua assenza avranno facoltà di condannare in via Economica fino al
Carcere per un mese; alle staffilate; all’esilio dall’isola per sei mesi ed alle pene pecuniarie fino a lire
cento , eccettuate quelle dipendenti dalle trasgressioni ai regolamenti sulla denunzia dei forestieri tanto
sudditi che non sudditi , rapporto alle quali avrà luogo sempre la partecipazione al Presidente del Buon
Governo.
Avranno pure facoltà di esiliare perpetuamente dall’Isola e dal Gran Ducato o forestieri non sudditi né
domiciliati  , Vagabondi ed Accattoni o altrimenti sospetti con la comminazione solita ingiungersi in simili
casi.
L’Auditor Vicario rimetterà direttamente al Presidente del Buon Governo i consueti rapporti settimanali
passandone una copia anche al Governatore.
Nei casi che esigano provvedimenti di Polizia più forti di quelli , come sopra rimessi alle facoltà del
Governatore , o dell’Auditor Vicario , l’affare verrà partecipato al Presidente del Buon Governo per di cui
mezzo sarà resa nota la Superiore Risoluzione.
L’Auditor Vicario incaricherà il Capo della forza stabilita nell’isola di rimettere settimanalmente al
Presidente del Buon Governo il suo rapporto dando conto nelle solite forme degli avvenimenti che
interessano il buon ordine del Luogo.
L’Auditor Vicario finalmente terrà un Protocollo distinti in cui siano notate tutte le risoluzioni
Economiche , che emaneranno da quel Tribunale e Governo ed Egli avrà l’incarico della esecuzione di
qualunque misura di Polizia che venisse decretata  , dandone conto al Presidente nei suoi rapporti.

Concorda con l’originale ed in fede

G.B.Nomi “

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 4.Carta 220.ASCP)

Con queste disposizioni imperiali è evidente che l’Auditor Vicario (giudice) diventa stretto collaboratore
della più alta carica presente nel governo dell’Elba: il governatore militare e civile.




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
AMMINISTRAZIONE DELLE CONTRIBUZIONI INDIRETTE:  REGISTRO , BOLLO , CONSERVAZIONE DELLE IPOTECHE ALL'ELBA

 


Nel 1838 , nel granducato di Toscana  all’amministrazione del Registro era riunito l’Uffizio del Bollo , della
Conservazione delle Ipoteche  e Uffizio del Demanio.
Si divide in tre compartimenti:fiorentino , pisano , senese.
A ciascuno di essi presiede un direttore da cui dipendono tutti gli uffici di esazione  e tutti i conservatori
d’ipoteche compresi nel suo dipartimento.
Nel 1838 , nel dipartimento di Pisa ,  c’erano 16 uffici d’esazione di cui due all’Elba (Portoferraio e Marciana).
Nel 1838 , in tutto il granducato , c’erano tredici conservatori d’ipoteche di cui uno a Portoferraio.(1)
Questi uffici di Portoferraio sono nati pochi anni prima , alla fine del 1815 ,  per ordine di Ferdinando III
Asburgo Lorena.
Sua Altezza Imperiale  e Reale subentrato  , subentratoa   Napoleone Bonaparte per amministrare l’Elba ,
aveva trovato la seguente situazione nel 1815:


“Registro dell’isola.Questa partita è assai conosciuta per se medesima. Il ricevitore del Registro
di Portoferraio riuniva anche la qualità di Conservatore delle Ipoteche dell’Isola
Contribuzioni dirette.L’isola dell’Elba non conosce sotto questo titolo che una sola tenue contribuzione
fondiaria senza che vi siano mai state stabilite personale , porte , finestre , mobilia , patenti.
Anche questa Amministrazione era sotto la direzione dell’Intendente”


(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 379.ASCP)
Una situazione dove  , per quanto riguarda le imposte indirette ,  “l’isola d’Elba non conosce sotto questo
titolo che una sola tenue contribuzione fondiaria” senza una precisa sede.
Il governo granducale ,  nel dicembre del 1815 , dall’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite , fa sapere
a Fantoni , inviato all’Elba in qualità di commissario regio straordinario ,  come intende muoversi:


“Ill.mo Sig Sig. Pron Col.mo
Con lettera dè 30 Novembre prossimo passato dalla R. Segreteria di Firenze questa Direzione Generale è
stata prevenuta che fino dal dì primo del prossimo anno 1816 deve essere in vigore nell’Isola dell’Elba la
Legislazione Toscana ,  ed in conseguenza dovranno attivarsi anche le Leggi del 30 Dicembre 1814 su
Registro , o Gabella dei Contratti e degli 11 Febbraio 1815 sulla Carta Bollata.
Per corrispondere con la dovuta esattezza alle intenzioni del R. Governo rendendomisi necessario di
conoscere l’attuale impianto delle mentovate due indirette Contribuzioni nell’isola sunnominata e dia vere altresì qualche Progetto sui miglioramenti o correzioni di cui potrebbe esser suscettibile per condurre tale impianto all’uniformità dell’attual Sistema Toscano , non saprei a chi meglio dirigermi per ottenere tali notizie che a VS Ill.ma a cui la natura del suo impiego dà la facilità , ed il suo zelo per il servizio  , la costante efficace volontà di concorrere al buon andamento di tutto ciò che concerne la R. Finanza.
Io la prego in conseguenza di favorire d’indicarmi segretamente e con la possibile sollecitudine se si
mantenga tuttora in vigore nell’Elba la Legislazione Francese sul Registro , e sul Bollo della Carta ,  e nel caso affermativo ,  da chi sia diretta questa Amministrazione;
Quanti Uffizi o Ricevitorie esistano nell’Isola ed il luoghi nei quali sono situate;
Quanto ciascun Uffizio attuale sia distante da Portoferraio e se la comunicazione sia facile  o malagevole ,
come pure se si faccia più comunemente per terra o per acqua;
La Popolazione Generale dell’Isola e quella particolare del Circondario di ciascun Uffizio o Ricevitoria;
Una dettagliata ed esatta informazione sulla moralità dei Ricevitori e altri Impiegati in questo ramo di
Finanza indicando il loro Nome , Cognome , rapporti di Famiglia , Patria , Emolumenti dell’Impiego , Età e anni di Servizio.
La prego di aggiungere a tutto questo tutte quelle notizie ed osservazioni che possono contribuire al miglior conseguimento dell’oggetto per cui Le vengono richieste  , che è quello di organizzare nella forma più conveniente alle Località e agli Abitanti e più utile per la R. Finanza quest’Azienda in cotest’Isola  ,  a norma delle nostre Leggi e Sistemi.
Favorirà soprattutto di dirmi  , se crede , che un solo Uffizio o Ricevitoria possa costì supplire ai bisogni o se la difficoltà di accesso da un Paese all’altro o qualche altra particolar circostanza rendano indispensabile il moltiplicarli . 
Quelle notizie che Le ho richieste in rapporto agli Uffizi del Registro favorirà estenderle anche
a quelli di Conservazione delle Ipoteche che egualmente dipendono da questa Direzione Generale.
In attenzione dei suoi favori ho frattanto il piacere di confermarmi con distinta stima e ossequio .
Di VS Ill.ma
Dall’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite
Firenze Lì 5 dicembre 1815

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Alessandro Galilei”

(Idem come sopra.Carta 438.ASCP)

Dopo qualche giorno ,  in data 16 dicembre 1815 ,  il Galilei scrive ancora al Fantoni avvisandolo che :

“ill.mo Sig.Sig. Pron. Colend.mo

Con Biglietto dè 13 stante della R. Segreteria di Finanze questa Direzione Generale è stata autorizzata a
spedire in costest’isola un Revisore del Compartimento di Pisa  , il quale in semplice linea provvisoria
organizzi l’andamento del Registro , Bollo e Conservazione delle Ipoteche sul piede che veglia nel restante del GranDucato anche nell’isola suddetta  e ponga in attività le leggi dè 13 dicembre 1814 e 11 febbraio 1815 e le Istruzioni analoghe fin dal dì primo del prossimo gennaio 1816.
Ho affidato tale importante Commissione al Sig. Luigi Turicque Terzo Revisore del prenominato
Compartimento latore della presente , al quale ho imposto d’andare d’intelligenza in tutte le sue operazioni con VS. Ill.ma e di deferire ai savissimi Suoi suggerimenti.Prego la di Lei bontà di secondare ed appoggiare con la sua autorità tutte le misure che il predetto Revisore Delegato crederà di dover provvisoriamente adottare per il più felice resultato delle sue incombenze e per il vantaggio maggiore del R. Servizio e non dubito punto che il riconosciuto suo zelo per il medesimo l’impegnerà a favorire col più grande calore anche quest’Amministrazione che è tanto interessante per la Regia Finanza.
E con distinta stima e ossequio ho l’onore di confermarmi
Di VS. Ill.ma
Dall’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite

Firenze lì 16 dicembre 1815

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Alessandro Galilei”

(Idem come sopra)

 

Nel dicembre del 1815 l’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite in Firenze ,  chiede a
Fantoni , commissario regio straordinario per l’Elba , una serie di notizie sullo stato , sulla situazione all’isola
d’Elba delle contribuzioni indirette poiché sin dal primo gennaio 1816 deve essere in vigore nell’isola d’Elba
la legislazione toscana del granducato che disciplini questa “branca della Regia Finanza”.
Lo informa che ha inviato il Sig Luigi Turicque Terzo Revisore del compartimento pisano “il quale in semplice
linea provvisoria organizzi l’andamento del Registro , Bollo e Conservazione delle Ipoteche” all’Elba.
Fantoni risponde a quanto richiesto  con lettera del 26 dicembre 1815:



“Al Sig. Galilei
Direttore Generale della Gabella dei Contratti e Aziende riunite

Piombino lì 26 dicembre 1815
Eccellenza
Mi fò un piacere rimettere all’E.V. le informazioni richiestemi con la preg.ma Sua dè 5 stante sull’attuale
sistema della Gabella dei contratti carta bollata e conservazione d’ipoteche nell’isola dell’Elba.
Spiacemi di non averla soddisfatta prima d’ora ma la mia permanenza in questo luogo e la incostanza di
dover raccogliere delle notizie nell’isola , con la contrarietà dei tempi spesso interrompe la comunicazione , me
lo hanno impedito.
Tali informazioni si contengono nelle ingiunte carte alle quali va anche unita una lettera dal Ricevitore del
Registro di Portoferraio indirizzata al Sig. Giovanni provvisoriamente  incaricato in quel luogo di Polizia e di
vigilanza governativa e da quest’ultimo a me rimessa ed io prego l’E.V. a fare attenzione al contenuto della
medesima ed in special modo alla sollecita provvista di carta mancante per non ritardare l’attivazione dei
nuovi Tribunali che a momenti devono (  ).
Io non saprei suggerirLe la rimozione degli attuali Impiegati o quali possano aver diritto alla considerazione
dell’I. e R. Governo.
Prevedo altresì che possa incontrare ostacolo nella conservazione del Sig.re Cabanne Ricevitore a Longone
atteso essere oriundo straniero  e non naturalizzato toscano.
Rimettendo la decisione di tale articolo alla giustizia ed imparzialità dell’I. e R. Governo e dell’E.V. da cu
principalmente dipendono gli Impiegati di questa Amministrazione mi limiterò a pregarla che qualora gli
diano un tale uffizio (  ) voglia avere la bontà di avere presenti i Sig.ri Mario Antonio Calderini di Longone e
Pietro Calderai di Portoferraio i quali mi prendo la libertà di raccomandare all’E.V. , assicurandola che sono
ambedue persone oneste  , affezionate al Governo e capaci e per i servigi da loro prestati possono meritare di
essere dal Governo (  ).
Ho l’onore
Tre Ricevitorie del Demanio e registra mento si trovano nell’Isola dell’Elba.
La prima è a Portoferraio a cui è unita la Conservazione delle Ipoteche
Quanto al registro si estende la sua giurisdizione sopra anche la popolazione di Rio ed avrà un Circondario di
circa 6000 abitanti
Quanto alla conservazione delle ipoteche abbraccia l’intera isola.
La seconda è in Longone e comprende Capoliveri.
Questa avrà nel suo circondario circa 2000 abitanti.
La terza è in Marciana alta abbracciando la Marina , Poggio , S.Ilario e S. Piero e avrà nedl suo circondario
circa 5000 abitanti.
L’Uffizio di Portoferraio è amministrato attualmente dal Sig. Pasquale Lambardi Giudice del Tribunale di
prima istanza .La provvisione del Ricevitore di Portoferraio sarebbe di franchi mille dugento annui , ma il Sig.
Lambardi predetto non l’ha percetta dal momento che entrò in quella amministrazione vale a dire dal sei
settembre del cadente anno a tutt’oggi contentandosi del beneficio dell’otto per cento che appartiene a
ciascun Ricevitore sul totale del rispettivo incasso.
L’Uffizio di Lungone è accorpato fin dal suo stabilimento che fu nel luglio del 1804 , dal sig Giacomo capanne
con la provvisione annua di franchi 600.
E quello di Marciana è occupato fin dal suo stabilimento dal Sig. Francesco Solimeno con l’annuo stipendio
di franchi 900.
Il Sig Dr. Lambardi è nativo di Portoferraio è possidente uomo abile onesto.
Il Sig. Cabannes era soldato in Longone quando quel presidio era dominato dal Re di Napoli , terminato il suo
arruolamento si ammogliò con una del Paese , quindi partì e ritornò in Longone allorchè i Francesi
occuparono l’intera isola. Essendo rimasto vedovo da alcuni anni è stata poca degna di lode la sua vita
domestica tenendo presso di sé una concubina da cui ha ottenuto due figli naturali.
Come impiegato peralrto non vi è cosa alcuna da rimproverarli.Esso ha a lungo domiciliato in quel luogo ma
è arrivato straniero.
Il Sig. Solimeno appartiene ad una famiglia civile di Longone  , il suo genitore era ufficiale al servizio di Ferd.
4°  Re di Napoli , ancor lui milita sotto la stessa bandiera e nei cambiamenti avvenuti nell’isola dopi il 1801 si
ammogliò con una fanciulla di buona famiglia di Marciana ed ha al presente due figli viventi. Tutti questi
ministri hanno in ogni tempo corrisposto alla fiducia accardatali dal Governo.
L’ultima (  ) dipenderà più precisamente dalla (  ) generale che dovranno fare dopi il 31 del mese cadente.
Gli Uffizi sopra indicati sono stati fin qui  regolati da quella parte di Legislazione Francese  che li riguardava
e che va a cessare col presente anno.
La percezione dei diritti però fu cambiata dall’ex-Imperatore nell’ottobre del decorso anno 1814 avendo
levato il decimo addizionale tanto sopra la carta che sopra i diritti e diminuiti d’un quarto tutti i diritti
proporzionali.  Ordinò parimente che tutte le (  ) che potessero verificarsi in appresso per morte tanto in
linea (  )  che descendentale non fossero pagabili d’altro diritto che quello fisso d’un franco.
Il prodotto annuale dell’Uffizio compreso il prodotto della carta bollata ,  è stato dopo le (  ) antedette
diminuzioni di circa 22 mila lire.
Si può calcolare non inferiore quello che sarà a produrre la tariffa annessa alla Legge dè dicembre 1814.
La Direzione Suprema nel cessato regime apparteneva al Direttore dei Demani.
L’ultimo direttore era un francese che partì con le truppe della sua nazione e ne ha fatte provvisoriamente le
veci l’Intendente dell’Isola.
In ragione della popolazione dell’intera isola che non eccede in 12 in 13 mila abitanti  , un  solo Uffizio
potrebbe in avvenire essere sufficiente.
Potrebbe in tal caso stabilirsi l’unica direzione in Portoferraio ,  e riunirsi la rendita della carta bollata  , quella
delle carte da gioco e la Conservazione delle Ipoteche.
Due inconvenienti per altro si affacciano a prima vista.
Non è presumibile che un solo Impiegato possa disimpegnare le varie ingerenze che vi sono annesse e
convenendo darli almeno due aiuti  , nessun risparmio otterrebbe il R. Erario restando in sostanza il numero
degli Impiegati eguale a quello presente.
D’altronde essendo state create modernamente due Potesterie una in Longone e l’altra in Marciana non
sarebbe che sommamente incomodo e per gli abitanti e per i Censori di doversi di continuo trasferire alla
Capitale dell’Isola che da Longone è distante sei miglia e da Marciana dodici miglia ,  di strada piuttosto
cattiva.
Il miglior sistema pare che esiga la Conservazione delle tre Recivitorie ora esistenti nei luoghi medesimi , ove
saranno i nuovi Tribunali.Potrebbe al più (  ) la separazione delle giurisdizioni giudiziarie e così assegnarsi
alla Ricevitoria di Longone il territorio di Rio , staccandolo da quello di Portoferraio.
Quanto alla Conservazione d’Ipoteche un solo Uffizio può mantenersi sul sistema attuale.
Rispetto poi alla Direzione Superiore e Revisione delle suddette Ricevitorie sembra che debba quella
rimettersi alla proposta amministrazione generale dell’Isola il di cui Capo va naturalmente ad assumere la
suprema direzione di tutti i diversi rami che la compongono e al primo Ragioniere spetta l’ispezione e la
sorveglianza”


(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo
1816).Filza 3.Carta 438.ASCP)

Non tarda ad arrivare la risposta di ringraziamento da parte del Galilei per le informazioni ricevute.
Così infatti scrive al Fantoni nel gennaio del 1816:


“Ill.mo Sig. Sig Pron. Colen.mo

Le osservazioni e notizie che VS Ill.ma si è compiaciuto inviarmi relative alla sistemazione da doversi
all’Uffizio di Esazione da istituirsi nell’Isola dell’Elba unite a quelle per (   ) del R. Governo ho ricevuto dal Sig. Cantini espressamente costà spedito dal Governo medesimo , mi sono servite di traccia per dare le mie istruzioni al ministro incaricato di portarsi ivi per sistemare il nuovo uffizio sul piede degli altri già in attività nel GranDucato.
Io le sono pertanto grato e metterò ancora a profitto tutto quel più che la cognizione locale da lei acquistata potrà suggerirle per il bene del Servizio.
Profitto di questo riscontro per confermarmi ossequiosamente.
Di VS Ill.ma

Dall’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite
Firenze Li 18 gennaio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Alessandro Galilei “

 

(Idem come sopra)

Il carteggio sopra riportata è documento importante perché fa conoscere in dettaglio come erano
amministrate e organizzate all’Elba le contribuzioni indirette durante la legislazione francese e nel periodo
napoleonico e , poi ,  come saranno organizzate durante la restaurazione del dominio Asburgo Lorena.




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
ISTITUZIONE  A PORTOFERRAIO DELL’UFICIO PRINCIPALE DELLE REGIE RENDITE E  AZIENDE  RIUNITE

 


Nel dicembre del 1815  , Fantoni , commissario regio straordinario per l’Elba e Piombino ,  comunica al governo
granducale  , succeduto a  quello di Napoleone Bonaparte ,  la seguente situazione esistente sull’isola  per
quanto riguarda la riscossione delle rendite:
“Ricevitoria Generale. Al ricevitore Generale dell’Isola si versano tutte le rendite di qualunque natura e tutti
i fondi che il Governo metteva a disposizione del Militare , della Marina e delle altre
Amministrazioni . Alla qualità di ricevitore riuniva ancora quella di pagatore dietro i
rispettivi mandati delle autorità competenti”
(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3. Carta 379.ASCP)
Nel gennaio 1816  a Fantoni arriva il Sovrano Motuproprio con cui il governo granducale istituisce a
Portoferraio l’Uffizio Principale delle Regie Rendite.
E’ un ufficio molto importante che non è presente ovunque nel granducato e non  lo ritroviamo neppure in
comunità granducali più grandi  , ufficio che evidenzia l’attenzione del granduca Ferdinando III  verso il
territorio dell’Elba appena annesso al granducato di Toscana col congresso di Vienna.
E’ Chiamato “Uffizio principale” perché a Firenze esiste l’Uffizio Generale del Registro e Aziende Riunite e
quello istituito a Portoferraio è un ufficio principale di quello di Firenze.
SOVRANO  MOTUPROPRIO
“Sua Altezza Imperiale e Reale volendo assicurare la più esatta e regolare Amministrazione di tutte le varie
rendite spettanti al Regio Erario e facilitare la corrispondenza delle diverse Branche delle rispettive
Amministrazioni con i Capi di Dipartimento esistenti in Firenze  , istituisce in Portoferraio un’Uffizio Principale
delle RR Rendite di cui avrà la Soprintendenza un Direttore.
Tutte le Aziende Economiche dell’Isola , di qualunque natura e di qualunque genere saranno dependenti
dall’Uffizio.
Il Direttore sarà tenuto di partecipare e rendere conto dello Stato di ciascuna Amministrazione ai Ministri
Superiori dei Dipartimenti a cui essi rispettivamente appartengono ed il Direttore medesimo riceverà per il
canale di detti Ministri gli ordini da eseguirsi e Regolamenti da osservarsi in ogni Azienda.
Ritenuti provvisoriamente e fino a nuove disposizioni i diritti che si pagano attualmente all’ingresso dei
generi in Portoferraio ne sarà formato un articolo di Finanza Doganale dependente dell’Amministrazione (  )
delle RR Rendite e addetto all’indicato Uffizio Principale sotto l’ispezione del Direttore.
Vi sarà un Cassiere Generale , nella di cui cassa dovranno esser versate nella di cui cassa dovranno essere
versate tutte le rendite delle rispettive Amministrazioni , non escluse quelle provenienti dai Diritti da
prescriversi dagli Uffizi di Sanità e di Marina a forma del Sovrano Motuproprio dè 12 Giugno 1816 e quelle
Doganali come sopra.
Niuno Ministro delle respettive Aziende né il Cassiere dell’Uffizio Principale potranno ordinare o fare
pagamento alcuno ancorchè di ordinaria amministrazione senza l’approvazione o mandato del Sig.
Direttore il quale ogni volta che si tratti di Spese Straordinarie dovrà interpellare l’I.e R. Governo per mezzo
dei respettivi Capi di Dipartimento.
L’I. e R.A.S. promuove al posto di Direttore del suddetto Uffizio Principale delle RR Rendite e Aziende Riunite
nell’Isola dell’Elba  , Giuseppe Cantini  , con l’annua provvisione di lire quattromila , oltre l’Abitazione in natura.
Nomina la Posto di Cassiere Pasquale Lambardi  con l’annua provvisione di lire duemilacento.
Autorizza il predetto Direttore a valersi provvisoriamente di Pietro Barberi in qualità di Commesso collo
Stipendio mensuale di lire cento che saranno pagabili a di lui favore fin dal giorno in cui fu destinato a
prestar servizio in Aiuto del nominato Cantini.


Resta escluso ogni incerto a favore dei sopradetti Impiegati ai quali dovrà cessare anche qualunque altro
Assegnamento o Pensione da essi finora goduta per la ragione di impiego.
Lo stesso Direttore è incaricato di formare in seguito il ruolo degl’Altri Impiegati che potessero essere
necessari  in detto Uffizio proponendo i Soggetti che saranno riconosciuti più onesti e idonei ed avendo in
vista quelli principalmente che alle buone qualità uniscano il merito di un’antico servizio.

Dato Lì 18 gennaio 1816

Ferdinando

Visto Fossombroni
GB Nomi

Copia concorde all’originale et in fede.
GB Nomi “

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816. Filza
2.Carta 297.ASCP)

La necessità di istituire a Portoferraio un ufficio principale delle regie rendite nasce anche dal fatto che
all’Elba esiste un totale cambiamento di governo :da quello francese a quello granducale.
E’ un ufficio importante anche perché ad esso devono far capo tutte le rendite.
Dallo “Stato generale di Entrata dell’Isola d’Elba” (Affari generali del Commissario straordinario dell’isola
d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816. Filza 2.Carta 226. ASCP ) si apprende che nel 1815 le
rendite per tutta l’Elba erano un introito pari a lire 180430 e la natura di queste rendite era rappresentata
da incassi provenienti da : saline , tonnare , contribuzione fondiaria , registro e bollo , diritti di sanità , ancoraggio
per bastimenti , prodotto della posta , diritti di octrois in Portoferraio (A) , diritti delle rendite di tutti i
comuni , diritti dalle medesime per il mantenimento delle prigioni , diritti per i trovatelli , rendite della chiesa
del Carmine.

 

(A) I diritti di octrois sono tasse che si devono pagare al comune di Portoferraio per fare entrare merce
all’interno della città ,  un dazio  , dunque , municipale.Durante il periodo  di dominazione francese
rappresenta un importante contribuzione indiretta per la casse comunali.

 

 

 




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
STATO E  CHIESA  ALL’ELBA  DOPO LA RESTAURAZIONE.


Per restaurazione s’intende quel periodo storico che fa seguito al congresso di Vienna.
Sgretolatosi l’impero napoleonico le potenze vincitrici di Napoleone Bonaparte col congresso di Vienna ,
iniziato nel 1814  , ridisegnarono i confini degli stati europei ristabilendovi il potere dei sovrani assoluti .
In Toscana Ferdinando III Asburgo Lorena ebbe il potere assoluto su tutto il Granducato.
Nel Granducato di Toscana  , in campo ecclesiastico e religioso ,  la restaurazione è caratterizzata da un lato
dall’azione ferma ed equilibrata  di Ferdinando III contro la curia romana che mette in discussione i suoi di
ritti procedurali nella nomina del nuovo arcivescovo di Firenze e dall’altro dall’accordo con la chiesa per il
ripristino in Toscana degli Ordini Regolari , soppressi dai francesi .
A questo proposito le trattative condotte da Nuti e Cempini si concludono con la Convenzione del 4
dicembre 1815 sulla cui base fu creata una Commissione composta dei tre arcivescovi  di Firenze , Pisa e
Siena , dal segretario del regio Diritto e dell’Avvocato Regio. A questa Commissione venne affidato “l’incarico
di amministrare i beni della munificenza sovrana rilasciati alla Causa Pia  , e di formare , d’appresso le
istruzioni del governo , il piano di ristabilimento dei conventi e monasteri dell’uno e dell’altro sesso  , piano
che con soddisfazione della Santa Sede ottenne il suo adempimento ,  e che dette l’esistenza alle Case e
Famiglie religiose che ora sussistono nel granducato” (1)
In questa Convenzione , vero Concordato tra stato granducale e chiesa ,  gli oneri finanziari per il
mantenimento delle parrocchie nonché delle pensioni vitalizie dei religiosi fu assunto dal Regio Erario
granducale.
Si rese perciò necessario da parte del governo granducale  conoscere lo stato , la situazione ecclesiastica su
tutto il territorio.
Nell’ottobre del 1815 il conte Fantoni , commissario regio straordinario per l’Elba e Piombino , così scrive
delineando la giurisdizione ecclesiastica dell’isola:

“Clero. Avanti la riunione dell’Isola d’Elba al Governo Francese la giurisdizione ecclesiastica era esercitata
dal Vescovo di Massa Marittima e per esso da dei Vicari Foranei e per lo più dal Curato di Portofer
raio. Sotto il Governo Francese però essendo stata sottoposta l’isola alla giurisdizione del vescovo di
Ajaccio il Vicario Generale si è stabilito con appuntamento annuo di franchi 6000 a carico del
Governo”

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 379.ASCP)

La ripartizione delle spese di 6000 franchi viene ,  in parte ,  individuata da Luigi Guidoni  , cancelliere
comunitativo dell’Elba. Guidoni  il 14 marzo 1816 scrive  al Fantoni lo “Stato Generale delle spese delle
Comuni accordate dai Budget per l’anno 1815”
(Idem come sopra.Filza 2.Carta 226.ASCP).

Da esso si evince che nell’anno 1815 ,  la voce di  spesa per “alloggio dei Curati”è pari lire 357.28 ed è
presente solo a Portoferraio. La voce di spesa “indennità delle Opere “ è pari a lire 1428.11.4 ed è presente
solo a Portoferraio.La voce di spesa”spese di Culto” è presente a Portoferraio , Marciana , Poggio , San
Piero , Marina di Marciana , Lungone per un totale di lire pari a 1346.15.8


 

Queste informazioni ricevute dal governo granducale non sono sufficienti e allora nel maggio 1816 Magnani
dalla Segreteria del Regio Diritto di Firenze , scrive a Strasoldo governatore militare e civile dell’Elba , perché
“quanto alle Congrue dei Curati sarà bene di verificare i titoli e la provenienza per porre in regola questa
branca di uscita “:

“Ill.mo Sig.Sig.re Pron.Colend.

Questo Imperiale e Real Governo mentre ha ordinato dietro  le rimostranze del Sig Giuseppe
Cantini , Direttore dell’Uffizio Principale delle Regie Rendite nell’Isola dell’Elba , che siano pagate le rispettive
congrue ai Curati e Vice Curato nell’Isola predetta e che venga saldato anche il Vicario Generale a tutti l 15
di corrente mese della sua provvisione , ha nel tempo istesso dichiarato che in appresso cessi ogni
sospensione al detto Vicario Generale a carico della Real Cassa.
Io non ho mancato di partecipare al Sig. Arrighi tali Ordini resimi noti con Biglietto dell’I. e R. Segreteria di
Stato de 9 stante. E siccome col citato Biglietto mi vien fatto sentire che quanto alle Congrue dei Curati sarà
bene di verificare i titoli e la provenienza per porre in regola questa branca di uscita , tenendo ferme quelle as
segnazioni che riconoscono un titolo antico e che per le circostanze si rendono necessarie e riformando le
altre qualora le respettive Chiese siano altrimenti e sufficientemente sprovviste di Congrua o quando per
ragione di Patronato debbino  (   ) d’altronde il dovuto sussidio , così io debbo pregare VS Ill.me a verificare
sentito chi occorre i titoli e le provenienze suddette rilevando principalmente a chi spetti il Patronato delle
Chiese rispettive , la loro popolazione e le loro rendite e pesi con quelle ulteriori avvertenze e notizie che la di
Lei saviezza potrà somministrarmi sugli oggetti contemplati di sopra.
Ed in attenzione del resultato delle di Lei premure , passo all’onore di dirmi
Di VS Ill.ma
Dalla Segreteria del R. Diritto
Lì 14 maggio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Magnani”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 4.Carta 228.ASCP)

Agli inizi del 1816 il governo granducale restaurato in Toscana e all’Elba deve pagare  congrue e vitalizi al
clero a seguito di una Convenzione stipulata tra stato granducale e chiesa e anche deve procedere al
ripristino degli ordini regolari religiosi soppressi  dai francesi.
Ha necessità perciò di conoscere lo stato  , la situazione ecclesiastica su tutto il territorio.
Con lettera firmata da Magnani ,  auditore segretario del regio diritto in Firenze , si  chiede informazioni , il 14
maggio del 1816 ,  a Strasoldo , governatore militare e civile dell’Elba , al fine di verificare il numero delle
“Chiese Curate” , la loro popolazione , le loro rendite e obblighi  , di chi è il loro patronato ecc. “per porre in
regola questa branca di uscita”.
Strasoldo , ricevuta la lettera , dopo pochi giorni , il 20 maggio 1816  , si attiva per ottenere le informazioni
richieste e scrive all’Auditor Vicario dell’Elba nonché ai titolari delle due Potesterie  (2) presenti sull’isola:
Longone e Marciana

“Auditor Vicario , Potestà di Longone , Potestà di Marciana

Spedita lì 20 maggio 1816

Per adempiere alla commissione ingiuntami dal Sig. Aud. Segretario di R. Diritto mi occorre pregare VS.
Ill.ma volermi indicare quale sia il numero delle Chiese Curate comprese nella di Lei Civile Giurisdizione colle appresso avvertenze
1. Qual sia la popolazione rispettiva di ciascheduna Cura
2. Quale sia la rendita e obblighi e pesi respettivi
3. A chi spetti il Patronato delle medesime
4. Di che consistono le rendite , se abbia congrua , e quale ne sia il titolo e la provenienza

E finalmente somministrerà tutte le ulteriori notizie che crederà nella sua saviezza le più opportuneStrasoldo”

(Affari generali del Governodell’isola d’Elba anno 1816..Filza 4.Carta 228.ASCP)

In data 8 giugno 1816 , il Governatore scrive poi al Vicario di Portoferraio:

“Vicario Arrighi

Profittando della bontà di VS Ill.ma sono  a pregarla di informarmi più sollecitamente che le sarà possibile a qual epoca rimonti l’assegnazione della Congrua che godono attualmente sulla Cassa Regia le due Chiese Curate di Portoferraio e Longone  , quale fossero antecedentemente a tale assegnazione le rendite di dette Chiese ed in quale modo e per qual motivo fossero loro assegnate le congrue medesime Strasoldo”

(Idem come sopra)


 

Le risposte a tutte queste richieste arrivano a Strasoldo dal giudice Cornacchini (Auditor Vicario) .
In merito alle informazioni richieste al Vicario Arrighi ecco quanto scrive il Cornacchini al governatore:

“Memoria

La Congrua dell’Arciprete Parroco di Portoferraio era fissata in antico nella somma di lire 1074 e che li
veniva pagata dalla Comunità , riconosciuto in seguito sotto lo (  ) Governo in materia del Culto ed in
conseguenza fu qualificata la suddetta Curia di prima classe si è determinato a corrispondere l’annuo
trattamento del Parroco in Franchi 1500 sulla Cassa del Demanio ed ordinato contemporaneamente la
prestazione annua di lire 357 per la Canonica di questa Comunità

Um.mo Obbl.mo Serv.re

Cornacchini”

(idem come sopra)

Ma il Cornacchini soddisfa anche tutte le richieste di informazioni del governatore Strasoldo sulla situazione
ecclesiastica dell’Elba con un “Prospetto delle Chiese Curate comprese nell’Isola dell’ Elba ,
Popolazione , Patronato , rendite ed in che consistenti ed obblighi e pesi respettivi”.
Questo prospetto lo si ritrova allegato alla lettera che il governatore Strasoldo scrive a Magnani , Segreteraio
di Regio Diritto in Firenze “…troverà VS Ill.ma nell’annesso Prospetto le notizie che Ella mi richiede colla
pregiatissima Sua de 14 maggio decorso relativamente alle Chiese comprese nel territorio di quest’isola…”
E’ un prospetto prezioso ed importante , perché documento che in dettaglio puntualizza la stato delle chiese
di tutta l’Elba , porta la data del 3 giugno 1816 e la firma di Cornacchini , Auditor Vicario.

“Portoferraio.Arcipretura

E’ di Regio Patronato , contiene la Popolazione di 3581 abitanti  , la rendita annua ascende a lire 1785.8
pagabili dalla Cassa Regia ed inoltre lire 357 a titolo di pigione per la Canonica di cui è mancante e che li
viene pagata dalla Comunità: oltre i soliti obblighi parrocchiali ha l’incarico provvisoriamente dello Spedale
Militare e Civile.

Osservazioni: ha due Cappellani o Coadiuatori colla provvisione mensuale di lire 30 per ciascheduno pagata
dalla Comunità , una di lire 20 per lo Spedale.L’opera supplisce ai bisogni della Chiesa

 

Longone.Propositura

 

E’ di Patronato Regio popolata da 1744 Abitanti non possiede Capitoli : la congrua di essa è fissata
nell’appuntamento annuo di Cento scudi che li viene pagato dalla Cassa regia , non ha che i soliti obblighi
Parrocchiali

Osservazioni: ha un Vicecurato alla Marina. L’Opera supplisce ai bisogni della Chiesa

Rio. Propositura

E’ di Patronato Regio , popolata da 2786 Abitanti. Ha la rendita annua di circa lire 600 provenienti da
Censi , Livelli , Affitti e dal diritto di (  ) sull’esportazione del Minerale. Non ha che i soliti obblighi e pesi
Parrocchiali

Osservazioni: ha un Vicecurato alla Marina.L’opera provvede a quanto occorre per l’esercizio del culto.

Capoliveri.Arcipretura


Questa Cura è di libera collazione popolata da 1051  Abitanti.Le sue rendite ascendono a circa lire 6000 e
provengono da Ferratici , Pigioni , Censi , Livelli e Decime.
Parroco non ha alcun obbligo peso particolare.

Osservazioni:vi è l’Opera che provvede ai bisogni della Chiesa

Marciana. Arcipretura

E’ di libera collazione.Conta la popolazione di 2670 Abitanti.La rendita ascende a circa lire 1750 che
provengono da Terratici  , Livelli , Affitti e Decime. Il mantenimento della Chiesa e d’ogni altro servizio del
Culto è totalmente a carico del Parroco.

Osservazioni: ha un Vicecurato alla marina in comune col parroco di Poggio

Poggio.Pieve

Questa Cura è di Regio Patronato .La popolazione ascende a 1100 abitanti compresi quelli che li
appartengono della Marina di Marciana.Le rendite di essa si calcolano in lire 600 circa provenienti da
Affitti , Livelli , Pigioni di Case e dalle Decime le quali si riducono ad un oggetto poco significante , non ha verun
obbligo e peso particolare.

Osservazioni:ha un Vicecurato alla Marina di marciana in comune col Parroco di detto luogo.
La Comunità provvede ai bisogni della Chiesa.

S.Piero.Arcipretura

E’ di libera collazione: conta una popolazione di 630 abitanti.La rendita di essa ascende a circa lire 1400 i
quali derivano da Terratici  , Affitti , Livelli e  Decime. Sta a di lui carico la manutenzione della Chiesa e di ogni
altro per il Servizio del Culto.

S.Ilario.Pieve

Questa cura è di Patronato Regio.Conta la popolazione di 500 Abitanti.Le rendite di essa ammontano a circa
lire 1400 provenienti da Terratici , Pigioni e dalle Decime. Sta a carico del Parroco la manutenzione della
Chiesa e Fabbriche ed ogni altro riguardante il servizio del Culto.

3 Giugno 1816

Giuseppe Cornacchini Auditore “

 

(Idem come sopra)

Il prospetto come integralmente riportato è importante non solo perché documento sullo stato delle chiese
all’Elba ma anche perché ci fa conoscere il numero totale degli abitanti presenti all’Elba nell’anno 1816 che
ammonta a 14000 individui.

 

 

(1) In pg 52 di “La toscana ai tempi di Ferdinando III” di E. Donati(Edizioni Scientifiche Italiane. 1999)

(2) Le Potesterie  sono strutture del sistema giudiziario granducale con giurisdizione locale solo di tipo
       civile.




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
TONNARE  DELL’ISOLA D’ELBA

 


Agli inizi dell’ottocento , la pesca dei tonni rappresenta una voce di introito per il regio erario del granducato
di Toscana.
E’ quanto si apprende dallo “Stato Generale di Entrata dell’isola d’Elba” redatto il 15 ottobre 2015 dal
commissario regio straordinario Fantoni inviato al direttore della segreteria di Stato in Firenze , relativo
all’anno 1815.
“Natura delle rendite           Ammontare della Rendita in un anno
Tonnare                                 lire  33337 “

(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 226.ASCP)

Questo introito non è poco se si tiene conto che nello stato generale di entrata dell’isola d’Elba  , sopra
ricordato , il Fantoni  indica in 180430 lire la somma totale dell’ammontare della rendita in un anno che
arriva dall’Elba al regio erario granducale: tra le voci di entrata (“natura delle rendite”) le tonnare sono le
più elevate.
Le tonnare come le saline erano date in affitto , in appalto tramite contratto ,  a privati.
La pesca del tonno rappresenta per gli abitanti di Portoferraio fonte di lavoro importante.
Nel 1838 così A. Ferrini scrive : “Quelli tra gli abitanti di Portoferrajo che vivono d’industria non mancano di
mezzi da impiegar l’opera loro o alle miniere o al servizio di non pochi padroni di bastimenti e di navi da
trasporto o alla pesca da cui gl’Isolani ritraggono considerevole guadagno , sia per il pesce nobile di ottima
qualità che trovano lungo il mare che bagna le loro coste sia per la ricca pesca dei tonni che annualmente si
fa a Portoferraio e a Bagno” (1)
Dal primo gennaio 1807 Pellegro Senno è affittuario delle tonnare dell’isola d’Elba con un contratto
stipulato col governo francese.
Dopo la restaurazione all’Elba del governo granducale ,  il Senno promuove istanze  con la nuova
amministrazione pubblica , per far osservare alcuni articoli del contratto.
La vicenda ha inizio con una lettera che  scrive a Guidoni , cancelliere granducale per tutta l’Elba.
La conoscenza di queste istanze porta alla conoscenza del contenuto del contratto per la gestione delle
tonnare.
Di questo contratto eravamo completamente all’oscuro ed alcuni articoli emergono riguardanti il fatto che
chi ha l’appalto delle tonnare esercita in regime di monopolio la pesca dei tonni

Così scrive il Senno:

“All’ill.mo Signor Cancelliere Comunitativo di Portoferraio

Ill.mo Sig. Pron.Colen.
Portoferraio il 7 gennaio 1816

In esecuzione dè di Lei ordini per il corrente mese non ho mancato di pagare al Sig. Camarlingo Alieti le lire
3571.8.8 per l’affitto delle Tonnare di quest’Isola , al  presente mese di Gennaio 1816.
Mi trovo necessitato a farle sapere che allorchè entrarono le truppe toscane in Portoferraio mi fu dimandato
il magazzino che spetta alla madraga per ivi mettere i loro cavalli.
Io ubbidii ma oggi avendone assolutamente bisogno per mettere in ordine il Calo delle Tonnare , desidero che
mi sia il medesimo restituito conformemente all’art.5  al quaderno degl’obblighi al mio Contratto  , ogni
indugio a tale effetto potendo pregiudicare il mio interesse e per conseguenza quello del Governo.


Parimenti ho l’onore d’osservare a V. Sig.ia Ill.ma che è necessario che venga dal Governo notificato al
pubblico che permesso non sia sulle coste di quest’Isola e sue dipendenze di calare Reti atte a pescare i
Tonni come vuole il suddetto quaderno d’obblighi all’art. 8 e che nel tempo della pesca proibito è pure il
calare qualunque specie di reti in quei ove crederei praticarsi il passo dei Tonni , cosa prevista dall’art 2 del
precitato Contratto.
A queste proibizioni si è sempre praticato esatto il Governo Toscano e quello di Piombino quando dai
medesimi erano dette Tonnare affittate.
Con dovuto rispetto passo all’onore di confermarmi
Di VS Ill.ma
Um.mo Dev.mo Serv.re

Pellegro Senno “
(Idem come sopra .Filza 3.Carta 506.ASCP)

Il cancelliere comunitativo Guidoni , investito dalle istanze di Pellegro Senno si rivolge al commissario regio
straordinario  , Fantoni ,  con lettera che , per informazione ,  è trasmessa anche all’Auditore Vicario (giudice):

“Ill.mo Sig.Sig. Pron.Col.mo
A dì 9 gennaio 1816

Trasmessa per informazione al Sig. Aud.re Vic.io perché esamini il Contratto di affitto delle Tonnare

Ho l’onore di accompagnare a VS Ill.ma una lettera che viene d’indirizzarmi il Sig. Pellegro Senno
Appaltatore della Tonnara , giacchè riguarda un’affare governativo , del quale non mi è dato mescolarmi
senza una speciale commissione ,  e mi prendo la rispettosa libertà di osservarle che sussistendo l’esposto
sembra alla mia tenuità che meriti tutta l’attenzione la domanda di detto Sig. Senno.
E profitto del riscontro per ripetermi con stima particolare distinta
Di Vs Ill.ma
Dalla Cancelleria di Portoferraio
Li 9 gennaio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Luigi Guidoni Cancelliere “

(idem come sopra )

Cornacchini , l’Auditore vicario (giudice) a cui la lettera è stata inviata  per informazione non tarda ad
esprimere  la propria opinione in merito alle istanze sollevate dal Senno e dopo qualche giorno ,  il 14
gennaio 1816 , così scrive al Fantoni :

“Ill.mo Sig Sig Pron.Colen.mo

L’esame del contratto stipulato fin dal 1° Gennaio 1807 dal cessato Governo col Sig. Senno e riguardante la
conduzione delle Tonnare di questa isola mi ha prtato di conoscere che i tre articoli di petizione proposti da
detto Conduttore nella lettera diretta al Sig. Cancelliere di questa Comunità sono coerenti alle condizioni
contenute in detto Contratto.Propongo in conseguenza ragionevole che venga consegnato alla (  )
Conduttore il magazzino addetto alla Tonnara e che sia resa nota al Pubblico la solita inibizione di far calare
delle reti da pescare i Tonni sulle coste dell’Isola e di gettare quelle di ogni specie ovunque si rende proibito
il passo dei medesimi.
Che è quanto mi occorre rilevare….

Cornacchini”


 

(Idem come sopra)

Il 17 gennaio 1816 il Fantoni rispondendo alla lettera del  Cornacchini di cui sopra ,  accetta tutte le istanze
prodotte dal Senno e così scrive:

“Al Sig. Auditor Vicario
Spedita il 17 gennaio 1816

Dopo che VS Ill.ma si è assicurata che le istanze avanzate dal Sig. Senno Conduttore delle Tonnare di
quest’Isola sono giuste e coreneti  alle condizioni convenute nel Contratto stato da Lei preso in esame
 , conforme resulta  dalla pregiatissima Sua dè 14 stante , potrà senza nessuna difficoltà divenire alla
pubblicazione dell’affitto onde poter render nota l’inibizione a far uso delle reti da pescare i Tonni sulle coste
dell’isola e di gettare quelle di ogni specie ovunque si renda possibile il passo dei medesimi.
Sono intanto con la più distinta stima

Fantoni “

(Idem come sopra)

 

(1) In pagina 189 “ Descrizione geografica della Toscana compilata dalla ab. A. Ferrini secondo gli
ultimi riordinamenti politici e giudiciarj”A. Ferrini . Firenze. Tipografia all’insegna di Clio. 1838

 

 




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LUTTO NAZIONALE

 


Nell’aprile del 1816 Sua Maestà l’Imperatrice d’Austria  , Maria Luisa Beatrice ,  muore.
Nel Granducato di Toscana viene proclamato il  lutto nazionale.
Il ministro Corsini scrive a Strasoldo , governatore militare e civile dell’Elba ,  dicendo che la “R. Corte
prenderà il Bruno per sette settimane”.
E’ la nobiltà granducale ad  essere interessata a “prendere il Bruno per sette settimane”.
Il Corsini , che è principe , invita Strasoldo , che è conte , ad uniformarsi al “Regolamento per il Bruno” allegato
alla lettera.
Il Regolamento interessa solo la nobiltà  e riguarda il modo “in cui deve vestirsi durante il lutto nazionale”
tutta la nobiltà presente nello stato granducale toscano.
E’ un interessante documento sui costumi , sulle tradizioni , sulle usanze in essere nel granducato di Toscana
in occasione della morte di personaggi importanti della nobiltà.
Per questo Corsini invita Strasoldo a comunicarlo alla nobiltà presente all’Elba.

Nell’aprile 1816 così scrive Corsini a Strasoldo:

“Ill.mo Sig.Sig. Pron.Colen.

Attesa la seguita morte di S.M.L’Imperatrice d’Austria , Regina d’Ungheria e di Boemia , Arciduchessa
d’Austria per la quale questa R. Corte prenderà il Bruno per sette settimane  , a cominciare dal dì 15 del
Corrente.
VS Ill.ma potrà uniformarsi al Regolamento in ciò che la riguarda personalmente e lo renderà noro alla
Nobiltà nelle solite forme.
Ho l’onore di confermarmi col più distinto ossequio.
Di VS Ill.ma
Dall’I. e R. Segreteria di Stato
Lì 13 Aprile 1816
Obbl.mo Um.mo Serv.re

Corsini”

 

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816..Filza 2.Carta 105.ASCP)

Il regolamento allegato alla lettera di cui sopra ,  è stampato.
E’ documento che fa conoscere un aspetto di costume , di vita dell’epoca .
E’ rivolto solo alla nobiltà e indica in modo dettagliato come gli uomini “cavalieri” e le donne “dame”
debbono vestirsi durante le tre settimane di lutto nazionale

“                               REGOLAMENTO

Del Bruno da prendersi dalla Nobiltà la mattina del dì 15 Aprile 1816 , per Sette Settimane  , attesa l’infausta
Morte di S.M. L’Imperatrice D’Austria Maria Luisa Beatrice Regina d’Ungheria e di Boemia , Arciduchessa
d’Austria ec. ec.ec.

PER  I  CAVALIERI

Le prime cinque settimane in Abito di Panno nero con bottoni e Fodera di Seta , Manichetti di Tela
Battista , con Orlo , Spada e Fibbre brunite.


Le altre due settimane in Abito nero di Panno , con manichetti di Trine , Spada e Fibbre di colore ed a
piacimento la Calzetta bianca e Sottoveste simile guarnita di nero

PER  LE  DAME

Le prime cinque settimane in Abito nero di Seta con Crestino di Velo Regino nero , Finimento da Collo ,  e
Manichini con Orlo di Velo Regino bianco , Ventaglio nero , o bianco e nero , Scarpe e Gioie nere.
Le altre due settimane in Abito nero di seta con Finimento da Testa , da Petto e da Collo di Trine di Filo ,  o di
Seta , Ventaglio bianco Scarpe simili e Gioie”

(Idem come sopra)




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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
SALINE   DI  PORTOFERRAIO.
AMMINISTRAZIONE   CONTROVERSA  TRA  PUBBLICO  E  PRIVATO.

 

Tramite fonti documentarie d’archivio ,  siamo a conoscenza della esistenza delle saline di  Portoferraio  sin
dal dominio di Cosimo I dei Medici , quando fece costruire Cosmopoli.
Poi furono gli Asburgo Lorena , succeduti ai Medici ,  a prenderne possesso. (1)
Dopo la fuga di Napoleone dall’Elba , il commissario regio straordinario granducale Fantoni , il 15 ottobre
1815 ,  redige uno “Stato Generale di Entrata dell’isola d’Elba” che invia al Direttore della Segreteria di Stato
da dove si evince che le saline costituiscono un introito annuo per lo stato pari a lire 23 809.

(Affari generali del commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 226.ASCP)

Ma appena due anni dopo , nel 1817 ,  le saline divengono voce di spesa per lo stato  ,  sotto la dizione “scapito
sulla fabbricazione del sale marino” per un totale pari a lire 10805.11.3 (2).

Che cosa era accaduto?

Lo stato introitava rendita dalle saline perché aveva dato ai privati  in appalto ,  tramite contratto ,  la loro
amministrazione ma erano sorte questioni in merito alla riparazione e manutenzione delle opere murarie.

Dopo la restaurazione del dominio  Asburgo Lorena sull’Elba , il 3 ottobre 1815  , il Direttore della Dogana di
Livorno  , Isidoro Pistolesi , scrive una lettera al commissario regio straordinario granducale  per l’Elba , conte
Agostino  Fantoni.
Lo fa perché ha ricevuto l’incarico dal Consigliere di Stato  dell’Amministrazione Generale delle Regie
Rendite di informarsi sullo stato delle saline a Portoferraio.
In questa lettera il Direttore chiede al Fantoni una “dettagliata narrativa” sui seguenti punti:

“Del grado in cui si trovano in cui si trovano codesti corpi destinati  a raccogliere il sale.
Della quantità di detto Genere esistente in codesti Magazzini.
Se questa appartenga all’Appaltatore o ad altri.
Per conto di chi si vende il sale nell’isola.
Quando vada scadere il tempo dell’Affitto .
Se è stato pagato il Canone.
E quali siano finalmente le condizioni in rapporto alla manutenzione della Saline medesime , delle Fabbriche e
degli Attrezzi del loro servizio da restituirsi a termine dell’Appalto

Dogana di Livorno 3 ottobre 1815

Dev.mo Obb.mo Serv.re

Isidoro Pistolesi Direttore “

 

(Affari generali del commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2. Carta 239.ASCP)


 

In data 22 ottobre 1815 il conte Fantoni risponde alla richiesta del Direttore della Dogana di Livorno
allegando una “Memoria sull’Amministrazione della Saline di Portoferraio “ ,  memoria che porta la firma
dell’Intendente Balbiani ed è datata 17 ottobre 1815.
Questa memoria che risponde in modo scrupoloso alle richieste del Direttore della Dogana di Livorno è
documento interessante ed importante perché fa conoscere lo stato delle Saline di Portoferraio agli inizi
dell’ottocento.
Conoscenza sullo stato delle saline di cui eravamo totalmente all’oscuro.
Dalla memoria veniamo a sapere dell’esistenza di una situazione di una lunga conflittualità tra privato e
pubblico  che coinvolge anche Napoleone Bonaparte.
Conflittualità che sfocia in tribunale ,  conflittualità tra privato(affittuario delle saline) e pubblico ( lo stato
che è proprietario delle saline) in merito , da un lato ,  a crediti e debiti dell’affittuario e , dall’altro ,  in merito a
chi spettasse  , se allo stato o all’affittuario , il costo della riparazione delle mura foranee delle saline che
andavano riparate.

Questa conflittualità può rendere perciò  conto perché dopo due anni  , nel 1817 , le saline divennero voce di
spesa anziché introito per la casse dello stato.

Scrive l’intendente Balbiani (22 ottobre 1815):

 

MEMORIA  SULL’AMMINISTRAZIONE DELLE SALINE DI PORTOFERRAIO

In ordine di un decreto del Sig. Lelievre Commissario del Governo Francese nell’Isola dell’Elba in data del 1
febbraio 1803 le Saline di Portoferraio furono affittate al Sig. Mariani di Milano per anni dodici , da
cominciare dal primo al primo ventoso anno 11(20 febbraio 1803).
Il prezzo dell’affitto fu fissato a lire 16666.13.4 annue per i primi quattro anni ed a lire 23809.10.4 per gli
otto ultimi da pagarsi in rate mensuali.
Fu convenuto che si facesse un inventario estimativo di tutti i sacchi  , pale ed altri utensili esistenti necessari
alla fabbricazione del sale che l’affittuario ne pagasse l’importare al Governo e che alla fine dell’affitto il
Governo dopo (  ) di ricomprare da lui a prezzo di stima quegli utensili che avesse avuto in essere nei
magazzini.
Che si facesse egual inventario estimativo delle fabbriche e magazzini annessi alle saline istesse.
Che fosse proibito nell’isola l’introduzione di sale straniero , atteso l’obbligo imposto all’affittuario di fornire
la quantità necessaria alla consumazione degli abitanti al prezzo di lire 4.15.2 il cantaro metrico di libbre
300 circa (3)  e di tener perciò sufficientemente provvisti i suoi magazzini.
E quanto in risarcimento da farsi così si (  ) il citato Decreto= art.6
l’Affittuario sarà obbligato di fare a sue spese i rifacimenti e mantenimento tanto delle saline che
della fabbriche in maniera che se alla fine del suo affitto non li fosse rinnovato un altro potesse entrarne a
goderne =
Il Sig. Mariani cessò il commercio ed il Sig. Giuseppe Antonio Rossetti  , negoziante di Milano uno dei di lui
creditori , domandò di ottenere di essere riconosciuto in proprio come affittuario delle Saline , ciò che fu fatto
dal Commissario Generale Galeazzini con Decreto del 13 Fiorile anno 13 (3 Maggio 1805) col quale furono
conservati tutti gli obblighi dell’affittuario descritti nel Decreto precitato del 1 febbraio 1803.
Il nuovo affittuario fece delle lagnanze sul cattivo stato in cui si trovavano le Saline , infatti malgrado le
disposizioni del Decreto erano state consegnate al Mariani senza inventario ed era poi certo infatti che
l’episodio che aveva sofferto la Città di Portoferraio nel 1801 le aveva indotte in cattivissimo stato. (4)
Il Sig Rossetti osservava inoltre che l’Art 6 del suddetto Decreto contenendo relativamente a rifacimenti un
fatto troppo (  ) , doveva interpretarsi secondo il disposto delle Leggi che mettevano a carico dell’Affittuario le
riparazioni delle localine e a carico del Proprietario le grosse riparazioni”

(Idem come sopra)


 

Nell’ottobre del 1815 il direttore delle dogane di Livorno , per conto del governo , richiede a
Fantoni , commissario regio straordinario dell’Elba ,  tutta una serie di notizie sullo stato delle Saline di
Portoferraio , dalla quale si capisce che il governo non conosce niente sull’amministrazione delle saline  e
vuole avere chiarezza.
Fantoni risponde alla richiesta della dogana di Livorno con una lettera che ha in allegato una “Memoria
sull’amministrazione delle Saline di Portoferraio “ scritta dall’Intendente Balbiani.
Da questa memoria si apprende che  Giuseppe Antonio Rossetti  , negoziante di Milano ,  divenuto nel 1805
affittuario delle Saline di Portoferraio  sotto il governo francese dell’Elba ,  che era proprietario  , inizia con
questo governo un contenzioso giudiziario che coinvolge anche Napoleone Bonaparte dando una sua
interpretazione all’art 6 del contratto per la quale le grosse riparazioni delle saline spettano al governo e
non a lui .
Perciò:


Furono in quello stesso anno-(13 Fiorile anno 13 , cioè il 3 maggio 1805: ndscr.)- nominati due periti per
render conto dello stato delle Saline che uno per parte del Governo e l’altro per parte del Sig. Rossetti il
quale era rappresentato nell’isola da un Procuratore che rea il Sig. Pasquale Pezzella o un suo figlio che
conviveva con lui.
Questi periti , a forma del decreto  di loro nomina distinsero quali dei rifacimenti erano a carico del Governo ,
come proprietario , e quali a carico dell’Affittuario.
Ecco il risultato di questo distinguere tal quale si rileva dalla perizia generale
= A carico del Governo =
. Mantenimento e riedificazione dei muri che circondano le Saline , detti muri Foranei e dei ponti di
pietra , grosse riparazioni dei magazzini e riconversione a nuovo dei piani delle Saline.
= A carico dell’Affittuario =
. Mantenimento e riedificazione dei muri interni , dei ponti di legno , rifacimento localini alle Case e alle
fabbriche e mantenimento dei piani delle Saline
Divisero poi la loro perizia nei quattro seguenti capitoli
1° Lavori urgenti a carico del Governo che stimarono a 9345.42
2°Urgenti a carico dell’Affittuario 3357.51
3° Meno urgenti a carico del Governo 2606.72
4°Innovazioni e riedificazioni utili a carico del Governo 15472.00
Il Governo Francese ordinò che si facessero eseguire a sue spese i Lavori del 1° e 3° Capitolo ascendenti a
11952.14 ed ordinò che si  (  ) l’Affittuario a far eseguire quelli compresi nel 2° Capitolo.
Quanto al quarto che concerneva il secondo Corpo di Saline di S. Pietro ed una Lagaccio al quale non fu fatto
alcun travaglio e quelle Saline sono rimaste sempre e sono tuttora infruttifere.
Nel corso del 1807 il Sig. Pezzella tanto come aggiudicatario del Governo  , quanto come (  ) del Sig. Rossetti
dovè eseguire tanti lavori nelle Saline e fabbriche dipendenti per la (  ) somma di lire 15309 almeno fu
certamente pagato di questa somma , e face fare dall’Ingegnere delle miniere Ispettore delle Saline , dei
processi verbali di accettazione dei lavori eseguiti , dietro i quali furono rilasciati i mandati di pagamento. Si
può dunque bene dire che il Sig. Pezzella fece ben fare i lavori che li furono pagati , le Saline di Portoferraio
hanno dovuto essere al primo Gennaio 1808 in ottimo stato se si eccettui solo quella parte compresa come
sopra si è detto nel 4° Capitolo.
Dopo quell’epoca il Sig. Pezzella à continuato ad amministrare le Saline per il Sig. Rossetti e sembrano
doversi supporre che agendo in buon padre di famiglia ed anche per l’interesse del suo committente
 , dovesse annualmente cercar di mantenere in buon stato le Saline stesse.
L’affitto andava a terminare il 20 febbraio 1815 e parlandosi del cattivo stato delle Saline , Napoleone allora
sovrano dell’Isola , nominò nei primi di giugno 1814 una commissione di periti per verificare lo stato ed
indicare la somma che era necessaria per rimetterle in buon grado.
Questi periti fecero la loro perizia che divisero in due parti.
Posero nella prima i lavori da farsi a spese dell’affittuario che valutarono a 9405.8
E nella seconda quelli  a carico del Governo che portarono a 36664.64
Somma totale 46070.46
Ricercato l’affittuario Sig Rossetti  , che si è spostato in Portoferraio per liquidare i conti della lunga
amministrazione del Sig. Pezzella  , a far eseguire i lavori indicati nelle relazioni dei periti e a depositare la
somma suddetta , oppose che la perizia non poteva affliggerlo perché non era stata fatta (  ) con lui e perché
i periti si erano ingannati nelle valutazioni e nel (  ) la natura dei rifacimenti a di lui carico , domandò una
nuova perizia tanto per rivedere la sopradetta come pure per considerare alcuni lavori che disse aver fatti a
sue spese di quelli che erano a carico del Governo e di cui reclamava il rimborso e nelle stesso tempo
promosse varie altre prestazioni contro il Governo.
Napoleone con sua decisione ordinò che fossero nominati degli arbitri per decidere sulle domande del
Demanio e dell’Affittuario , questi aderì al compromesso e perciò nel 23 novembre 1814 fu stipulato l’atto nel
quale e col quale furono nominati Giudici arbitri i signori Bani Presidente del Tribunale Civile per parte
dell’Affittuario e Natalini allora (  ) Imperiale per parte del Demanio , in tale loro facoltà di procedere a nuove
perizie di nominare a quest’effetto i periti e di decidere ogni questione senza appello  , a cui fu espressamente
rinunciato dalle Parti  , in quel termine che era fissato dal compromesso e che poteva anche prolungarsi dagli
arbitri.
La prima sentenza  del 11 dicembre 1814 decise alcuni dei Capi di questione ma in quanto a quelli che
riguardavano i rifacimenti si limitò ad ordinare la  nomina dei periti per procedere alle perizie legali.
La seconda sentenza del 28 giugno 1815 condannò in conformità della nuova perizia il Sig. Rossetti a pagare
al Governo franchi 3459.55 che a tanto furono fissati i rifacimenti che mancavano alle saline di quelli che
erano a di lui carico e condannò il Demanio in favore del Sig. Rossetti il pagamento di lire 1772 l’importare i
rifacimenti che erano a carico del Governo e che l’Affittuario aveva fatto eseguire a spese proprie ed ordinò
la compensazione dei crediti e rispettivi debiti fra le parti.
Finalmente la (  ) sentenza del 26 luglio 1815 condannò il Demanio a favore del Sig Rossetti a pagarli 685.70
per l’importare delle riparazioni a carico del Governo state fatte dal Sig Rossetti predetto.
Dopo tali sentenze inappellabili per convenzione esplicita il Sig. Rossetti dimandò la liquidazione dei suoi
debiti e crediti al Demanio , alfine di far liberare dalle loro obbligazioni i mallevadori che aveva dovuto dare
per garantire l’interesse  del Governo.
Tal liquidazione fu fatta col decreto dell’Intendenza del dì 10 agosto 1815 ed il Sig. Rossetti risultò creditore
in ultima analisi di lire 1459.59 “

( Dalla “Memoria sull’amministrazione delle saline di Portoferraio” scritta dall’intendente Balbiani il 17
ottobre 1815)

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1°stemmbre 1815 al 16 marzo  1816.Filza
2.Carta 239.ASCP)

 

Dopo una serie di interventi della giustizia granducale che avvalendosi di periti  per dirimere la controversia
sorta tra l’affittuario delle saline , Sig.Rossetti ,  e il governo (proprietario) su chi dovesse sostenere le spese
per il rifacimento delle strutture murarie  , controversia in cui fu coinvolto anche Napoleone Bonaparte  , si
addivenne nell’agosto del 1815 a sentenza inappellabile , sentenza per la quale il Sig. Rossetti risultò nei
confronti del governo creditore in ultima analisi  di lire 1459.59
Ma la vicenda si ingarbuglia ancora come continua a scrivere nella sua memoria l’intendente Balbiani
perché:

“Intanto col dì 20 febbraio 1815 era venuta la fine dell’affitto delle Saline e non essendosi presentato alcun
offerente per il nuovo affitto  , ne fu nominato amministratore il Sig. Pasquale Pezzella a cui il Sig. Rossetti
fece la consegna delle medesime e degli utensili ad esse inerenti  che furono stimati lire 2380.10.4
Sopraggiunto il blocco dell’isola furono sospesi i lavori delle Saline e nell’approssimarsi la resa della Piazza di
Portoferraio alle armi Toscane , l’Intendente dei Demani non aveva fonti onde apagare al Sig. Rossetti il
prezzo degli utensili  , glieli fece restituire in natura ed essi sono tutti presso di lui.
Col finire dell’affitto terminava anche l’obbligo nell’affittuario di tenere la quantità di sale necessaria alla
consumazione degli abitanti dell’isola , ma prevedendosi che poteva mancare questo genere dal febbraio fino
alla nuova raccolta , si fece (  ) al Sig. Rossetti l’obbligo di assicurare la consumazione fino a tutto luglio
p.p.;l’incostanza dei tempi peraltro da una parte e l’interruzione dei lavori della salinatura dall’altra hanno
fatto sì che scarsissima e quasi nulla è stata la raccolta del sale , dimodochè anche il Sig Rossetti ha
continuato la vendita di quello che aveva.
Dalle notizie che ho potuto procurarmi risulta che il Sig Rossetti ha ancora nei magazzini sacca 2200 o circa
di sale una gran parte delle quali sono già state da lui vendute a dei particolari. Che l’amministrazione delle
saline può aver tutto al più nei magazzini sacca 1200 prodotto dell’ultima raccolta.
Il Sig. Pasquale Pezzella è stato ( ) incaricato della vendita del sale a minuto durante l’affitto del Sig. Rossetti
a suo particolare vantaggio egli prendeva il sale dal magazzino a lire 3.10 il sacco e lo rivendeva come lo
rivende tuttora a due quattrini la libbra facendo egli un guadagno assai conseguente.
Non saprei neppure dire con precisione a VS Ill.ma il vero grado attuale in cui si trovano i corpi distaccati a
fare il sale.
Se si deve (  ) all’ultima perizia contraddittoria fatta eseguire dagli arbitri parrebbe che per ciò che riguarda
l’affittuario stessero quasi in buono stato , giacchè non lo caricano che di un rifacimento di poco più di 3000
lire e che ogni altro lavoro dovesse farsi a carico del Governo; quello però che mi assicurano tutti coloro che
conoscono la lavorazione delle Saline è che il gran male consiste nei muri foranei quasi tutti in pessimo stato
e la riedificazione dei quali importerebbe una somma rilevante.
Quasi tutti i documenti comprovanti i fatti sopra enunciati esistono nella Segreteria della Intendenza e nella
Cancelleria del Tribunale ove si può prenderne cognizione qualora V.S. lo desideri.
Avendo così soddisfatto alle richieste di VS Ill.ma su quest’oggetto ho l’onore di presentarmi con la più
rispettosa stima
Portoferraio 17 ottobre 1815
Di VS Ill.ma

 

Obbl.mo e Um.mo Serv.re

L’Intendente dell’isola d’Elba
Balbiani”

( “ Memoria sull’amministrazione delle saline di Portoferraio” scritta dall’intendente Balbiani il 17 ottobre
1815)

(Affari generali del commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 239.ASCP)

 

Qui  termina la memoria.
Un rapporto  , una memoria  complicata da una serie di avvenimenti giudiziari che si sono prolungati per
anni e che neppure Napoleone Bonaparte , padrone assoluto dell’Elba ,  riuscì a dirimere.
Il Fantoni , nominato commissario regio straordinario granducale , fu l’autorità che si trovò in eredità la
controversia dopo la fuga del Bonaparte.
Chiese un rapporto dettagliato sullo stato delle saline all’intendente Balbiani  , una memoria che ho
riportata integralmente in quanto documento inedito sulla conoscenza delle saline all’inizio dell’ottocento.
Tale memoria il Fantoni  invia per competenza al sig Cantini il quale  verrà nominato nel novembre 1815
amministratore delle saline  e che , nel gennaio del 1816 ,  diverrà anche direttore dell’uffizio delle RR Rendite
istituito in Portoferraio.
Il Cantini così risponde al Fantoni in  data 19 ottobre 1815:

“ Ill.mo Sig.Sig. Pron.Colen.
Ho il rapporto sullo stato delle Saline di Portoferraio che VS Ill.ma si è compiaciuta rimettermi.
Il dettaglio che vi si fa  è così complicato che meriterebbe un’esame su i dati che vi si affacciano e su i
documenti dai quali si desumono.
Io so che le Saline furono risarcite in diversi punti negli anni già decorsi; ma non ostante questo  , siccome
tutte non furono riparate  , così è certo che al termine dell’affitto essi si ritrovano in stato di essere
risarcite , specialmente per quello che riguarda i muri foranei.

 

L’affittuario secondo che si dice nel rapporto suddetto sembra che voglia non attendere l’articolo sesto del
Decreto col quale gli furono concesse le Saline poiché in riguardo agli obblighi vorrebbe a suo favore il
disposto della Legge Comune e non le Leggi particolari dell’Amministrazione.
So ancora io che le grosse riparazioni sono a carico del Locatore , quando però le abbia motivate il caso
fortuito ed impensato. Di più , oltre che questi casi non sono accaduti , io ho potuto rilevare
stragiudicialmente ,  che l’affittuario nel corso di 9 anni ha fatto un guadagno netto sopra a 290 mila lire.
Con questa fortuna io non crederei che potesse reclamare dei riguardi equitativi a pregiudizio del R.
Governo.
Relativamente poi al sale che ritiene il Sig. Rossetti stato affittuario , tornerebbe bene a fine d’impedire le
frodi  , ora che questo genere è un ramo di regalìa  , fosse depositato nei magazzini regi , ed in tal forma
dovendosi attrarre al costo di fabbisogno colle Regole , s’impedirebbe che fosse trasportato in contrabbando
sul continente.
Io dunque sarei di parere di richiamare il sig Rossetti  o chi altro abbia la consegna , a depositare in detto
Regio Magazzino , per attendere in quanto al prezzo gli ordini che potrà dare il Regio Governo per pagarlo ,  o
conguagliarlo sulle pretensioni che questo possa avere intorno ai risarcimenti da farsi a dette Saline.
Tanto mi occorre di rappresentare a VS Ill.ma nell’atto che ho l’onore di dichiararmi
Di VS Ill.ma
Portoferraio questo dì 19 ottobre 1815
Dev.mo Obb.mo Servidore
Giuseppe Cantini “

(Idem come sopra)

 

Dopo qualche mese  , nel gennaio 1816 , Il Fantoni scrive lettera a Frullani  , direttore della Segreteria di
finanze in Firenze .
E’ un documento  dal quale si evince che il commissario regio straordinario Fantoni avendo fatte le sue
indagini ritiene il Rossetti , affittuario delle Saline non creditore ma debitore nei confronti del regio erario:

“A S.E. Frullani direttore della I. e R. Segreteria di Finanze
Lì 4 gennaio 1816
Ho l’onore di rendere conto a V.E. della domanda avanzata da Giuseppe Antonio Rossetti già Affittuario
delle Saline dell’Isola d’Elba , il quale reclama il pagamento d’una somma di franchi 1459.25
di cui pretende essere creditore del Governo.
L’E.V. potrà degnarsi di rilevare dall’annessa Copia di Lettera da me scritta all’Intendente dell’Isola , che io
opino esser piuttosto il Sig. Rossetti debitore d’una maggiore somma di fr. 3540.75 e sottopongo al di Lei
superiore discernimento le misure che ho creduto di prendere come le più analoghe all’interesse del Regio
Erario.
E nella lusinga che possano queste meritare l’approvazione dell’E.V.
Passo a confermarmi
Fantoni “

 

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816. Filza
3. Carta 476.ASCP)

Chi vinse questa controversia ,  lunghissima ,  tra pubblico e privato  , perdurata per oltre dieci anni ?
Non lo sappiamo perché il carteggio termina nel 1816. Sappiamo però che nel 1817 le saline erano
diventate voce di spesa  anziché di introito per il governo granducale: forse perché il privato aveva avuto
ragione ?

 

 

 

1)  Cristiana Rospigliosi “Le saline dei Medici e dei Lorena” in Lo Scoglio.Elba , ieri , oggi , domani.Periodico
      quadrimestrale.Direttore Fortunato Colella. II Quadrimestre 2000. Pg 35-38

2) Giuseppe Pansini .Bollettino Italiano di Studi Napoleonici. Anno III/N 7.Pg 36. Febbraio 1964.  

3)  Antico sistema metrico siciliano di peso , superficie , volume in uso in Sicilia prima dell’annessione
      all’Italia.Il cantaro metrico di libbre 300  è pari a circa 95 Kg

4)   Nel 1801 le truppe francesi posero in assedio la città di Portoferraio bombardandola.
      La città di Portoferraio era ancora sotto il dominio granducale. Poi divenne territorio francese.




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio

per uscire clicca qui
GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
SCAVI  ARCHEOLOGICI .
COINVOLGIMENTO  DELLA    PUBBLICA  AMMINISTRAZIONE  GRANDUCALE


Nell’aprile del 1816 , Strasoldo ,   governatore militare e civile dell’Elba ,  scrive a Corsini , ministro dell’interno
dello stato granducale a Firenze  , che il Tenente Colonnello Mellini  che“aveva degl’indizi che nelle vicinanze
di Capoliveri potessero esistere vestigi d’antichità” è stato da lui animato “a farne una qualche ricerca”.

E’ l’inizio di un carteggio dove si evidenzia in maniera netta l’intervento della pubblica amministrazione
granducale a favore degli scavi archeologici nella località Profico , vicino ,  a Capoliveri , scavi in virtù dei quali
noi oggi possiamo ammirare reperti di rara bellezza ed importanza scientifica esposti al museo archeologico
della Linguella in Portoferraio.

La pubblica amministrazione granducale intervenne in maniera massiccia a sostenere , non solo
economicamente , gli scavi archeologici intrapresi dal Mellini.(1)
Fu coinvolto persino Sua Altezza Imperiale e Reale , il Granduca Ferdinando.
Ma è soprattutto il governatore Strasoldo che appare molto interessato .
E’ Strasoldo che  “anima “ il Mellini a compiere un tentativo di scavo in quei luoghi vicino a Capoliveri  dove
erano “indizi” che vi potessero essere “vestigi d’antichità”.
Si deve a lui se la pubblica amministrazione granducale  , fino ai massimi livelli , fu allertata intorno agli scavi
archeologici.
Egli , infatti , si rivolge al ministro Corsini per sapere degli ordini del Sovrano “se piacesse che si proceda a
continuare questo tentativo” di scavo.

 

Lettera di Strasoldo a Corsini del 9 aprile 1816

“Eccellenza

Il Sig. Tenente Colonnello Mellini che aveva degl’indizi che nelle vicinanze di Capoliveri potessero esistere
vestigi d’antichità l’ho animato a farne una qualche ricerca e l’altro giorno nello spazio di sole 50 Braccia
(2) ha trovato da 40 pezzi di vasi antichi che conservo presso di me a disposizione di S.A.I. e R. e nel
mettermi ai piedi dell’I. e R.A.S. prego V.E.   (    ) il qui connesso bozzetto di alcuni di questi Pezzi trovati.
Persuaso che proseguendo lo scavo s’abbia da trovare cose che sommamente devono interessare l’antichità
(  ) in attenzione degl’ordini del Sovrano per sapere se piacesse che si proceda a continuare questo tentativo
nell’attendere degl’ordini che l’E.V. sarà per comunicarmi su questo particolare.
Ho l’onore di confermarmi….

Strasoldo “

 

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 3.Carta 187.ASCP)

La risposta di Sua Eccellenza Corsini non si fece attendere molto perché il 4 maggio 1816 Corsini scrive a
Strasoldo  che il Granduca Ferdinando al quale è stato reso conto dei risultati “approva che si continui il
cominciato tentativo” di scavo e , non solo approva ,  ma v’è interesse a conoscere la spesa “ che sia occorsa e
possa occorrere” per lo scavo.


 

Lettera di Corsini a Strasoldo del 4 maggio 1816

“Ill.mo Sig.Sig.Pron. Col.mo

Sua Altezza Imperiale e Reale , alla quale è stato reso conto dei risultati dello scavo progettato dal Tenente
Colonnello Mellini nelle vicinanze di Capoliveri approva che si continui il cominciato tentativo , ma frattanto si
compiacerà VS. Ill.ma di presagire almeno per approssimazione la spesa , che sia occorsa e possa occorrere
per tale oggetto.
Ho l’onore di confermarmi col più distinto ossequio
Di VS Ill.ma
Dall’I. e R. Seg.ria di Stato Li 4 maggio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

N. Corsini”

(Idem come sopra)

Ora che lo Stato Granducale , ai suoi più alti livelli , si è attivato ,  Strasoldo , dopo qualche giorno , il 14 maggio ,
scrive a Corsini e al Tenente Colonnello Mellini.
Al primo risponde in merito alla richiesta di conoscenza della spesa sostenuta e da sostenete per gli scavi , al
secondo informa di quanto sta accadendo e cioè che il governo granducale è fortemente interessato alla
prosecuzione scavi archeologici intrapresi e lui ,  Strasoldo , augura al Mellini “il più sublime successo”.

 

Lettera  di  Strasoldo a Corsini del 14 maggio 1816

“Eccellenza

Ho comunicato al Sig. Tenente Colonnello Mellini quanto V.E. si è compiaciuto di significarmi con la
pregiatissima sua lettera de 4 stante e qui annessa trasmetto all’E.V. nel suo originale la replica che mia ha
rimesso il predetto Sig. T. Colonnello.
Trattandosi d’un oggetto di spesa così piccolo farò proseguire le ricerche nell’incominciato scavo e a misura
che proseguiranno mi farò in dovere di darne conto all’E.V. per attendere gli ulteriori suoi comandi.
Frattanto ho l’onore di confermarmi con rispettoso ossequio”

(idem come sopra)

 

Lettera di Strasoldo al Mellini del 14 maggio 1816

“Ill.mo Sig.

Avendo io reso conto a S.E. Corsini dell’Im.le e R. Segreteria di Stato del resultato del tentativo fatto da VS
Ill.ma nelle vicinanze di Capoliveri ove Ella ha trovato e rimesso a me diversi pezzi d’antichità che io ritengo
a disposizione di S.A.I. e R. il nostro Augusto Sovrano.
Con lettera del 4 stante S.E. Corsini mi scrive d’aver reso conto a S.A.I. e R.  del resultato dello scavo da lei
intrapreso e approva che si continui il cominciato tentativo che peraltro VS Ill.ma indichi la spesa occorsa e
che possa occorrere per il proseguimento delle ulteriori ricerche da farsi in tale oggetto.
In attenzione pertanto di quanto sarà per indicarmi passo a confermarmi con tutta la stima”

(Idem come sopra)

 

 

Agli inizi dell’anno 1816 il tenente colonnello Giacomo Mellini ha iniziato un tentativo di scavo archeologico
nelle vicinanze di Capoliveri stimolato , ”animato”dal conte Strasoldo , governatore militare e civile dell’Elba.
Strasoldo avvisa il governo granducale di quanto sta accadendo.
Il governo , ai massimi livelli , nella persona del principe Corsini , ministro dell’interno alla segreteria di stato in
Firenze , risponde dicendo di continuare il tentativo di scavo e di far conoscere “almeno per approssimazione
la spesa che sia occorsa e possa occorrere per tale oggetto”.
Confortato dall’interesse del governo , Strasoldo  , rende noto con lettera indirizzata allo stesso  Mellini del
volere del governo che si continui lo scavo e che si faccia sapere i costi dello scavo.

Il Mellini non tarda a farlo: è quanto si apprende da lettera che Strasoldo scrive a Mellini.
In questa lettera appare con evidenza il grande interesse del governatore per gli scavi in quanto  , in
persona , autorizza ”a procedere immediatamente” la continuazione del tentativo di scavo augurando “il più
sublime successo”.

Lettera al Mellini scritta da Strasoldo il 15 maggio 1816

“Poiché VS Ill.ma mi previene colla preg.ma sua dello scorso giorno che la spesa occorrente per proseguire
gl’incominciati scavi nelle vicinanze di Capoliveri sarà oggetto (  ) , io l’autorizzo a procedere
immediatamente alla continuazione degli scavi medesimi per conto dell’I. e R. Governo e tenere conto della
spesa che potrà abbisognarvi.
Ella favorirà di darmi conto più spesso che le è possibile dell’esito delle sue ricerche e di ciò che può (   ) dalle
medesime; ed augurandole il più sublime successo nella di lei intrapresa , vengo colla maggiore stima”

(Affari  generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3.Carta 187.ASCP)

Dopo aver scritto al Mellini , Strasoldo si rivolge al principe Corsini , ministro granducale.
E’ una lettera  da cui si evince che il Mellini ha iniziato gli scavi pagando di tasca propria e chiede in aiuto un
altro uomo insieme a quello che già ha , che Strasoldo questo aiuto vuole concederglielo nella “lusinga “ che
il Corsini “non sarà per disapprovarlo” .
Infine Strasoldo chiede  allo stesso Corsini da quale cassa dovranno essere presi i soldi per il finanziamento.

Lettera a Corsini scritta da Strasoldo il 18 maggio 1816

“Eccellenza

Ho avuto l’onore di prevenire V.E. che in virtù della (  ) approvazione comunicatami dall’E.V. con sua lettera
de 4 stante ha autorizzato il T. Colonnello Mellini a continuare le ricerche nelle vicinanze di Capoliveri ed egli
vi si è portato ieri l’altro con un Uomo , questa mattina ricevo il rapporto dal predetto Mellini con il quale mi
dà conto d’aver trovato altri 10 pezzi dei quali mi faccio un dovere d’inviarle la nota.
Egli mi dice d’avere pagato quattro Paoli al giorno all’Uomo che lavora nello scavo e chied un altro
occorrente in aiuto ed io glielo concedo nella lusinga che V.E. non sarà per disapprovarlo.
Supplico l’E.V. a indicarmi da qual cassa dovranno essere (  ) questi due occorrenti e di passare gl’ordini in
conseguenza”
(Idem come sopra)

Nel giugno , Strasoldo scrive ancora a Corsini rendendo conto d
ei risultati dello scavo , dell’entità della spesa
sostenuta di tasca propria dal Mellini e che si è rivolto al direttore delle Regie Rendite in Portoferraio per la
copertura del saldo delle spese sostenute dal Mellini.

 

Lettera di Strasoldo a Corsini del 4 giugno 1816

“Il T. Colonnello Mellini mi ha diretta la lettera che trasmetto a V.E. nel suo originale , dalla quale si
compiaceva riscontrare che l’istesso Sig. Mellini l’escavazione nel (  ) determinato luogo à ritrovato degl’altri
Pezzi d’antichità ch’egli mi ha mandato qui in custodia , d’alcuni dei quali ha poi anco ricavato il disegno e
quale io mi faccio in dovere d’inviare all’E.V. perché voglia umiliarlo a S.A.I. e R.(3)
Siccome il ridetto Sig. T. Colonnello Mellini è in  disborso di lire 135 ed a cui mi chiesto il rimborso , mi sono
diretto a questo amministratore generale delle Regie Rendite Sig. Giuseppe Cantini perché Egli oltre al saldo
di questo conto li somministri una piccola(  ).
Prego V.E. di far disporre ordini opportuni al Sig. Giuseppe Cantini perché li sia abbonato fatto di lire 200 per
l’escavazione dei monumenti d’antichità nelle vicinanze di Capoliveri.
Da quando mi faccio un dovere di rendere noto all’E.V. di quest’escavazione (  ) che la spesa è tenuissima
come ho avuto l’onore di prevenirlo con mia de 19 del mese di maggio scorso.
La detta escavazione non interessa che un piccolo spazio  , che è quasi ammezzato consistente in un pezzetto
di terreno…non resteranno da farsi altre escavazioni , giacchè può ragionevolmente presumersi che in questo
piccolo spazio di luogo soltanto esistevano dei preventivi indizi da meritare la ricerca che si è incominciata
con successo e che sembra non doversi tralasciare fino al termine , giacchè la spesa di questo scavo è così
tenue che non forma oggetto a fronte di ciò che è stato ritrovato e che verosimilmente si troverò in
appresso.
Starò in attenzione agl’ulteriori ordini di V.E. sul tal particolare mi darà.
Frattanto ho l’onore di protestarmi con distinto ossequio

Di V.E. “

(Idem come sopra)

Si evidenzia nelle parole di Strasoldo tutto il suo interesse a far proseguire lo scavo fino al termine e la sua
premura che ciò avvenga assicurando il governo che la spesa da sostenere è davvero bassa “giacchè la
spesa di questo scavo è così tenue che non forma oggetto a fronte di ciò che è stato ritrovato”

 

Dopo pochi giorni dalla lettera sopra scritta da Strasoldo , allo stesso arrivano due lettere che entrambe
portano la data di 11 giugno 1816 , una dalla Segreteria di Stato e l’altra dalla Segreteria di Finanze da
Firenze
Con queste lettere il governo granducale ,  dà risposta positiva alle richieste avanzate dal Mellini tramite il
governatore Strasoldo

Lettera della Segreteria di Stato a Strasoldo di 11 giugno 1816

“Ill.mo Sig. Sig. Pron. Colend.mo

E’ stato reso conto a S.A.I e R. del resultato dell’escavazione di oggetti d’antichità che va facendosi nel
territorio di Capoliveri , del quale VS Ill.ma ha dato riscontro con lettera del 4 giugno stante.
Dal Dipartimento delle Reali Finanze era già stato ingiunto a codesta amministrazione delle R.R. Rendite di
soddisfare le spese di tal lavoro e verrà rinnovato un tal ordine quando ciò sia necessario per quelle ulteriori
che occorressero per ultimare il detto scavo e che sembra che non possino ammontare ad una somma
rilevante.
Ho l’onore di confermarmi con distinto ossequio
Di VS Ill.ma
Dall’I.e R. Segreteria di Stato
Lì 11giugno 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Iannuzzi

Visto N. Corsini “

(Idem come sopra)

 

Lettera della Segreteria di Finanze a Strasoldo di 11 giugno 1816

“ Ill.mo Sig.Sig.Pron Col.mo

E’ stato reso conto a S.A.I. e R. il resultato dell’escavazione di oggetti di antichità che va facendosi nel
territorio di Capoliveri ,  del quale VS Ill.ma ha dato ha dato riscontro con sua lettera dè 4 giugno stante.
Dal Dipartimento delle R.R. Finanze era già stato ingiunto al Direttore dei Conti della R. Depositeria di
soddisfare le spese di tal lavoro , come pure gli è stato ordinato di abbuonare a codesto Direttore delle RR
Rendite la somma di lire dugento da essa pagata al Tenente Colonnello Mellini e verrà rinnovato un tal
ordine per quelle ulteriori spese  che occorressero per ultimare il detto lavoro nella persuasione che possa
tale operazione finire in breve tempo e la spesa doveva essere in conseguenza di poco rilievo.
E col più distinto ossequio passo a confermarmi
Di VS Ill.ma
Dall’I. e R. Segreteria di Finanze
Lì 11 giugno 1816

Dev.mo Obb.mo Serv.re

Luigi Poirot

Visto L. Frullani”

(Idem come sopra)

Frullani è direttore della Segreteria di Finanze in Firenze.

 

Nel luglio del 1816 continuano i lavori di scavo archeologico  a Capoliveri , lavori che erano stati iniziati
qualche mese prima dal tenente colonnello Mellini.
I reperti rinvenuti vengono spediti  da Stasoldo , governatore dell’Elba ,  a Corsini , ministro dell’interno in
Firenze , insieme con “due casse di prodotti mineralogici “ per l’Imperiale e Regio Museo:

Lettera di Strasoldo a Corsini del 6 luglio 1816

“Eccellenza

Sono in dovere d’informare V.E. che con il ritorno che ha fatto il Conte Girolamo Bardi da quest’isola a
Firenze , sono state spedite di qua a codesto Dominante N° 4 casse d’oggetti d’antichità state scavate nelle
vicinanze di Capoliveri sotto la Direzione del Sig. Tenente Colonnello Mellini ,  ed il ridetto Sig. Conte ha
spedito unitamente alle predette quattro casse furono spedite altre due casse di prodotti mineralogici
all’Imp. e R. Museo stati dal medesimo raccolti.
Nel  porgere all’E.V. questo riscontro pass o a confermarmi con distinto ossequio “

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3.Carta 187.ASCP)

 

RITARDI  NEL  PAGAMENTO  PER  LE  SPESE  DEGLI  SCAVI  ARCHEOLOGICI

Dopo che la pubblica amministrazione granducale ai più alti livelli (Segreteria di Stato e Segreteria di
Finanze) si è attivata ed ha assicurato Strasoldo che le spese per scavo archeologico saranno sostenute dal
governo ,  a queste assicurazioni non fa seguito alcun ordine di pagamento.
Strasoldo interviene  e si dà da fare perché ciò accada.

Scrive a Frullani (direttore della segreteria di finanze)

 

 

 

Lettera di Strasoldo a Frullani del 6 luglio 1816

“Quantunque V.E. si degnasse prevenirmi per mezzo di Dispaccio dell’I. e R. Segreteria di Finanze dell’11
Giugno decorso che erano stati passati gli Ordini opportuni per il pagamento delle spese che occorrono per
la nota escavazione di Capoliveri ,  e perché (   ) abbonarsi a questo Sig. Direttore delle R.R. Rendite le lire
dugento da esso anticipate al T. Colonnello Mellini , ho avuto luogo di rilevare dall’istesso Sig. Direttore che a
tutto questo giorno non è a lui pervenuta alcuna partecipazione né per l’uno né per l’altro di tali oggetti.
Supponendo perciò che possa esservi seguito qualche sbaglio di posta , mi rivolgo alla E.V. pregandola a
volersi compiacere di rinnovare sul detto proposito i suoi ordini all’oggetto che possa proseguirsi la detta
escavazione , che essendo ormai avanzata , non potrà andare molto in lungo ,  la di cui spesa per conseguenza
che sino al giorno d’oggi ammonta a lire 300 comprese le 200 già somministrate come sopra….”

(idem come sopra)

 

Scrive poi a Corsini(principe Neri Corsini è ministro dell’interno)

 

 

Lettera di Strasoldo a Corsini del 13 luglio 1816

 

“Eccellenza

Il Sig Tenente Colonnello Mellini mi ha rimesso il conto qui annesso della spesa occorsa a tutto il 24 giugno
prossimo passato di lire 240.13.4 per l’escavazione degli oggetti d’antichità alla quale egli presiede ed
accudisce indefessamente di persona.
Nel trasmettere a V.E. questo conteggio perché possa conoscere l’importare della spesa di questo lavoro , il
quale tra un mese si giudica che potrà essere condotto al suo termine.
Desidero conoscere l’intenzione di S.A.I. e R. se sia in suo piacimento che si progredisca ad ultimarlo. Ed in
attenzione degl’ordini che mi perverranno su questo particolare ho l’onore di confermarmi con distinto
ossequio”

(Idem come sopra)

Dopo queste ultime due lettere l’amministrazione granducale che sembra aver “nicchiato” nell’emanare gli
ordini di pagamento si attiva con la segreteria di Stato tramite lettera scritta da GB Nomi , alto dirigente di
detta segreteria , visto N. Corsini.
Rassicura Strasoldo che “Sua Altezza Imperiale e Reale ha ordinato che sia pagato al Tenente Colonnello
Mellini le spese occorse per la prosecuzione dello scavo” .
Inoltre volendo ricompensare lo zelo e la premura del Mellini “si è compiaciuta di accordargli una
gratificazione di zecchini dieci….mentre ha comandato che non si prosegua ulteriormente nell’intrapreso
lavoro… che si riserva all’occasione di avere presente i suoi servigi”

 

Lettera di GB Nomi a Strasoldo del 27 agosto 1816

“Ill.mo Sig.Sig.Pron. Col.mo

Coerentemente agli Ordini contenuti nella precedente Memoria di questa I. R. Segreteria di Stato de 28
Maggio p.o p.o Sua Altezza Imperiale e Reale ha ordinato che sia pagato al Tenente Colonnello Mellini le
spese occorse per la prosecuzione dello scavo da Esso diretto , dietro la Sovrana Approvazione , intrapreso
nelle vicinanze di Capoliveri.
Inoltre volendo ricompensare lo zelo e la premura del Colonnello predetto , mentre ha comandato che non si
prosegua ulteriormente nell’intrapreso lavoro , si è compiaciuta di accordargli una gratificazione di zecchini
dieci sulla R.Depositeria incaricando pure VS Ill.ma di fargli sentire che si riserva nell’occasione di avere
presente i suoi servigi.
Nel partecipare a VS Ill.ma tali Determinazioni per l’uso conveniente , devo prevenirla che è stato già scritto
l’occorrente al Dipartimento delle R.R. Finanze.
Ho l’onore di essere con distinta stima ed ossequio
Di Vs Ill.ma
Dalla I. e R. Segreteria di Stato
Lì 27 Agosto 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

GB Nomi

Visto N. Corsini “

(Idem come sopra)

Del contenuto di questa lettera Strasoldo si affretta  con lettera scritta il 6 settembre 1816 ad avvisare
Cantini  direttore delle RR Rendite in Portoferraio affinchè l’ordine di pagamento al Tenente Colonnello
Mellini venga effettuato .

Lettera di Strasoldo a Cantini direttore delle Regie  Rendite in Portoferraio ,  del 6 settembre 1816

“Ill.mo Sig.

Trasmetto a VS. Ill.ma l’articolo della lettera di S.E. Corsini pervenutami col Dispaccio dell’Imp. e R.
Segreteria di Stato del 27 Agosto del seguente tenore =Inoltre volendo S.A.I. e R. ricompensare lo zelo e la
premura del T.e Colonnello Mellini mentre ha comandato che non si prosegua ulteriormente
nell’intrapreso lavoro , si è compiaciuta accordargli una gratificazione di zecchini dieci sulla R. Depositeria
incaricando Lei  a farli sentire , che si riserva all’occasione avere presenti i suoi servigi =
Nel partecipare a VS Ill.ma questa Sovrana Disposizione nella sicurezza che quanto  prima le perverrà dal
Sig. Direttore dei Conti l’ordine di effettuare sul pagamento il T. Colonnello predetto la prego per mezzo mio
di farli proseguire la sopradetta sua gratificazione.
Persuaso della di Lei gentilezza a compimento ho il piacere di verificarmi con distinta stima”

(Idem come sopra)

Traspare in queste ultime parole di Strasoldo rivolte al Cantini quasi un sollievo  nei confronti del Mellini
per far sì che abbia esito il pagamento dello scavo archeologico e la fine di detto scavo.
Nel suo scrivere , tratteggia la Sovrana Disposizione “nella sicurezza che quanto prima le perverrà dal Sig.
Direttore dei Conti l’ordine di effettuare sul pagamento il T. Colonnello”e perciò rivolgendosi al Cantini lo
invita a predisporre il pagamento : “la prego per mezzo mio di farli proseguire la sopradetta sua
gratificazione”
Siamo arrivati a settembre del 1816.
Anche se il governo granducale ha ordinato di non continuare nell’opera di scavo ,  questa opera  ha già dato
risultati eccellenti.

 

 

Così ,  nei primi mesi dell’anno 1816  , duecento anni orsono , vengono alla luce reperti archeologici che
andranno poi a costituire il futuro museo archeologico della Linguella.
Termina qui il carteggio .
Oltre che al tenente colonnello Mellini , dobbiamo pertanto ringraziare tutta l’amministrazione pubblica
granducale e in modo particolare Strasoldo , governatore dell’Elba.

 

(1) Giacomo Mellini percorse la carriera delle armi sino al grado di tenente colonnello del Genio
militare francese.Si era segnalato nella difesa di Bastìa nel 1799 contro gli Inglesi facendo saltare
una fregata inglese e per questo gli fu conferita una decorazione dal Comitato di salute
Pubblica.Prese poi parte a tutte le campagne d’Italia di Napoleone: fu ferito alla battaglia di
Marengo. Fu uno dei principali architetti delle fortificazioni di Peschiera e di Alessandria e per tale
motivo divenne membro dell’Accademia delle Scienze e della Arti.Insegnò matematica ai cadetti
francesi e italiani.Seguì Napoleone nel suo breve dominio all’Elba .

(2) Il Braccio fiorentino di 20 Soldi equivale a metri 0 , 583626.(Tratto dalla pubblicazione di A. Martini
“Manuale di Metrologia” ed. Loescher.Torino 1883)
                Il Mellini eseguì il tentativo di scavo in 40 braccia fiorentine pari perciò  a circa 23 metri

(3) I disegni eseguiti dal Mellini ed “umiliati” a Sua Altezza Imperiale e Reale sono gli stessi che oggi
 possiamo ammirare




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
GUERRA  DI  CORSA  E  PIRATERIA  NEI MARI DELL’ISOLA D’ELBA
BOMBARDAMENTO  NAVALE  E  DISTRUZIONE  DI  ALGERI

 

 


Di quanto ora parlerò è vicenda ripetuta più volte nei secoli durante la cruenta lotta che avveniva nel  mar
Mediterraneo in seguito agli atti di pirateria  intrapresi dai “corsali barbareschi” dei quali , alcuni , divennero
ammiragli di flotta turco ottomana.
Per secoli sono partiti dalle coste nord africane navi di corsari che depredavano i litorali italiani , portando in
schiavitù donne vendute al mercato degli schiavi o all’harem di qualche sultano e gli uomini messi al remo
delle galee il cui destino era la morte o la liberazione  tramite un intervento militare  o il riscatto con
denaro.
Anche agli inizi dell’ottocento i nostri mari erano oggetto di imprese corsare .
Dimenticata  dalle cronache della storia  , la distruzione di Algeri ,  di cui vado a parlare ,  avvenuta  nel 1816 ,   è
la conseguenza  della guerra di corsa che avveniva nel mar Mediterraneo da secoli.

E’ una descrizione di una drammatica , sanguinosa battaglia avvenuta in Algeri con bombardamento navale
della città ,  descrizione scritta su foglio stampato “nella Stamperia Dionisio Giorgi” in Livorno in data 8
settembre 1816.

Il 9 settembre 1816 Spannocchi , governatore di Livorno , scrive una lettera  a Strasoldo , governatore
dell’Elba , in cui con sua grande soddisfazione “compiega l’improvvisa notizia recata qui (Livorno ) ieri da un
Bastimento da Guerra Inglese sulla distruzione di Algeri”.
Allegata a tale lettera è  , in stampa ,  riportata la descrizione di questa distruzione della città di Algeri ,  con
morti , feriti e liberazione di cristiani ridotti in schiavitù.

 

 

BOMBARDAMENTO   NAVALE   E DISTRUZIONE  DI  ALGERI

 

 

                               ARRIVO         

 

 

Nave Brigantino Cordeglia Inglese da Guerra Cap. il Signore Sargent con dieci cannoni , settantacinque
persone d’equipaggio e cinque Schiavi Toscani liberati viene d’Algeri in otto giorni con dispacci per tutte le
Corti d’Europa.
Depone detto Capitano di far parte della Squadra dell’Ammiraglio Lord Exmut ,  che detta Squadra comporta di sei Navi di Linea , sette Fregate , diverse Corvette ,  e Brigantini giunse sotto Algeri il giorno 27 Agosto alle ore 2 pomeridiane  , che subito l’Ammiraglio intimò al Bey in tempo di un’ora di consegnarle tutta la Squadrae di accedere alle condizioni che gli avrebbe imposte.
Trascorsa l’ora e non avendo l’Ammiraglio avuta nessuna risposta alle ore 3 pomeridiane attaccò subito la
Città con tutte le sue forze.
Il fuoco durò fino alle ore 11 di notte circa.
Alla detta ora Algeri era tutto in fiamme.
I due Forti principali ed il Forte del Molo sono stati demoliti totalmente.
La Squadra Algerina  composta di 4 Fregate , 5 Corvette ed altri piccoli Armamenti è stata interamente
bruciata.
La perdita dei Turchi è calcolata circa 4000 morti e 1500 feriti.
Nel numero di questi ultimi vi è leggermente l’Ammiraglio con il Suo Segretario , due Capitani di Vascello e diversi altri Uffiziali.


Dopo di ciò il Bey ha ceduto a tutte le condizioni che gli sono state imposte dall’Ammiraglio Inglese , fra
queste vi è la consegna di tutti gli Schiavi Cristiani in numero di circa 1000 e di tutto il danaro che aveva già
riscosso per li Schiavi  Napolitani già stati prima liberati.
Il Console Inglese che dal Bey era stato fatto porre ai ferri è stato liberato.

Dall’Uffizio di Sanità di Livorno
Lì 8 settembre 1816

Nella Stamperìa di Giuseppe Dionisio Giorgi”

 

 

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3. Carta 148.ASCP)

Questa distruzione di Algeri è l’inizio dell’epilogo dei “corsali barbareschi”.
Nel 1830 i Francesi occupano Algeri  , pongono fine agli attacchi dei corsari pirati barbareschi e al dominio
ottomano dell’Algeria e ha inizio la colonizzazione francese dell’Algeria.
Nel 1856 il congresso di Parigi  mise fuori legge la guerra di corsa intesa come spedizione marittima
autorizzata e legittimata dallo Stato per danneggiare le navi mercantili o da guerra dello Stato nemico.

 




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
GUERRA  DI  CORSA  E PIRATERIA NEI MARI DELL’ISOLA D’ELBA
REGOLAMENTO PER L’ARMAMENTO DEI BASTIMENTI PER LA GUERRA DI CORSA




Accanto alle lettere di marca ,  il regolamento per l’armamento dei bastimenti alla guerra di
corsa , rappresenta norma importante su come procedere per combattere i  “corsali barbareschi”.
Contro di questi , all’Elba,  il Sig. Sisco ,  aveva fatto esplicita richiesta di poter armare bastimenti per la guerra
di corsa.
Il Dipartimento di Stato da Firenze invia  il :

“Regolamento approvato da Sua Altezza Imperiale e Reale con Dispaccio di 22 Aprile 1816 per li Armamenti
in corso contro i Barbareschi”

E’ importantissimo documento che fa comprendere nei  minimi e più particolari dettagli  come deve essere
praticata la guerra di corsa  concessa e permessa dallo stato granducale con le lettere di marca al “corsaro
predatore di un armamento barbaresco ”.

Un esemplare di tale Regolamento doveva essere annesso ad ogni lettera di marca che veniva rilasciata.

I primi due articoli individuano che l’armamento deve essere eseguito con  la costituzione di società per
capitale in accomandita

Art.1 Le Società per il Corso saranno riputate in accomandita se non vi saranno tra i soci convenzioni a ciò
contrarie

Art.2 Ogni atto di tali società potrà essere fatto tanto per istrumento pubblico quanto per scrittura privata;
vi sarà espresso il Capitale dell’Intrapresa , il numero delle azioni nelle quali è diviso questo Capitale , i
nomi degli azionari , e l’indicazione precisa del Bastimento da armarsi , dell’Armatore e del Capitano;vi
saranno fissati i diritti di Commissione che si accorderanno all’Armatore o suoi Agenti per l’Amministra
zione delle prede e conterrà finalmente tutte le altre condizioni della società.Una copia autentica di
quest’atto sarà depositata alla Cancelleria del Tribunale del luogo dell’Armamento unitamente al Con
to delle spese  di cui sarà parlato in appresso

Conto delle spese

Art.3 Il Capitale dell’Intrapresa sarà destinato a supplire alle spese dell’Armamento dal suo principio fino
alla  fine del corso ad effettivo disarmo del corsaro. In caso di insufficienza del capitale fissato primi
tivamente  ed in caso che il Corso non avesse prodotto alcuna somma , i soci saranno obbligati di rifon
dere in proporzione del numero delle azioni che avranno acquistate , siccome saranno proporzionata
mente rimborsati di ciò che non fosse stato impiegato.

Art.4 Il conto dell’importare dell’armamento fino alla sortita del Corsaro dal Porto , sarà depositato dall’Ar
matore alla Cancelleria del Tribunale suddetto nel termine di venti giorni , contando da quello in cui il
Corsaro avrà fatto vela.La mancanza di tale deposito priverà l’Armatore del diritto di Commissione di
cui si tratta nel seguente articolo


Diritto di Commissione

“Art. 5 Il diritto di Commissione ordinaria per l’Armatore non potrà eccedere il due per cento sul totale delle
spese di armamento , corso e disarmo e sul prodotto di tutte le prede condotte nel Porto a cui apparter
rà il Corsaro: per quelle prede condotte in altri porti , il diritto di Commissione dell’Armatore non potrà
eccedere il tre e mezzo per cento restando a di lui carico l’onorario dei Commissionari che impiegasse
per l’amministrazione di tali prede

Luogo dell’armamento e obblighi dell’armatore e del capitano del bastimento corsaro

“Art 6 Gli armamenti non potranno farsi che nei porti di Livorno e di Portoferraio.Le Lettere di Marca saran
no rilasciate dall’I. e R. Segreteria di Guerra  e la loro durata sarà di sei mesi. La domanda di essa
sarà fatta per il canale dei Capitani di detti Porti , ai quali saranno rimesse per consegnarle agli Arma
tori dopo che si saranno assicurati della solidità e sufficiente armamento del Bastimento destinato
al Corso.

Art.7 L’Armatore e il Capitano del Corsaro si obbligheranno solidamente al pagamento di tutti i danni che
potessero derivare dall’inesecuzione delle disposizioni del presente regolamento e da ogni arresto o
visita arbitraria di Bastimenti appartenenti a nazioni nemiche o alleate e non meno che del pagamento
delle parti di prede ai soci ed equipaggio.
Per garanzia di tali obbligazioni presenteranno un mallevadore idoneo e solidale e in (     ) dovranno
rimanere obbligati anche gli interessati nella Società al pagamento dei danni sopraindicati  ciascuno
per la concorrente porzione del Capitale posto in accomandita e dei lucri delle prede che gli appartenes
sero.

Còmpiti del capitano del porto dove avviene l’armamento

“Art 8 Il Capitano del Porto formerà il ruolo esatto dell’equipaggio imbarcato su ciascun Corsaro in duplice
originale per servir di base alla repartizione della parte delle prede che apparterrà all’equipaggio
stesso : uno degli originali resterà depositato all’Uffizio della Marina , l’altro sarà consegnato al  Capi
tano per trascrivervi le mutazioni che avranno luogo durante il Corso alla fine del quale anche questo
depositato al suddetto Uffizio

Art.9 Gli atti prescritti nei due articolo precedenti saranno fatti prima della consegna all’armatore della
Lettera di Marca

Còmpiti del capitano del bastimento corsaro

“Art 10 I Capitani dovranno essere sudditi Toscani o domiciliati in Toscana e dovranno formare e mantenere
per quanto possibile per tutto il tempo del loro armamento gli equipaggi di sudditi toscani o domici
liati nel Gran Ducato  , non dovendosi in qualunque caso ammettere più d’un terzo di individui non
sudditi o non domiciliati in Toscana

Art 11 I Capitani dei rispettivi Bastimenti che avranno ottenuta  la Lettera di Marca   dovranno presentare
I loro Uffiziali  , Marinari e Mozzi all’Uffizio della Marina Mercantile  , dei quali sarà formato il Ruolo
dell’equipaggio nell’istessa guisa che viene prescritto dall’editto di Marina e Navigazione Mercantile
Toscana per i Bastimenti commercianti.

Art 12  I Bastimenti armati in corso non potranno partire dal Porto ove hanno armato senza che prima non
siano fatti visitare dal Capitano del porto , il quale non dovrà in nessuna maniera concedere licenza di
partire a detti Bastimenti quando nell’atto della visita non sia stato identificato essere composto
l’equipaggio del Bastimentoi dagli stessi Uffiziali , Marinari e Mozzi descritti nel Ruolo , quando questibastimenti non siano sufficientemente provvisti di munizioni e attrezzi per il loro armamento e delle
necessarie provvisioni a proporzione della forza dell’equipaggio e del Corso al quale si destinano.

Art 13 Ogni Capitano di bastimento così armato in Corso sarà obbligato di tenere un Libro giornale ciascuna
pagina del quale sarà numerata e firmata dal Ministro della marina mercantile , nel quale Libro si note
ranno dal Capitano i Nomi , Cognomi , Padri e patria di tutti gli Uffiziali , Marinari e Mozzi i loro buoni e
cattivi portamenti riguardo al servizio del Bastimento , il loro stato di salute durante il Corso della navi
gazione  , quelli che saranno fuggiti o morti o che in qualunque altra maniera saranno mancati , il luogo
e tempo della partenza  , la rotta tenuta nel viaggio ,  i casi occorsi in mare di combattimenti di prede
e di disordini successi  in tutto il tempo del Corso tanto in Mare quanto nei Porti dove avrà approdato;
come sia stato assistito dai Corsali della nazione o da altri a ciò deputati e generalmente dovrà notarvi
tutto quello che occorrerà in riguardo al suo Bastimento.e non potendo il Capitano per giusta causa
tenere per sé questo libro  , promuoverà di far tenere un registro esatto di quanto sopra al suo  Secondo
o allo Scrivano;questo Registro dovrà essere consegnato all’Uffizio di Marina Mercantile ventiquattro
ore dopo l’ammissione in Patria del Bastimento , per essere custodito nell’archivio di detto Uffizio.

Art 14  I Corsari saranno tenuti di proteggere Bastimenti di Commercio Toscani nella loro navigazione e di
perseguitare principalmente Corsari Barbareschi.L’equipaggio del corsaro predatore di un armamen
to barbaresco otterrà quelle istruzioni e ricompense che saranno proporzionate al suo coraggio e alla
forza del Bastimento predato

Art 15 Ogni Capitano di Corsaro che avrà fatti dei prigionieri  , sarà obbligato di condurli in un Porto Toscano
e metterli alla disposizione del Governo”

 

 

Il Regolamento per l’armamento di bastimenti con licenza(lettera di marca) ad esercitare guerra di corsa nei
mari dell’Elba , dopo aver stabilito che tale armamento deve avvenire con costituzione di società in
accomandita , che cosa è il conto delle spese e il diritto di commissione , dopo aver parlato del luogo
dell’armamento , degli obblighi dell’armatore e del capitano dei bastimento corsaro , dei còmpiti del capitano
del porto dove avviene l’armamento , dei còmpiti del bastimento corsaro ,  passa e prosegue a descrivere in
dettaglio chi e quali devono essere le prede e relativa modalità di trattamento  , di abbordaggio , gli obblighi
del Capitano del Corsaro e del Conduttore di Prede , del modo di procedere nel trattamento delle Prede , del
modo di procedere alla loro vendita , del coinvolgimento del Tribunale alla vendita delle prede.

Individuazione delle prede e modalità di trattamento

Art 16.
Saranno di buona preda tutti i Bastimenti e loro carichi appartenenti alle qui appresso indicate Reggenze
Barbaresche attualmente in guerra con la Toscana , cioè :
Algeri , Tunisi , Tripoli ed altre della costa di Barberia , escluso il Regno di Marocco ,  con cui veglia un trattato di pace non mai violato

Art.17
Le Mercanzie su i Bastimenti appartenenti a tali Reggenze e che navigano colla loro Bandiera le quali dalle
Polizze di Carico o da altri Documenti trovati a bordo del Bastimento predato si riscontrassero appartenere
legittimamente a sudditi di Potenze amiche o alleate , saranno restituite ai Proprietari che le reclameranno:
il
reclamo non sarà per altro ascoltato se non è appoggiato alle risultanze dei documenti trovati a bordo del Bastimento predato nell’atto del suo arresto o se da altre prove equipollenti non risulta la prova della loro
vera pertinenza.

Art.18
Nel caso che un Bastimento stato predato dai Corsari delle sopradette Reggenze , fosse ripreso da un Corsaro Toscano , se il Bastimento era stato per ventiquattr’ore nelle mani dei nemici , apparterrà in totalità al Corsaro ripredatore , se le ventiquattr’ore non erano compiute , il Corsaro acquisterà il terzo soltanto del Bastimento e del Carico

Art. 19
E’ proibito espressamente ad ogni Capitano di Corsaro di arrestare o visitare sotto qualunque pretesto i
Bastimenti portanti bandiera di Potenze amiche o alleate sotto la pena di due anni di carcere oltre la
refezione dei danni , spese ordinarie e straordinarie”

Modalità di abbordaggio delle prede


Art 20
Al momento in cui il Corsaro abborderà un bastimento nemico , s’impadronirà subito di tutte le carte e
documenti appartenenti al bordo , le chiuderà in un sacco o cassa sotto sigillo , farà chiudere e sigillare le
casse e boccaporti ove si trovassero le mercanzie o denari , alfin che nulla sia distratto e farà delle
circostanze dell’arresto e di tutte le sopradette operazioni un dettagliato rapporto in scritto in presenza del
Capitano predato e di di due suoi marinari non meno che dei due principali Uffiziali del Bastimento
predatore e quest’atto sarà sottoscritto da tutti o vi sarà fatta menzione di coloro che non sapessero
scrivere.

Art 21
Nel caso che la difficoltà di condurre il bastimento predato in un Corso obbligasse il Capitano predatore ad
abbandonarlo , egli dovrà trasportare sul proprio bordo le Carte sopradette , dovrà ritenere il Capitano ed un altro marinaro del Bastimento predato ed imbarcare quelle merci o effetti che crederà poter portare
facendo di tutto un inventario nella stessa forma prescritta per il rapporto dell’Arresto

Art 22
Il Capitano del Corsaro predatore imbarcherà sul Bastimento predato un Conduttore della preda che sarà
munito di una Commissione a tal effetto saranno rilasciate con ogni Lettera di Marca dodici Commissioni di Conduttori di prede.Il Capitano consegnerà a questo Conduttore l’atto da lui fatto nell’Arresto ed il sacco o cassa contenenti le carte trovate a bordo

Obblighi del Capitano del Corsaro e del Conduttore della preda

 

Art 23
All’arrivo di una preda nei porti Toscani o di Potenze amiche o alleate il Capitano del Corsaro o il Conduttore della preda farà la sua dichiarazione sulle circostanze dell’Arresto e condotta avanti il Capitano del Porto nei Porti Toscani ed avanti il Console Toscano nei porti esteri e consegnerà loro dietro inventario e ricevuta tutte le carte e documenti trovati a bordo

Del modo di procedere nel trattare le prede

Art 24
Immediatamente dopo questa dichiarazione I funzionari indicati di sopra stabiliranno a bordo della preda
un guardiano incaricato d’invigilare alla Conservazione degli effetti e mercanzie ed apporrano o faranno
apporre in caso di contumacia nuovi sigilli alle casse e boccaporti se lo riterranno necessario

Art 25
Il Capitano del Porto o il Console dopo aver fatto l’inventario della carte trovate a bordo del Bastimento
predato , sottoporrà immediatamente a costituto il Conduttore delle prede due dei suoi marinari e quei
prigionieri che si troveranno arrestati su tutte le circostanze dell’arresto e sulla pertinenza delle mercanzìe componenti il carico del Bastimento:questi costituiti documenti trovati a bordo e l’atto fatto al momento dell’arresto costituiranno il processo che sarà spedito tuttal più nel termine di tre giorni alla Cancelleria del Tribunale Civile e Consolare di Livorno incaricato di giudicare sulla validità delle prede

Art 26
Se dalle carte trovate a bordo non si riscontra che le mercanzìe predate appartengono a sudditi di Potenze
amiche o alleate e se dal resultato dei Costituti non si prova che tutto o parte delle carte possono essere
state sottratte dai predatori , come pure so non concorrano altri riscontri da concludere in modo equipollente la prova della pertinenza a sudditi di nazioni amiche , delli oggetti predati o la prova della sottrazione delle Carte di bordo ed altri documenti giustificativi la detta pertinenza il Capitano del Porto o il Console potrà subito dopo terminato il processo permettere la vendita dei Bastimenti e loro carichi sulla domanda dell’Armatore o suo Commissionato.
La vendita inoltre potrà permettersi sempre per quelle mercanzìe alla conservazione delle quali potesse
nuocere ritardo , beninteso che quando vi sia reclamo o dubbio di pertinenza a sudditi di Potenze amiche o alleate il prezzo degli oggetti venduti debba essere depositato o invero pagato previa idonea cauzione

 

Del modo di procedere alla vendita delle prede

 

Art 27
La vendita sarà sempre fatta in Lotti al pubblico incanto avanti il Capitano del Porto ,  o Console , ed in
presenza dell’Armatore o suo commissionato , previa l’affissione degli Editti nel luogo della vendita ed in
quelli circonvicini. L’Armatore fisserà la prima messa  a prezzo di ciascun Lotto , la consegna sarà fatta agli acquirenti subito dietro la giustificazione del pagamento da essi fatto anticipatamente , del prezzo di ciascun Lotto nella Cassa dell’Amministrazione delle Regie Rendite , il pagamento potrà anche farsi in Cambiali accettate da pubblici negozianti , di soddisfazione dell’Armatore , ad un mese al più di scadenza.Tutte le spese di vendita saranno a carico dei Compratori.

Art 28
Quelle mercanzìe che fossero riconosciute appartenenti a sudditi di Potenze Amiche o Alleate se non se ne
facesse la vendita per impedirne la deterorazione saranno depositate previo Inventario in dei magazzini
chiusi con due chiavi differenti una delle quali resterà nelle mani del Capitano del Porto o del Console e
l’altra in quelle dell’Armatore o suo Commissionato.

Art 29
Se le mercanzìe contemplate nell’articolo precedente saranno reclamate e se il reclamo dei Proprietari sarà fondato sui documenti trovati a Bordo del Bastimento predato o sovra altre prove equipollenti saranno loro restituite previo il consenso scritto dell’Armatore o suo Commissionato: in caso di dissenso l’affare sarà portato alla cognizione del Tribunale Civile e Consolare di Livorno , ritenuti i rimedi ordinari dell’appello a forma della procedura Toscana con che pur trattandosi di giudizi sommarissimi e di loro natura esecutivi sia permesso di procedere  previa cauzione del restituendo anche dopo la prima sentenza declaratoria della confisca della vendita del Bastimento e carico predato

Art 30
I Consoli Toscani nei Porti Esteri percepiranno il diritto dell’un per cento sull’importare netto delle prede
condotte nei Porti di loro residenza e delle quali avranno avuta l’amministrazione

Coinvolgimento del Tribunale nella vendita delle prede

Art 31
Pervenuto il processo di ciascuna preda alla Cancelleria del Tribunale Civile e Consolare di Livorno , sarà
subito nominato dal Presidente un Console per fare il rapporto al Turno dei Giudici destinato alla cognizione e decisione della causa.L’Armatore presenterà al medesimo la domanda di confisca e la causa sarà decisa colle formalità e nei termini prescritti per i giudizi sommarissimi

Art 32
Dentro i tre giorni dalla pronunzia della sentenza il Cancelliere del Tribunale ne rimetterà copia al Capitano del Porto del luogo dell’armamento il quale la notificherà all’Armatore.Fatta la vendita del Bastimento e carico predato se non fosse stata fatta precedentemente l’Armatore procederà subito avanti il Capitano del

 

Porto o Console alla liquidazione particolare di ciascuna preda separatamente.

 

 

Il regolamento che il Granducato di Toscana rilascia annesso ad ogni lettera di marca prosegue nel dettaglio
dei provvedimenti che devono essere adottati nella guerra di corsa contro i pirati corsari barbareschi.
Nella parte terminale si sofferma con particolare attenzione sul ricavato della vendita delle prede , sul caso
che due bastimenti adibiti alla corsa ,  ma non in società  , abbiano fatto in concorrenza una preda , sugli
obblighi degli “uffiziali e marinari” del bastimento corsaro , sulle pene da comminarsi a coloro che
commettono delitti , misfatti e disordini sui bastimenti corsari , sull’uso della bandiera sopra i bastimenti
adibiti alla corsa

 

SUL RICAVATO DELLA VENDITA DELLE PREDE

 

“Art 33
Terminato in qualunque modo il corso , e pronunziate tutte le sentenze di confisca l’Armatore procederà alla vendita al Pubblico Incanto  del Bastimento Corsaro sue armi e attrezzi  , formerà il conto delle spese di disarmo , riunirà tutte le liquidazioni particolari delle prede , ed in concerto col Capitano del Luogo
dell’armamento formerà il progetto di  liquidazione generale del prodotto dell’intera crociera.
Questo prfogetto sarà sottoposto al Tribunale locale di prima Istanza , il quale verificati i documenti che lo
correderanno e fatte le debite rettificazioni lo renderà definitivo ed esecutivo.

Art 34
Il terzo del prodotto delle prede che saranno state fatte , apparterrà all’equipaggio dedotte prima
proporzionatamente tutte le spese ad eccezione di quelle di Compra , armamento e disarmo del Corsaro che saranno totalmente a carico degli interessati della società

Art 35
Potrà accordarsi all’Armatore al Capitano del Corsaro il due per cento sul prodotto netto di ciascuna
preda , per indennizzarlo del valore della Cassa del Capitano predato e delle paccottiglie trovate a bordo , che apparterranno così alla massa

Art 36
Non sarà permesso ai Componenti l’Equipaggio dei Corsari alcuna porzione determinata sul terzo del
prodotto delle prede a loro appartenente ma la fissazione delle parti meritate di ciascuno , avuto riguardo al lavoro , e coraggio particolare , sarà fatta da un Consiglio presieduto dal Capitano del Porto del Luogo
dell’armamento e composto dal Capitano e dei cinque individui dell’equipaggio inscritti primi sul Ruolo del
Corsaro. I membri di questo Consiglio presteranno nelle mani del Capitano del Porto il giuramento di
procedere in loro anima e coscienza alla fissazione delle parti di ciascuno

Art 37
Il Regolamento delle parti non potrà mai eccedere il massimum qui appresso indicato per ciascun grado cioè Capitano  , dodici parti , secondo Capitano , dieci , Tenente , otto , Scrivano e Maestri d’equipaggio  per
ciascuno , sei , conduttori delle prede , piloti , maestri d’armi e cannonieri per ciascuno , tre parti , marinari per ciascuno , una parte e mezzo , mozzi , mezza parte

 

Art 38
Il regolamento delle parti assegnerà sul total prodotto delle prede una somma a coloro che fossero stati
feriti o storpiati nei combattimenti ed alle vedove e figli di quelli che vi fossero morti  ma queste somme non potranno mai eccedere il doppio della parte dovuto a ciascuno di essi

Art 39
Sarà fatto un atto per porre in essere il regolamento delle parti fra l’equipaggio , esso non sarà soggetto ad
alcuna revisione o reclamo

Art 40
Negli otto giorni che seguiranno l’approvazione della liquidazione generale , il Capitano del Porto formerà
con gli accennati documenti il ruolo delle somme dovute a ciascun individuo dell’equipaggio , di concerto con l’Armatore il quale dovrà subito pagare a ciascuno la sua provvisione in presenza del Capitano del Porto. Le parti dei marinai assenti saranno depositate alla Cassa dell’Amministrazione delle Regie Rendite. In caso di ritardo nel pagamento l’Armatore vi sarà costretto per via d’arresti personale

Art 41
E’ proibito ai marinari dei Corsari di vendere le loro parti sulle prede ed a chiunque di comprarle sotto pena della perdita delle somme  che avessero pagate per questo oggetto.Le parti sulle prede appartenenti
all’equipaggio non potranno essere sequestrate e saranno pagate ai marinari stessi in persona e ai loro
procuratori speciali”

 

NEL CASO CHE DUE CORSARI NON IN SOCIETÀ ABBIANO FATTO IN CONCORRENZA UNA PREDA

 

“Art  42
Nel caso che due o più corsari senza essere uniti in società fra loro , abbiano fatta in concorrenza una preda , il suo prodotto sarà diviso fra loro in proporzione dell’armamento , del numero dell’equipaggio di ciascun Corsaro , ben inteso che si dice aver concorso alla preda quel Corsaro che al momento in cui è stato abbordato il bastimento nemico , era a tiro di cannone del medesimo ed ha inalberata la sua bandiera e tirato un colpo di cannone quand’anche non sia in effetto andato a Bordo”

 

OBBLIGHI DEGLI UFFIZIALI E MARINARI

 

“Art 43
Qualsiasi Uffiziale , Marinaro o altra persona addetta ai Bastimenti armati in Corsa , che darà informazioni o manterrà corrispondenze col nemico sarà punita con la pena di morte

Art 44
Nessun Uffiziale , Marinaro o altro potrà  ricevere alcuna lettera o imbasciata per parte del nemico  , senza
che ne renda conto nello spazio di dodici ore al più , in caso che ciò sia possibile al rispettivo
Capitano , altrimenti contravvenendo sarà punito colle pene determinate dagli articoli di guerra da
estendersi fino alla morte , alle quali pene s’intendono sottoposti anche coloro che essendo informati di
ciò , non lo palesassero

Art 45
Niuna persona che sarà sui Corsari potrà soccorrere il nemico con danaro , vettovaglie , polvere , palle e
munizioni o qualsiasi altra provvisione direttamente o indirettamente sotto pena della vita o di altro gastigo ad arbitrio del Consiglio di Guerra

Art 55
Resta proibito a ciascuno di contrastare o battersi sopra il Bastimento oppure di servirsi di aprole irritanti

atte a cagionare delle liti e dei disturbi sotto pena di severo gastigo”

NORME  FINALI

 

Art 56
Ogni omicidio volontario sarà punito colla morte

Art 57
I Capitani dei Corsari si dovranno contenere nei loro depositi ed esami avanti I ministri di Sanità tanto nel
Granducato che fuori dal medesimo con la più veridica sincerità non tacendo notizie verune che possono
aver rapporto colla salute pubblica né alterando le circostanze nella minima parte sotto le rigorose pene
comminate dalle leggi contro simili trasgressioni e saranno infine giudicati col maggior rigore delle Leggi
medesime tutte le trasgressioni  in materia di sanità come sarebbero attentati disbarchi clandestini di robe o persone sulle coste del Granducato o altrove e qualunque altra infrazione ai provvidi regolamenti di Sanità

Art 58
Tutti gli altri delitti .misfatti e disordini commessi su I Corsari dei quali non è stata fatta menzione nei
presenti articoli saranno puniti a seconda delle circostanze e in conformità delle leggi di Marina

 

Art 59
Il Consiglio di Guerra dovrà essere formato di due Uffiziali della Marina di guerra , del Capitano del Porto , di due Ufficiali della Guarnigione e di due Piloti di Marina; in mancanza  di due Uffiziali di Marina dovranno
supplirvi altrettanti Uffiziali della Guarnigione e l’Uffiziale di rango superiore o il più anziano in rango eguale sarà il Presidente del Consiglio.
Il Capitano del Porto dovrà presentare al Consiglio il rapporto del fatto che deve giudicarsi che dovrà essere estratto dal giornale che avrà presentato al suo uffizio il Capitano del Corsaro.
L’Auditor Militare locale che farà le funzioni di Cancelliere del Consiglio dovrà presentare il suo voto in
scritto sulla pena da infliggere o per l’intera assoluzione del Processato dopo fatti gli esami voluti dalla
Legge

 

Art 60
Sarà in facoltà del Capitano del Bastimento di mettere ai ferri quei Marinari che mancassero al loro dovere o che si rendessero colpevoli di qualche delitto e nel caso di una straordinaria circostanza per la quale non
fosse prudenziale il trattenere a bordo qualche delinquente fino all’arrivo del Corsaro in un Porto del
Granducato , potrà concertarsi coi Consoli Toscani nei porti esteri dove (   ) con il Bastimento per il disbarco dei medesimi con quelle cautele che la natura dei loro delitti potesse esigere”

 

SULL’USO DELLA BANDIERA SOPRA I BASTIMENTI ADIBITI ALLA GUERRA DI CORSA

 

“Art 61
I Bastimenti armati con Lettera di Marca potranno far uso della Bandiera Granducale con lo scudo senza
trofei e della fiamma quando non vi siano nel medesimo Porto Bastimenti da Guerra Toscani

Art 62
Un esemplare del presente Regolamento sarà annesso ad ogni Lettera di Marca che sarà rilasciata.”
(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3. Carta 148.ASCP)


 

Finisce qui il Regolamento per l’armamento di bastimenti adibiti alla guerra di corsa adottato dal
Granducato di Toscana.
E’ evidente lo sforzo da parte dello stato granducale di far sì che un atto di guerra ,  per quanto corsaro ,  sia
sottoposto al rigore della disciplina delle leggi e norme.

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3.Carta 148.ASCP)


      Marcello Camici


    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
GUERRA DI  CORSA  E PIRATERIA  NEI MARI DELL’ISOLA D’ELBA
CORSARI  PIRATI  E CORSARI  PATENTATI.  LETTERE  DI  MARCA

 


Agli inizi dell’ottocento il mare dell’arcipelago toscano era ancora infestato  dai “corsali barbareschi” che
come nei secoli precedenti arrivano in Italia praticando la pirateria: assalgono e predano navi di qualunque
nazione , di qualunque bandiera.
Praticano cioè la cosidetta  guerra di corsa.
Da qui il vocabolo corsaro.
Contro questa guerra gli stati nazionali si difendono permettendo che privati cittadini ,  armatori e
proprietari di navi adibite al commercio marittimo ,  possano armare  bastimenti per proprio conto per
praticare a loro volta guerra di corsa contro la pirateria barbaresca.
Lo consentono a chi ne fa richiesta rilasciando la “lettera di marca” cioè un permesso , una specie di patente
per praticare guerra di corsa , diventando a tutti gli effetti corsari ma con patente .
Vengono chiamati “conduttori di prede”.

Il  trattato di Utrecht (1713) vietò il rilascio delle lettere di marca  ma la guerra di corsa fu ancora esercitata
dagli stati e tra questi anche dal granducato di Toscana.

Agli inizi dell’ottocento , al Granducato di Toscana arriva richiesta proprio dall’isola d’Elba per consentire la
guerra di corsa con lettera di marca.

E’ quanto si apprende con lettera scritta da Strasoldo , governatore dell’Elba ,  al ministro della guerra del
granducato in Firenze nel marzo del 1816:

“Dal Sig. Capitano del Porto mi è stato rimesso colla opportuna informazione l’istanza ad esso avanzata dal
Sig. Vincenzo Sisco onde ottenere la lettera di marca per due Bastimenti che si propone di armare in corsa.
Essendo a suon del recente Regolamento riservata al Dipartimento della Guerra la facoltà di accordare la
detta lettera a me non appartiene che di rimettere la annunciata carta a V.E. perché Ella possa prendere
quelle determinazioni che crederà nella sua saviezza più convenienti”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 3. Carta 148.ASCP))

Nell’aprile del 1816 con lettera riservata  scritta a Strasoldo da Corsini  dalla segreteria di stato in Firenze  , il
governo granducale informa che già era a conoscenza della richiesta e che S.A.I.e R. ha approvato :

“Riservata

Ill.mo Sig.Sig. Pron.Col.mo

Il dottor Bigeschi in nome di codesto Sig.re Sisco domandò che l’I.e R. Governo permettesse a lui e ad altri
armatori di codesta Isola che si presentassero di poter armare e sortire in corso contro i Barbareschi e
propose una minuta di Regolamento che prescrive alcune variazioni ed aggiunte è stata approvata da S.A.I.
e R. il Granduca.

Sebbene vi sia qualche motivo di sperare che le principali Potenze Europee si interessino efficacemente per
la cessazione delle Piraterie dei Barbareschi tuttavia S.A.I. e R. ha ordinato di far intendere e pervenire ad
alcuni dei Ministri  di dette Potenze , che non avrebbe potuto impedire ai suoi sudditi di esercitare delle
legittime rappresaglie contro i Bastimenti qualunque dei Barbareschi mentre questi venivano ad infestare le
coste ed il commercio Toscano.
Sarà sollecitamente trasmesso a VS. Ill.ma il Regolamento approvato per questi armamenti. Ma frattanto si
stima opportuno che Ella prevenga il detto Sig. Sisco di fare gli occorrenti preparativi e di formare
l’Equipaggio dei Bastimenti che volesse mettere in Corso nei modi che furono indicati al Sig. Bigeschi onde
ottenere in seguito le regolari Lettere di Marca.
E col più distinto ossequio mi confermo
Di VS. Ill.ma

Firenze  17 aprile 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Corsini”

 

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3. Carta 148.ASCP)

 

“Le regolari Lettere di Marca “ non tardarono ad arrivare .
Con lettera  inviata a Strasoldo scritta il 4 maggio 1816 da Nomi (con visto di Corsini)  arriva allegato il
Regolamento approvato da S.A.I. e R. per gli armamenti contro i Barbareschi

“Ho l’onore di trasmettere a VS. Ill.ma l’ingiunto Regolamento approvato da S.A.I. e R. per gli armamenti in
corso contro i Barbareschi .
Ella potrà comunicare le disposizioni al Sig. Sisco e a chiunque altro di codesta Isola fosse in caso di armare
dei Bastimenti , ingiungendo loro di uniformarsi in ogni rapporto alle indicate disposizioni e facendo (   ) per
ottenere la Lettera di Marca nei modi e termini prescritti…

Di VS. Ill.ma

Dall’I. e R. Segreteria di Stato
Lì 4 maggio 1816

Dev.mo Obb.mo Serv.re

GB Nomi

Visto  N. Corsini “

GB Nomi (Giovan Battista Nomi) è segretario del dipartimento di Stato e N. Corsini (Neri Corsini) ministro
dell’interno.

 

 

(Idem come sopra)

Con lettera datata 9 maggio 1816 scritta da Corsini  arriva a Strasoldo  , in allegato ,  copia di “Lettere di
Marca”.Si tratta di copia in quanto  , sulla falsariga di questa , l’originale deve essere redatto  , firmato e rilasciato dal Capitano del Porto  al “conduttore di preda” dove avviene l’armamento del bastimento per la
guerra di corsa.
Le lettere di marca sono documenti dove viene rilasciata la concessione da parte dello stato granducale ad
armare ed equipaggiare bastimenti per la guerra di corsa


ETTERE  DI  MARCA

1) A nome del Granduca , permesso rilasciato dal capitano del porto dove si arma il bastimento per la
guerra di corsa

Ferdinando Terzo per la grazia di Dio Principe Imperiale d’Austria , Principe Reale d’Ungheria e di
Boemia , Gran Duca di Toscana
Concediamo facoltà e permesso a NN di far armare ed equipaggiare in guerra  un (indicare la specie di
bastimento)…. nominato… portante sacca cannoni: dato dal capitano  NN…. sotto la Mallevadoria di NN…
Con quale numero di cannoni , palle e con quella quantità di polvere , piombo e altre munizioni da guerra e
viveri che giudicherà necessari per metterlo in stato di correre contro i Bastimenti della Reggenze di
Algeri , Tunisi e Tripoli ed altre città della Barberia attualmente in guerra col nostro Gran Ducato , escluso il
Regno di Marocco , in qualunque luogo possa incontrarli di prenderli e condurli prigionieri coi loro Bastimenti
ed altri oggetti che avranno in loro potere ;di fare se lo crede a proposito dei Disbarchi sul territorio di detti
nostri nemici per esercitarvi tutti gli atti permessi ed visitati dalle Leggi di Guerra;con obbligo ai detti
Armatore e Capitano di uniformarsi alle Leggi , Ordini e Regolamenti concernenti la polizia della navigazione
ed il corsaveggio in particolare e di farli osservare all’equipaggio.
Preghiamo e richiediamo tutti i Sovrani e Stati nostri amici ed alleati ed ordiniamo ai nostri comandanti di
lasciar passare liberamente e con sicurezza il detto Capitano col suo Bastimento e con quelli che avrà potuto
prendere sopra i nostri nemici senza opposi tarli né soffrir che gli sia apportata molestia o impedimento
alcuno ma la contrario accordargli soccorso ed assistenza in qualunque bisogno.
Non potrà la presente servire che per sei mesi soltanto dal dì che sarà stata registrata all’Uffizio del
Capitano del Porto del luogo dell’Armamento.
In fede di che abbiamo fatta rilasciare la presente lettera di marca che è datata e sottoscritta  dal nuovo
Ministro Segretario  di Stato e Guerra.
A Firenze dì….
Il Ministro Segretraio di Stato e Guerra …..
Registrata all’Uffizio del Capitano del Porto …. Ove sono state rilasciate n°…..Commissioni per i Conduttori
delle prede da farsi dal Bastimento suddetto.
A…. questo dì…

 

Il Capitano del Porto….

 

2) Commissione per i conduttori di prede

Per ordine si Sua Altezza Imperiale e Reale  , Ferdinando Terzo , Principe Imperiale d’Austria , Principe Reale
d’Ungheria e di Boemia , Granduca di Toscana , il Ministro Segretario di Stato e Guerra autorizza permesso
delle presenti NN….. Capitano del….nominato….portante…sacca , armato ed equipaggiato in guerra nel costo
di…. dal Sig. NN….secondo la lettera di marca spedita sotto il N. …registrata all’Uffizio del Capitano del
porto di ….  a condurre e mandare nei porti del Granducato o delle potenze sue amiche ed alleate tutti i
Bastimenti da lui presi sopra i nemici di S.A.I. e R.
Gli Uffiziali ed agenti delle potenze amiche ed alleate sono pregati di dare al detto…. O al Suo Capitano di
preda soccorso , assistenza , passaggio ,  e ritirato colle detta preda , ed è ordinato ai Comandanti e Agenti del Gran Ducato di lasciarli liberamente passare senza apportargli né soffrire che gli sia apportato alcuna
molestia o impedimento.
Il detto Capitano NN….  sarà obbligato a trascrivere qui sotto il nome e la bandiera del bastimento predato , il
giorno , l’ora ed il luogo della fatta preda
A Firenze lì…
Questo dì… ho consegnato al….  Capitano del….sopraindicato N …Commissioni per i conduttori di prede , delle
quali fa parte la presente
a….

Il Capitano del Porto….

 

Io sottoscritto Capitano del Corsaro nominato….ho rilasciata la presente commissione a NN …. Conduttore
della preda nominata…comandante del NN ….. del porto di…. fatta da me sottoscritto  Capitano di detto
Corsaro nei paraggi di ….fatto in mare questo dì….
Il Capitano….  “

(Idem come sopra)




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
ISTITUZIONE ALL’ISOLA D’ELBA DI UN SERVIZIO  DI  GUARDIA  COSTIERA

 




Alla fine del 1815 il restaurato granducato di Toscana crea all’isola d’Elba un servizio di guardiacoste che
anticipa quello che oggi  conosciamo.
Questo servizio ,nato dal disciolto” battaglione corso” che Napoleone Bonaparte aveva creato durante il
suo regno sull’Elba,ha il còmpito di presidiare le coste dell’isola d’Elba.
Viene creato per controllare la sicurezza della navigazione lungo le coste,sicurezza minacciata soprattutto
dall’imperversare di navi barbaresche musulmane che praticano la pirateria.
Pochi anni dopo,nel 1838,lo ritroviamo nel  “Prospetto delle milizie toscane” .
In questo prospetto ,scritto da  A. Ferrini (1),lo troviamo  far  parte nel “ nome dei corpi”delle milizie
toscane con la dizione” Guardia Coste” e con un numero totale di 545 uomini .
I “luoghi guarniti” dal “Guardia Coste” sono Elba e Giglio.
Dopo pochi anni dunque anche all’isola del Giglio è guarnita come l’Elba di un servizio di guardia costiera.

Un vero corpo di polizia marittima che, dopo la nascita del regno d’Italia, confluirà nel Corpo delle
Capitanerie di Porto istituito con Regio Decreto del 20 luglio 1865.

Nel 1815,con due “Motuproprio”(decreti) Ferdinando III Asburgo Lorena,Granduca di Toscana,istituisce le
“Compagnie di cannonieri Guardiacoste “ all’isola d’Elba.
Il primo Motuproprio viene redatto il 13 ottobre 1815 e costituisce l’atto di creazione del servizio di
guardiacoste ; il secondo porta la data del 5 dicembre 1815 ed entra  nei dettagli sul modo operativo col
quale si devono creare le “Compagnie di cannonieri Guardiacoste”
Ferdinando III,Granduca di Toscana, motiva la creazione del servizio di guardia costiera per il merito e la
fiducia che la popolazione di Portoferraio ha acquisIto nei suoi confronti in seguito alla “gloriosa difesa della
Piazza di Portoferraio fatta nell’anno 1801” contro le truppe d’invasione francese e per l’impegno che
profonde nella lotta alla “moderna minacciata aggressione per la parte dei Corsari di Barberia” cioè la
pirateria che i corsari berberi musulmani attuano nelle acque del mar Tirreno.

MOTUPROPRIO  13 OTTOBRE  1815 . ISTITUZIONE DEL  SERVIZIO DI  GUARDIA COSTIERA  ALL’ELBA

“Sua Altezza Imperiale e Reale volendo destinare all’isola d’Elba una forza militare sufficiente a garantire la sicurezza e l’importante oggetto della salute pubblica e volendo nel tempo istesso dare una dimostrazione di quella fiducia che gli abitanti di detta isola hanno potuto meritarsi la gloriosa difesa della Piazza di Portoferraio fatta nell’anno 1801 e per l’impegno nel quale hanno generalmente gareggiato nel respingere la moderna minacciata aggressione per la parte dei Corsari di Barberia,oltre un competente numero di truppe di Linea,che dovrà essere distribuita fra le Piazze di Portoferraio e di Longone,è venuta nella determinazione di ordinare quanto appresso.
Quattro Compagnie di cannonieri Guardiacoste della forza di cento Teste per ciascheduna composte di
Naturali dell’isola saranno distribuite al Presidio delle Coste della medesima per assicurare gli oggetti sopra indicati.La forza di ciascheduna compagnia sarà composta da 1 Capitano,1 Tenente,1 Sotto Tenente,1 Sergente,1  (     ),1 Sotto Sergente,8 Caporali,4 Vice Caporali,2 Tamburini,80 Cannonieri (100 Teste).
L’Arruolamento di tali compagnie dovrà essere volontario e vi saranno prescritti a preferenza quelli individui che facevano parte del Battaglione Franco che resta disciolto purchè siano originari dell’isola e che abbiano date prove di moralità e di buona condotta.
Gli Uffiziali di tali Compagnie saranno pure prescritti fra quelli in attività nel Battaglione suddetto e che
abbiano i requisiti sopra riferiti.Gli altri Uffiziali dell’enunciato Battaglione che non saranno compresi in
questo Corpo passeranno in stato di riforma e verrà loro accordato quell’assegnamento proporzionato al
servizio reso e conforme alla definizione dei regolamenti in vigore relativi agli Uffiziali della Truppa di linea.
Che cadono in riforma.

Gli arruolati in queste Compagnie dal Sergente al Capo non potranno capricciosamente rinunziare al servizio ma dovranno restarvi almeno per lo spazio di anni tre se pure qualche circostanza imprecisa non esigesse diversamente,nel qual caso domanderanno formalmente la loro licenza che verrà loro accordata previo il pagamento di vestiario  non guadagnato.
Mancando successivamente l’arruolamento volontario per il rimpiazzo di coloro che si saranno dimessi dalle rispettive Comunità dell’isola verrà somministrato quel numero di soggetti che potrà abbisognare in
proporzione delle forze della rispettiva popolazione di ciascheduna Comunità. Il servizio di questa Truppa
consisterà nel presiedere i Posti Armati della costa dell’isola e ne mantenere un deposito di protezione nelle piazze di Portoferraio che Longone che dovrà calcolarsi rispetto al numero degli individui sulla metà di quelli che eccederanno la forza destinata al Presidio di detti Forti.
Il Presidio dei Forti suddetti ed il Deposito di Protezione dovranno essere cambiati ogni mese e questa
disposizione permetterà eccettuato il caso di una straordinaria circostanza che la quarta parte della forza di queste Compagnie possa restare mensualmente in seno alle rispettive loro famiglie.
L’economia ed intera amministrazione di queste truppe con la disciplina e l’istruzione della medesima
saranno simili a quelle prescritte dai regolamenti veglianti agl’altri corpi Militari della Toscana eccettuato
per l’Istruzione dovrà adottarsi più particolarmente il sistema che verrà ordinato per le Truppe Guardiacoste del Continente,rapporto alla pratica delle manovre d’artiglieria.
Il vestiario di detta Truppa sia nella forma,colore,e durata sarà simile a quello delle Truppe Guardiacoste del resto del Granducato.La paga da corrispondersi ai componenti di dette Compagnie in corrispettività del loro Grado sarà la seguente.

Al Capitano lire 150 al mese;Al Tenente lire 90 idem;Al S°Tenente  75 idem;Al Sergente lire 1 al giorno;Al (  ) 1.6.8 idem;Al Sotto Sergente 0.16.8 idem;Al Caporale 0.13.4 idem;Al II Caporale 0.10.0 idem;
Al Cannoniere 0.8.4 idem.
Dal Sergente al Basso verranno pure accordate le porzioni di pane ed i Naturali come alle Truppe di Linea
eccettuato a quel numero di individui che mensualmente resteranno fuori di servizio presso le rispettive
famiglie.
Il Littorale dell’isola d’Elba sarà diviso in quattro Circondari comprensivi ciascheduno di essi in numero di
parti da custodirsi e nel capoluogo di ogni Circondario dovrà esservi la sede di ogni Compagnia.
Siccome la situazione locale non può permettere una eguale distribuzione di Posti per ogni Circondario così quella Compagnia che avrà maggiore forza impiegata alla custodia di tali porti dovrà essere (   )dalla più vicina che sia aggravata di minor Presidio in forma che il servizio venga egualmente repartito in tutte le Compagnie.
Il Comando superiore di questa Truppa sarà nel comandante militare dell’isola dell’Elba ed un Ispettore col grado col grado di maggiore sotto la dependenza dell’enunciato comandante dovrà sorvegliare al
mantenimento del buon ordine e dell’uniformità del sistema sia nel servizio che nell’Amministrazione
interna.L’enunciato Maggiore avrà il trattamento di lire trecento al mese ed un foraggio per il cavallo.
Sua Altezza Imperiale e Reale si riserva di nominare in seguito con Motuproprio a parte,tanto l’Ispettore che gl’Uffiziali delle enunciate quattro compagnie.

Dato lì  tredici ottobre  milleottocento quindici

Ferdinando
Visto Fossombroni
Visto Spadini Segretario

Concorda con l’originale
Il Capo dello Stato Maggiore Generale

Fortini “

 

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 5. Carta 276.ASCP)

Ferdinando è Ferdinando III Asburgo-Lorena,Granduca di Toscana.
Fossombroni  è segretario di stato,ministro degli esteri
Spadini è direttore della segreteria di stato.

Questo motuproprio è un decreto importante non solo perché crea il servizio di guardia costiera facendone
sapere modalità e motivi di istituzione  ma anche  perché ci fa conoscere che il servizio di guardia costiera
nasce come corpo militare-connotazione non mai più persa-dal disciolto battaglione còrso che Napoleone
Bonaparte aveva costituito all’isola d’Elba.

 

 

Con motuproprio del 13 ottobre 1815 Ferdinando III Asburgo Lorena ha  istituito all’Elba “quattro
compagnie di cannonieri Guardiacoste”.
Dopo due mesi , con motuproprio del  5 dicembre 1815 ,  Sua Altezza Imperiale e Reale entra nei dettagli su
come operare per istituire le “quattro compagnie di cannonieri Guardiacoste” insomma , un vero e proprio
decreto attuativo.

MOTUPROPRIO  5  DICEMBRE  1815

“Sua Altezza Imperiale e reale volendo che le quattro Compagnie dei Cannonieri Guardia Coste  stabilite in
vigore di altro Motuproprio de 13 decorso ottobre  e destinato al Presidio del Littorale dell’isola d’Elba , siano
poste in attività con quel sistema che assicuri la maggiore uniformità nel Servizio e nell’Amministrazione
economica delle medesime , ha ordinato  che tali Compagnie debbano formare un Battaglione e che siano
distribuite come appresso
La Prima Compagnia a Marciana
La Seconda a Campo
La Terza a Capoliveri
La Quarta a Rio
Che questo Battaglione sia sottoposto tanto per la disciplina che per l’Amministrazione ad un Uffiziale
destinato col grado di Maggiore , dependente per altro dal Comandante militare dell’Elba nel quale ne dovrù
risiedere la superiore direzione.
Che vi sia destinato un Proviando Mastro , che sotto gli ordini del Comandante del Battaglione , regolerà
l’Amministrazione economica e renderà conto della medesima al facente funzioni di Commissario di Guerra
all’Elba.
E finalmente che vi sia stabilito un Uffiziale incaricato delle funzioni di Aiutante che sotto la dependenza
dell’enunciato Comandante possa circolare vigilare all’esecuzione degli ordini.
Per il disimpegno dei sopraenunciati incarichi non meno che per la direzione delle Compagnie del divisato
Battaglione l’Imperiale e Reale Altezza Sua si è degnata di dare le appresso disposizioni.
Volendo avere uno speciale riguardo ai seguenti individui che facevano parte del soppresso battaglione
franco formato in detta isola , nomina per maggiore Comandante Provvisorio del Battaglione dei Guardia
Coste  , Gio Batta Rutigni , per Tenente Proviando Mastro Gio Domenico Gasperini , per Capitani Giulio Bartolini
e Fortunato Sardi  , per Tenenti Carbone Fossi , Odoardo Castelli e Gaetano Gelsi.
Per Sottotenente Giuseppe Mazzei , Luigi Lupi e Domenico Canovaro.
Ed in compenso dei servizi militari impiegato in passato i detta Isola e particolarmente per quelli volontari
prestati da alcuno degli appresso Soggetti nell’assedio della Piazza di Portoferraio nell’anno 1801 nomina
per Capitano di Guardia Coste Lorenzo Piochi ed Agostino Sardi e per Tenente Giulio Grisi.
Ciascheduno dei soprannominati Uffiziali con la paga , trattamento ed uniforme stabilito dall’enunciato
Motuproprio de 13 del decorso ottobre e con le onorificenze e distinzioni comuni agli Uffiziali della Truppa
regolata dal Gran Ducato.
Vuole inoltre Sua Altezza Imperiale e Reale che quegli uffiziali dello sciolto Battaglione Franco  , i quali non
sono stati compresi nel sopraenunciato destino , possono esibire al Comandante militare dell’Elba lo stato
del loro rispettivo servizio , corredato dalle opportune giustificazioni , che dal medesimo rimesse in seguito alla
Segreteria del Dipartimento della Guerra verranno umiliate alla Reale ed Imperiale Altezza Sua per
attendere quelle clementi disposizioni che saranno di Suo Reale piacimento.


Dato lì 5 dicembre milleottocentoquindici

Ferdinando
Fossombroni
Spadini

Concorda con l’originale et in fede
L.Spadini  “

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 5.Carta 276.ASCP)

In questo motuproprio risulta evidente come Sua Altezza Imperiale e Reale prenda spunto per la creazione
del servizio di guardia costiera proprio dal suo  nemico Napoleone.
Si serve degli uomini che facevano parte del battaglione franco creato dal Bonaparte all’Elba , lo chiama
battaglione e lo organizza in modo simile a quello , in compagnie.

Infatti , sul “Battaglione franco” che Napoleone aveva istituito all’Elba ,  così scrive Vincenzo Mellini (2) :

“ BATTAGLIONE  FRANCO

Vi doveva essere un battaglione composto di naturali dell’isola e comandato da un capo-battaglione e da un
aiutante maggiore , tratta dalla Guardia e da contare sulla spesa nei ruoli di essa.
Il  battaglione doveva constare di quattro compagnie :ciascuna di esse di tre ufficiali , tre sergenti , sei
caporali , 87 soldati e un tamburo , in totalità di 104 uomini: e gli ufficiali esser pagati il capitano con 60 , il
tenente con 50 e il sottotenente con4o franchi al mese.
Detto battaglione doveva essere ripartito nelle quattro località principali dell’isola e tenere giornalmente in
servizio o per settimana o per quindicina  , un ufficiale , un sergente , due caporali e venti soldati –salvo che i
tamburi-da rimanervi sempre e da essere pagati: che così non si pagherebbero in realtà che 100 uomini.
Le compagnie si dovevano riunire tutte le domeniche ai rispettivi capoluoghi  per le esercitazioni e le armi
dovevano restare al capoluogo sotto la custodia del distaccamento di servizio.
Un distaccamento doveva essere impiegato alla manovra del cannone.
In caso di allarme doveva il capitano riunire la sua compagnia sul posto da difendersi : cioè una a
Portoferraio , una a Longone e le due  altre nei luoghi da determinarsi ; e in caso di sbarco nemico  , tra a
Portoferraio ed una in Longone.
I soldati del Battaglione suddetto dovevano fare da cannonieri in tutte le torri e batterie della costa e
prestare all’occorrenza man forte alla gendarmeria e potevano essere ammogliati…”

Davvero troppo evidenti sono le similitudini per  non pensare che il governo granducale non si  sia  ispirato
al battaglione còrso di  Napoleone Bonaparte nella creazione di “Quattro Compagnie di cannonieri
Guardiacoste della forza di cento Teste per ciascheduna composte di naturali dell’isola distribuite al Presidio
delle Coste” (Motuproprio 13 ottobre 1815).

(1) In  pagina 52 di “ Descrizione geografica della Toscana  compilata dalla’Ab. A. Ferrini secondo gli
ultimi ordinamenti politici,governativi e giudiciarj” Firenze.Tipografia all’insegna di Clio.1838

(2) In V. Mellini “L’isola d’Elba durante il governo di Napoleone I°”  pagina 117.(Firenze.Stabilimento
del nuovo giornale.1914)




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
SICUREZZA  PUBBLICA. NOTIFICAZIONE   PER  FORESTIERI  ED  ISTRUZIONI

 

 

Restaurato in Toscana il governo lorenese con Ferdinando III  asburgo lorena , nella primavera del 1814 il
principe Rospigliosi  nella qualità di plenipotenziario ebbe l’incarico di assumere il governo e
l’amministrazione dello stato granducale.
Nella primavera del 1814 , all’Elba c’era Napolone Bonaparte la cui presenza era sotto continua osservazione
da parte del restaurato governo granducale.
Un imponente apparato di polizia controllava forestieri  che transitavano per la Toscana.
Fu  messo  in vigore un sistema di passaporti  e furono prese opportune misure affinchè in Toscana
venissero  controllati questi forestieri con disposizioni  le quali senza farsi riconoscere avere spirito di
persecuzione potessero però controllare ogni movimento di questi forestieri.
Nel 1815 , dopo che Napoleone fuggì dall’Elba ,  il  conte Agostino Fantoni ebbe l’incarico in qualità di
commissario straordinario  di amministrare il passaggio dell’isola al granducato di Toscana.
Nel 1815 anche all’Elba esisteva il problema dei forestieri  da controllarsi , problema che si tentò di risolvere
con un regolamento  per i forestieri  chiamato “Notificazione per i Forestieri”
Questo decreto consta di due parti una prima parte è costituita dalla notificazione a cui poi fanno seguito
le “istruzioni sul Regolamento per i Forestieri “ , istruzioni relative alle modalità di attuazione dei contenuti
scritti nella notificazione.
Nel settembre del 1815  , pochi mesi dopo che Napoleone è stato sconfitto a Waterloo  , Pumini ,  dalla
Segreteria del Buon Governo in Firenze , scrive al Fantoni:

“Ill.mo Sigre Sigre Pron. Colend.

Inerendo alle Istruzioni che mi trasmette l’I. e R. Governo quanto alla vigilanza sui Forestieri , debbo prevenire VS Ill.ma che i Soggetti che vengono espulsi dal Territorio del Gran Ducato debba procurarsi che non prendano alcuna direzione che possa portarli alla Corsica , nel caso ancora che fossero Corsi o domiciliati in detta Isola.
I Forestieri sospetti di altre Regioni ai quali venga ingiunto di allontanarsi dai Domini di S.A.I e R. debbono
essere indirizzati alle rispettive loro Patrie con Carta che gli obblighino a presentarsi alla polizia dei principali Luoghi che dovranno attraversare ; ed i Corsi pure conviene spingerli per la via di terra , poiché negli Stati (  ) Mediterranei non gli è inibito di rimanere.
Gli statisti se ve ne sono , che Ella giudicasse conveniente nelle circostanze di allontanare dall’Isola o dal
Principato di piombino , potrà dirigergli ai rispettivi loro domicili nello Stato , colle stesse carte  , facendone prevenire il Giusdicente Locale dalla Segreteria di codesto Commissariato.
La prego a dare le disposizioni le più efficaci ad ottenere l’adempimento di queste Istruzioni tanto per l’isolad’ Elba quanto per il territorio del Principato di Piombino….

Dalla Segreteria del Buon Governo
Lì 21 settembre 1815
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Pumini”


(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2. Carta 171.ASCP)

Allegata alla presente lettera è la  “notificazione per forestieri” che la segreteria del buon governo invia al
Fantoni  per la sicurezza pubblica nel granducato.  Si tratta di una serie di provvedimenti  già in atto sul
territorio granducale che ora il governo vuole che siano applicati anche all’Elba e al territorio del principato
di Piombino recentemente uniti al Granducato.
Sono provvedimenti che tendono a controllare ogni movimento di ogni forestiero.

NOTIFICAZIONE  PER  I  FORESTIERI

Il Commissario Straordinario per S.A.I. e R. all’isola d’Elba e Principato di Piombino

 

L’Imperiale e Reale Governo volendo mettere a parte dei vantaggi che derivano per la sicurezza e buon
ordine interno dai Provvedimenti per i Forestieri anche i Territori dell’isola d’ Elba e del Principato di
Piombino recentemente riuniti al Gran-Ducato , ha approvato che in coerenza dei Regoalmenti già pubblicati
in Toscana sulla soggetta materia , venga ordinato e rigorosamente osservato quanto appresso

1. Tutti gli Albergatori , Locandieri , Osti e tutti gli altri che ricevono gente ad alloggiare a pago in
qualunque luogo ove è stabilito una Mairia *ed un miglio attorno , dovranno ogni sera mandare al
rispettivo Mere una nota in scritto da essi firmata di tutti quelli individui che sono ad alloggiare la
notte seguente nelle loro Locande , Alberghi , Osterie , giorno di arrivo , provenienza , loro condizione o
esercizio o se sieno o no muniti di Passaporto.Tutti quelli poi del genere sopradetto che ricevono in
alloggio a pago e che hanno Alberghi e Case distanti più di un miglio dalla Mairie avranno per farne
detta denuncia il termine di un giorno dall’arrivo della persona alloggiante


2. Dovranno di più i Locandieri ed Osti quelli alloggiano a pago tenere un libro in ordine alfabetico (   )
e autentificarsi gratis dal rispettivo Mere** , in cui dovranno registrare le persone di qualsivoglia
età , sesso e condizione alle quali avranno dato alloggio anche per una sola notte  , con tutte le
caratteristiche annunciate nell’art. antecedente , qual libro dovranno render estensibile a qualunque
Tribunale  , Commissario di Polizia o Agente della forza pubblica tutte le volte che ne verranno
richiesti


3. Tutti i particolari*** che affittano quartieri o ricevono come suol dirsi a dozzina ,  e quelli pure che
alloggiano e ricevono gratuitamente persone nelle loro case per amicizia , per cortesia , per parentela
o per altra causa qualunque avranno l’obbligo di denunziare non solo i forestieri non Sudditi ma
anche Sudditi qualsiasi e domiciliati nello Stato abitanti nel continente che prenderanno nelle loro
case quartieri in affitto o a dozzina o vi saranno per qualunque causa ed in qualunque maniera
alloggiati

4. Essi dovranno denunziare non tanto l’arrivo che la partenza dei medesimi e tanto nel caso del nuovo
arrivo che nelle successive situazioni di abitazione nella stessa città e nella stessa Comune.

5. Il termine  a denunziare varrà indistintamente di ore 24 dal momento degli arrivi e rispettive
partenze

6. Le denunzie dovranno darsi alle rispettive Mairies e saranno concepite e firmate come viene
prescritto al par.1

7. Dovranno pure essere denunziate tutte le persone del genere sopradescritto che al momento della
pubblicazione della presente notificazione si  ritrovano nelle case particolari ed a questo effetto è
accordato un termine di tre giorni da decorrere dal presente
8. Tutti i Forestieri non Sudditi ai quali piacerà di restare più nell’isola d’Elba  o nell’ex Principato di
Piombino al di là di 3 giorni dopo il loro arrivo , dovranno (   ) e fino a nuove determinazioni
provvedersi di una Carta di sicurezza dal Mere del Luogo che gliela rilascerà gratuitamente per tutto
quel tempo che (   ) opportuno a forma della Istruzione che verranno circolate.

9. Tutti I Forestieri suddetti egualmente che alla pubblicazione della presente notificazione si trovano
nell’isola dell’Elba o nell ‘ex Principato di Piombino sono obbligati di provvedersi dalle rispettive
Mairies di questa Carta di Sicurezza nel modo detto di sopra

10. A quell’effetto si reputeranno Forestieri tutti quelli che non hanno domicilio stabilito da dieci anni
precedenti alla presente Notificazione

11. I Forestieri ai quali non sarà concessa Carta di Sicurezza e quelli i quali non ()

12. Dovendo il Sig Mere e Commissari di Polizia invigilare esattamente sopra il contegno e gli
andamenti di quelli tra i Forestieri che nella loto giurisdizione si renderanno sospetti o terranno un
contegno da richiamare la loro attenzione ne daranno parte al Commissario R. Straordinario che
prenderà le convenienti determinazioni .Sarà di più loro cura di ricercare con esattezza di tutte le
case ove si tiene a dozzina o dove in qualunque modo dimorano persone Forestiere onde mettersi a
portata d’invigilare più facilmente alla esecuzione degli ordini sopradetti.
Gli Albergatori , Locandieri , Osti ed i particolari che trasgrediranno all’obbligo delle denunzie al qaule
vengono rispettivamente chiamati riceveranno la multa di scudi dieci per ciascuno e per ogni
trasgressione da applicarsi per metà allo Speziale del luogo o (  ) al luogo (  ) ed i recidivi soffriranno
anche una temporanea detenzione

13   Le trasgressioni saranno (    ) economicamente dalle rispettivi Mairie e quindi dal Commissario Straor
dinario ne sarà fatta la conveniente partecipazione alla Presidenza del Buon Governo.

14  Sarà cura dei Sig.r Mairie e Commissari di Polizia ricercare con esattezza di tutte le case ove si tiene a
dozzina  o dove in qualunque modo dimorano persone forestiere all’oggetto di mettersi a portata
d’invigilare più facilmente all’esecuzione degli ordini sopradetti”

(Idem come sopra)

 

· *     Mairia= comune
· **   Mere = sindaco
· *** Particolari= Privati

I provvedimenti per la sicurezza sul territorio elbano subito dopo che Napoleone Bonaparte se ne è andato
e l’Elba è stata annessa al granducato di Toscana sono stati trasmessi al Commissario Straordinario Fantoni
dalla presidenza del buon governo in Firenze.
Dopo la restaurazione sono provvedimenti che si rendono necessari per la sicurezza pubblica.
Constano , tali provvedimenti , di una  prima  parte rappresentata dalla“notificazione per i forestieri” , vero e
proprio decreto sulla sicurezza pubblica , di cui ho già parlato , e di una seconda parte costituita da “istruzioni
sul regolamento per i forestieri” che è praticamente un insieme di istruzioni che tendono a dare direttive
per attuare le norme e le disposizioni  scritte nella “notificazione per i forestieri” e  , in modo particolare
sulla Carta di Sicurezza.

Settembre 1815 , dalla segreteria del buon governo in Firenze al commissario straordinario Fantoni :

“ISTRUZIONI  SUL  REGOLAMENTO PER  I FORESTIERI PUBBLICATI COLLA NOTIFICAZIONE

I  .Le Carte di Sicurezza che ai termini della Notificazione sono indispensabili ai Forestieri non Sudditi per
trattenersi nei territori dell’isola d’Elba e del Principato di Piombino , tanto per quelli che arriveranno dopo la presente notificazione che per quelli che già si trovano nei medesimi dimoranti non potranno dai Sig.ri
Mairie essere accordate per uno spazio di tempo maggiore di 15 giorni poiché per il di più dipenderà dalle
facoltà che riceveranno dal R. Commissario Straordinario per ogni (  ) Individuo Forestiero

II.  Sarà cura dei Sig. Mairie di ordinare con scrupolo e severità la condizione di tutti i Forestieri di qualunque classe i mezzi della  loro  sussistenza se reali o apparenti , le loro applicazioni , il loro contegno morale e politico e tutto ciò insomma che può interessare il giudizio di un prudente Ministro per determinare la sua diffidenza per i pericolo che potessero resultare dal loro più diuturno soggiorno

III.  I resultati di questo esame e le loro osservazioni relative verranno notate con sollecitudine e rimesse alla Segreteria  di questo R. Commissario Straordinario ed a questo effetto prenderanno di mira tutte le Persone Forestiere che siano venute a stabilirsi nelle loro Comuni durante l’ultimo quindicennio

IV.  E’ inutile l’avvertire che queste sole osservazioni dovranno regolare la concessione della Carte di
Sicurezza e che in conseguenza le medesime verranno indistintamente denegate a quelli che non
giustificassero mezzi di sussistenza .che avessero tenuto e (  ) una condotta sospetta e che non potrebbero offrire le garanzie di almeno due onesti cittadini

V.  Il possesso acquistato nello Stato , uno Stabilimento di Commercio , l’esercizio di una professione liberale o di un anche (  ) alla buona condotta dovrà sempre determinare la loro facilità in somiglianti concessioni

VI. Egli dovrà ritenere giustamente che il possesso nello Stato ,  il matrimonio con Donna Suddita , un impiego conservato , ed altre simili circostanze se possono essere giudicabili in linea di direzione nel caso dell’articolo antecedente non formano generalmente alcuna eccezione per in non Sudditi alla qualità di Forestiero se non concorre anche l’atto legale di naturalizzazione o il domicilio decennale non interrotto che viene richiesto dalla notificazione.

VII.  Le Carte di Sicurezza saranno concepite secondo il compiegato esemplare e verranno rilasciate eguali

VIII. Spirato il termine dentro il quale i forestieri non sudditi devon munirsi della Carta di Sicurezza verranno rimessi da ogni parte a questo Commissariato le note di tutte le persone alle quali saranno state le dette carte accordate e le note egualmente di quelle alle quali sieno state recusate.
Queste note conterranno oltre oltre le qualità personali  ,  i termini per i quali le carte di sicurezza sono state accordate egualmente che le osservazioni per prolungare questi termini allorchè ne sia fatta istanza. Per le carte che occorrerà di rilasciare in appresso verranno rimesse le note settimanalmente

IX.  Due volte la settimana per le Comuni dell’Isola d’Elba e per lo Stato di Piombino e giornalmente per la
città di Portoferraio e suo distretto , dovranno rimettersi a questa Segreteria le notte di tutte le denunzie che i Sig.ri Mairies avranno ricevute nella rispettiva giurisdizione , sia dagli Albergatori , Locandieri ed Osti sia dai particolari alla luce di quanto viene descritto nella notificazione che rimetto alla VS Ill.ma le presenti Istruzioni perché si uniformi rigorosamente in ciò che la riguardano e perchè invigili che siano osservate d tutti quelli che da lei dipendono.
Me ne dia riscontro e sono con stima..”

(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo
1816).Filza 2.Carta 171.ASCP)

ESEMPLARE  DI  CARTA  DI  SICUREZZA
Ed ecco il “compiegato esemplare “ di cui all’articolo VII delle istruzioni."

 

                                 CARTA   DI   SICUREZZA
Polizia
Isola dell’Elba

La presente Carta di Sicurezza vien rilasciata da noi Mere della Comune di…
Al Sig.  …
di anni …
nativo…
domiciliato…
abitante …
di condizione …
Vale per soli giorni quindici.
Dalla Mairia di…  lì…
Anno 1815

Firma del Latore                                                   il Mere  “




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
PORTO  DI  PORTOFERRAIO. CONSOLI

 


Il 22 aprile 1816 il conte Strasoldo , governatore militare e civile dell’Elba ,  per la morte di Sua Maestà
l’Imperatrice d’Austria Maria Luisa Beatrice  Regina d’Ungheria e di Boemia , Arciduchessa d’Austria avvisa i
Consoli presenti a Portoferraio che “è stato ordinato dall’I. e R. Governo il Bruno per sette settimane per gli
Uffizi come per la Nobiltà di ambi i sessi “

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 2.Carta 105.ASCP).

Nell’avviso per  il  “Bruno” è l’elenco dei Consoli di potenze alleate ed amiche del granducato di Toscana
presenti a Portoferraio che devono esporre il lutto: Danimarca , Sardegna , Napoli , Francia , Stato Pontificio.
A Portoferraio , per ciascuno di questi stati esteri che sono potenze alleate ed amiche del granducato di
Toscana ,  è presente  un Console che le rappresenta.
Sostituti del Console erano poi presenti anche in alcuni porti dell’Elba.
Ogni console poi per diventare operativo doveva avere il riconoscimento anche da parte del granduca di
Toscana.
E’ quanto si apprende da lettera scritta da Strasoldo a Fossombroni , ministro degli esteri in Firenze , nel
giugno del 1816 ,  in merito al console di Sua Mestà il re di Sardegna:

“Il Sig. Carlo Fiorentini che fino al settembre dell’anno scorso fu destinato da Sua Maestà il re di Sardegna
per suo Console Provvisorio in quest’Isola , e che in tale qualità fu approvato dall’I. e R. Diaprtimento Estero per mezzo di Dispaccio dè 12 settembre detto mi ha portate le Lettere Patenti pervenuteli dal R. Governo Sardo che lo destina definitivamente al Posto di Console per S. M. sarda nell’isola d’Elba facendomi istanza che le medesime vengono dirette a V.E. onde ottenere a (   ) gli ordini di R. Esecutor.
Nel tempo istesso  mi ha domandato che sieno passati gli ordini opportuni all’Uffizio di Sanità di Marciana
perché sia riconosciuto come suo sostituto in detto luogo il sig. avv Murzi  , nella medesima guisa sia (   )
eseguito riguardo al Sig. Gio. Ricci suo sostituto in Longone .
Non avendo quanto a me cosa alcuna da osservare in contrario alla scelta di detto sig Murzi prego V.E. a
volermi far conoscere su tal proposito le sue osservazioni.
Ho l’onore di essere col più distinto ossequio”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 5.Carta 291.ASCP)

Anche l’Austria aveva il suo console a Portoferraio.
E’ quanto si apprende da lettera scritta nel maggio del 1816 a Strasoldo dal Sig , re Stefano de Rainwich
console di Sua Maestà  l’Imperatore d’Austria  , a Livorno:

“A Sua Eccellenza il Signor Conte Ramboldo Strasoldo di Villanova Cavaliere dell’Ordine Militare di S.
Stefano , Ciambellano Reale ed Imperiale  , General Maggiore , Governatore Civile e Militare di Portoferraio

Eccellenza

Dietro gli ordini e le istruzioni espressamente ricevute dal mio Governo di nominare provvisoriamente un
Agente Consolare Austriaco in codesta Isola da risiedere in Portoferraio  , ho creduto di dovere scegliere il sig. Domenico Bigeschi che avrà l’onore di rimettere la presente all’E.V.  , colla quale mi faccio lecito di pregarla a volerlo conoscere provvisoriamente nella qualità di Agente Consolare Imperiale Austriaco in codesto Porto e successivamente provederò ai passi ulteriori affinchè il medesimo sia dietro l’approvazione del Governo di Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica definitivamente installato come Vice Console della Maestà Sua.


Frattanto che le avanzo le mie preghiere a questo effetto ed a ffinchè i Sudditi e Naviganti Austriaci  trovino
all’occasione un rappresentante la loro Nazione in codesta Isola , la prego egualmente di assicurarsi della mia
stima e della considerazione la più distinta con cui ho l’onore di protestarmi.
Di V.E.
Um.mo Dev.mo Serv.re
Livorno lì 22 maggio 1816

Stefano de Rainwich”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 5.Carta 256. ASCP)

Lo Stato Pontificio aveva il suo console a Portoferraio nella persona di Giovan Battista Lorenzi.
E’ quanto sia apprende da lettera scritta dal delegato apostolico al Console Pontificio di Portoferraio per
metterlo al corrente di atti pirateria lungo il litorale laziale:

“Copia della lettere scritta dal delegato Apostolico Monsignor Giovanni Antonio  Benvenuti all’Ill.mo Sig.
Giovan Battista Lorenzi Console Pontificio in Portoferraio

Ill.mo Signore

Nella notte dal 16 al 17 andante una Pirata che si crede Corso con una scorridora  , cioè la Tarenza vele di
Bandiera Nera investì e predò  in questo Littorale e precisamente nelle acque della Torre del (  ) due
Bastimenti cioè la Tartana francese nominata S. Maurizio e comandata dal capitano Luigi Sergini di 52
tonnellate carica di Dogarelle , avendo preso a bordo unitamente a tutti gli effetti del Capitano anche tutte le di lui carte consistenti in un Congedo di Costa (   ) , in un Bollo di Equipaggio…

Civitavecchia 27 maggio 1816
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Gio Antonio Benvenuti. Delegato Apostolico “

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 5.Carta 226.ASCP)

La nomina di Luigi Hutre a vice console di Francia nel porto di Portoferraio  è molto interessante perché
individua bene i passaggi , la procedura che erano necessari  per diventare consoli di una nazione straniera:
A)supplica dell’interessato a Sua Altezza Imperiale e Reale , il granduca di Toscana ,  B) informazioni da parte del governo sulla moralità e condotta del supplicante , C)approvazione e riconoscimento nella qualità di console di nazione estera da parte del granduca.C) comunicazione al supplicante dell’esito della supplica ,  D) comunicazione al comandante del porto del nuovo console.
Spannocchi , governatore di Livorno , scrive a  Strasoldo , governatore dell’Elba :

“Eccellenza

Hol’onore di impiegare a V.E. l’annessa Supplica del Sig Luigi Hutre diretta ad essere autorizzato di accettare il posto di Vice Console di Francia in codesto Porto , pregando la di Lei bontà a favorirmi le necessarie informazioni  sopra questo Soggetto in rapporto alla di lui moralità e condotta , affinchè io possa essere in grado di corredare le mie proposizioni delle opportune notizie.
Di V.E.
Livorno 8 maggio 1816

Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Spannocchi”


(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3. Carta 161.ASCP)

Per  avere informazioni su Luigi Hutre  , Strasoldo ,  all’Auditore Vicario (giudice)di  Portoferraio , scrive una
lettera  il 14 maggio 1816 per avere “le necessarie notizie sul detto Soggetto in rapporto alla di Lui moralità
e condotta”.


Il  28 maggio 1816 Strasoldo spedisce una lettera al governatore di Livorno , Spannocchi , accompagnandola con un’altra del Sig. Auditor Vicario relativa alla condotta e alle qualità morali di Hutre Luigi.
Il 28 giugno 1816 Strasoldo scrive al supplicante Luigi Hutre che la sua supplica è stata accettata:

“Ho l’onore di parteciparle che S.A.I e R si è degnata approvare che VS Ill.ma sia riconosciuta nella qualità di Vice Console per Sua Maestà il re di Francia all’isola dell’Elba , salvi i Diritti e regolamenti del Porto  e con che Ella non s’intende essere come suddito Toscano esente dalla Giurisdizione del Tribunali del Granducato.
E nel prevenirla che sono stati in conformità passati gli ordini opportuni a questo Uffizio di Sanità passo a
segnarmi con perfetta e distinta stima”

(idem come sopra)

Nello stesso giorno , 28 giugno 1816 ,  Strasoldo avvisa e comunica  all’ Uffizio di Sanità del porto di
Portoferraio  , nella persona del Capitano del Porto ,   che :

“ S.A.I e R. si è degnata approvare che sia riconosciuto in qualità di Vice Console Francese all’isola dell’Elba il Sig. Luigi Hutre , salvi i Diritti e Regolamenti del Porto e con che non s’intende come suddito Toscano esente dalla Giurisdizione dei Tribunali del Granducato.
Ella circolerà perciò gli ordini opportuni agli Uffizi di Sanità dell’Isola.
E sono con distinta stima..”

(idem come sopra)

La vicenda della presenza di Consoli di nazioni estere  nel porto di Portoferraio e di loro sostituti in alcuni
porti dell’Elba evidenzia come questi porti dell’isola fossero frequentati da  bastimenti  di varie nazionalità
ed evidenzia come l’Elba fosse importante terra di scambi commerciali per tutto il granducato di Toscana.

 




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
PORTO:    REGOLAMENTO  DEI  SALUTI   PER  LE  NAVI  DA  GUERRA  E  LE                    GALERE ESTERE

 

 

Spannocchi  , governatore di Livorno ,  nel maggio del 1816  scrive a Strasoldo , governatore militare e civile
dell’Elba
In questa lettera afferma che il Regolamento dei Saluti  gli è stato richiesto dal sig Maggiore Fabbroni della
Piazza di Portoferraio ma che lui lo invia al Governatore dell’Elba  , Strasoldo “onde potrà dare a chi spetta
gli ordini correlativi perché sia egualmente adottato nei Porti  di codesta Isola”.

“Eccellenza
Contando già felicemente arrivata V.E. in codesta Piazza , ed esigendo la regolarità e la convenienza che
dalla sola di lei autorità si diramino gli ordini e le partecipazioni occorrenti fra i suoi  subalterni  , io credo
opportuno di indirizzare a V.E. la copia del Regolamento dei Saluti che mi ha richiesta con sua lettera del 12 stante codesto Sig.re Maggiore Fabbroni.
Questo stesso Regolamento è quello che tuttora qui si pratica , onde V.E. potrà dare a chi spetta gli ordini
perché sia egualmente adottato nei Posti di codesta isola.
Mi permetta poi che io mi valga di questa circostanza per rassegnarle i sentimenti di quella distinta
considerazione e stima
Di Vostra Eccellenza

Dalla R. Segreteria di Governo di Livorno

Lì 16 maggio 1816
Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Spannocchi”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza  1. Carta 26.ASCP)

Allegato alla presente lettera è  il regolamento dei saluti del granducato di Toscana per l’ingresso delle navi
da guerra e di galere estere  nel porto di Livorno.
Porta la data del 1768 e viene adottato anche al porto di Portoferraio quando l’Elba è annessa al
granducato di Toscana dopo la caduta di Napoleone   :

“Regolamento dei Saluti fra la Piazza di Livorno e le navi da Guerra e Galere Estere.

Tutte le navi da Guerra di Teste Coronate , del Gran Signore delle Repubbliche di Venezia e di Olanda , e della Religione di Malta di qualunque rango sieno , dal Grande Ammiraglio fino alle Servili inclusivamente saluteranno anteriormente la Piazza e lo Stendardo di S.A.R. che sarà inalberato sulla fortezza e gli sarà
risposto con egual numero di tiri , restando in libertà è delle medesime il salutare con quel numero che più lor piacerà.
La galera Capitana di Genova saluterà anteriormente la Piazza e le sarà risposto con un tiro meno.
La Galera Padrona e le Galere Servili di Genova saluteranno pure anteriormente la Piazza e gli sarà risposto con due tiri di meno.
Rispetto agli Sciabecchi , barche o altri bastimenti da guerra purchè siano Armamenti Regi e comandati da
Uffiziale di Re , si terrò lo stesso metodo che con le Navi o Galere giacchè s’intende fatto il saluto non alla
nave o a chi la comanda , ma al Padiglione che è lo stesso sopra qualunque Bastimento.
Dai bastimenti Mercantili e Corsari non si esigerà saluto né si inalbererà Stendardo e quando lo
facciano , purchè non sia minore di 5 tiri , gli sarà risposto con Mascoli e con la seguente proporzione


Di 3 o 4 tiri si renderà zero
Di 5 o 6 tiri si renderà   2
Da 6 in 8   “          “        3
Da 8 in 10  “         “        4
Da 10 in 12  “       “        5
Da 12 in 14  “      “         6
Da 14 in 16  “      “         7
Da 16 in 18  “       “        8
Da 18 in 19   “      “        9


E per ogni saluto maggiore non si renderà più che Mascoli 9.
Questo Cerimoniale con I Mercantili e Corsari si praticherà solamente con le Navi o altri Bastimenti che
portano casse e vengono segnate dal Fanale; ma alle barche o altri bastimenti non sarà reso verun saluto.
I Corsari Barbareschi amici saranno trattati per il saluto come i Bastimenti della Repubblica di Genova.

Firenze Lì 24 Maggio 1768

Firmato F.Orsini Rosenberg

Per Copia Conforme
Il Segretario del Governo di Livorno.
Lodovico Pigni “

(Idem come sopra)

Il Mascolo è il classico cannone a mascolo che viene usato per le sparate durante le parate militari

I Bastimenti  Corsari sono navi armate per combattere e predare in mare  altri bastimenti.
Sono bastimenti armati di tutto punto per fare la cosidetta “guerra di corsa” che si distingue dalla guerra di
corsa dei pirati , della pirateria ,  perché l’armamento è riconosciuto ed eseguito sotto preciso ordine e
regolamento di qualche stato , detto “lettera di marca” o” patente di corsa”.
Sono cioè Bastimenti   che operano la “guerra di corsa” sotto il controllo dello  stato che ha concesso loro di
diventare  Corsari.

  • F.Orsini Rosenberg è un diplomatico e politico austriaco che fu maggiordomo maggiore del granduca d Toscana Pietro Leopoldo
  • Sciabecco è imbarcazione con tre alberi a vela usato spesso per trasporto merci.

 




      Marcello Camici


    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
CERIMONIALE  PER  L’INGRESSO IN  DARSENA  DEGLI  UFFICIALI  DI  MARINA

 


Il documento sotto riportato è molto interessante poiché è il cerimoniale che viene usato nei porti del
granducato di Toscana Asburgo Lorena  per accogliere gli ufficiali della nave che entra nella darsena.
E’ inoltre un documento che indica esattamente quale fosse ritenuto il rango ricoperto da ciascuno di
questi ufficiali in rapporto al quale erano dovuti gli onori militari.
Si va da un semplice saluto ad un complesso cerimoniale di “complimento” e/o  di” visita”.

 

I Grandi Ammiragli venendo a terra saranno salutati all’ingresso della Darsena con 18 tiri di cannone.
Se li
manderà una Guardia di cento uomini all’Alloggio con un Capitano e la Bandiera.
La Guarnigione anderà sull’arme ed i Corpi di Guardia gli faranno la Parata a tamburo battente.
Il Governatore andrà il primo a fargli visita al loro Alloggio con comitiva di Ufficiali che gli verrà subito resa nel modo inteso dal Grand-Ammiraglio.
Gli Ammiragli , Capitani Generali e Marescialli che comandano Armate di Mare ed il Generale dellle Galere di Malta avranno l’istesso trattamento personale del Grand-Ammiraglio.
I Vice Ammiragli e Tenenti Generali che comandano armate di mare saranno salutati all’ingresso in Darsena con 12 tiri; la Guarnigione non anderà all’Armi  , né se gli manderà la Guardia ma i Corpi di Guardia faranno la Parata e le sentinelle presenteranno le armi.
Faranno la prima visita al Governatore che gliela restituirà subito con Comitiva di Ufficiali proporzionata a
quella che avrà seco condotta il Vice-Ammiraglio.
I Retro Ammiragli e i Capi-Squadra non saranno salutati all’ingresso in Darsena ed solamente avranno la
Parata dei Corpi di Guardia e le Sentinelle gli presenteranno le armi; faranno la prima visita al Governatore che gliela restituirà con piccolo intervallo e con ristretta Comitiva di Ufficiali quale sarà minore al Capo Squadra che al Vice-Ammiraglio.
Se i Capitani delle Navi e Galere faranno la visita al Governatore questo gliela restituirà con suo comodo e
privatamente.
Le sentinelle gli presenteranno le armi quando saranno vestiti della loro uniforme.

All’arrivo delle navi da Guerra di qualunque rango anderà il Capitano della Bocca in persona a riconoscerle
alla Spiaggia ed offrirà ai Comandanti tutta l’assistenza e i comodi che può dare il Porto contenendosi
secondo le istruzioni che gli saranno date.
Se i Comandanti prima di scendere a terra manderanno un complimento al Governatore per qualche loro
Uffiziale il Governatore manderà a restituirglielo ed avrà riguardo al rango dei Comandanti per determinare il rango dell’Uffiziale che spedirà a rendere il Complimento.
Ai Grandi Ammiragli e Ammiragli se manderanno un Uffiziale di non minore rango di Capitano di
Nave , spedirà il Maggiore della Piazza ed agli altri fino al Capo Squadra inclusivi , un Capitano della
Guarnigione ancorchè mandino il Complimento per un Primo Tenente di Vascello il di cui rango corrisponde a quello di Capitano d’Infanteria.
Se i Comandanti valuteranno anteriormente la Piazza  avrà luogo tutto il pieno trattamento personale qui
sopra.
Se poi non fosse fatto il Saluto , cesseranno tutti gli onori militari ma si farà nonostante il Cerimoniale di
Complimento e di Visita nel modo prescritto ed il Governatore gli userà ogni attenzione mentre in tutto il
restante mostrino il dovuto rispetto per S.A.R. e per la sua Piazza.
Il medesimo Cerimoniale  di sopra ordinato usarsi con gli Ammiragli dovrà praticarsi anche con gli
Ambasciatori Regi , Generali Comandanti e Marescialli quando questi venghino dalla parte di mare poiché
venendo dalla parte di terra S.A.R. darà l’ordine all’occorrenza al Governatore come si deva rispetto a loro
contenere.


Dato in Pisa lì 21 Gennaio 1771
Firmato Pietro Leopoldo
Firmato V. Alberti”

(Affari  generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 5.Carta 265.ASCP)

Il documento è del 1771 ed è  il cerimoniale adottato  dal granducato di toscana  che viene restaurato dopo
la caduta di Napoleone anche al porto di Portoferraio.
Pietro Leopoldo è Leopoldo II Asburgo Lorena  , granduca di Toscana col nome  Pietro Leopoldo I di Toscana
(dal 1765 al 1790) e poi imperatore del sacro romano impero  , re d’Ungheria e di Boemia (dal 1790 al 1792).
V. Alberti è Gian Vincenzo degli Alberti , reggente la soprintendenza degli affari di Livorno e del suo porto
(dal 1765).




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
NOMINA DI  CAPITANO E  DI  COMANDANTE  DI  PORTO    A   PORTOFERRAIO E NELL’ ISOLA D’ELBA

 


Le funzioni del Capitano del porto di Portoferraio sono quelle della polizia della Darsena e dell’intero
porto , di tenere la matrice dei Bastimenti dell’isola , del rilascio della Patente o Spedizioni Nazionali , di tenere
un registro di entrata e di uscita di tutti i bastimenti che deve servire per avere sotto controllo la contabilità
sanitaria ed assicurarsi così della giusta esazione dei diritti legati alla portualità.
Il Capitano del Porto di Longone non possedeva attribuzioni per poter tenere la matrice dei Bastimenti
dell’isola e di dar loro le Regie ed Imperiali Spedizioni ma solo la contabilità sanitaria
Questi diritti chiamati di “sanità” , perché sotto questo nome avveniva l’amministrazione della marina
militare e mercantile , rappresentano una voce di entrata importante come si apprende dallo “Stato
generale di entrata dell’isola d’Elba “ che il commissario straordinario Fantoni invia  al Direttore della
Segreteria di Stato , Corsini ,  il 15 ottobre 1815 : l’ammontare della rendita in un anno per i Diritti di Sanità
era pari a lire 24100 e per ancoraggio sui Bastimenti  lire 11905.

(Affari generali del  Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1 settembre 1815 al 16 marzo 1816. Filza
2.Ccarta 226.ASCP)

 

Si erano presentati alcuni “postulanti” , cioè soggetti che si rivolgono a Sua Altezza Imperiale e Reale con
supplica  per ricoprire il posto di capitano del porto di Portoferraio.
Uno di questi , Lorenzo Piochi , era stato indicato dal Commissario Straordinario , conte Fantoni ,  quello che
“riunisce maggior requisiti per essere preso in considerazione”.
Ma le cose non andarono come proposto  dal Fantoni.
Lo si apprende proprio dal Fantoni stesso con una lettera da lui scritta il 13 novembre 1815:

“Al Sig. Giuseppe Taddei

Dalla I. e R. Segreteria di Stato mi viene partecipato il Sovrano Motuproprio degl’8 stante  , con cui VS Ill.ma  viene destinata a disimpegnare le funzioni  di Capitano del Porto di Portoferraio sotto la mia dipendenza non meno che dell’organizzazione degli Uffizi riuniti di Marina e di Sanità dell’Isola d’Elba.
Dovendosi Ella concertar meco per formare il piano corrispondente a quest’oggetto come nel proporre il
Ruolo degli Impiegati e nel fissare il sistema delle rispettive loro incombenze , sarà indispensabile che Ella si compiaccia di trasferirsi immediatamente a Piombino , ove da qualche giorno ho fissato la mia dimora , onde io possa a voce comunicarle le mie vedute e discutere insieme e sviluppare le basi dell’organizzazione Sanitaria.
E congratulandomi con VS Ill.ma  della Considerazione che il nostro R. Padrone ha dimostrato per

la di Lei persona nel presceglierla in questa onorifica ed importante commissione.
Di VS. Ill.ma

A. Fantoni”

(Idem come sopra. Filza 2. Carta 287.ASCP)

NOMINA  DI  COMANDANTI  DI  PORTO

Nel resto dell’Elba non esistevano porti organizzati come quello di Portoferraio ma solo spiagge con
torri , forti di difesa e il Granducato di Toscana procedette alla nomina non di Capitani ma di Comandanti del
Porto.
Solamente a Longone esisteva un secondo Capitano del Porto. CHE AVEVA PERO
E’ quanto si apprende da una lettera scritta da Corsini dall’Imperiale e Reale Segreteria di Guerra al
governatore dell’Elba Strasoldo il 16 febbraio 1816.
Nella lettera il Corsini informa il Governatore di un  Sovrano Motuproprio con il quale Sua Altezza Imperiale
e Reale “si è degnata di dare un collocamento a tre Uffiziali del servizio del già Governo dell’Elba” ed allega
copia di tale Sovrano Motuproprio.

SOVRANO  MOTUPROPRIO

“Sua Altezza Imperiale e Reale nomina Silvestro Pisani già Capitano del Battaglione Franco dell’Isola d’Elba al posto di Comandante della Marina e Torre di Campo ; Giovanni Sardi già Tenente al Battaglione suddetto a quello di Comandante del Forte di Capo Sant’Andrea ,  e Bernardo Bernotti già Capitano dello Stato Maggiore Generale Francese in Portoferraio al posto di Comandante della Torre e Marina di Marciana
assegnando a  ciascuno di essi lo stipendio mensuale di lire ottanta e conservandoli i Gradi che godevano
nel cessato Governo Francese dovendo però dipendere direttamente dagli ordini dei Capitani  dei Cannonieri Guardia Coste che comandano i Circondari nei quali sono comprese le loro rispettive residenze.
Dato lì quindici febbraio mille ottocento sedici.

Ferdinando
V. Fossombroni
S.Spadini

Copia concorde all’originale”

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816 .Filza 2.Carta 104.ASCP)

Ferdinando è il granduca di Toscana Ferdinando III Asburgo Lorena;V. Fossombroni  è segretario di stato e
ministro degli esteri ;S.Spadini è segretario della segreteria di Stato in Firenze.
Il documento sopra riportato  è interessante non solo per le notizie sui porti dell’Elba ma anche perché
dimostra come la restaurazione del governo granducale avvenne con spirito di considerazione e di
conciliazione nei confronti di chi era stato compromesso col “cessato governo francese” salvo casi

particolari.




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
PORTI  DI  PORTOFERRAIO  E DELL’ELBA
DICASTERO  SANITARO ALL’ISOLA  D’ELBA. INTROITI E TARIFFE

 


Fantoni,commissario straordinario per l’Elba e Piombino, dopo aver scritto il 25 ottobre 1815 una lettera memoria a S.E. Corsini,ministro degli esteri granducale, ne scrive un’altra sempre  allo stesso Corsini dopo appena  sei giorni (31 ottobre 1815).
Riprendendo la lettera-memoria inviata qualche giorno prima ne fa  un breve sunto accompagnato da un “rapporto sulla sistemazione che crederei più conveniente di dare a questo Dicastero Sanitario”.

E’ questo  rapporto molto interessante ed importante poiché informa come viene ristrutturata
l’amministrazione del porto di Portoferraio e degli altri dell’isola sotto il governo granducale.

“A Sua Ecc. Corsini Direttore dell’I. e R. Segreteria di Stato
  Lì 31 ottobre 1815

Sanità=Marina

Ebbi l’onore sotto dì 25 cadente di accompagnare a V.E. una mia Memoria sopra il Commissariato di Marina esistente in quest’Isola,montato sul Sistema Francese,e ne proposi la soppressione.
Le trasmisi le Suppliche dei Postulanti l’impiego di Capitano del Porto,rilevando che nel piede Toscano
questo porto è una diramazione dell’Amministrazione Sanitaria.
Colla presente riceverà il mio Rapporto sulla sistemazione che crederei più conveniente di dare a questo
Dicastero Sanitario, a cui sono aggiunti solo due Capitani,uno a Portoferraio e l’altro a Longone,come pure due Guardie in due posti importanti che sono attualmente sprovvisti e scoperti.
Unisco a questo lavoro in cui non altro ho avuto in mira che il bene del Servizio i seguenti Recapiti”.

I “recapiti” di cui scrive il conte Agostino Fantoni,commissario straordinario per l’Elba e Piombino,sono i  seguenti:

A) “Tariffa dei Diritti di Ancoraggio e di Patenti da eseguirsi nei porti dell’Elba”
B) “Quadro di paragone della Tariffa Francese con quella Toscana che si propone di adottare”
C) “Carta topografica dell’Elba divisa in cinque Circondari Sanitari”
D) “Stato degli Impiegati nell’Amministrazione finanziaria francese”
E) “Nuovo Ruolo degli Impiegati che si propone per l’Amministrazione Sanitaria dell’Elba”
F) “Tariffa dei diritti percetti dai Capitani del Porto dell’Elba per ogni biglietto di Sortita dei
Bastimenti”

(Affari  Generali  del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo
1816.Fliza 2. Carta 265.ASCP)

Continua poi il Commissario Straordinario:

“…Nel mio precedente rapporto  sulla Marina nel rimettere le Suppliche dei Concorrenti all’impiego di
Capitano ho rilevato l’utilità di sopprimere questo Commissariato di Marina.
I così detti Diritti degl’Invalidi essendo un’appartenenza del Commissariato medesimo di difficile ed odiosa esazione conviene egualmente che sieno soppressi. Sotto questo titolo,ignoto affatto per tutti i rapporti nei sistemi di Toscana tanto di Sanità che di Marina,si comprendeva un diritto di testatico per ciascun viaggio sopra ogni marinaro a ragione di soldi 11 e denari 8 ed un altro diritto del 5% sopra il prodotto netto delle prede fatta sopra il nemico, i quali diritti producevano un annuo incasso di circa 3000 franchi e che si
versavano in una Cassa Particolare del Governo amministrata dal Tesoriere della Marina e della Sanità,Sig.
Leopoldo Lambardi”

(Idem come sopra)

 

Il conte Fantoni prosegue con il Rapporto e parla di tre pensionati a carico della Cassa  dell’Amministrazione Sanitaria per un costo totale di lire 600.Terminato questo argomento scrive che l’Entrata dell’Amministrazione Sanitaria sotto il governo è pari a circa lire 27 mila/anno  e che con la nuova amministrazione che lui propone  non si raggiungerà tale cifra in quanto sono soppressi  gli introiti dei Diritti degli Invalidi e l’introito del Commissariato di Guerra ,ed inoltre ha proposto di incrementare  alcuni impiegati nelle figure delle Guardie Sanitarie.
Afferma però che bisogna scontare il costo annuo del Commissariato di Guerra,soppresso, pari a lire 18022.
Per ovviare alla ridotte Entrate  propone che i Diritti di Ancoraggio e di Patente sui bastimenti che entrano ed escono dai porti dell’Elba che è praticamente l’unica esazione che rimane dopo la soppressione dei Diritti degli Invalidi, vengano aumentati seguendo però un criterio progressivo  cioè aumento dei Diritti di Ancoraggio e Patenti in rapporto alla “Portata del bastimento in sacche”.

Il commissario straordinario dopo aver parlato della tariffe della nuova amministrazione da lui proposta per
il porto di Portoferraio prosegue a scrivere sul personale dell’amministrazione , sulle attribuzioni del
capitano del porto  , su quelle dei deputati di sanità , delle guardie sanitarie , della darsena di Portoferraio , della
contumacia.(Lettera del commissario straordinario dell’Elba e piombino , conte Fantoni  , a Sua Eccellenza
Corsini dell’Imperiale e Regia Segreteria di Stato in Firenze nel dì 31 ottobre 1815)

PERSONALE DELL ‘AMMINISTRAZIONE

“Passerò adesso a parlare di Personale dell’Amministrazione medesima.
L’isola d’Elba è divisa in 5 Circondari Sanitari. L’annessa Carta lo dimostra e fa conoscere il Posto dei
Deputati e Guardie Sanitarie”

(  Affari  Generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo
1816.Filza 2. Carta 265.ASCP)

DICASTERO  SANITARIO (PORTUALITA’)

“L’annessa Carta ” è un preciso quadro dell’Amministrazione Sanitaria (portuale)dell’Elba(marina
mercantile e militare).
L’isola è divisa in 5 Circondari (Portoferraio , Longone , Rio , Marciana , Campo) con complessivi 30 impiegati di
cui :
11 a Portoferraio (dove c’è un Presidente di Sanità , un Capitano del Porto , un Segretario , un Cassiere , due
Deputati  Sanitari , due Guardie Giurate , una Guardia all’Enfola , 1 Apprendista , 1 Fanalaio);
6 a Longone( un Capitano del Porto , due Deputati di sanità , due Guardie Giurate , una Guardia Giurata a
Lacona);
5 a Rio (due Deputati di Sanità , tre Guardie Sanitarie);
5 a Marciana ( due Deputati  , 1 Guardia al Porto , 1 Guardia a S. Andrea , 1 Guardia a Procchio);
3 a Campo (due Deputati a Campo e un Deputato alla Pianosa).
Su questo nuovo quadro del personale dell’amministrazione il Fantoni scrive : non differisce questo nuovo
dall’Antico che in aggiunta di due Capitani e di 2 Guardie di Sanità”

Poi il  Fantoni si sofferma sulle “principali attribuzioni del Capitano del Porto”

ATTRIBUZIONI  DEL  CAPITANO  DEL  PORTO

“La Polizia della Darsena e del Porto , il tener la Matrice dei Bastimenti , il rilascio della Patente o Spedizioni
Nazionali , un Registro di Entrata e Sortita di tutti i Bastimenti , il qual Registro deve servire a verificare quelli
della Contabilità Sanitaria onde assicurarsi della giusta esazione dei Diritti , saranno le principali attribuzioni
del Capitano del Porto.
La tariffa dei Diritti percetti dal Capitano del Porto sotto il cessato Governo vien soppressa come onerosa e
contraria al sistema Toscano.Questo Ministro non deve godere di alcun incerto ma solo di appuntamenti


fissi.Nel  piede francese oltre al Capitano del Porto a Portoferraio esistevano 4 Tenenti di Porto , uno a
Longone , il secondo alla Marina di Rio , il terzo a Campo e il quarto alla Marina di Marciana.
Da ora innanzi sono tutti inutili e quindi rimarranno soppressi ben inteso però che si stabilisce un Capitano
del Porto a Longone che avrà le medesime attribuzioni di quello di Portoferraio , meno quelle che non gli
possono competere , come la privativa del Capitano del Porto di Portoferraio , cioè di tenere la Matrice dei
Bastimenti dell’Isola e di dar loro le Regie ed Imperiali Spedizioni.
Ho detto superiormente che sono inutili Tenenti di Porto nei su nominati Porti per la ragione principale che
possono considerarsi come Porti essendo semplicemente spiagge aperte e poco sicure , ove il ministero di un
Deputato di Sanità e d’una Guardia sono più che bastanti per il servizio occorrente”
(Idem come sopra)

Quindi il Fantoni parla dei “deputati di sanità”

ATTRIBUZIONE  DEI  DEPUTATI  DI  SANITA’

“Ai Deputati di sanità i quali tanto per oggetti riguardanti la polizia che per quelli di Amministrazione
finanziaria son sempre stati  incaricati di fare il rapporto di tutto ciò che può interessare il Governo , oltre le
attribuzioni del loro ministero , non crederei incongruo di affidare l’esazione dei diritti tanto sull’esportazione del vino che sull’importazione del grano.
Un piccolo Dazzaiolo (registro di nominativi  che devon pagare tasse , dazio ndscr.) formato dal rispettivo
Cancelliere Comunitativo e sotto la di lui sorveglianza servirebbe di base ad una tale esazione.
Non verrebbero da questa sovraccaricati perché sono pochi i loro affari sanitari; e d’altronde un
emolumento o dell’uno e mezzo per cento sull’incasso  di questo Dazio supplirebbe ad aumento di
provvisione che è sommamente modica nel piede attuale.
Qualora piacesse al Governo di far esigere un tal Dazio da respettivi Camarlinghi  Comunitativi , come si fa attualmente dalle Comuni , sarebbe ciò non ostante necessario col concorso dei Deputati di Sanità giacchè
non dovrebbero permettere l’imbar5co o la partenza il disbarco o l’introduzione di generi gravati senza che prima fosse loro esibito il certificato del Camarlingo o di altro Esattore di aver soddisfatto i diritti respettivi d’introduzione e d’esportazione “
(Idem come sopra)

 

Nelle lettera  scritta  dal commissario straordinario dell ‘Elba e Piombino,conte Fantoni , a Sua Eccellenza
Corsini dell’Imperiale e Regia Segreteria di Stato in Firenze, nel dì 31 ottobre 1815,si parla di guardie
sanitarie,della darsena di Portoferraio e di contumacia.
Per le Guardie Sanitarie il Fantoni indica la necessità che due siano messe alla punta dell’Enfola e  a Campo
mentre altre due siano richiamate a Livorno poiché a Portoferraio non necessarie.
La Darsena  di Portoferraio va ripulita tutta e riscavata perché è stata “riempita di scaricamenti” .
Il tutto va eseguito ad opera del lavoro dei Forzati della Linguella: per tale motivo propone di “ripristinarli”
alla Linguella e di usarli “col doppio oggetto di fargli travagliare al ripulimento e polizia del Porto come
ancora alla nettezza delle strade della Città”.
Infine si sofferma sulla contumacia per i bastimenti  che possono portare malattie.
Osserva che a Portoferraio manca un Lazzaretto per la contumacia di rigore (quarantena di rigore) e che è
presente solo a Livorno dove le navi devono essere inviate.Propone perciò la costruzione di un Lazzaretto di
rigore all’Elba “dato che ormai è conosciuto che il porto di Portoferraio è uno dei più vasti e forse il più
sicuro fra tutti i Porti del Mediterraneo”.
Per quanto invece riguarda la contumacia di semplice osservazione (quarantena di osservazione) il Fantoni
osserva che il locale esistente a Portoferraio è indecente : “uomini e donne promiscuamente ,contro anche
la decenza,vi hanno dovuto consumare il periodo della loro contumacia”.
Perciò propone sia l’acquisto di alcune stanze contigue alla Sanità sia la creazione di un Lazzaretto di
osservazione in “un luogo detto i Magazzini delle Saline un locale più remoto dalla Città”.

GUARDIE  SANITARIE

Parlando ora delle Guardie Sanitarie che il buon servizio esige d’aumentare,premetterò allorquando il Sig
Taddei  Primo Ministro di Sanità a Livorno fu incaricato dal Sig. Governatore di portarsi in quest’isola per
visitarla in tutti i punti e fare un Rapporto generale Egli credè opportuno di  proporre che fossero distaccate da Livorno due Guardie di Sanità per Portoferraio e Longone fino alla nuova organizzazione per vigilare all’esecuzione delle operazioni e alla condotta dei Deputati e Guardie dell’isola ed il prelodato Sig.
Governatore aderì a questa proposizione inviando  già due Guardie alla diaria di lire 5 al giorno per
ciascheduna.
Quanto a me son d’avviso che possano essere queste richiamate a Livorno,il loro ministero non è
assolutamente necessario ed è d’altronde d’un aggravio non indifferente alla Cassa Sanitaria.
Ma qualora si ritenesse opportuno per il bene del servizio una ulteriore permanenza di questa guardie
nell’Isola,il bene e la convenienza del servizio istesso esigerebbe moderare l’estensione delle facoltà che
sono state loro attribuite giacchè sarà sempre incongruo che una Guardia debba sorvegliare la Condotta di
un Deputato.
Quando sarà nominato il Capitano del Porto apparterrà a lui invigilare su i Deputati medesimi ed sulle
Guardie.
Quello bensì che è necessario è di collocare una Guardia alla punta dell’Enfola e una a Campo.Questo
secondo punto è sprovvisto affatto di Guardia,non v’è alcuno fra i Deputati di Sanità che non l’abbia,tranne quest’uno ed è egualmente indispensabile all’Enfola giacchè non vi esiste ed è uno dei punti di osservazione che non conviene di lasciar sprovvisto e  scoperto.La necessità di queste guardie fu riconosciuta anche dal Sig. Taddei. Proporrei pertanto di far occupare da Sebastiano Berti Possidente di onesta famiglia e di conosciuta moralità il Porto dell’Enfola e quello di Campo da Alessandro Pisani attual Deputato onorario in detto Porto con l’annuo assegnamento a ciascheduno di lire 428 annue apri a quello delle altre Guardie.”


 

(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 265.ASCP)

DARSENA  DI  PORTOFERRAIO  E  RIPRISTINO  DEL BAGNO  PENALE

“Dopo aver parlato dei rapporti finanziari e personali dell’Amministrazione Sanitaria dell’Isola d’Elba e
proposto per gli uni e per gli altri  quei provvedimenti che ho reputato i più propri e più adatti ai bisogni,mi
resto a parlare della Darsena di questo Porto.
La Darsena di Portoferraio che presenta la forma di un vasto anfiteatro aveva una profondità d’acqua tale
che dei Vascelli di linea vi hanno potuto manovrare.Il tempo però,la negligenza di chi presiedeva la polizia
del Porto e la libertà chiunque di fare degli scaricamenti  a suo capriccio ,l’hanno oggi riempita talmente che a fatica possono approdare intorno alla calate dei Bastimenti d’una mediocre portata.
Credo dunque urgentissimo di farla riscavare e ripulire lo che potrebbe eseguirsi a mezzo dei Forzati.
Il locale detto La Linguella è sempre stato in addietro sotto il Governo Toscano il Bagno dove esistevano
continuamente circa 60 forzati. Il Governo potrebbe ripristinarli col doppio oggetto di farli travagliare al
ripulimento e polizia del Porto come ancora alla nettezza delle strade della Città per la quale la Comune
spende annualmente la vistosa cifra di lire 3000 senza per niente ottenere l’intento”

(Idem come sopra)

CONTUMACIA  DI  RIGORE  E  DI SEMPLICE  OSSERVAZIONE

Scendendo infine a parlare della Contumacia di rigore e di semplice osservazione devo avvertire quanto
alla prima che non esistendo qui alcun Lazzaretto,tutti i Bastimenti dovranno essere respinti ai Lazzaretti di Livorno. Quanto alla seconda devo dire per la verità che una cattiva stanza terrena contigua all’Uffizio di Sanità ,umida non ventilata e perciò malsana è stata finora l’unico locale che ha servito per la quarantena d’osservazione. Uomini e donne promiscuamente ,contro anche la decenza,vi hanno dovuto consumare il periodo della loro contumacia.
Quindi non posso dispensarmi dal proporre l’acquisto di alcune stanze contigue alla Sanità. Queste
dovrebbero rialzarsi e ferrate e murate le porte dalla parte della Calata sarebbero libere da qualunque
comunicazione per la parte di terra. Avrebbero l’ingresso dal Loggiato dell’Uffizio di sanità per la parte di
mare e godrebbero di una ventilazione marina purgata e sana.
Questo locale sarebbe sotto la sorveglianza immediata dei Deputati e la spesa occorrente non sarebbe
vistosa non eccedendo per approssimazione quella di 600 scudi.
Evvi ancora un luogo detto i Magazzini delle Saline un locale più remoto dalla Città che sarebbe molto
adatto per un Lazzeretto di osservazione ma la spesa sarebbe più vistosa non tanto per la fabbrica quanto
per il necessario aumento del numero delle Guardie,che nella prima ipotesi le sole giurate che stanno
all’Uffizio di Sanità potrebbero essere sufficienti.
Degno però del magnanimo cuore e benefico dell’Augusto Sovrano sarebbe la costruzione di un Lazzaretto
per la contumacia di rigore.
E’ ormai conosciuto che il Porto di Portoferraio è uno dei più vasti e forse il più sicuro fra tutti i Porti del
Mediterraneo.L’esperienza ha dimostrato che i Bastimenti che navigano per i nostri mari, in capo di
burrasche e tempeste si ricoverano in questo porto e seguitano quindi il loro cammino quando il mare ha
ripreso la sua tranquillità.
Qual vantaggio,qual risorsa non apporterebbe a questo Paese un Lazzeretto per le quarantene di rigore ?
Io non deciderò se la gravezza della spesa o la gelosia che potrebbe destare agli altri Porti Commercianti
debbano alienare dall’esecuzione di questa idea sempre più disposto al bene dei suoi sudditi  del nostro Real Padrone nel toccar questo tasto io ho creduto di non mostrarmi restìo ai voti di questi Abitanti i quali
nell’omaggio reso a S.A.I. e R. hanno umiliato al Suo trono una consimil domanda ed asseriscono di aver

riportata  la lusinghiera speranza di vederla esaudita “

(Idem come sopra)

 

La sorveglianza sanitaria non si esercitava solo sulle persone ,con la contumacia, ma anche sulle cose.
E’ quanto si apprende da una lettera scritta dal governatore dell’Elba Strasoldo a quello di Livorno il 28
maggio 1816.

“Il Deputato di Sanità di Rio ha reso conto con suo rapporto di questo giorno che essendo stato informato
che nella costa della sua giurisdizione vi erano sbarcate delle pelli di capretto e d’agnello vi ha
immediatamente spedito delle Guardi di Sanità dalle quali ne sono state ritrovate otto che prese con dei
ganci in asta sono state subito interrate con tutte le regole prescritte dalle Leggi Sanitarie”

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 5. Carta 246.ASCP)


      Marcello Camici


    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
PORTO. AMMINISTRAZIONE DELLA MARINA MILITARE E MERCANTILE.


Nel 1838 il Ferrini così parla dei porti del granducato di Toscana “…Tra i  porti che incontransi nella spiaggia
nostra , per la vastità e il commercio il primo è Livorno , cui giungono oltre 1000 bastimenti all’anno carichi di
mercanzie estere.Porto S. Stefano , Portercole , Porto di Talamone e Porto di Piombino con altri di minore
considerazione sono oggi piccoli porti per il ricovero di navi da pescatori.
Bello però e vasto è Portoferraio nell’isola dell’Elba , di qualche comodità Porto Lungone nella costa orientale
della stessa isola ,  e commerciantissimo è il porto di Marciana , meritevole di essere riguardato come la
seconda marina commerciante della Toscana” ( A. Ferrini) (1)
Quanto scrive il Ferrini è interessante perché evidenzia bene come lo stato granducale toscano ha in grande
considerazione i porti che si trovano lungo la costa i quali rappresentano territorio di confine con gli altri
stati.
L’Elba e tutto l’arcipelago rappresentano luogo dove bastimenti di altri stati transitano in quanto terre di
confine con tutte le questioni annesse alla sanità pubblica e alla dogana(passaporti , sedi consolari
 , pagamento dei diritti di portualità ecc)

Non a caso nel 1838 sempre il Ferrini scrive Dipartimento di Sanità. Presiedono alla Sanità due Governatori
civili e militari residenti come altrove dicemmo in Livorno e a Portoferraio , i quali sono ancora Presidenti di
Sanità.Questo Dipartimento dividesi in 16 Uffizi e provvede a cautelare il territorio nostro dai malori che
potrebbero infestarlo ,  per l’imprudente avvicinamento di stranieri provenienti da luoghi infetti(2)


A Portoferraio  , dunque , risiede il Governatore civile e militare il quale   , per i motivi sopra detti , è stato
individuato come Presidente di Sanità insieme col Governatore militare e civile di Livorno.
Dei 16 Uffizi in cui si divide questo Dipartimento di Sanità del granducato di Toscana , ben 7 si trovano
ubicati nell’arcipelago toscano : uno all’isola del Giglio , uno  a Pianosa ,  cinque all’isola
d’Elba(Portoferraio , Lungone , Marciana , Rio , Campo) (2)
L’organizzazione dei porti e i problemi ad essa connessi  in primis la sanità pubblica (transito di navi
infette)è iniziata pochi anni prima al 1838 e cioè nel 1815 .
E’ nel 1815 il Commissario Straordinario per l’Elba e Piombino , conte Agostino Fantoni ,  nominato in tale
veste da Ferdinando III Asburgo Lorena , si trovò la responsabilità di dovere organizzare sull’Elba la nuova
amministrazione granducale succeduta in forza del trattato di Vienna a quella francese napoleonica.
E’ dunque nel 1815 che si gettano le basi  di quanto descritto dal Ferrini nel 1838 in relazione ai
dipartimenti  di sanità di marina mercantile e da guerra.
Il 15 ottobre 1815 il Fantoni redige lo “Stato Generale di Entrata dell’isola d’Elba” che invia al Direttore
della Segreteria di Stato in Firenze.
Le entrate totali per l’anno 1814 sono pari a lire toscane 180430 e le voci di entrata che concorrono
maggiormente sono i “Diritti di Sanità “(lire 24100) lo “Ancoraggio sui Bastimenti Esteri” (lire 11905) e i
“Diritti degll’Invalidi e di TrasportI”(lire 11905).
Scrive il Fantoni nelle “Osservazioni” che “Il diritto degl’Invalidi si forma di 45 centesimi il mese per ogni
Marinaro navigante.Questa percezione è odiosa e inesigibile .Non si può contare che su i Diritti di
Passaporti cioè sopra sole lire 3500”

(Affari  Generali del  Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816..
Filza 2. Carta 226.ASCP)

L’amministrazione dei porti all’Elba rappresenta voce di entrata importante per le casse dello stato
granducale.

Il 25 ottobre 1815 il Fantoni scrive una lettera a S.E. Corsini (3) , direttore dell’Imperiale e Regia Segreteria di
Stato in Firenze: una lettera che è memoria  davvero importante ed interessante perché in dettaglio  fa
sapere come era amministrato il porto di Portoferraio(marina militare e mercantile) durante il governo
francese e come lui intende e propone di modificare tenendo conto delle leggi e regolamenti del nuovo
governo granducale.

“Sotto il Governo Francese , oltre l’Uffizio della Sanità esisteva in Portoferraio un Commissariato di Marina
che sorvegliava l’amministrazione degl’Impiegati su i Bastimenti dello Stato , la Polizia della Navigazione , la Coscrizione ed Iscrizione Marittima e tutto ciò che ha rapporto all’Amministrazione della Marina Militare edella Marina Mercantile.

Il Capitano del Porto apparteneva a quest’Amministrazione o Commissariato ma le di cui attribuzioni si
limitavano ad oggetti di poca entità. Egli non era incaricato che della Polizia della Darsena , della
Distribuzione dei Posti ai Bastimenti nel Porto , di proibire gl’ingombri delle Calate e d’altri piccoli oggetti diPolizia.

Ma nel Sistema Toscano non si conosce Commissario di Marina che ha per oggetto la polizia marittima , di
fare le requisizioni , di tenere i registri dei Marinari di cui lo Stato può aver bisogno per l’armamento dei suoi Porti è affidata ai Commissari di Guerra.
Il Capitano del Porto in Toscana appartiene alla Amministrazione Sanitaria; le di lui incombenze sono molto più estese ed interessanti che nel sistema francese.

E’ indispensabile che quello cui sono affidate sia di un conosciuto attaccamento al Governo onde possa
sorvegliare all’occorrenza tutti gli arrivi e persone sospette  e che unisca all’onoratezza e alla moralità anche una piena intelligenza e abilità per il disimpegno delle sue funzioni.
Oltre le attribuzioni  sopra espresse egli è altresì incaricato dell’Amministrazione della Marina Mercantile , la quale consiste nel tener la matrice o Registri dei Bastimenti di Commercio e di Marinari; di dare agli uni ed agli altri le dovute spedizioni e di tenere un Registro d’Entrata e di Sortita di tutti i Bastimenti che arrivano e partono dal Porto”

(Affari Generali del  Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo
1816.Filza 2.Carta 256.ASCP)

 

(1) “Descrizione geografica della Toscana compilata dalla Ab.A. Ferrini secondo gli ultimi riordinamenti
        politici , governativi e giudiciarj” pag. 40-41. Tipografia all’insegna di Clio.Firenze 1838.

(2) Idem come sopra  , pag 56-57.Tipografia all’insegna di Clio.Firenze 1838.

(3) Il principe Corsini è ministro granducale degli esteri e delegato a rappresentare la Toscana a
       Vienna.Nel congresso delle grandi potenze europee , si occupava anche della questione
       dell’Elba , interessandone soprattutto il principe di Metternich , cancelliere imperiale.

Sulla riorganizzazione dell’amministrazione portuale , continua il commissario Straordinario Fantoni a
parlarne  nella sua lettera-memoria  del 25 ottobre 1815 indirizzata a S.E. Corsini , direttore dell’Imperiale e Regia Segreteria di Stato (Ministero degli Esteri) granducale.

Trova e descrive una situazione disastrosa  , insostenibile che Napoleone Bonaparte ha lasciato
nell’amministrazione del porto di Portoferraio e che riguarda anche l’esistenza  di un tentativo di truffa.

SITUAZIONE  DISASTROSA

“Il posto di Capitano del Porto è provvisoriamente occupato da Giuseppe Barsaglini in rimpiazzo di
Francesco Filidoro nativo di Bastia domiciliato in Portoferraio ove ha moglie  e figli.
Questo è quel Filidoro che viene addebitato di aver seguito Bonaparte nell’ultima sua impresa quando
abbandonò quest’isola per tornar nuovamente in Francia. Di più avendo fatto ritorno in Portoferraio proprio in Corsica è tornato a promuovere una Rivoluzione a favore di Bonaparte e fu allora ch’ei lasciò qui a far le sue veci il nominato Barsaglini il quale non ha alcun titolo legale per continuare nell’esercizio di quest’Impiego.
Questo Filidoro è quell’istesso che fu arrestato e messo in carcere a Livorno come persona sospetta e quindi è chiaro che non può meritare la confidenza del Governo come non gode la fiducia d’una gran parte di questi Abitanti.
Da tutto ciò emerge la necessità di rimpiazzar  quest’Impiego.
Ma prima di prendere a nominare Soggetti che vi concorrono mi sia permesso di rilevare che tutte le
considerazioni politico-amministrative ed economiche fanno sentire la necessità di sopprimere questo
Commissariato di Marina e di riunire all’Amministrazione Sanitaria quelle incombenze che erano nell’antico sistema di sua primitiva competenza.
La montatura attuale di quest’Amministrazione , i suoi Regolamenti  e i suoi Impiegati riconoscono una
istituzione vaga e confusa complicata ed oscura dispendiosa e illegittima.
Ora è il prefetto di Tolone da cui si vuol far dipendere ora è il Ministro della Marina ora il Governatore
dell’isola ora il Generale Comandante Dalesme.”

( Affari generali del commissario straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2. Carta 256.ASCP )

TENTATIVO DI TRUFFA

Ed ecco ora che il Fantoni  descrive un tentativo di truffa :

L’esame dei Registri di Spesa che io mi son fatti rappresentare  , l’ispezione che ho portata attentamente su i titoli e nomine degl’Impiegati mi hanno convinto che questo nodo gordiano non si può sciogliere che col taglio.
E’ inconcepibile infatti come una somma di 50 mila franchi a cui ascende nel budget firmato da Napoleone la spesa  per il 1815 in un altro budget firmato dal Generale Dalesme per comodo forse del Commissario Pieche  non si sa in qual giorno ma probabilmente nel giorno che precede la sua partenza dall’isola colla Truppa Francese  ,  questa somma sia convertita in quella di 160 mila franchi.
Il sospetto di mala fede nella condotta del Sig. Pieche si induce con tanto maggiore fondamento in quanto che ho sicura notizia che il Consiglio di Amministrazione dell’isola , che dopo la partenza di Napoleone aveva la possibilità di fissare provvisoriamente il trattamento degl’Impiegati di Marina , salva la Sovrana Approvazione , trovò eccessivo ed esagerato il progetto che gli fu presentato dal Sig. Pieche ;ne sospese l’esecuzione invitando il Sig Generale Dalesme di darne parte al Ministro della Marina per attenderne gli ordini; e stabilì che provvisoriamente gl’Impiegati della Marina dovessero mantenersi sul piede in cui eran alla partenza di Napoleone.
Quindi fa molta sorpresa ed amarezza il veder riprodotto firmato dal Sig Pieche ne 23 giugno passato quel Budget (     ) che fu rigettato dal Consiglio di Amministrazione , il quale se oggi si vede munito della firma del nominato Dalesme è forza concludere che tale approvazione è stata meramente officiosa senza prender nemmeno cognizione di ciò che conteneva , poiché non è presumibile che quel Generale che non doveva forse ignorare l’esistenza di un altro Budget firmato nel 7 Maggio da Napoleone , volesse aomentare la spesa con tanta vistosità da 50 mila ai 160 mila franchi.”

(Idem come sopra)

CONCORRENTI  ALL’IMPIEGO DI  CAPITANO  DEL PORTO

Dopo aver scritto quanto sopra il Fantoni continua parlando dei “concorrenti all’Impiego di capitano del
Porto”. Ne esclude subito uno , Francesco Filidoro , bonapartista ,  mentre sugli altri passa ad una fine
dissertazione:

“Dopo di aver di volo fatta menzione dell’irregolarità che presenta l’attuale Amministrazione di questo Commissariato di Marina  di cui propongo la soppressione rilasciando alla Clemenza di S.A.I e R. il decidere  della sorte del Sig. Pieche e suo figlio , dovendo osservare che 21 anni è domiciliato in quest’isola e diventò proprietario di alcuni stabili , scendo a parlare dei Concorrenti all’Impiego di Capitano del Porto.
Sono questi
1. Gio. Batta Alieti di Portoferraio
2. Camillo Fiorentini , Comandante lo Sciabecco la Tisbe
3. Lorenzo Piochi di Longone e
4. Francesco Filidoro
Di quest’ultimo avendo rilevato superiormente le ragioni per le quali non pare che possa meritare la
considerazione parlerò solo degli altri tre”

(Idem come sopra)

Sull’Alieti afferma che è “attaccato al Governo” che ha “sofferto delle  persecuzioni dal passato governo
francese” e perciò gode di “buona moralità e condotta” .
Non ha però titoli legali per “essere preferito” ed inoltre , continua il Fantoni , è venuto a conoscenza  dal suo predecessore nell’isola Sig (    ) che avendo istruito una supplica di detto Alieti pur meritandone dava però impressione ,  l’Alieti ,  di essere animato da spirito di vendetta e rancore verso i concittadini in particolare quelli di  Portoferraio.
Il Sig Camillo Fiorentini ha il merito di un lungo servizio presso il Governatore di Livorno nella Regia Marina in cui dopo 46 anni di servizio è giunto al grado di Maestro di Nave  ma non è ritenuto possedere quelle cognizioni “che si richiedono per ben disimpegnare le incombenze”
Lorenzo Piochi è invece quello “che riunisce maggior requisiti per essere preso in considerazione” in quanto ha svolto l’attuale funzione di Percettore delle Contribuzioni del Cantone di Longone “con zelo e fedeltà avendo in avanti percorso la normal carriera militare incominciando dall’anno 1777”




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
PRENDITORIA  DI  LOTTO ALL’ISOLA D’ELBA.

 



Nel 1739 avviene l’istituzione del gioco del lotto nel Granducato di Toscana.
Ottavio Cataldi ebbe in appalto il gioco per nove anni: gli era anche concesso di accettare giocate sui lotti
esteri quali Roma , Milano , Venezia , Torino , Napoli , Palermo.
Le estrazioni venivano effettuate a  Firenze  , Pisa e Livorno.
Le ricevitorie chiamate “prenditorìe”erano obbligate a tenere dei registri  sui quali erano riportate le
giocate.
Gli appalti perdurarono fino al 1784 quando lo stato granducale toscano assunse direttamente
l’amministrazione del gioco del lotto senza alcuna variazione del regolamento del gioco stesso.
Nel 1802 col Regno d’Etruria ,  succeduto al Granducato  , il gioco del lotto continuò senza variazione alcuna
mentre più tardi  , con la dominazione francese , fu introdotta la Lotteria Imperiale di Francia con le sue
regole. Restaurato nel 1815 il Granducato , si ritornò alla precedente amministrazione fino al 1821 quando
Ferdinando III Asburgo-Lorena   riformò il gioco del lotto dando quella impostazione che verrà poi presa ad
esempio quando dopo il 1860 con la formazione del Regno d’Italia si rese necessaria una legislazione sulla
materia che fosse uniforme a tutte le regioni.
Ad ogni 4000/5000 abitanti corrispondeva una ricevitoria.
Ogni ricevitore poteva nominare sostituti nelle zone circostanti per la raccolta del gioco ,
Le giocate possibili erano l’estratto semplice , l’estratto determinato , l’ambo determinato , l’ambo e il terno.
Le puntate potevano essere accettate dai ricevitori solo sull’estrazione della settimana in corso e non era
permesso giocare a credito.Le estrazioni erano 48:circa una metà effettuate in Toscana le altre facevano
riferimento al lotto di Roma.
Il recipiente per l’imbossulamento dei novanta numeri era di forma ellissoidale e ottagona.
I numeri dovevano essere riportati  sia in lettere che in numero su fogli quadrati a loro volta inseriti in
contenitori di cartone identici fra loro.
A questi numeri corrispondeva il nome di una fanciulla bisognosa  nubile , compresa fra i 16 e 30 anni , di
provata moralità , alla quale in caso di favorevole sorteggio veniva attribuita una dote di lire cento.
Nel 1815 anche all’Elba si procedeva all’istituzione di una Prenditorìa di Lotto.
Paolo Serafini Auditore del Governo in Livorno scrive al Commissario Straordinario dell’Elba , Fantoni ,  per
avere “le più accertate notizie sulle qualità e moralità” dei “Postulanti una Prenditorìa di Lotto in
Portoferraio”.
Queste notizie devono essere tali  da poterlo mettere in condizione di dare quella informazione di cui è
stato incaricato.
La “Prenditorìa di Lotto” è istituita da Sua Altezza Imperiale e Reale e le notizie , le informazioni che il
Serafini  è stato incaricato a fornire serviranno a scegliere quale postulante è idoneo.
Ed ecco  , il 21 ottobre 1815 , la risposta del Fantoni(commissario straordinario dell’Elba) al Serafini (Auditore
del Governo in Livorno).

 

“Tre sono le suppliche che VS. Ill.ma si è compiaciuta trasmettermi colle pregiatissime sue de’ 25 settembre e 6 ottobre corrente dei Postulanti una Prenditorìa di Lotto in Portoferraio cioè

1. Luigi Pinotti
2. Ferdinando Arrighini  e
3. Gaetano Savi

Il secondo di questi , cioè l’Arrighini non è nativo né domiciliato in quest’Isola , a tenore anzi di quanto espone nelle ingiunte sue preci è impiegato in una delle Ricevitorie di codesta città , onde VS. Ill.ma potrà procurarsi costì sulla di lui moralità e condotta le opportune notizie.

Parlando degli altri due Concorrenti alla Prenditoria di Lotto  , che potrà piacere a S.A.I. e R. d’istituire in
questa Città , sono in grado di assicurarla che riuniscono entrambi i requisiti di onoratezza e di capacità , comepotrà compiacersi di rilevare dalle ingiunte Repliche dell’Intendente di quest’isola.

Non sfuggirà alla penetrazione di VS. Ill.ma che il Pinotti può meritare di essere preferito non già perché in questo si affacci qualche eccezione ma perché l’altro presenta dei titoli che possono in modo più speciale esigere i benigni Sovrani riflessi.

Il Pinotti ha il requisito di aver prestato i suoli servigi all’Augusto Genitore del nostro attual Sovrano nel
Reggimento Real Toscano prima che i Francesi occupassero la Toscana.

In seguito ha ritratta una onorata sussistenza esercitandosi nella professione di Scritturale e Maestro di
Scuola , ove riscuote una vantaggiosa reputazione.

Qualora pertanto non sia sprovvisto di mezzi di cauzione che credo inerente alla natura del posto , sarei di sentimento che potesse essere anteposto al savi , che nella doppia qualità di Possidente e Negoziante non ha bisogno di una nuova risorsa per migliorare di condizione;
e che è d’altronde mancante di quei titoli ai quali vuolsi sempre deferire da un giusto Governo ove si tratti di accordare ad uno piuttosto che ad un altro qualche Sovrana Beneficenza 21 ottobre 1815”

(Affari Generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816.
Filza 2. Carta 236.ASCP)

Quanto sopra è evento importante perché all’Elba prende vita il gioco del lotto che è tuttora in essere.

 

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LAVORI  PUBBLICI  ALL’ISOLA  D’ELBA.
MIGLIORAMENTO  DELLA  QUALITA’ DELLA  VITA  NELLE CARCERI.

 


 

Il commissario straordinario per l’Elba e Piombino , conte Agostino Fantoni , che per conto di Sua Altezza
Imperiale e Reale , il Granduca Ferdinando  III ,  fu nominato ad  amministrare l’immediato periodo post-
napoleonico  nei territori che erano stati  occupati dai francesi  , trovò una situazione carceraria che all’Elba
era disastrosa.

E’ quanto si apprende da una relazione dello stesso Fantoni:

“….Carceri.
Le carceri che nel sistema francese doveano essere divise in varie Classi , in Portoferraio sono tutte d’una
qualità , cioè cattiva senza ventilazione e per conseguenza malsane , specialmente nella stagione estiva in cui l’aria mefitica che si respira nelle medesime fa ammalare quegli infelici che vi sono destinati a languire ed è della più grande importanza e necessità che il Governo si occupi per il loro miglioramento”

(Affari generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1°settembre 1815 al 16 marzo 1816.
Filza n 3.Carta 379.ASCP )

Si apprende ancora da un relazione dello stesso Fantoni quanta  era la spesa pubblica per “Pigione carceri
presso le Comuni” e per il “Mantenimento dei Carcerati” nell’anno 1815.
La voce di spesa “Mantenimento dei carcerati”  ,  per un totale di Lire toscane 2382.1.4 ,  la si ritrova ripartita
a carico di ogni comunità dell’isola(Portoferraio , Marciana , Poggio , Marina di Marciana , San
Piero , S.Ilario , Capoliveri , Lungone , Rio , Marina di Rio ).
Ciò non deve sorprendere poiché per ogni comunità era previsto un giudice di pace con compiti di
amministrazione della giustizia in prima istanza.
La voce di spesa per pagamento “Pigioni delle Carceri presso le Comuni” è pari ad un totale di  lire toscane
1362.7.2

Dal carteggio del governatore militare e civile dell’Elba , conte Strasoldo , si apprende che il Granducato di
Toscana , preso atto della orrenda situazione carceraria si dette da fare per migliorarla a cominciare proprio
dalla qualità della vita dentro le carceri e non solo in quelle dell’Elba ma di tutto il Granducato.
Il 29 aprile 1816 il devotissimo servitore A. Puccini dalla Presidenza del Buon Governo in Firenze invia una


“Circolare relativa al servizio delle Carceri…perché osservato sia ovunque un sistema uniforme e costante in questa parte di servizio , saranno portati ad esecuzione i seguenti Ordini ed Istruzioni” .

(Affari generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 3.Carta 165.ASCP)

Seguono quindici Ordini ed Istruzioni per  procedere  alla creazione di un inventario di tutto quello che è
contenuto  dentro le carceri granducali  dai mobili , ai materassi , alle coperte , stoviglie ecc.

I°.     Dovrà essere riscontrata il dì 1 Maggio 1816 la quantità e la qualità dei Mobili esistenti in ciascuna delle Carceri del Gran-Ducato e confrontata con l’Inventario dei medesimi che si ritrova nei Tribunali

II°. Assisteranno a questa operazione il Giusdicente ed il Cancelliere Comunitativo alla presenza del
Consegnatario attuale

III° Saranno concordati uno o più Periti per eseguire la stima di detti effetti e la differenza in meno della stima fissata nell’Inventario già esistente diverrà a favore della Cassa fiscale  , un Debito del Consegnata
ario come quello che ha fin qui lucrata l’antedetta indennità e sarà steso l’Atto di questa Perizia da
firmarsi anche da detto Consegnatario…..”
(  Idem come sopra  )

Quindi si ordina che sia formato un nuovo Inventario per ogni stabilimento carcerario , individuando nel
“Custode” un preciso responsabile insieme col Giusdicente”.


Si ordina infatti che in ogni mese e in giornate non fisse per mezzo del Giusdicente  , che dovrà farsi
assistere dal Cancelliere Comunitativo , la visita e riscontro , capo per capo , con l’Inventario alla mano , di tutti i Mobili , per verificare se si conservano dal Custode con quella attenzione che conviene ,  e se il consumo è corrispondente all’uso  ordinario e  regolare dei Mobili o se questo è eccessivo.
Se sarà trovato dell’abuso , perché il Custode non abbia procurato che i Materassini e Coperte in specie siano di tempo in tempo messe all’aria , acciò si prosciughino , e si purghino , sarà responsabile personalmente dei danni che la sua incuria potrà aver cagionati….

“XV°. I Giusdicenti ai quali incombe di prestare tutta l’attenzione per l’interesse del R. Fisco , avranno una
speciale cura che non si introducano abusi , che le Materasse  e Coperte ed ogni altro Attrezzo sia conservato
colla diligenza maggiore e che le Visite Mensuali non siano atti di pura formalità ma servano all’oggetto
preciso ed al fine economico per cui sono state ordinate”

(Idem come sopra)

Dopo avere preso provvedimenti riguardanti la qualità della vita dentro le carceri ,  il Granducato di
Toscana passò a mettere in atto importanti lavori pubblici riguardanti l’edilizia carceraria.
E’ quanto si apprende da una circolare scritta ed inviata dall’Uffizio Fossi di Pisa nel dicembre del 1818 al
Cancelliere Comunitativo dell’Elba.
Si tratta di riparazioni alle carceri già esistenti e della creazioni di nuove al palazzo della Biscotteria a
Portoferraio.

“Circolare 1424.

Ecc.mo Signore

Non convenendo procrastinare ulteriormente le riparazioni necessarie a codeste Carceri per attendere
dall’Architetto Sig. Benini il dettaglio preciso degli altri lavori indicati nella sua Relazione de 7 Febbraio
decorso e che rimangono per ora in sospeso , approvo che l’esecuzione delle medesime venga data in Accollo salva la Sanzione di questo Dipartimento al minore e migliore offerente ai Pubblici Incanti sulla somma di lire  9984.9.10 a cui si fa ascendere il loro costo con l’ultimo dettaglio potuto ottenere dal Sig. Benini medesimo e che differisce dalle Somme da esso prognosticate in quelle del febbraio e luglio decorso.
Ritornandole quindi tutte le piante e stime comunicatemi le respingo ora il quaderno d’oneri e condizioni a
cui deve farsi l’aggiudicazione e che ho dovuto in alcune parti variare essendomi sembrato irricevibile  e
capace di allontanare ogni giudizio (   ) al condizione appostavi d’eseguire senza alcuna indennità , purchè
isolatamente non passasse la spesa di lire cinquanta….
Ugualmente insolita e gravosa doveva necessariamente sembrarmi l’altra condizione per cui l’Architetto
assistente si assegnava la retribuzione del tre per cento sul prezzo dell’aggiudicazione ed essendo però
anche questa da me stata soppressa la Magistratura potrà incaricare di tale assistenza il mio Perito
commerciale o volendo ancora altro soggetto capace a cui l’autorizzo a promettere a lavoro ultimato una
discreta recognizione.
Desidero pure che la Magistratura concerti con S.E. codesto Sig. Governatore la nomina di due Deputati
onesti che in unione al detto Perito invigilino ed assistano alla buona esecuzione dei Lavori medesimi.
Dovendo procedere agli incanti è indispensabile onde non incorrere in pregiudizi che la Perizia sia riportata in Carta bollata e registrata e nel modo di ciò fare Ella potrà concertarsi con codesto Ministro Esattore del Registro.
Inoltre avendo osservato che nel dettaglio presentato dal Sig. Benini vi sono rapporto ed osservazione di
lavori e qualità di materiale alcune condizioni non riportate nell’ultimo , o converrà che ambedue siamo
riportate nel Contratto o che Ella onde non dar luogo a contestazioni si compiaccia aggiungere a tutto ciò
che è nell’altro e che il Sig. Benini ha omesso. Nell’atto poi di rendermi conto del resultato degli Incanti Ella si compiacerà di rimettermi la minuta del Contratto da stipularsi per mezzo di Notaro perché la Comunità possa prendere le sue prescrizioni su i Beni del Cottimante e suo Mallevadore e le raccomando d’usare la massima precisione nei termini e condizioni da inserirsi nel Contratto medesimo onde non abbiano in alcun tempo ad insorgere difficoltà sull’intelligenza delle medesime che impegnino la Comunità in questioni.
La prego ugualmente a procurare che tutto si faccia con la massima sollecitudine e regolarità e che non
manchi un buon Cottimante per evitare il caso che i lavori debbano farsi a nota e per conto della Comunità.


Ed in attenzione di suoi ulteriori riscontri passo a segnarmi con la solita distinta stima.
Di VS Ecc.ma
Pisa dall’I. e R. Uffizio dei Fossi
Lì 2 Dicembre 1818
Dev.mo Serv.re
G. Mecherini”

(Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa  dal 1815 al 1817.C65.Carta 465.468.ASCP)

Allegata alla presente circolare è un contratto che lo stesso Mecherini invia alla Magistratura Comunitativa
di Portoferraio.

Il titolo di tale contratto è “Condizioni ed Oneri che dovranno osservarsi dall’Aggiudicatario dei lavori delle
nuove carceri e miglioramento delle attuali nel Fabbricato della Biscotteria in questa città di Portoferraio”.
E’ costituito da quattordici articoli.

Questo carteggio tra Cancelliere Comunitativo dell’Elba e Provveditore Soprassindaco dell’Uffizio Fossi di
Pisa è interessante perché evidenzia bene come i lavori pubblici di qualsiasi natura per essere eseguiti dalla
Magistratura Comunitativa dovevano avere l’assenso superiore dell’Uffizio Fossi di Pisa.
E’ inoltre interessante perché evidenzia  un modo di procedere assai frequente della pubblica
amministrazione granducale nell’esecuzione di lavori pubblici.

In questo caso i lavori vengono dati in accollo mediante pubblico incanto al minore e miglior offerente sulla
somma stimata per l’esecuzione dei lavori , somma stimata da un perito nominato dalla Magistratura , in
questo caso l’architetto Benini.
Avvenuto il pubblico incanto ,  l’aggiudicazione dei lavori  e prescelto l’Accollatario Cottimante , questi
doveva stipulare con la Magistratura le condizioni del contratto: nella stipula di questo contratto
l’Accollatario Cottimante doveva indicare un Mallevadore  da lui scelto ma che doveva essere accettato
dalla Magistratura Comunitativa.

Il lavoro è eseguito a ‘cottimo’: la  retribuzione del lavoro è riferita alla quantità di prodotto lavorato.
Ciò vale a dire che più si produce più si viene retribuiti.
Questo tipo di lavoro è infatti direttamente controllato dalla Magistratura Comunitativa che disponeva
“deputati” , persone di sua fiducia in genere facenti parte della stessa Magistratura  , che durante
l’esecuzione dei lavori controllavano il lavoro e nella sua quantità e nella sua qualità.

Anche queste condizioni stipulate dalla Magistratura Comunitativa  dovevano avere l’assenso superiore
dell’Uffizio dei Fossi di Pisa.
In  questo caso il “quaderno d’oneri e condizioni” viene respinto dall’Uffizio Fossi di Pisa.




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
SERVIZIO POSTALE ALL’ISOLA D’ELBA.
INEFFICIENZA E RICHIESTA DI RIFORMA.

 


Prima del 1801 l’Elba era divisa fra tre sovrani.
Portoferraio ,  che apparteneva al Granducato di Toscana  , comunicava con Livorno tramite una strada
litoranea  che passava da  Torre Nuova  vicino a Piombino.Una barca da Portoferraio portava una volta la
settimana la posta a Torre Nuova e viceversa.
Longone che apparteneva a Napoli comunicava con questa città una volta al mese  tramite Santo Stefano o
Talamone (stato dei Presidi).
Il resto dell’isola che era sotto il dominio della Signorìa degli Appiani corrispondeva da Rio Marina con una
barca due volte la settimana  con Piombino.
Dopo il 1801 , annessa l’Elba alla Francia ,  la corrispondenza  partiva una volta la settimana da Portoferraio
per Piombino: da qui  continuava per le diverse destinazioni.
Una volta la settimana la posta da Piombino  giungeva a Portoferraio dove si faceva la distribuzione delle
lettere fra i diversi comuni dell’isola.
Tra il 1814-15 , occupato Piombino dalle truppe austriache ,  a Napoleone che era stato confinato all’Elba non
conveniva che la corrispondenza dall’Elba passasse nelle mani di impiegati che dipendevano da un governo
a lui ostile.
Dette incarico a Bertrand ,  gran maresciallo di Palazzo  ,  di consultare l’Intendente Balbiani  per sentire cosa
consigliava di fare.Costui ebbe a dire  e consigliare di avvicinarsi all’antico sistema .Perciò indicava una
barca equipaggiata di 5 uomini per il trasporto della corrispondenza a Piombino e viceversa : da Piombino
poi , un uomo a cavallo , doveva portare la corrispondenza  a Livorno direttamente. (1)
Fuggito Napoloene dall’Elba questo servizio postale  lo ereditò  il restaurato Granducato di Toscana e il
conte Fantoni , inviato in qualità di commissario straordinario  , del servizio postale parla brevissimamente in
una sua relazione “….Poste.Vi era una direzione delle poste per l’isola d’Elba in Portoferraio”

(Affari generali Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
3.Carta 379.ASCP)

Sempre dallo stesso Fantoni  si viene a sapere nello “Stato generale di Entrata dell’isola d’Elba “ (Affari
generali del Commissario Straordinario dell’isola d’Elba dal 1° settembre 1815 al 16 marzo 1816.Filza
2.Carta 226.ASCP) da lui inviato al Direttore della Segreteria di Stato in Firenze , il 15 ottobre 1815 ,  che
l”ammontare della rendita in un anno” del “prodotto della Posta “ è pari a lire toscane 4764.

Ma il conte Fantoni non parla dell’efficienza del servizio.

Ne parla invece il nuovo Governatore militare e civile dell’Elba , conte Strasoldo ,  che non soddisfatto di tale
servizio così scrive  , nel marzo del 1816  ,  al Soprintendente Generale delle Poste in Firenze:

“Soprintendente Generale delle Poste. Spedita 30 marzo 1816.

Il corso di posta da qui a Piombino è affidato ad un tal Del Buono il quale fa il detto passaggio con una
piccola barchetta condotta da lui stesso e da due ragazzi suoi figli. Ne segue da ciò che ad ogni più piccola
intemperie di stagione , ad ogni più leggero vento contrario egli non può arrischiarsi a fare il suo tragitto e la
posta resta così sospesa ora per otto ora per dieci e talvolta fino a 15 giorni.


Molti sono gli inconvenienti che derivano da una tale incertezza  di corrispondenza la maggior parte dei
quali vanno a colpire direttamente il servizio  , il Commercio e l’interesse istesso  dell’Amministrazione dell
R.R. Poste. Si comprende facilmente  il (   ) che ne risente il pubblico servizio mentre l’andamento degli affari
anche i più urgenti è ritardato molte volte per tal motivo per un lasso di 16 o venti giorni ed è egualmente
facile a vedersi il danno che ne deriva a codesta R. Amministrazione mentre in vista appunto dell’incertezza
del corso della posta la maggior parte delle lettere vengono dirette per la posta di Livorno per mezzo delle
frequenti occasioni che si trovano per detta Città.
Sembra perciò indispensabile e spero che VS Ecc.ma ne sarà egualmente persuasa una riforma di questa
sistema  che l’esperienza ha dimostrato non troppo plausibile; e quando anche ciò dovesse produrre una
maggiore spesa per l’Amministrazione essa sarebbe compensata dalla maggiore impostatura di lettere e
potrebbe esserlo anche maggiormente ove occorresse da un aumento di tassa da farsi alle lettere  , di cui per
quanto ho potuto rilevare sarebbero ben contenti questi Abitanti quando potessero ottenere un corso di
posta meno incauto ed al più possibile regolare.
Se VS Ill.ma mi convenisse in questa mia opinione e favorisse darmene un accenno io mi occuperei subito
della proposizione per questa riforma di concerto col Sig Cantini Direttore delle R.R. Rendite e di altri
Impiegati che ne conoscono al più di me il bisogno”

(Affari generali del  Governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza 1.Carta 81.ASCP)

(1)  In Vincenzo Mellini “L’isola d’Elba durante il governo di Napoleone I” pag. 63.
  Firenze. Stab. Tip. Del “Nuovo Giornale” 1914.

 

Dopo che Sua Eccellenza il Sig. Conte Cavaliere Rambaldo Strasoldo di Villanova  , Tenente Generale e
Governatore Militare e Civile dell’isola d’Elba ,  ha scritto nel marzo 1816 al Soprintendente Generale delle
Poste in Firenze , lamentandosi  della non efficienza del servizio postale esistente all’Elba chiedendone una
riforma ,  arriva , nell’aprile del 1816 ,  una risposta da Pietro Salvetti  , soprintendente generale delle Poste a
Firenze:

“Eccellenza

Mi sarà sempre grato qualunque rilievo di VS Eccellenza tendente a migliorare dell’isola d’Elba con il
Continente da me provvisionalmente affidato per un anno al padrone della Barca Corriera Pasquale Del
Bono , al quale viene corrisposta la mensuale assegnazione di lire centocinquanta come l’E.V. avrà luogo di rilevare dalla Copia autentica  del contratto che esiste presso il Sig. Gio Franco Paolini Amministratore della Posta in Portoferraio.

L’articolo secondo di detto Contratto è abbastanza chiaro perché il Del Buono armi una Barca con quattro
uomini robusti ed un Pilotino al timone e mi pare che questi siano  sufficienti a regolare il trasporto di due
volte la settimana dette lettere da Portoferraio a Piombino e viceversa.
Sul tempo contrario non può prevedersi misura alcuna e se V.E. interrogherà i più anziani abitanti
dell’Isola , potendo ancor Io confermare quel che può dirsi da essi , ho memoria che attesi i tempi contrari
siano stati mancanti nel Continente delle Lettere dell’Isola d’Elba fino un mese per volta.

Se peraltro V.E. crede che il Del Buono non faccia il suo dovere può anche rimuoversi in tronco , ma io non sarei in grado di proporre a S.A.I. e R. un’aggravio maggiore di quello che porta attualmente la Barca
Corriera in lire centocinquanta al mese e non sarei tampoco in grado di proporre un aumento sulla Tassa di affrancatura delle lettere , giacchè interprete dei sentimenti Sovrani e delle Leggi  ultimamente emanate i popoli di codesta Isola devono essere trattati  a tutti gli effetti  come gli altri sudditi in generale della Toscana. Giacchè vedo che V.E. non suggerisce un miglior sistema  per assicurare l’andamento del Carteggio  e renderlo più regolare anche col sentimento del meritissimo  Sig.re Cantini Direttore delle Regie Rendite  , io gradirò di sentire le graditissime di Loro proposizioni e non ho difficoltà alcuna  occorrendo , di passare alla Comunità di Portroferraio quella stessa somma di lire Centocinquanta al mese per il trasposto due volte la settimana  del carteggio allorchè sarà terminato il contratto con il Padrone Del Buono e anche avanti , quando sia evidentemente dimostrato che non fa il suo dovere ed allora il Governo , i Funzionari Pubblici ,  e tutto il Pubblico dell’Isola d’Elba sarà ben contento di un provvedimento che in sostanza sarà stato scelto da loro medesimi.
Profitto di questo riscontro per rassegnarle il mio più distinto ossequio.
Di Vostra Eccellenza


Firenze dal Dipartimento Generale delle Poste.
Lì 4 Aprile 1816.
Dev.mo Obb.mo Serv.re
Pietro Salvetti”

(Affari Generali del  Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 1.Carta  80.ASCP)

Da questa lettera si viene a conoscere nome e cognome del direttore  , ”Amministratore” ,  della “direzione
delle Poste dell’isola d’Elba” , (Regio Ufficio di Posta)direzione che era stata segnalata nel rapporto citato del
conte Fantoni essere presente sull’isola d’Elba ma senza nome e cognome .


Ora ne veniamo a conoscenza : Gio. Franco Paolini.
Questo è una conoscenza importante perché viene a confermare che a Portoferraio esiste una direzione
postale dove viene smistata la corrispondenza  , in arrivo e in partenza.
L’intervento del governatore Strasoldo per ottenere un miglioramento ,  una “riforma “ del servizio
postale , non ebbe successo .
Nell’ottobre del 1816 in questi termini Pietro Salvetti , direttore del Diaprtimento generale delle poste così
scrive a Strasoldo:

“Eccellenza

Il regolamento per l’andamento Postale fra l’isola d’Elba e Piombino due volte per settimana incontrò
l’approvazione con Rescritto Sovrano de 28 Giugno 1816.
Io non posso in verun conto variare questo Regolamento che ha prodotto un duplice andamento
settimanale del Carteggio tra l’isola d’Elba e il Continente.
Prima la corrispondenza era una volta la settimana e i militari non hanno mancato mai (   )  , perché la
dogana ha l’ordine di supplire ai bisogni del commissariato di guerra.
Per rimediare la ritardo che può occasionare il mare contrario in pregiudizio di codesto commercio , per
quanto è in mio potere , ho dato commissione al Sig. Amministratore Paolini di prendere quegli espedienti
che riterrà opportuni quando osserverà che il carteggio possa rimanere per il vento contrario giacente nel
suo ufficio più di una settimana , non potendo accordare regolarmente somma maggiore al Padrone Del
Buono (padrone della barca corriera.Ndscr.) oltre quella che viene prescritta nel contratto e che è il doppio
di quella allorchè la corrispondenza dall’Isola per il Continente si staccava una volta la settimana.
Tanto devo in replica al pregiatissimo foglio di V.E. de 28 ottobre cadente e così mi confermo
Di VS Ecc.ma
Firenze dal Dipartimento Generale delle Poste
Lì 31 Ottobre 1816
Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Pietro Salvetti”

(Idem come sopra)

Gli espedienti” che furono messi in atto dal direttore Paolini non sappiamo .
Questi “espedienti” , invece , furono messi in atto dalla utenza : è ciò che risulta da una lettera scritta da
Strasoldo , governatore militare e civile dell’Elba ,  al comandante di Piazza di Portoferraio di vigilare affinchè
il Padrone della Barca Corriere( Del Buono)  e i suoi marinai non ricevano a mano lettere “in pregiudizio del
R.Erario” :

“Il Sig Soprintendente delle R.R. Poste ha ordinato a questo a questo Sig Direttore Paolini di star vigilante
poiché tanto il Padrone della Barca Corriera quanto i di lui Marinai non ricevino da alcuno lettere a mano in
pregiudizio dai (    ) nell’Uffizio di Portoferraio…..
Ella darà perciò gli ordini opportuni a chi occorre perché sia tenuto nella piena osservanza questo
Regolamento .
28 Maggio 1816”

(Affari Generali del Governo dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 5.Carta 288.ASCP)




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LAVORI  PUBBLICI  ALL’ELBA. COSTRUZIONE  DI  CIMITERI.

 


Nel 1804 l’editto napoloeni co di Saint-Cloud , impone la sepoltura dei cadaveri fuori dei centri abitati in
cimiteri suburbani.
L’Elba in quel periodo era parte integrante della Francia: era territorio francese.
L’editto napoleonico non trova applicazione sull’isola neppure quando Napoleone Bonaparte  fu sovrano
dell’Elba.
Ho già parlato della vicenda della nascita del Camposanto di Portoferraio avvenuta ad opera della sua
Magistratura Comunitativa nel restaurato governo granducale.
Fu un’opera pubblica che si rese indispensabile per la mancanza  di cimitero.
Per rendersi conto di come stavano i fatti sulla sepoltura dei cadaveri  è importante conoscere quanto
scrive Giuseppe Ninci nell’ottobre del 1815 pochi mesi dopo la fuga di Napoleone dall’Elba.
E’una lettera manoscritta dal Ninci in veste di Presidente dell’Uffizio dell’Opera del Duomo di Portoferraio e
indirizzata al Commissario Straordinario per l’Elba e Piombino , conte Agostino Fantoni.E’ una lettera che
descrive molto bene la situazione della sepoltura dei cadaveri in Portoferraio la quale avveniva in aperta
campagna presso l’oratorio di S.Rocco e il fatto diede luogo ai cani e ad altre bestie , con sommo dispiacere
dè cittadini ,  di dissotterrare e lacerarne i cadaveri”

“Portoferraio 28  ottobre 1815
Il Presidente dell’Uffizio dell’Opera

All’Ill.mo Sig
Conte A. Fantoni Commissario Straordinario per S.A.I. e R. nell’isola d’Elba e Piombino

La piazza di Portoferraio sotto il pacifico governo dell’immortal Leopoldo , ottenne di erigere un Campo Santo
fuori delle mura principali , entro peraltro l’avamposto del forte del Ponticello.Gli assedi sostenuti nell’ultime
disgraziate vicende d’Europa  , diedero luogo ad abbattere le mura di quel luogo sacro e a proibirvi
l’inumazione dè fedeli.Questi vennero perciò inumati presso l’Oratorio rurale di S.Rocco ma all’aperta
campagna;ciocchè diede luogo ai cani e ad altre bestie  , con sommo dispiacere dè cittadini ,  di dissotterrare e
lacerarne i cadaveri.
La Comune non però dimenticarsi di acquistare un Locale ad hoc  fuori delle mura e fu precisamente un
pezzo di terreno presso il semidiruto e profanato oratorio della S.ma Annunziata.Ma neppure forma fin qui
si è data al quel Luogo di Campo Santo né vi si è eretto alcun muro a ciò conveniente.
E’ in questa fausta desideratissima circostanza della felice riunione dell’isola d’Elba alla bella Toscana e
degli antichi figli all’amoroso padre l’Augusto il pio sovrano Ferdinando II che i doveri della mia carica
solennemente m’impegnano di esporre a Lei Ill.mo Signore , ciocchè sopra e le mie deboli riflessioni che
appresso pregandola di avere la bontà di umiliarle al trono del nostro adorato Monarca , affinchè la di lui
innata pietà , sia a dar quella mano di cui l’Opera  , priva d’ogni fondo abbisogna per sottrarsi al pie col debito
di lire mille contratto nei necessarissimi risarcimenti fatti nella chiesa parrocchiale il 1813 di riaprirsi al
divino culto e possa avere finalmente un luogo di benedizione e difesa dalla voracità delle bestie per darvi
conveniente sepoltura ai fedeli.
=Circondandosi di una semplice muraglia….

Umilissimo e devotissimo servitore
G. Ninci. Presidente”

(Corrispondenza con ufficio fossi di Pisa dal 1815 al 1818.C60.Carta 106.ASCP)


Anche sul versante di Marciana , all’Elba , le cose non stavano bene per quanto riguarda la sepoltura dei
cadaveri.
E’ quanto si apprende dal documento del Potestà di Marciana inviato al conte Strasoldo , governatore
militare e civile d’ Elba nel giugno del 1816.

“Eccellenza

Con mio settimanale rapporto diretto a codesto Sig.re Auditor Vicario (Giudice ndscr.) del dì 29 Marzo
passato , mi feci un dovere di parteciparli il gravissimo inconveniente del tutto contrario alli antichissimi
savissimi toscani Regolamenti tuttora vigenti ritrovato in questa mia Civile Giurisdizione ed in specie in
questo luogo di Marciana di tumularsi i Cadaveri umani nella istessa pubblica chiesa Arcipretale situata
quasi in centro del Paese per trenta giornate  , non solo non si resiste dentro dall’estremo fetore ma si sparge
questo per il Paese tutto pure rendendo così con le sue proprie esalazioni l’aria respirabile mefitica ed
insalubre a danno dei suoi abitanti con più commettersi l’altro di tenersi gli stessi Cadaveri qualche giorno
prima della loro tumulazione esposti pubblicamente nella detta chiesa affato scoperti e vestiti alla
naturale , come in vita , in tempo pure dell’esercizio della Sacre Funzioni e della Celebrazione delle Messe
festive che portano il necessario intervento del popolo.
Questi due notevolissimi inconvenienti  si sanno provenire da mancanza di Cimiteri e Stanze mortuarie…
Marciana 16 giugno 1816
Umilissimo , Devotissmo Servitore
Avvocato Leopoldo Casciani Potestà”

(Affari Generali del Governatore militare civile dell’Elba anno 1816.Filza n. 5.Carta 251.ASCP )

Il Potestà è un funzionario dell’amministrazione della giustizia che il Granducato di Toscana Asburgo-Lorena
aveva introdotto accanto all’Auditor Vicario (giudice).All’Elba le potesterie erano due  con sede una  a
Longone e l’altra Marciana: in ciascuna delle due potesterie il Potestà aveva solo la giurisdizione civile.

Dopo le segnalazioni (lettere manoscritte) , nel 1815 , di Giuseppe Ninci (presidente dell’Opera del Duomo di
Portoferraio , bibliotecario ,  autore del libro “Storia dell’isola d’Elba” ) e  , nel 1816 , dell’avvocato Casciani
(potestà di Marciana ) ,  sul grave stato non solo della tumulazione dei cadaveri per assenza di cimiteri ma
anche sulla tradizione di esporre in chiesa il cadavere per trenta giorni con le conseguenti esalazioni che
rendono l’aria irrespirabile , arrivano segnalazioni  ,  nell’aprile del 1816 ,  che la situazione della tumulazione
dei cadaveri è davvero tragica poiché in Portoferraio circolano cani “con la testa di morto in bocca”.

E’ quanto si apprende da una relazione fatta al conte Strasoldo , governatore militare e civile ,  dal maggiore
della piazza di Portoferraio:

“Eccellenza

Il Capoposto della Guardia di San Clou ha fatto rapporto al comando di questa piazza come passeggiando
egli medesimo sotto le mura di detto Forte ha osservato un cane che portando un teschio di morto lo ha
lasciato sotto le mura del Forte suddetto. In seguito di ciò essendosi il Capoposto recato al luogo ove
vengono sepolti i defunti ha ritrovato sul terreno una buca con entro delle ossa mezze scarnite che per la
poco profondità delle medesime ha supposto possa essere fatta dal cane che ha veduto con la testa di
morto in bocca.
Per verificare ciò si è trasferito sulla faccia del luogo il Sig. Aiutante di questa Piazza ed ha riconosciuto
essere veridico il rapporto del sunnominato Capoposto…..
Portoferraio 27 Aprile 1816
Um.mo Dev.mo Serv.re
Troti  Maggiore”

 

(Affari generali del Governatore dell’isola d’Elba anno 1816 .Filza 2.Carta 123.ASCP)

Tale rapporto ,  appena ricevuto ,  induce  il governatore Strasoldo “a non differire ulteriormente “ e  , nello
stesso giorno  , il 27 aprile 1816 ,  così scrive al Presidente del Buon Governo a Firenze:

“Stavo occupandomi di raccogliere le notizie e i materiali opportuni per dar conto a VS Ill.ma dei gravi
inconvenienti in cui dà luogo l’assoluta mancanza in questa città di un camposanto e dei (    ) che possono
tenersi  nei rapporti specialmente della pubblica salute il caso avvenuto in questa mattina e di cui mivien
dato conto in un rapporto della piazza pervenutomi in questo momento mi ha determinato a non diferrire
ulteriormente da tenere profizio a VS.  Ill.ma di questo interessantissimo oggetto .
Prima dell’invasione delle Truppe Francesi si sotterravano i cadaveri in un locale situato sotto il Falcone
stato accordato dal Granduca Leopoldo di gloriosa ricordanza.
Il Governo Francese proibì l’inumazione in detto luogo di cui s’impadronì riguardandolo come terreno
addetto alle fortificazioni e demolirono il muro che lo circondava.
Fino d’allora fu adottato il compenso di seppellire i defunti in un campo poco distante dalla Città ed è stato
continuato fino al giorno d’oggi in cui è talmente ripieno atteso la sua piccola estensione  e la scarsa
profondità del terreno per la maggior parte rivestito di scoglio che molte volte è accaduto il caso di esser


stati trovati cadaveri  estratti dalla fossa in cui erano collocati e poi interamente divorati dai cani e da altri
animali voraci…”

(idem come sopra)

E’ questo documento davvero importante poiché  , con poche parole  , il Governatore Strasoldo ci fa
conoscere la storia della tumulazione dei cadaveri  a partire dal 1700 sotto il “Granduca Leopoldo di
gloriosa ricordanza”.
Durante  il  dominio del Granduca Leopoldo  la tumulazione dei cadaveri avveniva sotto il Falcone , dentro la
città ,  per poi , con i Francesi ,  essere ubicata fuori dalle mura della città di Portoferraio ma ancora senza un
vero Camposanto .
Era cioè presente un “Terreno santo” senza cinta muraria e anche ormai divenuto piccolo.Era un terreno
situato fuori dalla città  , presso la SS Annunziata e a S. Rocco  , acquistato dalla comunità durante il dominio
francese.
Il prezzo del costo di tale terreno  , pagato dalla comunità di Portoferraio ,  durante il dominio francese  , è pari
a lire toscane   2380.19.0. Tale prezzo lo si evince dalla lettura dello “Stato generale delle Spese delle
Comuni accordate dai Budget per l’anno 1815” un resoconto generale scritto da Luigi Guidoni , Cancelliere
comunitativo dell’Elba appena insediatosi dopo la restaurazione.
E’ un resoconto di spesa voluto e ordinato dal commissario straordinaro Fantoni  e lo si ritrova nel capitolo
“Natura della Spese” sotto la voce “Costruzione di Cimiteri a Portoferraio”.

(Affari generali del Commissario straordinario dell’isola d’Elba anni 1815-1818.Filza 2.Carta 226.ASCP)

Dopo tre mesi dalla lettera sopra scritta nell’aprile del  1816 dal Governatore arriva a lui ,  il 17 luglio 1816 ,  la
seguente lettera scritta dalla Segreteria del Regio Diritto in Firenze:

“Per quanto concerne pienamente che rendesi di assoluta necessità la costruzione di un nuovo Camposanto
capace di contenere i cadaveri di codesta Popolazione e togliere di mezzo nel tempo istesso quegli
inconvenienti che hanno avuto luogo fin qui attesa la ristrettezza ed angustia dell’attual Cimitero pure
prima di render conto al R. Governo di questo importantissimo affare si rende indifferibile prima di ogni
altra cosa il conoscere e il determinare il luogo più adatto e più comodo alla detta costruzione giacchè vari
sono i progetti a ciò relativi
A tale effetto sono dunque a pregare VS Ill.ma a voler far riscontrare a Persona dell’Arte e di tutta sua
fiducia la qualità del Terreno santo del luogo detto alla SS.ma Annunziata acquistato dalla Comunità sotto il
cessato Governo e segnatamente il Piazzale della soppressa Chiesa quanto dell’altro luogo detto di S. Rocco
poco distante da codesta città.
Quindi si compiacerà di far eseguire due separate perizie indicanti la spesa che occorrebbe  per rendere
servibile all’oggetto che sopra tanto l’uno che l’altro locale avendo in mira la più scrupolosa economia.
E finalmente avrà la bontà di commettere e rimettermi la stima del suddetto terreno della SS. Annunziata da
rilasciarsi in vendita o in permuta qualora non fosse creduto (    ) servire per la costruzione del Campo Santo.
In seguito di tali notizie e riscontri mi affretterò a far presente al Nostro Augusto Sovrano l’importanza di
questo affare e l’assoluta necessità di pronto provvedimento.
Mi approfitto di questo riscontro per confermarmi col più distinto pregio
Di VS Ill.ma
Dalla Segreteria del R. Diritto
Lì 17 luglio 1816
Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Magnani”

(Affari generali del Governatore dell’isola d’Elba anno 1816.Filza 2.Carta 123.ASCP)

L’Augusto Sovrano è Sua Altezza Imperiale e Reale l’Arciduca Ferdinando III ,  Principe  Imperiale
d’Austria , Principe Reale d’Ungheria e di Boemia  ,  Granduca di Toscana.


Sotto il suo dominio  , nel 1815 , ritornò l’Elba in forza dell’articolo 100 del trattato di Vienna stipulato nel
Congresso di Vienna  iniziato nel novembre 1815 pochi mesi dopo la battaglia Waterloo e la definitiva
caduta di Napoleone Bonaparte.


Dopo la lettera inviata al governatore dell’Elba Strasoldo da parte della Segreteria del regio Diritto di
Firenze , nella quale si riconosceva il disastroso stato della tumulazione dei cadaveri all’Elba nonché dei
cimiteri , si misero un moto atti amministrativi che portarono alla costruzione del camposanto in
Portoferraio: di questo ho già parlato.
Questi lavori pubblici di costruzione di cimiteri interessano anche il resto dell’Elba.
E’ quanto si apprende dalla corrispondenza tra l’ufficio fossi di Pisa e il cancelliere dell’Elba Guidoni
avvenuta nel 1818.
Dal carteggio  , sotto riportato , risulta evidente che il Granducato di Toscana Asburgo-Lorena , Ferdinando III ,
ha il grande merito di aver iniziato a costruire cimiteri anche in tutta la parte occidentale dell’Elba è infatti
“in ordine alla graziosa Concessione di S.A.I e R. contenuta nel prelodato Dispaccio” che avrà luogo il
contratto di acquisto dei terreni dove costruire i cimiteri.
Si passò agli acquisti dei terreni dove costruire i nuovi cimiteri e all’assegnazione dei lavori di costruzione.

ACQUISTO  DEI  TERRENI

“N° 1297     Ecc. mo Signore

Valendomi della facoltà conferitemi con il Sovrano Dispaccio de’ 26 Agosto perduto , approvo che in ordine
alla Deliberazione della Magistratura di Marciana dei 19 Novembre ultimo passato abbiano luogo li acquisti
delli appresso terreni  in uso dei diversi Campisanti a sterro da costruirvi e dai Proprietari (     )
rispettivamente che appresso

1° . Per il Camposanto della Marina di Marciana dal sig Domenico Bianchi una vigna d’ordini 93  per il prez
zo di lire trecento dieci esultante dalla prima fattura del Perito Galeazzi

2° .Per il Camposanto stesso altro appezzamento di vigna d’ordini 10.Spettanza al sig Dr. Santi per il prezzo
di Lire trentadue.6.8  resultante dalla stima esattane dal Perito Galeazzi

3°. Per il Camposanto di Poggio dal Sig. Pietro Paolo Marchiani un pezzo di terra castagnata d’ordini 8 e1/2
per il prezzo di lire quaranta a seconda della stima del Perito Bartolommeo Segnini

4°. Per il Camposanto di San Piero dal Sig. Domenico Dini un pezzo di terreno seminativo vinefero per il prez
zo d lire ottanta in ordine alla stima fattane dal Perito Gio Batta Spinetti

5°. Finalmente per il Camposanto di S. Ilario dal Sig. Gori  un pezzo di terra seminativa  di (   ) quadri 1343
per Il prezzo di lire trecentoquaranta compreso il muro che lo circonda  e secondo la stima fattane dal
Perito Defendente Carpinacci.

Per l’acquisto di tali terreni verrà luogo di contratto in ordine alla graziosa Concessione di S.A.I e R.
contenuta nel prelodato Dispaccio la Deliberazione (   ) riportata in Carta bollata ed accettata dai venditori
ai quali rispettivamente il prezzo della vendita…..

Di VS Ecc.ma
Dall’Uffizio Fossi di Pisa
Lì 4 Dicembre 1818


Dev.mo Servitore
G. Mecherini “

(Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa dal 187 al 1818.C65.Carta 447.ASCP)

 

ASSEGNAZIONE DEI  LAVORI  DI COSTRUZIONE

“N° 1294         Ecc.mo Signore

Inerendo alle disposizioni sanzionate dal Sovrano Venerabilissimo Dispaccio dei 26 Agosto ultimo
passato , approvo che a forma degli Incanti accaduti ed autenticati dalla Deliberazione della Magistratura
Comunitativa di Marciana dei 19 Ottobre caduto , la Costituzione dei Campisanti a (     ) da farsi in quella
Comunità secondo le perizie e le condizioni già stabilite (   ) rilasciate in Cottimo secondo che appresso , cioè

1°. La Costituzione del Camposanto di Marciana al Maestro Muratore Gio Batta Tagliaferro per lire duemila
dugentocinquantasei

2°. quella del Camposanto di Marina al Maestro Muratore Franco Becattini per lire duemilaquattrocentono
vantatre

3°. quella del Camposanto di Poggio per lire milesettecentosessantanove al Muratore Tommaso Tagliaferro

4°. quella del Camposanto di S. Ilario al Muratore Vincenzo Maselli per lire ottocentottantasette

5°. Finalmente quella del Camposanto di S. Piero allo stesso Muratore Maselli per lire
mileseicentoquarantacinque  , autorizzando la stipulazione dei rispettivi contratti dietro i quali Ella sarà cauta
che sieno prese le debite iscrizioni ipotecarie contro i Cottimanti e loro Mallevadori per garantire la (  )
dei loro impegni.
Non vi è difficoltà in erogare in questi Lavori li avanzi resultanti dall’Amministrazione dell’anno corrente e
per quella parte che converrà postare al Bilancio del 1819 potrà essere pagata anche nel caso la scadenza
dovesse aver luogo  prima del ritorno del Bilancio medesimo , che dipende da Lei di sollecitare.
Sarà pure utile che la Magistratura nomini dei Deputati ad in vigilare per la buona esecuzione dei
Lavori , quale occorre di far sorvegliare rigorosamente.
Con devotissima stima mi confermo
Di VS Ecc.ma
Dall’Uffizio Fossi di Pisa
Lì 4 Dicembre 1818
Dev.mo Serv.re
G. Mecherini”

(Idem come sopra. Carta  446.ASCP)




      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
CUSTODE  DEI  BOSCHI  ALL' ELBA

 


Nel Granducato di Toscana un impiego comunitativo (comunale) remunerato  e che per  certi aspetti
anticipa il servizio del corpo forestale odierno è  quello di Custode di Boschi.
All’Elba , all’inizio dell’ottocento , vi  erano due boschi oggetto di custodia da parte dell’amministrazione
statale: il bosco chiamato “Campo alla Valle” e quello chiamato della “Lecceta”.
Quanto accadde a Basilio Corsi , questo il nome del custode di tali boschi , è davvero singolare perché
evidenzia come la sua funzione fosse quella non solo di conservare  ma anche di sorvegliare i boschi
“perché non sia commesso nei medesimi nessun taglio senza l’approvazione del Governo”.
In pieno regno di Napoleone Bonaparte , nel giugno del 1814  , il Corsi ottenne la nomina da parte
dell’Intendente Balbiani  (più che una nomina si tratta di una conferma perché custode lo era sin sotto il
dominio granducale prima dell’arrivo dei francesi)

“N° 2543
                     
Portoferraio 17 giugno 1814

L’Intendente  dell’isola d’Elba
Al Sig. Basilio  Corsi

Ho  l’onore di prevenirla che il Governo di Napoleone Bonaparte lo ha nominato Guardia dei boschi detti
Campo alla Valle e della Lecceta col trattamento annuo di franchi trecentosessanta. Mi lusingo che ella
corrisponderà alla fiducia del Governo per la conservazione di detti boschi e sorveglierà perché non sia
commesso nei medesimi nessun taglio senza l’approvazione del Governo.
Ella si presenterà avanti il sig Giudice di Pace di Portoferraio per prestare nelle di lui mani il dovuto
Giuramento prescritto dai Regolamenti dopo il quale entrerà nell’esercizio delle sue funzioni.
Ho il piacere di salutarla.
L’Intendente
Balbiani”

(Affari generali del governo dell’isola d’Elba anno 1816. Filza n. 1.Carta 94.ASCP)

Dopo la caduta di Napoleone e la restaurazione granducale il Corsi chiede di essere confermato custode di
boschi e supplica “la Clemenza e Bontà grande dell’ A.V.I. e R. a volersi degnare in vista del suo (    ) servizio
fin qui prestato confermarlo nel detto Impiego di guardia dei Boschi”.
La supplica è indirizzata a Vostra  Altezza Imperiale e Reale tramite il conte Agostino Fantoni , commissario
straordinario per l’Elba e Piombino. Il Corsi nella supplica , per dimostrare di aver ben adempiuto alle
funzioni assegnateli e cioè la conservazione dei boschi e sorveglianza  , allega lettere  di persone che
testimoniano che lui ha ben operato.
Il conte Fantoni , ricevuta la supplica scrive al Granduca (da questa lettera si vien ad apprendere che Corsi
era custode dei boschi già prima dell’arrivo dei francesi all’Elba e , dunque , della nomina  sopra ricordata
avvenuta durante il governo di Napoleone Bonaparte).
Ecco quanto il Fantoni scrive al granduca:

“Altezza Imperiale e Reale

Basilio Corsi di Portoferraio implora dalla Clemenza di V.A.I. e R. la grazia di essere confermato nel  Posto
che occupa attualmente di Custode dei Boschi della Lecceta e del Campo alla Valle. Questo posto coperto
per molti anni dal supplicante rimase soppresso dopo l’occupazione dell’isola fatta dai Francesi , ma gli fu
restituito fino al dì 17 giugno 1814 con l’annuo assegnamento di franchi 360.


Era ad esso affidata la conservazione dei Boschi predetti e doveva in vigilare perché non si eseguisse nei
medesimi alcun taglio senza l’approvazione del Governo.
Egli ha sempre  servito con zelo ed efficienza per quanto vengo informato è una onesta persona attaccata
all’attual Governo e meritevole a mio avviso della Grazia  che implora.
E profondamente inchinato al R. trono ho la Gloria di confermarmi
Di Vostra Altezza Imperiale e Reale
Piombino 30 dicembre 1815
Umilisssimo Ser.re e Dev.mo
Agostino Fantoni”

(Idem come sopra)

 

L’Imperiale e regio Governo ricevuta la lettera del Commissario Straordinario con “Benigno Rescritto” del
28 gennaio 1816 accoglie la supplica e conferma Basilio Corsi nella funzione di  Guardia dei Boschi.
Al Governatore militare e civile dell’Elba , conte Strasoldo ,  arriva il “Benigno Rescritto”.
Strasoldo ,  il 19 aprile 1816 scrive ,  al Direttore delle Regie Rendite in Portoferraio , Giuseppe Cantini ,
avvisandolo di tale “Benigno Rescritto”.
Cantini  così  risponde al governatore:

“Eccellenza

Riscontrando la preg.ma  dell’E.V.di questo giorno , ho l’onore di aver dato le necessarie disposizioni perché
sia pagata a Basilio Corsi Custode dei Boschi della Lecceta e del Campo alla Valle , l’annua provvisione di
franchi trecento sessanta in esecuzione del Benigno I.e R. Rescritto dè 28 Gennaio 1816.
Ed intanto ho l’onore di ripetermi colla più distinta e rispettosa stima.
Dell’Eccellenza Vostra
Portoferraio 19 aprile 1816
Dev.mo Col.mo Serv.re
Giuseppe Cantini”

(idem come sopra)

L’amministrazione granducale con questa vicenda dimostra di aver a cuore la salvaguardia dei boschi.

Il carteggio evidenzia inoltre che tale l’attenzione verso l’ambiente è presente ed antecedente la venuta di
Napoleone all’Elba.
Questa attenzione granducale verso l’ambiente è esplicitamente espressa anche dal commissario
straordinario Agostino Fantoni in una sua relazione su “Boschi e Foreste” ,  relazione dalla quale si capisce
perché nasce l’attenzione granducale verso l’ambiente:

“…Boschi e Foreste
L’interesse di conservare i boschi appartenenti al Governo in un’isola che scarseggia di legname da
costruzione e di legna da arde , hanno costretto il Governo a stabilire alcune Guardie dette Forestali…”

(Affari Generali Commissario Straordinario anno 1815-1816.Filza 3.Carta 379.ASCP)

La funzione affidata a Basilio Corsi nella sua qualità di impiegato comunitativo era quella della
conservazione dei boschi e di vigilare che il taglio non avvenisse senza l’approvazione del governo.

Quanto si apprende dalla vicenda di Basilio Corsi , custode di boschi , anticipa l’istituzione delle “Regie
patenti” con le  quali nasce  il corpo forestale dello stato di Carlo Felice di Savoia che nell’ottobre del 1822
costituì l’amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi.


Il commissario straordinario Fantoni usa la dizione che è quella stessa oggi noi usiamo “Guardie dette
Forestali”.
Questa attenzione verso il bosco da parte del Granducato di Toscana Asburgo-Lorena  era legata al fatto
che nell’isola scarseggia il legname.

Rappresenta un aspetto dell’attività amministrativa granducale non conosciuto che pone il Granducato
Asburgo Lorena  tra gli stati precursori in Europa nella salvaguardia ambientale.


      Marcello Camici
           mcamici@tiscali.it

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LAVORI  PUBBLICI  ALL’ELBA .    STRADA  LONGONESE
- PAGAMENTO DELLE SPESE DA PARTE DEL REGIOGOVERNO
- VIGILANZA

 

Fuggito Napoleone dall’Elba il restaurato governo granducale Asburgo Lorena trovò le vie di comunicazione
dell’Elba in cattivo stato. In modo particolare lo era la strada più importante quella che faceva comunicare
le due pazzaforti di difesa dell’Elba , Portoferraio e Longone ,  detta Longonese.
E’ quanto risulta da una comunicazione (maggio 1816) del capitano della piazzaforte di Longone al
Governatore militare e civile dell’Elba  , conte Strasoldo .Nella comunicazione si chiarisce che il cattivo stato
della strada è legato al fatto che le acque piovane non sono ben incanalate e che persistendo tale stato di
cose sarà impraticabile il restauro.

 “Rapporto della Strada Maestra che da Portoferraio  conduce a Longone

Portoferraio lì’ 25 maggio 1816

La Strada di Comunicazione fra Porto-Ferrajo e Longone carrozzabile in tutte le sue parti deperisce in ogni
istante per gli Scoli delle Acque piovane non bene incanalati e che trascurando più lungamente il restauro si renderebbe impraticabile.
Quella porzione soggetta alla Comune di Portoferraio è costantemente mantenuta manca soltanto quella
che appartiene a Longone che con poca spesa si potrebbe ridurre rialzandola in qualche punto cone della
ghiaia (che quà siamo abbondantissimi) e facendo un ponte di legno o di materia a due miglia di distanza
dal paese.

Il Capitano C. di SE
A.Bechi”

(Affari Generali del Governo dell’Elba anno 1816 , Filza n.3.Carta 143.ASCP).

Dopo due anni  , evidentemente perché non fu eseguito alcun lavoro , quanto paventato dal Capitano Bechi
si realizza :il restauro della strada Longonese si è reso impossibile.
Infatti , nell’agosto del 1818 ,  arriva al Cancelliere dell’Elba dall’Uffizio dei Fossi di Pisa una copia di lettera
scritta dalla Segreteria di Finanze di Firenze , firmata da Leonardo Frullani e Giovan Battista  Nomi:due figure
che si trovano ai vertici  nell’amministrazione granducale essendo nel 1814  il primo alla direzione della
Segreteria di Finanze e il secondo  segretario  del Consiglio del Dipartimento di Stato .
Frullani e Nomi parlano di strada Longonese la cui costruzione deve essere ultimata e anche di “annuo
mantenimento “ della medesima:

“S.A.I. e R. si è degnata approvare  con le debite formalità e cautele sia data in Accollo dalle Comunità di
Longone e dall’altra di Portoferraio la costruzione di quella porzione della nuova Strada che rimane a
ultimare nei rispettivi loro territori come pure che sia accollato l’annuo mantenimento della Strada
medesima , convenendo con l’Accollatario della dilazione del pagamento del prezzo in quattro o cinque
anni , conforme Ella accenna nella qui unita sua Rappresentanza dè 6 stante.
L’I. e R.A.S. si degnata inoltre per altro di Beneficenza ordinare che dalla Cassa dell’Uffizio Principale
dell’Isola d’ Elba venga somministrata la somma corrispondente alla metà della spesa , che resterà
definitivamente fissata , tanto per l’Accollo dei suddetti Lavori , quanto per l’annuo mantenimento
dell’indicata nuova Strada , purchè non si eccedino le somme enunciate nella citata di Lei rappresentanza.
VS Ill.ma pertanto si farà render conto del modo preciso con cui si procederà a detti Accolli per parte delle
Comunità e del prezzo fissato con l’Accollatario e quindi verificato che tutto sia eseguito in regola e con le
vedute di maggiore economia , approvati che Ella abbia gli Accolli , darà avviso a questa I.e R. Segreteria


dell’importare preciso del prezzo e del modo convenuto per il pagamento onde in coerenza possino essere
partecipati gli ordini opportuni al Direttore del predetto Uffizio Principale  , il quale non farà alcun mandato
di pagamento se non dietro il Certificato dell’Architetto dell’ R. Fabbriche che assicuri della retta esecuzione del Lavoro.
E col più distinto ossequio mi confermo

Di Vs Ill.ma
L. Frullani

Dev.mo Obbediente Serv.re
GB Nomi

26 agosto 1818 “

(Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa dal 1817 al 1818.C65.Carta 411.ASCP)

Il documento è importante perché si viene a sapere che  la costruzione della strada che collega Portoferraio
a Longone è avvenuta ad opera del Granducato di Toscana e non  soltanto ad opera di  Napoleone
Bonaparte come finora era noto.
Voluto ed ordinato tale lavoro pubblico proprio da S.A.I. e R. (Sua Altezza Imperiale e Reale) che per
beneficenza  ordina che “dalla cassa dell’Uffizio Principale dell’isola d’Elba venga somministrata la somma
corrispondente alla metà della spesa”.

a strada Longonese importante e fondamentale arteria di comunicazione tra le due piazzaforti di difesa
dell’Elba , Longone e Portoferraio ,  fu portata  a termine grazie alle “benigne sovrane disposizioni “ di Sua
Altezza Imperiale e Reale in virtù delle quali metà della spesa occorrente fu a carico dell’Uffizio Principale
delle Regie Rendite di Portoferraio che corrispose il denaro alle Magistrature comunitative di Portoferraio e
Longone .
La spesa da sostenere è infatti a carico di queste due comunità  in quanto la strada Longonese è strada di
tipo comunitativo la cui amministrazione è di pertinenza esclusiva delle comunità che attraversa e non del
regio governo.
L’intervento del Regio Governo rese possibile la costruzione della strada.
Quanto sopra  si apprende dal documento del 26 agosto 1818 di cui ho già parlato , firmato da Frullani e
Nomi. In questo documento si indicano al Cancelliere dell’Elba precise indicazioni da soddisfare prima di
passare all’erogazione del denaro da parte dell’Uffizio Principale delle Regie Rendite quali la dilazione del
pagamento all’accollatario dei lavori in quattro o cinque anni e il fatto che la somma di pagamento rimanga
definitivamente fissata.
Pochi giorni dopo questo documento  , in un altro  , datato  4 settembre 1818 , firmato ancora da Nomi , il Regio
Governo da Firenze passa  ad ordinare al Cancelliere dell’Elba l’erogazione del denaro per pagare la
costruzione della  strada Longonese ma con ulteriori precisazioni ed indicazioni riguardanti “l’annuo
mantenimento”:

“Eccellenza

Fino dal dì 26 Agosto dello scorso mese S.A.I e R. si degnò ordinare che dalla Cassa dell’Uffizio Principale
dell’isola d’Elba  fosse supplito alla metà della Spesa occorrente non tanto per i Lavori che rimangono da
eseguirsi nella nuova Strada di comunicazione tra Porto-Ferrajo e Lungone , quanto per l’annuo
mantenimento della medesima. Le Comunità di detti Luoghi hanno formato l’accollo dei suddetti Lavori
della manutenzione annuale come risulta dall’ingiunto Prospetto trasmesso al Provveditore dell’Uffizio dei Fossi di Pisa. In adempimento pertanto delle benigne sovrane disposizioni V.E. autorizzerà il Direttore di detto Uffizio Principale a corrispondere alla Comunità di Portoferraio l’annua somma di lire
centocinquantacinque metà della spesa di mantenimento e Lire Millecinquecentoquindici metà parimente
delle Spese di prima restaurazionee alla Comunità di Lungone Lire Cento nel primo titolo e Lire
Duemilacinquecento per il secondo.
Le dette somme saranno pagate proporzionatamente nel tempo e nelle rate convenute con i Cottimanti
dietro il Certificato delle RR Fabbriche che assicuri della retta esecuzione del Lavoro e dietro la richiesta dei rispettivi Gonfalonieri da farsi alla scadenza di ciascun pagamento.
Se mai altre le notizie riportate nell’ingiunto prospetto il nominato Direttore avesse bisogno di qualche
schiarimento per regolare i pagamenti nella misura sempre delle metà della Spesa , potrà farsi rendere
ostensibili le Scritte passate con i Cottimanti.
E col più distinto ossequio mi confermo
Di VS Ecc.ma
Dalla R. Segreteria di Firenze .Lì 4 settembre 1818.
G.B. Nomi “


(Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa dal 1815 al 1818.C65.Carta 418.ASCP)

Il documento evidenzia l’ingente somma che il regio governo  ha erogato tramite la persona del direttore
(Cantini) dell’Uffizio Principale delle regie imposte sito in Portoferraio.
Ingente somma che consente  la costruzione e il mantenimento della strada Longonese in seguito alle
“benigne sovrane disposizioni”.

Le magistrature comunitative di Portoferraio  e Longone ottenuta l’erogazione dell’ingente somma di
denaro da parte delle Regie Cassepari all’ammontare alla metà del totale , non operano secondo le norme e
le leggi vigenti.
L’Imperiale e Regio Governo è determinato nel voler  costruire la strada Longonese ma  è molto attento e ,
vigilando ,  scopre  che i Periti  delle Strade , i quali sono dipendenti impiegati nelle magistrature
comunitative ,  non osservano norme e regolamenti: in questo caso chiedono ai Cottimanti emolumenti a
loro non spettanti.
E’ quanto si apprende dal documento che segue(una  lettera scritta dall’Uffizio dei Fossi di Pisa al
Cancelliere Comunitativo  dell’Elba):

“N.1078

Ecc.mo Signore

Dopochè con la Legge dè 16 settembre 1816  è stato assegnato ai Periti Comunitativi un appuntamento
fisso , è chiaro che essi non hanno più diritto ad emolumento di sorta alcuna per cui come prescrive la
Circolare di questo Uffizio l’Articolo 15 della Scritte di accollo di Strade Comunitative che poneva tali
emolumenti a carico dei Cottimanti non deve ulteriormente avere luogo.Poichè pertanto anche il Perito di
codesta Comunità gode un onorario fiso , la disposizione accennata è e deve essere loro applicabile in tutti i casi e nella scritta di Cottimo  della Strada Longonese deve tal articolo essere cancellato.
Tanto in replica alla pregiatissima sua degli 8 andanti e mi confermo con la solita stima
Di VS Ecc.ma
Pisa. Dall’I. e R. Uffizio dei Fossi
Lì 14 settembre 1818
Dev.mo serv.re
Per il Provv. Assente in Servizio
A. Bernardi  S. Provveditore”

(Corrispondenza con Uffizio Fossi di Pisa dal 1817 al 1818. C65.carta 419.ASCP)

Il richiamo al Cancelliere dell’Elba all’osservanza della legge  e la vigilanza , sono tali tale che si arriva alla
sospensione della stipulazione del contratto.
E’ quanto si apprende dal documento seguente(lettera scritta dall’Uffizio dei Fossi di Pisa al Cancelliere
Comunitativo dell’Elba):

“N. 1248

Ecc.mo Signore

Respingo a VS Ecc.ma ma in duplice Originale i due Contratti d’Accollo per i previsti restauri e mantenimento della Strada Longonese in codesta Comunità muniti della mia approvazione rispetto all’altro tratto che dal Confine di Portoferraio conduce alla Comunità di Longone , se le è stato dall’Architetto delle RR Fabbriche avvertito esservi incorso qualche errore nella Perizia , ha fatto benissimo di sospendere la Stipulazione del Contratto e farà bene a farlo debitamente verificare e darmene esatto conto.
Né ad altro richiamandomi la pregiatissima sua dei 18 corrente mi confermo con la solita distinta stima
Di VS Ecc.ma
Pisa. Dall’I.e R. Uffizio dei Fossi


Lì 21 ottobre 1818
D.mo serv.re
Antonio Rennari”

(Idem come sopra.C65.Carta 440.ASCP)

Qui termina il carteggio sui lavori pubblici  per la costruzione dell’importante via di comunicazione detta
strada Longonese.
Tutte le questioni , i problemi che nacquero furono risolti.
Oggi ,  la strada Longonese che percorriamo ,  è figlia dell’opera pubblica che il Granducato di Toscana portò a
termine duecento anni orsono.




      Marcello Camici
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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LAVORI PUBBLICI:    STRADE  COMUNITATIVE  ALL’ELBA.

 


Gli  Asburgo-Lorena succeduti ai Medici nel governo della Toscana trovarono un territorio generalmente
inagibile per la insufficiente viabilità. Essi avvertirono l’esigenza di potenziare e risanare la rete viaria non
solo per usi militari ma anche per scopi commerciali , per sviluppare il commercio.
Occorreva ristrutturare le strade toscane che erano in stato di semi abbandono , spesso semplici sentieri
appena visibili che nella stagione invernale diventavano in gran parte impraticabili per la pioggia.
Occorreva aprire nuovi tracciati stradali e regolamentare il loro uso.
Il primo regolamento risale al 1746 emanato per il servizio postale dei corrieri col quale la figura
professionale del procaccia fu l’unica ad essere abilitata a condurre le diligenze fuori città.
All’inizio dell’ottocento un Ufficio di Direzione di Acque e Strade è insediato a Firenze  , composto di un
presidente e consiglio centrale degli ingegneri  , che forma e discute i progetti del Granduca tanto per conto
del Regio Governo quanto delle Comunità.
In base alla competenza amministrativa della loro gestione , le strade di stato furono classificate A) in Strade
Regie Postali e Regie non Postali ( di lunga comunicazione , che assai spesso arrivavano ai confini dello stato
granducale , di amministrazione governativa) , B) in  Strade Provinciali o Comunitative (collegano tra loro città
o paesi , di competenza amministrativa dei comuni , della Magistrature Comunitative) , C) in Strade Vicinali (tra
le varie proprietà , amministrate a cura dei proprietari che le usavano).
All’Elba la viabilità e la rete stradale che era nel più completo abbandono iniziò a migliorare quando caduta
sotto il dominio della Francia il commissario Galeazzini incoraggiò durante la sua amministrazione i lavori
stradali.
L’Elba infatti non sapeva cosa fosse una via ruotabile.
I paesi erano in comunicazione fra loro con pessime vie mulattiere.
Le due piazzaforti  più importanti che la difendevano , Portoferraio e Longone , non comunicavano fra loro
che mediante una strada in pessime condizioni.
Napoleone Bonaparte durante il suo breve regno  , notata questa situazione , si dette da fare per migliorare la
viabilità delle strade esistenti sia interne alla città di Portoferraio  che esterne , tra paese e paese.
Quando fuggì  le strade furono di nuovo abbandonate .
All’Elba ritornato il dominio degli Asburgo-Lorena  furono aperti lavori pubblici  , di cui ho parlato ,  che erano
a carico del Regio Erario per sovvenire alla “Classe  indigente “.
Sorsero problemi  non solo per il ritardo nell’attuazione ma anche per il fatto che i costi erano lievitati
eccessivamente in corso d’opera.
La legge di riforma delle amministrazioni comunitative del 16 settembre 1816 al “paragrafo” n. 32 tentò di
porvi rimedio abolendo da un lato il vecchio regolamento per la conclusione degli accolli delle strade
comunitative e dall’altro fissando che la Magistratura conferisse assegno fisso al Perito delle Strade.
Ma un anno dopo questo preciso dettato  di legge sembra che all’isola d’Elba non abbia trovato
applicazione.
Così infatti   dall’Uffizio dei Fossi di Pisa  scrive il Soprassindaco Provveditore al Cancelliere Comunitativo
dell’Elba nel dicembre del 1817:

Circolare n. 1713

Con circolare di quest’Uffizio dei 25 settembre prossimo passato fu fatto avvertire ai Cancellieri Comunitativi che essendo stata a norma del paragrafo 32 della Legge 16 settembre 1816 abolito l’emolumento già stanziato a favore dei Periti con le istruzioni dei 12 settembre 1814 per la conclusione degli accolli delle Strade Comunitative  e determinato che dal primo gennaio 1818 sia accollato a tali Periti un assegnamento fisso da corrispondersi  dalle Comunità rispettive; elleno dovevan d’ora in avanti lucrare quell’emolumento stesso che li Accollatarj per tutta la durata del loro rispettivo accollo si sono obbligati a corrispondere sull’annua prestazione loro dovuta ai Periti medesimi.
Mentre con questo provvedimento già portato in parte in esecuzione avendo fatto figurare quest’entrata
nei Bilanci di previsione; si è previsto agli interessi delle Comunità per il passato conviene ch’eglino non sian persi di vista anche per l’avvenire e che perciò i Periti Comunitativi nella compilazione delle relazioni per simili accolli determinino il prezzo e l’importare  dei lavori di pronto risarcimento e dell’annuo
mantenimento per il solo preciso costo dei lavori medesimi senza farvi alcun aumento che poteva
ammettersi in addietro in veduta dei pagamenti che doveva fare l’Accollatario a favore del Perito  che non
sarà più ora in nessuna cosa a carico degli Accollatarj predetti , dovendo considerarsi come non apposto nelle Scritte in stampa l’art 15 che conteneva una diversa disposizione e che dovrà essere in ogni ulteriore stipulazione cancellato.
V.S. parteciperà quanto sopra ai Magistrati , Periti ed ai Camarlinghi delle Comunità comprese in codesta
Cancelleria passando a questi ultimi una nota delle ritenzioni da farsi per tal oggetto ai diversi
Subaccollatarj ed avvisandomi il ricevimento della presente .


E con distinta stima mi confermo.
Pisa dall’I. e R. Uffizio de’ Fossi
Lì 15 dicembre 1817
Devotissimo Servitore
Cav. Flaminio Dal Borgo ,  Provveditore”

(Circolari e ordini dal Soprassindaco Provveditore  dal 1815 al 1818.C64.Carta 104.ASCP)

La legge ,  nel Granducato di Toscana  , è espressione della volontà di Sua Altezza Imperiale e Reale.
Violarla era reato perché significava andar contro questa volontà.
Questo è reato tanto più grave se commesso da un impiegato pubblico.Sua Altezza Imperiale e Reale , Ferdinando III Asburgo Lorena ,  volendo sovvenire alla triste condizione in cui
si trova la Classe Indigente per la critica annata , nel 1817 ordina che si aprano a carico del Regio Erario una
serie di lavori pubblici in tutto il territorio granducale .Ordina che vengano impiegati i “poveri” braccianti
affinchè col proprio lavoro possano trarre sussistenza per vivere.
Anche l’Elba , che fa parte del distretto di Pisa ,  viene interessata in modo particolari per lavori pubblici che
riguardano le strade comunitative e il bagno dei forzati.
All’Elba non solo vi fu un ritardo nell’aprire tali lavori  ma anche  una lievitazione delle spese in corso
d’opera :di tutto ciò ho già parlato.
Ma oltre a questo all’Elba le strade erano  in cattivo stato nonostante l’erogazione di “somme immense in
resarcire le loro strade”: sono queste parole che usa il Cav Flaminio Dal Borgo  , provveditore dell’Uffizio
Fossi di Pisa rivolgendosi al Cancelliere Comunitativo dell’Elba.
Il Provveditore individua  nei Cottimanti nel loro “abominevole spirito d’interesse “ e “principalmente “nei
Periti Comunitativi delle Strade , gli stessi che avevano causato una lievitazione dei prezzi  in corso d’opera ,  i
responsabili anche del cattivo stato in cui si trovano le strade comunitative dell’Elba e ordina al Cancelliere
Comunitativo A )di far sapere che avranno luogo delle visite straordinarie  le spese delle quali saranno a
carico dei Periti se le strade non saranno trovate in buon stato , B) di sospendere i Periti delle Strade dal loro
impiego ogni volta che li troverà responsabili di “negligenza o di soverchio favore ed indulgenza verso i
Cottimanti”.
E’ quanto si apprende dalla circolare n 1301 scritta dal Provveditore al Cancelliere:

Circolare n. 1301

Illustrissimo Signore
Questo Dipartimento è stato con dispiacere informato che non ostante che le Comunità comprese nella di lei Giurisdizione abbaino erogate somme immense in resarcire le loro Strade , e che le prestazioni stabilite per il mantenimento delle Strade stesse formino ormai un’annuo aggravio per le Amministrazioni Comunitative  , molte di tali Strade sono positivamente in cattivo stato ,  e la maggior parte di esse trascurate ,  e non in quella buona condizione in cui dovrebbero essere.Ciò deriva da un abominevole interesse in molti Cottimanti e principalmente dall’incuria e dalla responsabile negligenza dei Periti Comunitativi , che non prestando in questa parte essenziale di pubblico servizio tanto interesse per il bene dell’Agricoltura e del Commercio quello zelo ed attenzione che forma il principal dovere del loro Impiego.
Se tali interessi sussistono nelle Strade della Comunità , Ella si penetrerà facilmente quanto interessi di farli cessare , onde i sacrifici che la classe dei Possidenti ha fatto e va facendo per quest’oggetto prezioso non sieno almeno infruttuosi.
Per ottenere possibilmente questo fine Ella richiamerà il Perito di codesta Comunità ad usare la maggiore
attenzione e vigilanza sulle Strade della medesima , osservando principalmente che i Cottimanti facciano tutti i lavori a cui si sono obbligati e mantengano permanentemente la strada rispettiva in quel buono stato a cui sono tenuti.
Conviene che Ella faccia positivamente intendere ai Periti stessi che essi sono responsabili della
conservazione delle Strade della loro Comunità ,  e che avranno luogo visite straordinarie  , le spese delle quali saranno a loro carico quando le Strade non siano trovate in buono stato.
Confido finalmente nello zelo di VS Illustrissima che non perdendo di vista la special vigilanza alle Strade
Comunitative che la Legge dei 16 settembre le ha attribuita , vorrà sorvegliare la condotta e dei Cottimanti e dei Periti; sospendendo questi ultimi dal loro Impiego tutte le volte che Ella li troverà responsabili o di negligenza o di soverchio favore ed indulgenza verso i Cottimanti medesimi:ed impegno il di lei zelo stesso a
farsi sollecitamente render conto dello stato in cui attualmente si trovano le Strade di codesta Comunità e ad informarmene per mia regola , accusandomi il recapito della presente.

Di VS Illustrissima
Pisa dall’I e R. Uffizio de’ Fossi
Lì 17 dicembre 1817
Devotissimo Servitore
Cav. Flaminio Dal Borgo , Provveditore

(Circolari e ordini dal Soprassindaco Provveditore dal 1815 al 1818.C64.Carta 105. ASCP)

Il Provveditore fa capire bene al Cancelliere Comunitativo il danno che deriva dall’ incuria e negligenza
nella “conservazione delle Strade della loro Comunità” al “bene dell’Agricoltura e del Commercio” e ai
“sacrifici che la classe dei Possidenti ha fatto e va facendo per quest’oggetto”.

E’ evidente che il granducato di Toscana Asburgo Lorena pone grande attenzione alle vie di comunicazione ,
come mai prima era avvenuto in Toscana sotto il dominio dei Medici e all’Elba con Napoleone.
La circolare che ho integralmente riportata è importante perchè richiama l’attenzione del Cancelliere
Comunitativo  sul fatto che la negligenza e l’incuria sono sperpero e danno per la “classe dei Possidenti”.
E’ infatti da sottolineare che il denaro  che sostiene i lavori pubblici  deriva dalle tasse che sono pagate solo
dai Possidenti al Regio Erario.
Un aspetto ,  questo ,  che altrimenti sarebbe sfuggito all’ attenzione.


      Marcello Camici

    ASCP: Archivio Storico Comune Portoferraio


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GRANDUCATO  DI  TOSCANA  ASBURGO LORENA(1713-1801/1814-1860)
LAVORI  PUBBLICI  ALL’ELBA  -  RITARDI  NELLA  ESECUZIONE

 


Nel gennaio del 1817 Sua Altezza Imperiale e Reale Ferdinando III  Asburgo Lorena  , “volendo dar mezzo di sussistenza ai poveri Braccianti per la critica annata” ,  predispone tutta una serie di ordini per aprire lavori pubblici  in tutto il territorio granducale a carico del Regio Erario e “senza curare i maggiori sacrifici del suo Regio Erario , vuole che siano immediatamente posti in attività i grandiosi Lavori” quale “mezzo di soccorso alla pubblica miseria”.
Dopo un mese queste “Sovrane Paterne” vedute sono disattese all’isola d’Elba .
E’ quanto si apprende da una circolare del febbraio 1817 inviata dall’Imperiale e Regio Uffizio dei Fossi di Pi