COMPRENDIO DELLA STORIA DI PORTOFERRAIO    anno 1752       (rarità)


 

Debbo alla gentilezza dell'egregio Cav. Pietro Fanfani, se ho potuto rendere nota per le stampe questa piacevolissima descrizione dell' Isola d' Elba, composta da qualche capo ameno del secolo passato. Il breve cenno che il Fanfani ne fa a pag. 61 della nuovissima edizione fiorentina dei suoi « Diporti filologici, » mi invaghì, per modo di leggerla, che non potendo resistere alla tentazione, lo richiesi un bel giorno del M S., che la conteneva e che è da lui posseduto.
Ottenendolo dalla sua squisita cortesia (di che glie ne rendo qui pubbliche grazie) riconobbi che essa era come egli la disse la più ridicola e salata cosa che possa esserci al mondo e pensai senza più di stamparla. Ma considerando che per essere in alcuna parte troppo grassa, non sia ben fatto vada nelle mani di tutti, avutane graziosa licenza, la mando al palio in pochissimi esemplari.

 

 

 

 

 

II codicetto non da il vero nome dell'autore. ma il Fanfani opina che possa attribuirsi al famoso abate Casti.
Se non che con quella riverenza che io ho per l'illustre filologo, dubiterei a giudicarne dallo stile, che possa essere uscita dalla penna dello scrittore delle Novelle Galanti; inclinerei invece a crederla opera di un Toscano, non sfornito di buone lettere.
Forse questa scrittura avrebbe richiesto qua e la qualche illustrazione o noterella, ma sia per un po' di pigrizia, sia per la tema di dare in qualche scappuccio, me ne sono passato e la fo imprimere tale e quale si legge nel M. S. senza mutare neanche una sillaba, perché a me non piace troppo di mettere le mani nella roba d'altri.

Firenze, 12 Giugno 1871.
                                                                    N. B.

 

 

Portoferraio, 10 Giugno 1896.


Altro intendimento non ci spinse alla ristampa dell'opuscolo attribuito al Barbicazzito, di cui la edizione fiorentina del 1871 fu in un baleno esaurita, tranne quello di appagare le richieste continue che del medesimo si facevano. - Niuno adunque, che malignare non intenda, altro movente nè ricerchi, nè tolga a dispregio della città la narrazione delle pretese origini degli abitatori, comuni ad altre moltissime, in special modo sorte come la nostra sulla riva del mare, in tempi men riguardosi, libero e comodo refugio ai fuorusciti d'ogni risma delle altre nazioni e che pur divennero modello di civiltà ed oggi van chiare e celebrate fra le genti.

 

L' EDITORE

 

 

 

 

La famosa isola dell'Elba nel Mediterraneo mare situata, oltre l'essere di tutte quante l'isole di Toscana la più grande, contiene in se ancora qualità eguali, mentre che di minerali é abbondantissima. Questa celebre isola è situata comodamente alla Toscana ed ha in se sei castelli del dominio del principato di Piombino, con di più il forte di Longone attenente alla Spagna e la recente Cosmopoli.
Virgilio di questa ne fa menzione : Ilva Calibum inexaustha metallis e Plinio con molti altri gravi autori ne commenda le di lei qualità ecc.
Per descrivere dunque in abbozzo qualche cosa, cominceremo dalla sua metropoli che é Portoferraio, stabile bello e civile dell' Elba, detto dai viaggiatori Cosmopoli, cioè città. di Cosimo. Portoferraio resta distante da Livorno 60 miglia di mare, dalla maremma di Toscana miglia 16. Prima dunque di pervenire a Portoferraio si trova nel mare un pezzo di monte detto lo Scoglietto, che olim, serviva ai ferraiesi di diporto, in cui andavano a fare le merende e i loro giuochi florali di che hanno tanto declamato i nostri predicatori é missionari per toglierne l'abuso.



Portoferraio fu edificato circa l'anno di nostra reparazione 1530 da Cosimo I, secondo Granduca di Toscana, come si legge in varii monumenti posti a Porta di Terra e a Porta di Mare; ed alla Stella con questa iscrizione : « Tempia, moenia, domos, arces, portum, Cosmus Mediceus, Florentinorum Dux II a fundamentis erexit anno Domini MDXLVIII. » Resta di situazione montuosa, che per la parte di Tramontana e Mezzogiorno vien circondato dal Mediterraneo. La detta Città. o meglio diremo ombra di tale è stata situata gustosamente in vista ed utimamente spianata nella sommità di essa; la strada detta della Regina sull'altezza è circondata di gelsi, colle sue polveriere e fortificazioni. Portoferraio era una volta nel rango delle città dell'ultima classe, ma in oggi però da Francesco III imperatore e granduca di Toscana, non più considerata per città nè nobile, nè patrizia come si dirà etc. credesi per mancanza di persone che possono comporre il numero o corpo di città.
Oggi dunque il diremo presidio, che ha un governatore, il quale ha tutto il gìus, dipendente da Firenze. Il luogo è ben ridotto sì per natura che per arte e quasi inespugnabile di quante fortificazioni abbia la Toscana. Le sue fabbriche sono alla moderna, che in tutta l'isola non vi sono le migliori e più comode ; del che gli isolani tutti gli cedono e concorrono a Portoferraio come alla loro Metropoli.       Come dissi le fortificazioni sono ben


considerate e di una spesa innumerabile colle due fortezze,
una detta il Falcone e l'altra la Stella, la prima guardata e custodita con l'ingresso a pochi.
La Stella serve per residenza del governatore; e qui é stato Cosimo III
Granduca tornando di Roma il 1700. Vi sono poche chiese, ma tenute bene, pulite ed ufiziate più dalle confraternite secolari che dai preti, i quali perchè pochi e tondi come l'O di Giotto attendono più al pennato che al libro, più alla vigna che al coro ed alla sagrestia.
Questa piazza é fortissima con bella darsena. strade grandi e ben selciate benché montuose. Vi sono i suoi mulini a vento: vi è il suo teatro, vi è la sua pescheria,
vi è uno scrittoio celebre comunale alla riva della darsena, comodo allo spasseggio della nobiltà: vi è tutto etc. Stassi lo spedale per la nazione nella di cui chiesa ha un corpo santo a cui i Portoferraiesi si umiliano il 29 Aprile di ciascun anno. Si vede la Porta di terra, incavata nel masso a forza di scalpello, con grandissima spesa fatta fare da casa Medici, sopra la quale esiste il famoso Falcone, fortezza inespugnabile, due porte sole ha questo presidio; questa una: l'altra quella che per mare si viene tutte e due difficilissime a passarsi. Fuori della detta di terra vi sono saline di gran Somma di sale abbondanti, le quali sono. del Principe e metà appartengono ai ferraiesi come ancora è la pesca del tonno che è del Granduca.
Diremo adesso delle cose di cui abbonda Portoferraio che ha di distretto suo circa 3 miglia.



Alcuni dicono che il vino sia il maggior prodotto di questa parte dell' isola; e certo che è vero, perché siccome tutti attendono a Bromio e coltivano le viti, hanno assai vino : ma pero non è sufficiente al bere che fanno i Portoferraiesi;
che se non fosse il vino, dell' isola, cioè di Campo e di Marciana, i ferraiesi seccherebbero la Topa, che è una puteale cisterna.
Le carni che hanno, sono castrinì, capre e qualche vacca; che se non si provvedessero in terra ferma, vivere non possono; i pollami ed i volatili sono scarsi ed a caro prezzo.
Il pesce poi si compra a buon prezzo. Quando non lo possono portare a Livorno, specialmente li zeri, le boghe, il tonno ecc. Il pane ancora, alla moda di Firenze si vende, e in un sol luogo, acciò i ferraiesi in tal maniera vengano a pagare qualche specie di gravezze, essendo nelle altre esenti e privilegiati. Passiamo adesso a descrivere le qualità degli abitanti di Ferraia e di alcuni loro costumi per quanto ne ho osservato.
In Portoferraio trovasi dunque un bel tratto ed un amenità in apparenza più che grande. La gioventù utriusque sexus in sfarsosissima gala se la passa e non vi è differenza di plebeo o civile, da signore e da zappatore, essendo tutti. e preti e civili, alla cultura addetti. Vedrete i giovani artigiani, cioè ciabattini, sartori, legnaiuoli, barchettaiuoli, pescatori, pescivendoli e zappatori, i componenti cioè il ceto Portoferraiese.

nei giorni di festa, marciare alla nobile, in somma gala, che pretendono di emulare la nobiltà di Firenze e di Livorno.
La vista riesce molto vaga ; se l'osservaste ballare, oh ! quanto sono graziosi! ed in quei loro festini quanto ampollosi! ma la loro desert e il desco consiste in fichi secchi e susine secche.
L'idea dei ferraiesi consiste tutte in apparenza, in inganno,
in cerimonie, in buon viso, in falsità; nulla vi è di sincero e di schietto; e ciò a ragione perché « nati et natorurn et qui nascuntur, fuorusciti e canaglia de gente non sancta ab homine iniquo et doloso» Il proprio nome dei ferraiesi è Mainotti, nome contratto dai loro progenitori. Nella prima edificazione di Portoferraio, essendo le galere del granduca in braccio di Maina, isola di Levante, a cagione di epidemia scorbutica, seguita nella ciurma, il generale delle medesime comprò, assoldò e prese quanti poté trovare di quei Mainotti per ricondursi nelle patrie arene toscane; e condotti poscia a Livorno, facendosi la nuova Cosmopoli, mandò questa canaglia ad abitare
Portoferraio. Questi chiamarono altri dei loro paesi e diedero il primo latte ai loro cosrnopolitaní e si chiamarono Mainotti.
Casa Medici, che aveva idea di fare una città nell'Isola d'Elba, ma essendovi difficile la popolazione, prese compenso di relegare quivi di tutti i popoli della Toscana, tutti i malfattori, discoli, ladri, micidiali, capi rotti ecc. I quali unitisi a quante meretrici poterono trovare, a quanti bricconi erano

sui lidi Toschi, tutti colla franchigia e benignità Medicea, accrebbero, ingrandirono e popolarono Portoferraio; e crebbe tanto che fece fino in 4000 abitanti. Fiorì dunque Cosmopoli cogli anni Medicei ed al finir di quelli ancora luí decadde, perchè nel nuovo impero della Toscana. considerato Portoferraio qual membro inutile, pianta sterile e senza utile e di gran dispendio alla Toscana, fu nel 1750 levato dal novero delle città, degradato e levate le cose memorabili, vendute le galeazie„ diminuito il presidio, ivi furono mandati i galeotti come a loro propria stazione, restando presentemente ed in perpetuo un presidio di gente che senza la zappa non può campare. I ferraiesi parlano differenti dagli altri isolani e toscani, discordi nei costumi e odiati da tutte le nazioni perché tuttavia hanno del Levantino, ed appellandosi Mainotti molti se ne offendono. Per questo sono nemici dei Livornesi, perché fanno professione di trappola di tradimenti per poter campare ecc.
Molti hanno scritto dei ferraiesi. Mons. Grosset, Geog-Andrea Scoto, Itiner ecc. Giov. Lami Mor. lett ed altri. I ferraiesi sono genti di nessuna religione, cioè perché in loro si vede un poco di cristiano in apparenza, un poco di turco, la principale parte di ebrei senza coscienza, senza segreto, senza cuore, senza fedeltà e sostanza di galantuomo. Aliud dicunt aliud faciunt. Nessuno, e sia chi sia, arriva in Portoferraio che non se ne parta malcontento; e niuno vi sta o ín pace o contento a segno tale che va in proverbio :

Se di Portoferraio n' esco un giorno
Tagliatemi i coglion se ci ritorno.

Dio liberi ogni fedel cristiano da Portoferraio, perché come ferro punge e trapassa, come fera, divora e sbrana.
Guarini Pastor fido. Questo è il paese delle scene, delle novelle, delle superstizioni, delle chiacchiere: onde con ragione il generale Niccolini, governatore di Portoferraio, lo chiamava il teatro delle bricconate, la scopatura della Toscana, perchè, e gli compatisco, il complesso è di genti scannate ecc. ab origine malo.
Non vi è negoziazione, né commercio: l'ignoranza campeggia e li nutre, l'albagia ed il fasto li iugula; ed il clima gli accende; dunque sempre de male in pejus. Quì 'mancano i dottori: quantunque ci son dottori, ma del penitus. Mancano teologi, persone dabbene e simili. Abbondano pescatori, barcaiuoli, marinari e gente da campagna. Abbonda Ferraia di pipatori, di birbanti, sussurroni, invidiosi tutto affatto, di donne scioperate, di asini e di zeri: del restante tutto è carestia. La lingua latina, la teologia, la giurisprudenza, la religione, sono cose chimeriche in questo paese :
l'asineria e la presunzione però è massima. Ci sono però un convento di frati del zoccolo, che mostrano ai più pinconi di far del bene che non fanno; e questi sono pagati dall'erario della Biscotteria, sopra il pane che si mangia: i quali pare a più d'uno che si meritino quanto disse a simili il dotto famoso Pietro Aretino,cioè :

Corda nodosa, cappa dolosa, pes nudus
Haec tria lignipedes durunt ad tartara fratres.

Dio liberi ogni fedel cristiano dai sarti, dagli osti, dai bottegai, da mercanti di Portoferraio e da quella maledetta canaglia dei barcaiuoli che frugano tutti i fagotti dei passeggeri e falsano il vino e quanto possono ecc.
Niuno si fidi a quello che dicono, a quello che giurano niuno creda, perché queste sono gente di porto, senz'anima e senza corpo, perchè d'intelligenza tutta subdola, e dicono pensono ed eseguiscono con fine di gabbare. Rari sono i mediocri, i buoni non sì trovano e di questi cantò un poeta ed un altro quello che segue :

                                   Menzini storia Medic. Canto Il.

Gente al mentire ed al rubare pronta,
D'invidia piena e di ferrigna idea
Che tutte le nazion passa e sormonta:
Voci, ha di pace, e cuore di Medea.
A tanta iniquitade essa l'è giunta
Vera canaglia e stirpe di galea
Ludibrio del gran Cosmo medicèo.
Popol cristian, ma peggior dell'ebreo
.

                           LASCA

Questi è il popol nemico a Gesù Cristo
Che conosce la merda fino al tasto
Bugiardo, traditore, iniquo e tristo :
In sostanza mendico, ma col fasto.
Chi di quà passa fa copioso acquisto
Di gallico e piattoni a tutto pasto

D'ogni malanno si trova condito
Irremissibilmente: ho già finito.


                    SEGUE

Son dediti alla crapula. alla zappa
E ognun di lor sull'asino galoppa :
E paion tanti frati alla Trappa
Nuovi Balammi sulla ciuca zoppa.
Se pratichi con lor, salva la cappa:
Perche non han coscienza troppa :
E chi fa il santo e va colla corona
Questo è di quella razza buggerona.

                       SEGUE

Son di Portoferraio e tanto basta
Di razza mainotta iniqua e trista
Ove non vi è persona buona e casta
Ma canaglia di ciurma esule e mista
Tutti di un conio sono e di una pasta
Quantunque sembrin buoni a prima vista
E la gente più saggia buona è dotta
Alla buggera attende ed alla potta.

Il di fuori del dominio fiorentino consiste in poco e la coltivazione è pochissima, il più consiste in vino, del grano non basta per infarinare il pesce e per il cipro delle donne, le quali la mattina quando vanno fuori alle vigne, o zappare o a legare le viti, ed al ritorno alla sera, s'incipriano e s'adornano ecc.
Il numero degli abitanti di Ferraia ascende tutto a duemila cento: delle persone oneste da bene sarà circa una dozzina: dei virtuosi vacat: dei militari 700 : dei civili 100: dei villani omnes et singuli:

delle zitelle dico come disse S. Paolo : «'De virginibus praeceptum non habeo » : delle donne in tutto un mille ecc. Ma se seguitano però i Portoferraiesi a frequentare la bettola e non voler zappare, e a tener tanti garzoni per fare le loro vigne, si ridurranno a disabitare il paese, e venderanno le vigne per non poterle fare.
Un santo frate missionario, detto il p. Paolo disse che a Portoferraio si facevano tre cose che con si facevano in nessuna parte del mondo cioè: sì sonano le ore colle mani; tanto vale il buono che il cattivo; e si fa la giustizia per chi si e per chi no. Ne mi meraviglio di ciò, perchè il mondo è tutto incattivito, e però vengono i castighi.
Osservasi dai nomi stessi e vocaboli di Portoferraio quanto sia odiabile: perchè vi si trova casa Turchi, casa Traditi, casa Potta di Ferro. casa Bombole fresche, casa Poffardio, casa Bramacazzi, casa Ciummei, (che vuol dire in lingua romagnula Asini Grossi), casa Armati, casa Folèna, casa Zipoli, ecc. Onde di questa ebbe a dire e a cantare della loro nobiltà il Menzini :

Chi tre di fa batteva la salsiccia
Chi spazzava il canton della farina
Chi puliva il taglier nella cucina
Chi all' ortolano impastava la miccia
Và colla canna d' india e la parrucca
E sopra questi e quelli vive e scrocca
Ne veritade tiene in core e in bocca


Ma la fama e la roba altrui pilucca.
Genti son che non vagliono una zecca,
E chi gli crede si rovina e intacca:
Puzzano più d' una marcia salacca
E non vagliono una castagna secca.
Son di malizia e di furberia zeppi
Di tradimenti e di mal fare onusti
Relegati in un scoglio ; onde li frusti
Il boia tutti e li tenga nei ceppi.
E se fanno da buoni santi e casti,
Allor soglion gabbare anche i più tristi:
Non gli credete se su cento Cristi
Giuran perchè, son corrotti e guasti.

                                        Menz. Sant, Manosce.

Le lodi però che si possono dare ai Portoferraiesi non sono poche, quantunque fin ora si siano taciute; e benchè per tutta l' isola d' Elba e per le contigue parti di terra ferma, siano conosciuti per furbi et ect. e che niuno li voglia praticare, con tuttociò si deve fare giustizia al merito; e si è chè i Portoferraiesi sono eccellentissimi per far propane, far seccare i fichi e cuocere i zeri sulle brace, virtù tutte che adornano quel popolo, che merita il malanno che lo colga.

         TERZINE DI VARI AUTORI

Sono isolani e tendono alla trappola
Di malizia composti e di buaggine ;
E guai a chi nella lor rete incappala.
E pur con tutta la lor gran- buaggine,
Rigirano le cose e son si callidi

Che sorton fuori d' una gran farraggine,
Ora truci li vedi, in viso or pallidi,
Or ti lodano, or soffian come mantici
Or per tradire alcun diventan squallidi.
Or ti formano elogi e dolci cantici.
Che li diresti il fior di tutti i popoli,
Ma son peggior dei Geti ed Erimantici.
O santa gente della gran Cosmopoli
Che Vi venga la peste a quanti siete
In codesti remoti salsi scopoli
Che cosa finalmente pretendete?
Degli orti di Priapo rozzi agricoli
La conclusione egli è che non sapete etc.


Ed un altro poeta, considerata la conversazione degli isolani perniciosa all' umano consorzio esclamò nell' opera intitolata: « Le ragliate di Ser Micci Somarini » opera inedita e che dice tutte le cose degli isolani ecc. : questo in compendio della storia di Cosmopoli, di cui è meglio tacere che parlare.

Hoc scio pro certo, quoties cum stercore certo vinco, seu vincor, semper ego maculor.
   

 FINE

  1752