UN OMAGGIO A STOICO BONINI

 

Ho visto per caso, CINQUANT'ANNI DI STORIA A SECCHETO ELBA (1946-1996)
scritto da Stoico.

La lettura, piacevole e scorrevole mi ha portato nel mondo fantastico della mia infanzia, nella scuola elementare del "grigolo" degli anni cinquanta.

Rivedo con commozione "IL SETTIMO CIELO" la mitica classa del maestro Bonini, i suoi alunni, i giochi (il campionato di soffio), il profumo del mare sempre presente e il desiderio di futuro.

Stoico era un gigante, e da gigante ha vissuto la sua vita.
Da Hallak (Dachau) alla scultura, pittore, scrittore è stato sempre un faro, illuminando di saggezza e passione il mondo intorno a Lui.

Mi permetto pubblicare quest'opera e una bella, sentimentale poesia: "Ponticello Anni trenta"

 

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             Ponticello anni trenta
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Ero fanciullo di quegli anni trenta
quando fumava ancor la ciminiera,
era il témpo del piatto di polenta
e balenava il fuoco alla ferriera.

La fanfara suonava all'ottantotto,
si respirava un'aria patriarcale:
non si vedeva cosa c'era sotto...
e l'Ancillotti era il vetturale.

Giocavamo a ridosso della strada
con quella vecchia calza sfilacciata,
ma dava gioia a tutta la contrada
piena di cenci e tutta ben legata.

Con trottola,cibbè e soldatini
volavano le ore là in piazzetta
e tutto divertiva noi bambini:
il Garibaldi zoppo era burletta..!

Si giocava di molto fino a sera
in mancanza di meglio coi bottoni
e mentre si facea rubabandiera
di certo si perdevano i calzoni.

Portavamo la rapa ed il ciuffetto
nude le gambe,ma sempre rosate,
avevamo salute per dispetto
pur anche con ginoccia un pò spellate

Allo Scalo col filo di cotone
si pescavano i ghiozzi e gli sparlotti
per i nostri gattini del portone
che di quelli restavan sempre ghiotti.

Da Rina le palline colorate
si compravano come fosser d'oro
e dal Marchetti le ghiande cascate
al Grani vendevamo per tesoro.

Con i dieci centesimi di rame
compravamo le zizzole e castagne
da Bellarmino per cacciar la fame:
le carrube sembravano lasagne!

Di figurine c'era collezione
e la ricerca Cirio d'etichette,
ai Vigilanti spesso il gran veglione,
i granchi alle Saline e l'anguillette.

Con lo scaldino noi s'andava a letto
si curavan le bronchiti con mignatte
i botti col carburo eran diletto,
si cresceva con tanto caffellatte.

Le mamme che lavavano alle pile
parevan esser fatte tutte d'oro
per la bontà e l'arte giovanile
nell'allevar i figli a modo loro.

A volte facevamo da bastardi
risalendo le mura alle fortezze,
col tuffo dal Gronchetto da gagliardi
misurando il coraggio e l'incertezze.

E si gridava a Gianni poveretto
o si scherniva pure il Sor Marghieri
o sotto la rotonda per diletto
si smirciavano dame e cavalieri.

Le prime cicche dentro a quel portone
per darsi l'importanza d'esser Uno..
ed i meloni rubati al Capannone
fuggendo con la bici di qualcuno.

C'era, l a banda..nostra di piazzetta
che combatteva a sassate con Marina,
ma con l'Altesi era gran disdetta
e pure con la banda cittadina.

Se tiravi un sassetto all'alberello
dovevi aver paura del Mameli,
Lucia la Santa,s'era tempo bello,
di gioia ci portava a sette cieli

Marchiani col suo piccolo asinello
era il folklore con quel nastri strani,
i campanelli lo facevan bello
e Peppetti faceva acchiappacani.

Leggevamo Mandrake e Cino e Franco
e la tribuna era illustrata,
al Ginnasio dov'eravamo un branco
con il Billur facevi gran risata

ed era buono molto comprensivo,
ma con Strinori,Bonene e Burelle
molto faticava nel latino
e con Tina e Maria bimbe belle.

Studiare era difficile davvero,
dopo la quinta c'era l'artigiano
e non era quel tal lavoro nero..,
ma privilegio di gran cuore umano.

S'imparava dal Corsi falegname
dallo Stacchini a fare il ciabattino
e dal Logi per non morir di fame
e dal Grillini il sarto molto fino,

e da Meo ragazzi menestrelli
se non facevi il Corso d'Avviamento,
provavi a far la barba ed i capelli
e farlo con di molto sentimento.

La barbieria di Beppe del Martelli
era centro di burlette tra gli amici,
se c'entrava poi Vasco Mìiarianelli
Bisce e Danilo e Memo con la bici,

quello scherzo cambiava ogni momento
mentre nel ciel sfrecciava Andrea Citi
bello e gagliardo come un Sacramento
e tutti restavam da lui rapiti..!

Oslavio,Danila,Andalusia,
con Beppe,Spartaco ed Elvio il Guerra
Ponticello c'era frenesia..,
la gioventù più bella della terra.

Nella città Marcello, Ernesto e Nino
eran beltade d'aristocrazia,
il gruppo dei Pasella fascistino
coi Padroni facen.,supremazia.

Stanco passava il babbo di Prezioso
la giacca sulle spalle e due ballette
ai piedi gli servivano da ghette
per zoccolo da loppa rumoroso...!

Noi guardavamo i grandi con timore
forse s'aveva ancora del rispetto
per il capello bianco e il poveretto
e non si rispondeva al genitore.

Lassù in via Ninci alle Palazzine
v'abitava la crema tenerella
e c'era pace e gente molto fine
al contrario in città Piazza Padella.

Le cabine alle Ghiaie eran pregio
per i bagni di fronte alle due secche,
di persona che avesse un certo fregio..
o quelli che mangiavan le bistecche.

In mare si facevano le gare
rischiando crampi o qualche colpetto..
per scoprire il fanale o per andare
col sandalino fino allo Scoglietto

Al Ponticello dopo fredde notti
c'era ridosso al muro della Zia
ed era sempre pieno di vecchiotti
che col solicchio non andavan via

Il mare delle Ghiaie con Marina
ormai più non s'univa col canale,
Ferraia ch'era un'isola carina
dell'Elba restò salda capitale.

Già col vocione eppur di molto snelli
dalla zuava al nero baschettino
passavamo ai calzoni dei fratelli
dopo aver ben tirato il carrettino..!

Alla biondina brillava la pupilla
quando guardava con passione onesta,
ormai non eravamo più balilla
e ci turbava quella dolce vista.

Ma chissà cosa ci parea vedere
cara,nostalgica piazza di Cacciò,
passeggiare alle Ghiaie quelle sere
or ritrovare di meglio non si può.

Se penso ancora al caro Ponticello
ai Carlo, agli Osvaldi ed ai Silvani
come presto passò quel tempo bello
degli affetti così ormai lontani..!

 

CIAO STOICO, TI RICORDEREMO SEMPRE CON AFFETTO E GRANDE STIMA.